Gonzalez si era fatto in quattro per preparare un pranzo eccellente. Anche l'orchestrina era buona, e il comandante narrò con falsa modestia alla figlia del Viceré del buon lavoro che aveva compiuto come capo militare della città. Il sindaco e gli altri notabili avevano ben poco da dire, mentre l'avvocato Pina, nervoso come sempre, parlò in termini altisonanti della giustizia e dell'ordine che regnavano nella comunità.
Il Viceré sembrò stesse riportando, tutto sommato, una buona impressione. Passò a discorrere circa la parte rimanente del suo giro di ispezione.
- Forse, Eccellenza - disse Monastario - ora potrò permettermi di farvi visita a San Diego. Per tanto tempo ho desiderato visitare quella città, ma causa le continue seccature procuratemi dal bandito Zorro, mi è stato finora impossibile. Tuttavia, ora che l'ho catturato...
- Voi avete catturato Zorro? - disse il sindaco.
Anche Pina rimase di stucco. - L'ho sempre detto che l'avreste preso! - riuscì infine ad esclamare.
- Vi prego di scusarmi! - Il comandante si avvicinò alla porta e parlò con uno dei suoi lancieri. Anche due soldati della scorta del viceré erano di guardia presso la porta: erano due uomini alti e dall'aspetto fiero, tutt'altro che quelli trasandati di Monastario.
Quando questi ritornò al tavolo disse sorridente: - Vi ho preparato una piccola sorpresa!
Poco dopo Garcia e due lancieri arrivarono in sala, spingendo davanti a sé un uomo mascherato e vestito come Zorro. - Come potete vedere con i vostri occhi, Eccellenza - disse il comandante - sono finalmente riuscito a far cadere la volpe nella rete. I nostri rapporti vi hanno messo al corrente dei crimini compiuti da quest'uomo. Egli sarà impiccato domani all'alba. Ed ora - aggiunse - fate vedere Zorro! - Mentre Garcia scioglieva la maschera regnava un silenzio di tomba. Finalmente gli fu tolta.
- Diego! - esclamò Constancia sorpresa. - Diego de la Vega!
- Che razza di scherzo è questo, Monastario? - domandò il Viceré.
- Voi... voi conoscete quest'uomo? - balbettò il comandante attonito.
- Ma certo - rispose il Viceré. - Lui e mio figlio hanno studiato assieme all'Università in Spagna, e tanto tempo prima, io e suo padre eravamo buoni amici.
In tal caso sono spiacente, Eccellenza - rispose Monastario. - Eppure ciò non toglie che egli ora sia Zorro, un fuorilegge che si è coperto di atti criminosi.
- Ma per quale motivo può essere divenuto un fuorilegge - chiese il funzionario del Re - dal momento che Don Alejandro de la Vega è uno dei piú ricchi proprietari terrieri di tutta la California?
- Io mi rifiuto di crederlo - gridò Constancia. - In ogni caso - proseguì la ragazza, mentre le guance le si arrossivano - il vero Zorro - chiunque egli sia - è veramente un fuorilegge come si dice?
- Se fuorilegge significa combattere contro la tirannia del comandante, allora egli lo è - disse Diego. - Zorro ha tutta la mia simpatia. Se io avessi le sue capacità e il suo coraggio, forse anch'io diventerei un fuorilegge pari suo.
- Rimettigli la maschera, Garcia! - ribatté Monastario. Quando questo fu fatto, il comandante si rivolse al sindaco. - Voi avete visto Zorro - gridò eccitato. - Lo riconoscete in costui?
Il sindaco scrollò le spalle. - Con quel costume gli assomiglia... ma non saprei dire per certo...
- Garcia! - Gli occhi di Monastario penetrarono in quelli del suo sergente. - È o non è Zorro quest'uomo?
- Ve l'ho già detto che secondo me era uno sbaglio, capitano. Ora... - Garcia dovette lasciare incompiuta la sua frase.
- Pina! - Ora Monastario si appellò focosamente al piccolo avvocato. - Voi avete visto Zorro a brevissima distanza. Sapete riconoscere il prigioniero?
Pina si inumidì le labbra. - Sì - rispose infine. - Costui è senza dubbio Zorro!
- Avete visto, Eccellenza?! - disse Monastario rivolto al Viceré.
Il Viceré annuì tutto assorto.
- Rinchiudilo in cella, Garcia! - ruggì il comandante.
- Un momento! - disse allora Diego, guardando il Viceré. - Don Esteban - proseguì. - Posso chiedervi un favore? Vorrei parlarvi da solo, senza il comandante presente in sala.
Monastario incominciò a protestare, ma ben presto venne interrotto. - Non scapperà, state certo! - disse asciutto il Viceré.
Il comandante si avviò seccato fuori della taverna. Pochi minuti dopo Garcia lo richiamò indietro dalla soglia della porta. Quando egli entrò Zorro si trovava nello stesso punto di prima, col volto ricoperto dalla maschera.
- Capitano Monastario - disse il Viceré - non nutro alcun dubbio sulle vostre intenzioni. Voi volete catturare Zorro! -
- Ma egli è catturato!
- Ah! Il Viceré annuì. - Ora ditemi: questo costume che avete fatto indossare a Don Diego è il medesimo che indossa Zorro?
- È esattamente lo stesso, Eccellenza!
- Bene. - Il Viceré annuì. - Ora osservate attentamente Don Diego, e ditemi onestamente: non potreste assolutamente confonderlo con un'altra persona che indossi questo costume?
- No, non mi sono sbagliato. Questo è proprio Zorro.
- Ossia, affermate che Diego è Zorro?
- Per l'appunto!
Garcia fece roteare gli occhi, ma non disse niente. Pina cercava di attirare l'attenzione di Monastario, ma il comandante era troppo intento ad osservare nessun altro che Diego e il Viceré.
- Vedete - egli proseguì dopo la sua categorica affermazione. - Zorro ha una certa altezza, un determinato peso, un proprio portamento, un suo modo inconfondibile di tenere la testa e le spalle, io lo conosco bene. - Monastario puntò il dito contro l'uomo mascherato. - Perciò riaffermo che questo è Zorro!
In quel momento Diego se ne uscì dalla cucina in maniche di camicia. - Nessuno potrebbe pretendere un riconoscimento più azzeccato, Don Esteban! - disse il giovane.
Monastario stralunò gli occhi, esterrefatto e furente. Fece un passo verso l'uomo mascherato e gli strappò la maschera. Uno dei suoi lancieri gli stava ora davanti.
- È uno scherzo infame! - balbettò con voce strozzata.
- Semplicemente un caso di errato riconoscimento - disse calmo il Viceré.
- Io sono sicuro che Don Diego è Zorro - gridò il comandante. - Potrei giurare sulla mia vita di quanto dico! - Poi, con un gesto improvviso, sguainò la spada di Garcia e la gettò a Diego, che la prese soprappensiero. - Chiedo soddisfazione, de la Vega!
Diego indietreggiò, sotto l'impeto incalzante di Monastario. Si difendeva goffamente, comportandosi allo stesso modo di quando si stava battendo con Mendez. Le else delle due sciabole premevano una contro l'altra, mentre i volti dei due contendenti si trovavano ad una distanza di pochi centimetri. - Vi costringerò a dire chi siete, o vi ucciderò - sibilò il comandante. Indi balzò indietro, mentre Don Diego ne approfittò per strisciare lungo il muro e barricarsi dietro un tavolo. Monastario lo aggirò, ed ancora una volta Diego batté in ritirata. Per quanto ce la mettesse tutta, il comandante non riusciva a colpire il suo avversario, né a costringerlo a dimostrare la sua vera abilità.
- Basta così Fermatevi! - ordinò il Viceré a questo punto.
Diego si avvicinò al tavolo per appoggiarvi la spada, ma un secondo dopo la punta di Monastario gli era alla gola. - Ora ammettete che siete Zorro, altrimenti vi uccido all'istante - ringhiò.
- Deponete quella spada - comandò il Viceré con tono adirato.
- Io... - incominciò a dire Monastario, ma s'interruppe subito mentre l'attenzione di tutti era attratta da grida di eccitazione che provenivano dall'esterno. Si udiva il rumore di un cavallo al galoppo, e qualcosa di duro rimbalzò contro la porta della taverna.
- Zorro! - gridò qualcuno.
I soldati si affrettarono fuori e fecero in tempo a vedere un grande stallone nero attraversare al galoppo il cancello del cortile, con in sella una nera figura dal mantello svolazzante.
Il comandante credette di sognare, finché il sergente non lo avvicinò con un biglietto che diceva: " Invitate anche me, comandante, al vostro prossimo pranzo! " e recava la firma di Zorro.
Il Viceré lesse il biglietto, poi si avvicinò a Monastario. - Questo sarà un po' difficile - disse. - La piccola dimostrazione che mi avete dato stasera mi ha convinto che le accuse rivoltevi sono fondate. Forse non imparerete mai la lezione. Vi stavo dando abbastanza corda per impiccarvi da solo. - Dopo una pausa aggiunse: - Forse ve ne renderete conto quando dovrete affrontare la corte marziale di Monterey.
Poi Don Esteban chiamò le sue guardie personali. - Dichiaro in arresto il capitano Monastario e l'avvocato Pina - disse. - Metteteli in carcere finché non sarà disposto per il loro trasferimento a Monterey per il processo.
Infine il Viceré sorrise a Diego - È sempre stato mio desiderio fermarmi qui per alcuni giorni, ed ora che l'atmosfera è più respirabile sarà proprio quello che farò. - Poi si rivolse a Garcia. - A parte quanto siete stato costretto a fare, in certe occasioni, per non contravvenire agli ordini, i rapporti che ho letto sul vostro conto, sergente Garcia, indicano che godete la simpatia della popolazione locale!
Garcia lo salutò militarmente. - Sì, vostra Eccellenza!
- Finché non sarà nominato un nuovo comandante - proseguì il Viceré - il comando sarà affidato a voi.
Garcia si avviò incespicando per l'emozione. Il capo gli turbinava e mai egli si era sentito tanto felice. Provava un senso di sollievo e di orgoglio assieme: sollievo per non essere più sotto il comando del capitano Monastario. Non sapeva ancora bene che cosa avrebbe fatto per portare la pace e la contentezza fra quella gente, ma di una cosa era ben certo: non avrebbe più permesso che Zorro si facesse beffe di lui. Zorro non faceva del male a nessuno ed era sempre stato l'amico di coloro che erano stati trattati ingiustamente.
Mentre Garcia si avviava trotterellando sulle corte gambe verso il suo ufficio, nell'oscurità della notte, sulla strada che recava al ranch de La Vega, galoppava un nero stallone con in sella l'uomo che nella piazza aveva caricato a briglia sciolta e gettato un sasso contro la porta della taverna.
Bernardo - infatti si trattava di lui - non aveva mai provato tanta paura come quella sera. Ma la cosa era fatta e ne aveva portato fuori la pelle, ed ora provava una sensazione meravigliosa: al suo ritorno nella piazza, infatti, dopo essersi liberato dal costume di Zorro, egli poté sentire dai passanti dell'arresto di Monastario.
Tutto ora sarebbe andato meglio, pensò Bernardo, chiunque fosse stato il nuovo comandante. Tuttavia, nel caso che Zorro avesse dovuto rientrare in azione, egli avrebbe tenuto pronto Tornado.
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