Il sergente Garcia se ne stava tutto preoccupato, poiché odiava il compito che gli era stato assegnato. - Deve trattarsi di un errore, Don Diego disse mentre accompagnava il giovane su per le. scale verso l'ufficio di Monastario. - È senz'altro un errore, ma io devo purtroppo sottostare agli ordini. Il comandante mi ha ordinato di arrestarvi, e così l'ho dovuto fare! Spero che voi comprenderete.

Diego sorrise. - Gli ordini dovete eseguirli, Garcia - disse - anche se non era necessario che vi portaste dietro quattro lancieri di scorta. Vi avrei seguito docile ugualmente, anche se foste venuto da solo.

Il sergente trasse un sospirone, poi spinse la porta ed entrò nell'ufficio di Monastario, con Diego dietro. I lancieri di scorta al giovane furono immediatamente licenziati, mentre il comandante guardò sorridendo il suo sergente. - Bene, bene, Garcia - disse - non posso fare a meno di pensare a tutte le volte che quest'uomo vi ha fatto passare per stupido . . .

- Non comprendo - disse attonito Garcia.

- C'era da aspettarselo - rispose il comandante, mentre tamburellava con le dita sul tavolo, assorto a leggere un foglio. Diego intanto si accomodò su una sedia, senza essere stato invitato a farlo. - Ho davanti a me - proseguì Monastario - una lista di tutte le imprese criminali compiute da Zorro, Don Diego, e in ogni circostanza voi eravate a portata di mano.

- È vero - mormorò il giovane - devo dire che ne fui addirittura terrorizzato talvolta.

- Eppure - continuò Monastario - nel momento in cui Zorro agiva effettivamente, strano a dirsi, nessuno può dire di avervi visto. Molto interessante, vero? - Il comandante scostò la sedia e si rizzò in piedi. - In nome del Re, vi dichiaro in arresto! - gridò. - Voi siete Zorro!

Garcia guardò stralunato il suo ufficiale. Poi incominciò a ridacchiare sotto i baffi e fu con molta fatica che riuscì a ricomporsi. Ma Diego rise sinceramente divertito. - Dite proprio sul serio, comandante? - chiese sbellicandosi dalle risa.

- Certamente! - ribatté secco Monastario. - Io stesso vi ho visto sconfiggere un ottimo spadaccino e...

- Pura fortuna.

- No, non fu fortuna - rispose il comandante. - Ed è ora che mettiate fine ai vostri sciocchi tentativi per ingannarmi! - La sua voce si alzò di tono. - Lo so! - gridò. - Lo so!

- I tiranni di solito sanno tutto - mormorò il prigioniero - o almeno credono di sapere.

Monastario divenne pallido di rabbia. Balzò dal suo posto, ma prima che potesse aprir bocca di nuovo, si udì battere alla porta. - Andatevene! - urlò. - Sono occupato, sono troppo occupato per dare udienza a chiunque. Guarda tu chi è, Garcia!

Era un lanciere, coperto di polvere dopo una lunga galoppata, trafelato per aver fatto le scale di corsa, ed evidentemente ansioso di riferire notizie importanti. Ignorò del tutto Garcia e si rivolse direttamente al comandante. - La nostra pattuglia sulla strada di San Fernando ha fermato una diligenza, capitano, sulla quale si trovava il Viceré...

- Il Viceré! - pronunziò Monastario affannosamente. - Impossibile! Non ho ricevuto nessun messaggio che parlasse della sua venuta.

- Eppure vi dico che sta arrivando, capitano - insistette il militare. - E da parte del Re in persona. Ho visto i suoi documenti, e recavano il marchio del Sovrano!

Monastario congedò in fretta il soldato, mentre Garcia richiuse la porta tutto tremante.

- Si tratta dei miei avversari - urlò il comandante.- Sono andati a raccontar bugie dappertutto circa il mio operato, e le dicerie devono essere giunte fino alle orecchie del re. - Si volse poi di scatto verso Diego. - Caccialo dentro in prigione, Garcia - urlò. - Mostreremo al Viceré come si impiccano le canaglie da queste parti!

Il sergente guardò tristemente Diego con un'aria di scusa. Il giovane non oppose alcuna resistenza quando fu condotto di sotto e chiuso in cella. Non molto tempo dopo il caratteristico silenzio delle prigioni fu rotto da voci concitate e dal via vai dei prigionieri che venivano liberati.

- Per ordine del comandante siete lasciati liberi - dissero loro le guardie. - Ci sarà vino per tutti all'osteria. Ben presto il Viceré arriverà qui, e allora dovrete dimostrargli con entusiasmo tutta la vostra gratitudine nei confronti del comandante. Avanti, uscite!

Diego non poté fare a meno di sorridere nel vedere quali mezzi usava Monastario per convincere il Viceré di quanto poco uso si facesse delle prigioni nella provincia sotto la sua giurisdizione, e di quanto la popolazione fosse libera e felice. Dopo che tutta la baldoria si fu calmata, tuttavia, Don Diego poté udire Monastario dare il suo benvenuto all'ospite. - Siate il benvenuto, Eccellenza, assieme alla vostra bella figliola - disse. - Come potete vedere, qui tutti siamo della gente felice e...

- Vi ringrazio, capitano Monastario - lo interruppe il visitatore. - Ma abbiamo fatto un lungo viaggio, e se vorrete gentilmente indicarci i nostri alloggi, non vi tratterrò oltre.

Nella sua cella Diego sorrise per il modo in cui il Viceré aveva tagliato corto al fiorito discorso di Monastario, che quest'ultimo aveva cercato di fare come primo tentativo di difesa del proprio comportamento.

Sua Eccellenza il Viceré, Don Esteban Salazar, era un uomo di mezza età dall'aspetto dignitoso. I suoi occhi profondi erano vivaci e denotavano un'acuta intelligenza unita ad un garbato senso di umorismo, che egli ebbe tosto occasione di dimostrare mentre il comandante lo stava accompagnando verso la taverna. - La nostra taverna non offre molto, ma è la migliore di cui possiamo disporre - gli andava dicendo Monastario. - Ho fatto evacuare tutte le camere dagli ospiti, in modo che possiate riposare senza essere disturbato. Sono tuttavia spiacente di non aver avuto il tempo necessario per prepararvi una accoglienza più degna, sia per voi che per vostra figlia.

La ragazza, Constancia, sorrise. - In verità abbiamo avuto una bella accoglienza al nostro arrivo. Tutti ci hanno accolto con entusiasmo.

- La nostra gente è molto felice - rispose Monastario.

- Hmmmmm! - Il Viceré guardò negli occhi il suo interlocutore. - I rapporti che mi sono giunti parlano assai poco di gente felice. Parlano piuttosto di rancheros scontenti, di prigioni piene, di tasse insopportabili e di delitti.

Il comandante apparve indignato. - Sono tutte fandonie riferite da persone gelose, Eccellenza - disse. - Vedrete voi stesso che la gente è tutt'altro che oppressa. Per quanto riguarda i delitti e le prigioni piene, posso affermare a Vostra Eccellenza che abbiamo un unico prigioniero, ma questi è pure un pericolosissimo criminale.

- Humph! - borbottò l'ospite, mentre il gruppo entrava nella taverna. Gonzalez, col suo solito grembiule sudicio, s'inchinò fino a terra. - Alcuni dei rapporti, capitano Monastario - proseguì il Viceré - parlavano di un generale malcontento e addirittura di ribellione. E spesso accennavano a questo fuorilegge... come si chiama ? Ah, ora ricordo. Zorro! Zorro la volpe!

- Si tratta veramente di un furfante assai abile - convenne il comandante, quasi felice che il peggio fosse stato ormai detto. - Solo poche notti fa ha depredato perfino una chiesa, benché io mi sia dato subito da fare per recuperare i gioielli ch'egli aveva rubato. - Monastario mentiva con una faccia tosta che aveva del fantastico! - Più tardi avrete un rapporto completo sull'attività di Zorro. Sono certo che vi farà piacere, Eccellenza!

Il Viceré annuì, e poco dopo fu lasciato solo, sul balcone, assieme a sua figlia. - Quel rapporto mi interesserà assai, ne sono certo - disse alla ragazza. - Dimmi, cara, cosa ne pensi del nostro comandante?

- Un bell'uomo, non c'è dubbio! - rispose Constancia.

- Questo è tutto?

La bella ragazza lo guardò. - Il resto riguarda te, padre, non me! - disse ridendo.

Intanto, soddisfatto della piega che le cose stavano prendendo, Monastario attraversava gagliardo la piazza. I prigionieri ed alcuni cittadini che avevano ben accolto la sua offerta di una libagione gratis, stavano ora celebrando l'avvenimento nella cantina della piccola osteria vicino alla caserma. Il gran baccano che facevano giungeva fino all'esterno.

Il comandante incontrò Garcia mentre questi usciva dalle prigioni. - Ti sei assicurato che Zorro non abbia alcuna possibilità di fuggire? - gli chiese.

- Zorro? - Garcia lo guardò esterrefatto. - Oh, volete dire Don Diego de la Vega! Ma certo, comandante, è ben chiuso in cella, ma penso che sia uno sbaglio. Io credo.

- Silenzio, grosso scimmione - lo investì Monastario. - Metti due guardie alla porta della cella e vedi che non si muovano.

Garcia si allontanò.

- E rendi la piazza sgombra da ogni persona - lo inseguì la voce del comandante. - Fai più presto che puoi, voglio che nessuno disturbi il Viceré. E un'altra cosa... - aggiunse guardando il sergente con una smorfia. - Dopo che i nostri ospiti se ne saranno andati, domani, rimetti in cella tutti i prigionieri che oggi abbiamo lasciato liberi!

Garcia si strinse nelle spalle, ormai senza speranza. In breve egli stava diventando insensibile alle ingiustizie di Monastario. - Alcuni di essi sono già fuggiti, capitano - egli disse. - Non si sono fidati di una tal buona sorte.

- Li prenderemo dopo - ribatté il comandante. - I rimanenti li rimetterai in carcere come ti ho ordinato.

- D'accordo, comandante!

Garcia lo salutò e mentre Monastario stava allontanandosi, rimase triste in mezzo alla piazza, scuotendo il capo ed augurandosi con tutto il cuore di ridiventare un ex-sergente.

Monastario si avviò in camera sua a cambiarsi la divisa. Ogni cosa doveva essere al suo posto. La stessa sera ci sarebbe stata una cena in grande stile. Certo, il sindaco ed alcuni altri cittadini dovevano essere invitati, ma non avrebbero aperto bocca, poiché sapevano cosa li avrebbe attesi dopo la partenza del Viceré, se avessero sciolto le loro lingue. C'era solo uno che avrebbe potuto rovinare tutto. Costui era Zorro. Il comandante sorrise: era stato messo a posto anch'esso. Sarebbe stato il grande evento, la rivelazione al Viceré dell'identità di Zorro, alla fine del convito. Sorrise tutto soddisfatto. Sarebbe stata una cosa da ricordarsi per molti, molti anni.

Il capitano Monastario si ammirò nello specchio. Convenne di essere sia bello che furbo, e fu certo di aver fatto una ottima impressione su Constancia. Che bella ragazza! Forse, pensò il fatuo comandante, forse sarebbe anche riuscito a combinare un matrimonio. Questo avvenimento gli avrebbe procurato un avanzamento di grado.

- Colonnello Monastario! - egli sussurrò alla propria immagine riflessa nello specchio. - Suona assai bene, ma... - si lisciò la barbetta che si era appena spuntata con le forbici. - Perché fermarsi appena a questo grado? Chissà, potrebbe essere generale Monastario!

Dette un tocco finale alla sua toeletta e s'incamminò verso le prigioni per accertarsi che Don Diego de la Vega fosse tuttora ben custodito. Trovò di servizio alla porta della cella il caporale Ortega ed un altro lanciere. Tutto era a posto. Non ei poteva essere nessuna fuga questa volta, neppure per uno come Zorro.

- Che impressione ha avuto il Viceré della vostra meravigliosa messa in scena?

- Riceverà un'impressione ancora migliore domani, quando sarete impiccato! - fu la risposta.

- Sarebbe un vero peccato - disse con un risolino Diego - se Zorro capitasse sul più bello a rovinarvi tutto!

- Bah - ribatté l'altro. - Non ho più da temere da Zorro, ora. - Monastario si rivolse alle due guardie. - Non perdete d'occhio questo prigioniero un solo istante - ordinò seccamente.

Mentre attraversava la piazza si mise a fischiettare un motivo. Tutto sarebbe andato liscio stavolta, tutto!

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