Don Alejandro recò trafelato la sconcertante notizia, e quando la riferì a Diego era su tutte le furie. - E impossibile che sia stato Zorro! - esclamò il vecchio. - Ci dev'essere piuttosto la zampa di Monastario in questa faccenda!
- Calmati, padre - disse Diego. - Vorrei che mi raccontassi tutto dal principio. Io so che Garcia ha sparato addosso a Mendez mentre questi tentava una ennesima fuga, ma questo lo sanno tutti. Dimmi piuttosto di questa nuova irruzione di Zorro.
- La chiesa è stata depredata, e la corona di gioielli di inestimabile valore è stata rubata dall'immagine della Vergine. - Alejandro si fece il segno della croce.
- E il vero Zorro è ritenuto autore di questa terribile impresa? - gridò Don Diego.
- Non solo, ma anche del resto, che ora ti racconto - rispose tristemente il vecchio. - Victorio, l'Indiano della missione, lo ha visto mentre stava rubando in chiesa. Il pover'uomo stava riposando, in quel momento, fuori della chiesa. Sentendo un rumore, guardò dalla finestra, e vide un uomo mascherato che toglieva la corona dall'immagine sacra, e quindi tracciava una Z sul drappo dell'altare. Prima che potesse allontanarsi per dare l'allarme, l'uomo che dicono Zorro riuscì a ferirlo con la spada. Victorio è piuttosto malconcio, ma si spera che vivrà. Prima di svenire, comunque, riuscì a raccontare a Padre Felipe quanto aveva visto. Lui è certo che si trattasse di Zorro, ma io...
Il vecchio era quasi senza fiato dopo aver fatto questo lungo racconto, e Diego cercò di calmarlo, prima di ritirarsi nella sua stanza. Ivi lo attendeva Bernardo. - Non riesco a capire - disse il giovane. - Com'è possibile che questo falso Zorro sia Mendez, quando tutti sappiamo che questi fu colpito a morte da Garcia, messo nella bara e sotterrato regolarmente? Credo che Zorro, quello vero, dovrà farsi vivo stanotte. Nel frattempo, Bernardo, sarà bene che noi due si vada alla taverna di Los Angeles a scoprire quanto più sarà possibile di questa faccenda. Mio padre è convinto che il comandante abbia ripreso a fare i suoi soliti scherzi... - il giovane fece una pausa. - Ed io pure, io pure! - terminò.
Diego e Bernardo trovarono la città in subbuglio. Tutti coloro che avevano sostenuto Zorro, considerandolo un eroe, ora gli erano avversi e dichiaravano di non darsi pace finché non lo avessero preso. Prendersi gioco di un tiranno come Monastario era una cosa, ma derubare una chiesa era tutta un'altra faccenda!
- Questo è male, Bernardo - sussurrò Diego al suo servo. - Io credo che l'unica persona che ha la chiave del mistero sia... certo - proseguì approvando quanto Bernardo cercava di dire coi gesti - hai proprio ragione. Questa persona è il comandante. Dobbiamo attendere fino alla sua prossima mossa, e poi seguirlo. Presto, torna alla nostra fattoria e prepara... - Ma non andò oltre; con la coda dell'occhio vide il sergente Garcia dirigersi verso l'ufficio del comandante. - Vieni - sussurrò a Bernardo. - Non c'è tempo per lo stallone e per il costume. Stiamo attenti, Bernardo, e bene all'erta!
Monastario fu lasciato solo, mentre Garcia si diresse con aria indaffarata verve un altro punto della caserma. Era una sera di luna piena, e Diego, assieme al suo servitore, dovettero starsene a dovuta distanza dietro al comandante per evitare di essere scorti. Ben presto divenne chiaro che quest'ultimo stava dirigendosi verso un rancho in disarmo chiamato Soledad. - Il falso Zorro, chiunque egli sia, deve starsene nascosto là dentro! - disse Diego avvicinando Bernardo. - Forse il nostro astuto amico Monastario ha intenzione di alleggerirlo del peso della corona! La cosa si sta facendo sempre piú interessante.
Il sentiero arrivava giusto al vecchio " Rancho Soledad " e Diego, non appena saltò giù dal cavallo, poté udire un rumore di lame che si scontravano provenire da una stanza priva di tetto del vecchio ranch. Corse in avanti senza perder tempo, e così poté vedere Monastario che si stava difendendo dai serrati attacchi di un morto.
Già! Più vivo che mai, ed occupato ad impartire al comandante una lezione di alta scherma, c'era nient'altri che Mendez, il falso Zorro " autentico ", colui che Garcia avrebbe dovuto uccidere.
Mendez si volse e vide Don Diego de la Vega dirigersi verve di lui. L'incontro lo fece trasalire, ma rimase ancor più sorpreso nel vedere Don Diego estrarre la sciabola e mettersi in guardia con un goffo movimento. Con una mossa incredibilmente rapida Mendez disarmò l'ansimante Monastario, quindi fece finire la sue spade lontano tra i cespugli. Si girò, poi, rivolto a Don Diego.
- Toglietevi di mezzo, o vi trapasserò con la mia spade! - gli ringhiò. - Non ho tempo per tipi come voi!
- No! - ribatté Diego. - Vi chiedo, anzi, di arrendervi al comandante. Siete un prigioniero fuggito, per quanto... - aggiunse un po' perplesso - per quanto mi risulti che siete stato ucciso in un tentativo di fuga. Ciò è molto strano! - Ed ebbe appena il tempo di scorgere il viso paonazzo e stralunato di Monastario, che l'altro gli fu addosso. Diego parò un colpo micidiale, con una mossa goffa e impacciata, ma fu quanto bastò per evitargli di perdere la vita in quell'istante.
- La fortuna vi ha assistito per questa volta! - disse Mendez. Poi attaccò gagliardo con una serie di " a fondo " e di colpi di taglio. Diego si rivelò al suo avversario come lo spadaccino più inetto ch'egli avesse mai affrontato, eppure Mendez non riusciva ad averne ragione. Sempre saltellando e menando la lame come fosse alle prese con delle biscie, Diego cercava di schivare i colpi del suo contendente. Ad un certo punto sembrò addirittura che la sue lame si fosse infilata nel terreno tanto da non riuscire a togliervela, ma quando Mendez si fece avanti per approfittare della situazione, la lama si liberò da quella specie di presa e Diego riprese a farla roteare con pieno slancio.
- Arrendetevi! - gridò Don Diego, gesticolando con la sua arma come un ragazzino che stesse giocando alla guerra.
Monastario intanto osservava la scena, e dopo aver raccolto da terra la sua pistola, assunse una espressione in viso piuttosto aura.
Diego fece un gran salto per evitare un colpo, ma stavolta la sue lama s'impigliò negli arbusti. Incredibile ma vero, per la seconda volta di fila riuscì a liberare la lame un attimo prima che Mendez gli vibrasse un colpo fatale, che perciò andò a vuoto. E ancor più incredibile fu quanto successe un attimo dopo: Mendez rimase di stucco, con un'espressione attonita ed incredula, allorché si vide la propria arma schizzare di mano.
- Arrendetevi! - ripeté Diego con tono melodrammatico, ma Mendez si volse e scappò. Monastario allora sollevò la pistola, prese bene la mira, e lasciò partire un colpo. L'uomo fu colpito alla schiena e stramazzò a terra morto.
- Non era assolutamente necessario fare ciò - disse Don Diego - lo avrei potuto catturare io benissimo.
- Era un pericoloso criminale - rispose il comandante. - Fui informato che si trovava qui nascosto, ed ho ritenuto di venire da solo per evitare che egli venisse informato da qualche spia delle mie intenzioni.
Diego si inginocchiò e frugò nelle tasche di Mendez. Ne tirò fuori una corona tempestata di gioielli, e la guardò incredulo, anche se era proprio ciò che si aspettava di trovare. - Ma, allora, è stato Mendez, e non Zorro, a derubare la chiesa! - disse.
- La prendo in consegna io - ribatté Monastario, allungando le mani per prendere la corona - Padre Felipe sarà molto contento di vedersela ritornare.
Diego ne convenne. - Certo - disse - e naturalmente spiegherete anche che non fu Zorro a rubarla.
- Penserò io a tutto - borbottò l'altro, e intanto fissava il suo sguardo addosso a Diego socchiudendo le palpebre. - Ma cosa stavate facendo a quest'ora vicino a questo posto, Don Diego?
- Stavo passando a cavallo assieme al mio servitore, quando udii un rumore di spade, comandante. - Il giovane si schiarì la gola e proseguì. - Ora posso farvela io una domanda, se non vi spiace ? Come mai ognuno credeva che il Señor Mendez fosse morto, ucciso in occasione di un suo tentativo di fuga dalla prigione ? Ciò è molto strano, non vi pare?
- La colpa è del solito Garcia - ribatté il comandante. - Dev'essersi lasciato corrompere per lasciar scappare Mendez. Non temete, Don Diego, provvederò io a punirlo. - Magari, anche per aver seppellito qualcuno, o qualcosa, che non era Mendez? - chiese Diego. - Ciò è molto riprovevole da parte sua!
- È una faccenda del tutto militare che non vi riguarda! - ribatté Monastario.
Diego si mise a ridere e si avvicinò a Bernardo che lo stava aspettando con i cavalli. - Forse avete ragione! - disse.
- Un momento, Don Diego - disse Monastario fermando il giovane. - Ditemi - proseguì - sapreste spiegarmi come mai, goffo come siete nell'uso delle armi, siete riuscito tuttavia a sconfiggere Mendez?
L'altro dette una scrollatina di spalle con un'espressione vuota negli occhi. - Questione di fortuna - disse. - Lo stesso Mendez, poveretto, lo disse poco fa.
- E sia pure! - commentò il tiranno, mentre in realtà s'insinuava in lui un sospetto. Ma decise di lasciar perdere, convinto tuttavia che non si era trattato di fortuna.
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