Alla taverna era avvenuto un duello. Un certo Rivera Mendez aveva litigato col giovane Fernando Romera, che era giunto da San Diego con alcuni amici per vedere Rosita Fuentes, una deliziosa ballerina. Non si sa come la cosa ebbe inizio, ma è certo che il comandante, che si trovava presente, avrebbe potuto impedire lo scontro se lo avesse voluto.

Egli invece non lo fece. Se ne stette seduto, col suo solito sorriso maligno, a guardare i due che si battevano accanitamente, mentre le loro lame guizzavano alla luce delle candele.

- Il giovane Romero ci rimetterà la vita - balbettò Garcia. - Suo padre è uno dei più ricchi possidenti e...

- Zitto, grassone! - ringhiò Monastario.

In breve tutto finì, e le previsioni di Garcia si avverarono. Rivera Mendez riuscì improvvisamente ad infrangere la tattica di difesa del giovane con un " a fondo " fatale. " Aaaah! " Gli astanti ebbero un sussulto, mentre Fernando Romero veniva trapassato dalla lama. Il comportamento del comandante mutò all'istante.

- Arrestate Rivera Mendez - egli gridò. - Ha ucciso il figlio di uno dei più leali sudditi di Sua Maestà. Egli sarà punito secondo la giustizia del Re. - Apparve assai rigido e marziale nel dire ciò, tanto che molti dei presenti dimenticarono che era rimasto a sedere senza impedire minimamente che il duello avvenisse.

Due giorni più tardi, Don Alejandro percorreva la sua stanza in su e in giù nervosamente. - Da quando in qua un leopardo cambia le sue macchie? - disse a suo figlio, scuotendogli sotto il naso un foglio scritto. - Stasera il comandante tiene una cena per tutti i cittadini più in vista di questa zona. E dopo tutto quello che ha fatto, ha la faccia tosta di invitarmi a partecipare. Io non andrò a questa cena! - E, scagliato a terra l'invito, lo calpestò.

- Io vi andrò, padre - disse Diego. - Vi andrò solo per mantenere la pace.

Don Alejandro guardò il giovane, e ancora una volta pensò: " Ma perché mi è toccato un figlio così vigliacco e senza nerbo "!

Più tardi Diego stava osservando Bernardo, mentre questi con rapidi gesti gli raccontava quanto aveva scoperto al quartier generale di Monastario. - Sicché - mormorò infine il giovane - Garcia e il comandante stanno tramando di uccidere Zorro. Speravo potessi venire a conoscenza anche dei particolari, Bernardo, ma non importa. Zorro stesso sarà presente alla gran cena di stasera, ed allora apprenderà di persona quanto gli interessa conoscere.

La ragione per cui Monastario aveva agito in quel modo in occasione del duello alla taverna, e che rendeva assai perplesso il povero Mendez durante le lunghe meditazioni in cella, divenne chiara d'un tratto, non appena questi fu portato faccia a faccia con Monastario.

- Insomma - disse il giovane dopo che ebbe ascoltato la proposta del comandante - se io accetto di impersonare Zorro, e di derubare apertamente e senza pietà i partecipanti alla cena di stasera, voi mi lascerete libero. È questo che volete?

- Sì, e vi libererò subito dopo che avrete giocato la vostra parte. Potrete fuggire da una scala appostata al piano superiore della taverna. Il vostro cavallo sarà ad aspettarvi. Allora, cosa mi rispondete?

- Lo farò - rispose Mendez - se voi firmerete una dichiarazione che mi scagioni da ogni colpa... e subito!

Il comandante incominciò a sbuffare.

- Siete un insolente mascalzone! - scoppiò infine a dire.

L'altro gli fece un inchino. - Forse è vero - disse - ma io sono una pedina troppo importante per il vostro gioco. Nessuno meglio di me, può interpretare la parte di Zorro, e posso renderlo talmente odioso agli occhi della gente che qualcuno potrebbe venire a confessarvi chi egli sia veramente.

Monastario brontolò qualcosa, ma alfine accettò di sottoscrivere la dichiarazione.

La cena ebbe così luogo e tutti si rallegravano di aver mangiato cibi tanto buoni e abbondanti. Eppure, a differenza di quanto avviene dopo un lauto pranzo, molti dei commensali non erano affatto di buonumore, anzi, divennero piuttosto cupi allorquando Monastario si alzò per fare un discorso. Con indosso la sua migliore uniforme risplendente di medaglie, il comandante appariva in forma.

- Onorato signore! - disse rivolto al sindaco di Los Angeles. - Signori commensali! - S'inchinò in ogni direzione. - Alcuni di voi avranno forse ritenuto che io mi sia comportato in modo piuttosto severo nell'esplicazione dei miei doveri. Ma voglio ora approfittare di questa occasione per assicurarvi che non ho fatto nulla di più di quanto consideri mio dovere. Per essere breve, allora - continuò l'oratore - lo scopo di questa cena è di far ritornare tra noi la comprensione e l'armonia, che ci aiuteranno a farci dimenticare alcuni deplorevoli errori compiuti nel nostro meraviglioso paese. - Monastario sorrise. - Questo è quanto desideravo dirvi. - Indi sollevò in alto il bicchiere. - Signori... salute al Re!

Il brindisi venne arricchito da un certo entusiasmo, non per il comandante ma per il re; poi iniziò la musica e Rosita, la ballerina, incominciò a scendere dalla scalinata con mosse languide, e scandendo un ritmo di flamenco con i tacchi, passò volteggiando tra gli ospiti estasiati. Improvvisamente i suoi passi vacillarono, si fermò e portò una mano alla bocca. Ognuno volse lo sguardo verso il punto dov'ella stava guardando pietrificata.

- Zorro! - gridò.

Era proprio lui, o almeno ne aveva l'aspetto. Impugnando con una mano la spada, e con l'altra una pistola, percorse con un'occhiata tutta la sala. - Ognuno stia fermo e seduto - ordinò l'uomo mascherato. - Posate le mani sulla tavola e... - le sue labbra fecero una smorfia. - Mettete bene in vista i vostri soldi e le vostre gioie. Se qualcuno grida lo uccido! - Con estrema rapidità il bandito prese il sindaco e lo cacciò davanti a sé. Zorro aveva inguainato la spada ed ora premeva la canna della sua pistola contro le spalle del notabile.

- Adesso, Gonzalez - ordinò l'uomo mascherato - raccogli tutti i preziosi e riponili dentro il tuo sporco grembiule!

Mentre l'oste terrificato era costretto ad obbedire, l'intruso lo seguiva tenendo il sindaco sempre davanti a sé. Con un gesto violento strappò dal collo della ballerina una croce d'oro appesa ad una catenina. Gli astanti trasalirono, e così pure fecero un attimo dopo, quando strappò un orecchino dal lobo di una giovane fantesca terrorizzata. - Robaccia! - ringhiò il falso Zorro, scagliando lontano la pietra.

Monastario era entusiasta di come procedevano le cose. Pensava che, dopo quanto stava accadendo, ben pochi sarebbero rimasti dalla parte del fuorilegge. In verità, il comandante era talmente assorto ad osservare come Mendez stava scimmiottando il famoso fuorilegge difensore degli oppressi, che non si accorse neppure che Don Diego, depredato al pari degli altri, se ne uscì di soppiatto. L'uomo mascherato intanto aveva terminato il suo giro di rapina. Tagliò una Z nella giacca di un ospite, poi indietreggiò verso la scala. Improvvisamente dette uno spintone in avanti al sindaco, si voltò e fuggì su per le scale.

- Fatevi indietro, signori! - urlò Monastario. - Lasciatelo a me! - E lo rincorse su per i gradini facendo volteggiare la spada con ostentazione di coraggio.

Il falso Zorro era scomparso in una stanza dal cui balcone scendeva a terra una scala a pioli. O almeno così avrebbe dovuto essere, poiché ora la scala non c'era più. Infatti era stata rimossa ed appoggiata alla finestra che dava in una stanza situata alla fine della vasta sala, dalla quale fece il suo ingresso il vero Zorro.

Monastario lo raggiunse frettoloso. - Idiota - gli sussurrò. - Torna indietro nella stanza e fuggi!

Un secondo dopo, tuttavia, si rese conto che qualcosa stava andando male. Mendez si stava battendo egregiamente e con l'intento evidente di ucciderlo. - Garcia! - gridò forte il comandante. Ma il sergente non si fece vedere: temeva di intromettersi, venendo così ad interferire con gli ordini precedentemente ricevuti.

Ma anche il falso Zorro si trovava in impaccio. Non potendo far uso della scala, scavalcò il balcone e si trovò così a penzolare nel vuoto, mancandogli un appoggio sotto i piedi. Si issò allora nuovamente sul balcone, e ripercorse la stanza, uscendone dalla porta con la spada in mano. Quella di Monastario era stata fatta volar via proprio in quell'istante. Il suo piede scivolò sull'orlo dell'ultimo scalino, mentre tentava di fuggire, e conseguentemente percorse tutta la scala capitombolando di scalino in scalino, non perdendo tuttavia l'occasione di belare un paio di volte: - Garcia, Garcia!

A questo punto il vero Zorro rivolse la sua attenzione verso l'impostore, e si trovò di fronte uno dei migliori spadaccini da quando aveva lasciato la nave che lo aveva riportato a casa dalla Spagna. Mendez quasi s'inginocchiò per parare una tremenda stoccata di Zorro con una fulminea bloccata di rimando. Indi la lama di Zorro gli calò addosso descrivendo un rapidissimo arco ed egli evitò, per pura fortuna, una profonda e mortale ferita allo stomaco.

- Ah! - esclamò Zorro. - Sembra conosciate anche voi i segreti del gioco, eh? Bene, dovrò proprio darvi una lezione, amico mio! - E in pochi secondi ridusse il suo avversario sulla difensiva. Lo fece indietreggiare sino all'inizio della scala, poi, con una finta seguita da un colpo di stocco gli fece partire la sciabola. Con un finto a fondo gli puntò la lama sul viso: Mendez alzò le braccia, e Zorro con una pedata lo mandò a ruzzolare giù per la scala.

Purtroppo in quel momento Garcia, assieme a Monastario trafelato, ammaccato e dolorante, stavano per risalire la scala. Il falso Zorro piombò loro addosso, sicché tutti e tre ruzzolarono fino in fondo in un groviglio inestricabile. A questo punto i rancheros, che finora erano rimasti ad osservare lasciando fare al comandante, si gettarono su Mendez e lo tennero ben saldo.

Il vero Zorro agì con una rapidità incredibile. Mentre i presenti osservavano interessati il volto senza maschera di Mendez, Don Diego riapparve, con un viso spaventato, confuso tra le persone che formavano la cerchia più esterna del crocchio intento a controllare Mendez smascherato.

- Ricacciatelo in prigione - gridò Monastario. - Non so come sia riuscito a fuggire, ma lo saprò presto! E fa' in modo che non parli con alcuno, Garcia! - gli ruggì.

- Bene - disse uno degli ospiti dopo che il prigioniero fu portato via - tutto sommato, la cosa mi appare molto strana. - Egli guardò sospettoso il comandante. - Ma, grazie al vero Zorro, possiamo riprenderci i nostri averi. Gonzalez - disse poi rivolgendosi all'oste - vedo che hai raccolto tutte le nostre cose. Metti pure sulla tavola, e ciascuno si riprenda il suo. A proposito - terminò costui - vorrei sapere: dove s'è cacciato Don Diego?

- Son qua! - rispose Diego un po' nervosamente.

L'altro gli mostrò un anello. - Questo è vostro, se non sbaglio! - disse sorridendo. - Ma voi dovete star poco bene, Diego!

Il giovane si riprese l'anello. - Infatti - disse sorridendo mentre usciva - per tutta la sera non sono riuscito a sentirmi me stesso!

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