Il sergente Garcia dovette accollarsi tutta la responsabilità, e le relative conseguenze, per aver fallito il compito di trattenere più a lungo il giudice Vasca. Ma le sue preoccupazione non erano finite, giacché nuove complicazioni lo aspettavano. In un buon momento di vena canzonatoria, Zorro era riuscito ad issare sull'antenna di fronte al comando di Monastario una bandiera bianca con una Z tracciata in mezzo. Il rancore del tiranno si sfogò contro due Indiani innocenti, Blas e Pancho, i quali avevano osato ridere di quello scherzo temerario compiuto dal loro amico e campione, Zorro. Come punizione, l'irritato Monastario aveva loro ordinato di bitumare il tetto delle stalle con trenta secchi di bitume, che dovevano procurarsi in una cava distante una trentina di miglia. E tale lavoro doveva essere terminato entro sera, altrimenti li avrebbe aspettati la prigione, preceduta dalle frustate.
Garcia aveva azzardato solo una debole protesta.
- Silenzio! - si sentì rispondere il sergente - se non vuoi finire in galera anche tu! Toglimi quella bandiera, piuttosto.
Il sergente brontolò, gemette, si avviò verso l'antenna e fece l'unica cosa che gli era possibile fare: abbatté il palo, strappò la bandiera e tenendola in alto con le braccia si volse verso Monastario. - Ecco fatto, comandante! - gridò.
- Ora vieni qua! - gli ordinò l'ufficiale.
Monastario guardò biecamente il sergente e gli disse a bruciapelo: - Perché non siamo ancora riusciti a catturare questo Zorro?
Garcia strinse le spalle ed assunse un'aria di vittima.
- Primo, perché ci supera in astuzia - proseguì il comandante - secondo, perché la popolazione è dalla sua parte. Ora senti bene il mio piano, Garcia. Dobbiamo disporre di qualcuno che si mescoli con il popolo, che si confonda tra la gente, in modo da poter scoprire chi sia veramente Zorro. Chiaro?
- Chiarissimo, capitano!
- Bene! - disse Monastario con un lampo negli occhi. - Quello sarai tu, Garcia. Per non essere riuscito ad impedire l'esposizione della bandiera di Zorro, oggi stesso sarai messo in prigione, e poi subirai un processo nel quale sarai giudicato colpevole; di conseguenza sarai radiato dai ranghi dell'esercito di Sua Maestà.
- Ma... io... - Il povero Garcia non poteva credere alle sue orecchie. - Ma... ma, capitano, non po-potevo fare altrimenti... - balbettò. - È impossibile che tu non capisca a cosa sto mirando - scoppiò a dire Monastario. - Non puoi essere stupido fino a quel punto, accidenti! Ma non comprendi che quando sarai radiato dall'esercito, e quindi ostile a me per la punizione subita, proprio allora sarai in grado di scoprire l'identità di Zorro? Per il resto non preoccuparti, non vi saranno documenti o atti della corte marziale. Piuttosto, quando prenderai Zorro, potrebbe esserci una promozione per te, chi sa, magari a tenente! - Il volto di Garcia s'illuminò. - Ah! - sospirò. Poi acconsentì. - Lo farò, comandante. Caspita, se lo farò!
Con studiata montatura e un adatto cerimoniale, Garcia fu condannato a lasciare il servizio militare. - Gli erano stati da poco tolti i gradi e le insegne del corpo dei lancieri, quando Diego entrò in città a cavallo di Raton, che era stato trovato una settimana prima non lontano dal luogo dov'era avvenuto il coraggioso salvamento di Benito Avila dall'impiccagione. In realtà, la stessa notte del fatto Benito si era preoccupato di ricondurre il cavallo a Don Diego, ma questi aveva poi fatto in modo che venisse ritrovato dai soldati.
La prima cosa di cui si rese conto Diego al suo arrivo fu l'impossibile compito che era stato affidato a Blas e Pancho. Li guardò mentre si avviavano frettolosi verso la cava di bitume, a piedi scalzi, cenciosi e stanchi. I due innocenti Indiani dovevano ora subire le conseguenze della ragazzata che egli aveva compiuto nelle vesti di Zorro. - Non posso permetterlo! - mormorò tra sé.
Ben presto Diego sentì raccontare anche la storia di Garcia, e proprio dalla bocca dell'ex-sergente. - Per motivi di cui non ho alcuna colpa- si lamentò Garcia interpretando bene la sua nuova parte - quel... mostro d'un comandante mi ha ridotto in questo modo!
- Parlate piano - lo avvertì Diego - se non volete avere dei guai ancora più grossi. Il comandante è lui. Io credo nella legge e perciò egli deve essere obbedito.
- Zorro non parlerebbe così! - borbottò Garcia.
- Già, ma lui è un fuorilegge, mentre io no! - mormorò Diego, cercando intanto di cambiare argomento. - Che farete ora? - chiese.
- Mah! Per qualche tempo andrò a lavorare per conto di Gonzalez, l'oste di qui, ma in seguito penso che mi unirò a Zorro.
- Oh? - mormorò Diego. - Dite sul serio?
- Voi Diego, sapete chi è? - chiese Garcia.
Il giovane scosse il capo. - No! - rispose. - E non desidero affatto conoscerlo! - aggiunse lasciando in asso l'ex-sergente.
Più tardi, tuttavia, Bernardo gli raccontò che Garcia se ne andava in giro a fare un sacco di domande circa l'identità di Zorro. Sembrava fosse estremamente ansioso di incontrare il cavaliere mascherato. - Ebbene, Bernardo - disse allora Diego con un sorriso. - Glielo faremo incontrare.
Quella sera stessa Garcia si sentì quasi soffocare da una sorsata di vino che gli si fermò in gola per lo spavento. Zorro in persona stava ritto davanti a lui, sulla porta della cucina dell'osteria dove ore l'ex-sergente lavorava. Farfugliando le parole gli raccontò la sue storia. - Non sono più vostro nemico! - piagnucolò. - Ora sto dalla parse della giustizia. Anch'io desidero che il comandante sia punito per tutto il male che ha fatto. - Mise nelle sue parole quanta più sincerità poteva. - Farò qualsiasi cosa mi chiederete, Zorro. Qualsiasi cosa!
- Bene! - rispose Zorro. - Allora trovatevi domani all'alba presso la vecchia bottega del fabbro sulla strada per San Diego.
Garcia promise di trovarvisi, e Zorro lo lasciò con un sorriso. Garcia corse immediatamente a svegliare Monastario e a raccontargli tutto quanto. - Hmmmmm! - mormorò il comandante. - In questo cave la nostra arma sarà la forza. Quando tu ti incontrerai con Zorro, tutta la zone sarà circondata dai soldati.
Diego, intanto, stava riferendo a Bernardo quanto giustificati fossero stati i suoi sospetti. Era certo ore che Garcia era stato destituito con lo scopo di agire come spia. - Ma non lo ucciderò - aggiunse - in fondo non è un cattivo individuo. Intanto è meglio che tu vada a riposare, Bernardo, poiché stanotte avremo da fare!
All'alba Garcia e Monastario si resero conto di essere stati beffati. Zorro non si fece vivo presso l'albero dove un tempo era situate la vecchia officina del fabbro. - Garcia! - disse Monastario - che scusa hai ora?
- Ecco... - incominciò a dire la spia - mi disse che sarebbe venuto... - Improvvisamente si abbassò come per schivare un colpo, nello stesso istante in cui il comandante stendeva il braccio, ma non per colpire il militare, bensì per indicare un foglio di carta infisso nell'albero con un coltello. Solo una parola era scritta sulla carta: " GARCIA ". E sotto il nome era disegnata una vecchia casa in rovina ed un'ancora a lato di questa.
- Ma questa è la casa di Vincente! - esclamò Garcia. - È sulla strada verso la costa. Zorro vuole che lo incontri là.
- Benissimo - disse Monastario. - Tu andrai avanti per primo, Garcia, e salirai lentamente l'ultimo promontorio oltre il quale si trova la casa. Noi sbucheremo dietro le colline e circonderemo la casa. Ho la sensazione che stavolta prenderemo quel bandito!
Ma, una volta giunti presso la casa diroccata, il comandante ebbe un'altra delusione. Neppure allora Zorro si fece trovare all'appuntamento.
- E allora, Garcia - lo investì Monastario. - Adesso non c'è neppure il biglietto!
- Beh . . . io . . . - incominciò l'altro. Poi il suo sguardo si fissò su Zorro che stava cavalcando verso di loro. - Guardate! - gridò.
Invano Monastario dette rapidi ordini affinché i soldati nascondessero i cavalli; Zorro li aveva già veduti. Passò a briglia sciolta sul nero stallone a poca distanza dal drappello e si allontanò in breve come una folata di vento. Monastario furioso quanto mai, tentò di inseguirlo col suo drappello al completo, ma ben presto fu colto da un dubbio. Cercò di ricollegare i fatti che erano avvenuti quella notte, e pensò che Zorro nel frattempo avrebbe avuto la possibilità di compiere qualche sua impresa proprio in caserma, mentre essi erano fuori. Non solo, ma ora forse stava proprio cercando di farsi inseguire per portare i soldati lontano da Los Angeles quanto più gli era possibile. Certo, poteva proprio essere così!
- Aaaalt! - gridò alzando il braccio. - Torniamo indietro! Garcia... - si volse a guardare la sua spia. - Hai permesso che Zorro si prendesse gioco di noi, per condurci tutti in un pazzo inseguimento senza scopo. Come punizione ti faccio ritornare nell'esercito... con effetto immediato!
Monastario non si era sbagliato affatto a nutrire tutti quei sospetti. Mentre egli stava percorrendo tutta la campagna nella speranza di catturare il fuorilegge, il suo comando era teatro di un'ennesima impresa di Zorro. Il caporale Ortega, che aveva assunto temporaneamente il comando, aveva trovato un ordine sul tavolo del comandante. Poiché egli non sapeva leggere, lo portò da Padre Juan. Si trattava semplicemente di una disposizione, inserita nell'ordine del giorno, che pregava il caporale di dar aiuto ai due Indiani nella bitumatura del tetto. La svolazzante firma era quella del comandante.
- Son contento di vedere che il suo cuore sta cambiando - disse il prete.
Ma il perplesso caporale non era altrettanto sicuro del mutamento del comandante nei riguardi dei due Indiani. In realtà, si trattava di ordini un po' strani. Eppure erano ordini, ed Ortega si accinse ad eseguirli. Ciò che maggiormente lo colpì, tuttavia, in tutta questa faccenda, fu il punto in cui Monastario ordinava di adoperare senz'altro la sua carrozza personale per trasportare i secchi di catrame dalle cave presso il Rancho La Brea fin nella caserma.
Inutile dire quanto i due Indiani, Blas e Pancho, fossero felici della loro buona sorte. Il lavoro di bitumatura venne così portato a termine in breve tempo, anche se la carrozza del comandante era adesso ridotta in uno stato pietoso.
Monastario rasentò la pazzia allorquando fece ritorno con Garcia, ora nuovamente sergente, ed i lancieri in caserma. Si rese conto subito che l'ordine mostratogli dal caporale era frutto di un'abile contraffazione. - Zorro! - egli ruggì, serrando i pugni. - Ha condotto le truppe in un pazzo inseguimento, è penetrato nel mio ufficio e... e ... - Le parole gli mancarono a questo punto, accecato com'era dall'ira. E quando apprese che il caporale Ortega aveva anche rilasciato i due Indiani, giacché anche questo stava scritto nel biglietto, sembrò lo cogliesse un colpo apoplettico.
- Ripulite la mia carrozza! - disse infine con parole che gli gorgogliarono strozzate in gola. Si avviò poi barcollando verso il suo ufficio: intagliata con la punta di una sciabola nel legno scuro del suo tavolo stava una grossa Z.
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