Non appena Diego ebbe indossato nuovamente il costume di Zorro, andò subito ad assicurarsi di quanto Bernardo gli aveva riferito. Era proprio vero. Tornado era ritornato, ma non v'era traccia di Don Alejandro. - Devo trovarlo assolutamente - disse il giovane mascherato tra sé. - A quest'ora potrebbe già esser caduto in mano di Monastario.
Zorro aveva solo una pallida idea di quanto erano veri i suoi sospetti. Alejandro, in realtà, era quasi caduto nelle mani dei lancieri. Egli era un vecchio forte e sano, e la febbre gli aveva dato ancor più energia. Aveva visto Tornado ritornare, e mentre nel delirio era incapace di rendersi conto del luogo ove si trovava, né di che cosa vi stesse facendo, decise di alzarsi e proseguire la sua lotta contro il nemico. Incespicando tra i sassi e gli arbusti, proseguì oltre il pascolo e giunse quasi alla strada. Ivi cadde.
Ora il vecchio giaceva supino, ma ancora con la sue spade in mano. Improvvisamente udì i soldati cavalcare nella sue direzione, ed allora con grande sforzo riuscì a sollevare la spade in alto e gridare, facendo appello al poco fiato rimastogli: - Vigliacchi, vigliacchi!
- Da dove proviene questa voce? - chiese Monastario mentre con un gesto fermava la colonna.
- È un uomo, comandante! gridò un lanciere. - Un uomo a terra.
- Guardate! - disse Monastario, dopo che si fu avvicinato al vecchio assieme agli altri. - Guardate dov'è quell'animale che ha tentato di far rivoltare i rancheros contro di me! - E scoppiò in una risata di scherno.
I soldati si guardarono, provando tutti una comune simpatia per quel vecchio coraggioso, ma non aprirono bocca.
- Vi mostrerò ora come si cacciano i porci - proseguì Monastario. - Che nessuno s'intrometta! - E, presa una lancia dalle mani di un soldato, fece per caricare, ma si accorse che l'arma mancava di punta, poiché era stata usata la notte precedente e si era spuntata contro la carrozza. - Bah - ghignò il comandante - questa non serve a punzecchiare i porci! - E ne prese un'altra con una punta acuminata. L'abbassò e caricò contro il vecchio. - Corri, porco! - gridava mentre faceva saltare la spada dalla mano di Alejandro.
I1 vecchio era troppo debole per correre. Con uno sforzo si issò in piedi di fronte al tiranno. - Cane, vigliacco! - esclamò.
- Se non sai correre, striscia allora! - gli gridò Monastario mentre voltava il cavallo per una seconda carica. Questa volta i soldati guardarono ammutoliti, sapendo che egli avrebbe ucciso, così a sangue freddo, quel povero vecchio già ferito.
I1 giovane soldato dalla lancia spuntata volse altrove lo sguardo, incapace di veder commettere una viltà simile. I suoi occhi si posarono così, inconsapevolmente, su di un cavallo nero montato da un cavaliere mascherato che s'avvicinava al galoppo serrato verso di loro. Zorro strappò la lancia dalle mani di un soldato. Gli zoccoli dello stallone sollevarono un nugolo di foglie secche mentre Zorro lo fece voltare.
- Monastario! - gridò l'uomo mascherato.
I1 comandante si voltò per affrontarlo. Sembrava il duello di due cavalieri antichi. Zorro parò la lancia del suo avversario, facendogli perdere la mira, ma nel contatto tra i due legni, anche l'asta del fuorilegge non sortì effetto migliore che strappare la manica della casacca di Monastario. I due si affrontarono nuovamente, e questa volta la punta smussata della lancia di Zorro colpì con violenza Monastario nella spalla, sollevandolo di sella e mandandolo a ruzzolare sul terreno. Zorro gli scagliò addosso la propria asta, e subito dopo raggiunse suo padre. Abbassatosi, lo raccolse da terra e lo sistemò in sella, quindi spronò lo stallone e disparve prima che alcuno potesse reagire. A dire il vero, pochi dei lancieri lo avrebbero fatto, non essendo per nulla ansiosi di aiutare il loro comandante. Del resto, non aveva ordinato proprio lui che nessuno si intromettesse?
Zorro scartò subito l'idea di dirigersi verso il pascolo. L'unica possibilità di salvezza rimaneva ancora la strada. Dietro di sé udiva Monastario gridare: - Inseguitelo! Cinquecento pesos per chi lo ucciderà.
Tornado era tutt'altro che riposato, eppure riuscì a guadagnare ancora terreno sugli inseguitori; a questo punto Zorro scorse davanti a sé una diligenza scortata da più di una mezza dozzina di lancieri. Con il carico che si portava dietro, il fuorilegge capiva che non avrebbe avuto alcuna via d'uscita se si fosse diretto sulla destra, in aperta campagna. In tal caso i soldati che lo inseguivano e quelli che gli stavano davanti, convergendo, lo avrebbero preso tra due fuochi. D'altra parte le profonde gole e la densa vegetazione gli rendevano inaccessibile anche la fuga verso le colline.
Ancora una volta il generoso stallone dette il meglio di sé. Zorro deviò bruscamente abbandonando la strada e puntò diritto. La diligenza si fermò e ne uscì un uomo. Era senza dubbio un ufficiale. A questo punto si verificò un fatto strano. Nessuno ostacolò il passaggio del nero cavallo e del suo carico, che poterono passare oltre nella loro pazza corsa. Poi accadde una cosa ancor più strana: l'uomo che era uscito dalla diligenza gridò con quanto fiato aveva in gola: - Zorro! Fermatevi, devo parlarvi. - Zorro continuò nella sua corsa benché pensasse di aver riconosciuto quella voce. - Zorro - si udì nuovamente. - Aspettate, sono io, Don Nacho!
L'uomo mascherato fece rallentare il cavallo e, voltatosi, guardò fisso. Era proprio Don Nacho. Improvvisamente Zorro decise di correre il rischio: dopo aver dato un'occhiata per costatare a che distanza si trovavano i lancieri che lo inseguivano, tornò sui suoi passi e raggiunse rapidamente la diligenza in attesa. - Zorro - cominciò a dire Don Nacho. - Sono contento di... - S'interruppe nel vedere Don Alejandro. - Cos'è successo? - chiese con il volto pallido di rabbia. Si avvicinò al cavallo per farne discendere il vecchio. - Prenderò cura io di Don Alejandro, Señor Zorro - gli disse. - Potete fidarvi!
Un tenente della scorta dette una mano per sistemare Alejandro all'interno della carrozza e Don Nacho lo presentò all'uomo mascherato. - Vi presento il tenente Espinosa, che agisce direttamente per conto del Governatore di Monterey. Egli ha garantito per la mia sicurezza.
In quel momento giunsero trafelati Monastario e la sua squadra. - Buon lavoro, tenente - disse concitato. - Prendo in consegna io tutti e tre i prigionieri. Da questo momento voi e i vostri uomini sarete sotto il mio comando.
Zorro aveva già sguainata la sua sciabola e guardava fisso Monastario. I1 tenente si avvicinò a loro e si piazzò tra i due. - Qui non ci si batte! - esclamò con voce ferma e decisa. - I1 Señor Nacho sta sotto la mia protezione, secondo gli ordini del governatore. Sarà giudicato a suo tempo da una corte imparziale. Date le precarie condizioni di salute dell'altro signore, che abbiamo testé aiutato a salire in carrozza, egli ha ritenuto opportuno trasportarlo con questo mezzo, e così sarà!
- Che cosa!? - scoppiò a dire Monastario. - Voi, un semplice tenente, osate opporvi ai miei ordini?
- Io ricevo ordini solo dal governatore - rispose l'altro con decisione.
- Bah! - Monastario fece scricchiolare i denti dalla rabbia. - Sicché sua eccellenza protegge tutti i traditori ed i fuorilegge, compreso Zorro?
- Da quel che mi risulta - rispose il tenente - egli sa difendersi bene da solo.
Zorro accennò a un riconoscente saluto con la spada nei confronti dell'ufficiale, quindi spronò Tornado al galoppo serrato finché raggiunse Monastario che con i suoi uomini s'era già avviato, battuto e stanco, e lo oltrepassò. I1 comandante ripeté allora il solito ordine: - Lancieri, inseguitelo! - già sapendo, tuttavia, che sarebbe stato un vano tentativo. Non c0era nessun modo di raggiungere quel diavolo d'un cavallo.
Zorro si trovava adesso in gara col tempo. Doveva raggiungere la sua casa e farsi trovare in custodia del sergente Garcia dal comandante, quando questi fosse giunto tutto furioso. Era quasi indispensabile. Garcia e i soldati stavano sbellicandosi dalle risa dopo che il sergente aveva finito di cantare una comica canzone, quando Zorro, trasformatosi in Don Diego, il poeta, il bellimbusto indolente, fece capolino dalla scaletta che scendeva nell'ampia cucina.
- Cantacene un'altra, Garcia! - lo invitò allegramente il caporale Delgado.
Garcia non se lo fece ripetere, e così attaccò una seconda canzone:
" Poco ha in testa,
Meno in tasca,
Mai non pensa
Ma... "
La canzone fu interrotta da un Monastario imbestialito che entrava nella stanza come una furia. - Bestie ubriache! - La sua voce era quasi un urlo. - Ma bene! Mi schernite anche con le canzoni, vero?
- No, no, capitano! - rispose Garcia con voce tremante. - Si trattava di un altro comandante, tanto tempo fa, in Spagna. Stavo dicendo..
- Calmati, bestione! - tuonò il suo ufficiale. - Dov'è Don Diego? Per Dio, Garcia, se non è qui ti farò impiccare, puoi contarci.
- Ma certo che è qui, mio comandante! - disse Garcia. - Egli...
- E allora, dov'è? - incalzò Monastario.
In quel momento Diego entrò dalla cucina con una bottiglia di vino di buona marca in mano. - Ed ora canteremo... - si fermò immediatamente guardando imbambolato il comandante. - Ma come, un minuto fa, quando. sono andato a prendere questa bottiglia, voi non eravate qui - disse. - Non capisco... - E così dicendo non tralasciò di far vedere che anch'egli era rimasto succube di quel vino generoso.
Monastario non gli diede retta, e si volse con una smorfia di disgusto. - Ai cavalli! - gridò rivolto ai militari.
- Avete catturato mio padre, comandante? - chiese Diego. - Oppure siete ritornato solamente per arrestarmi?
- No, vostro padre non l'ho catturato - ribatté Monastario - e per quanto riguarda voi, ho altro da pensare che ad un inetto, il quale si nasconde dietro ad una bottiglia di vino mentre suo padre, per quanto sia un traditore, è in grave pericolo! - E se ne andò.
Non appena Monastario scomparve, Garcia si rivolse a Diego. - Grazie, Don Diego - gli disse. - Mi avete salvato la vita. Mi avrebbe impiccato se voi foste fuggito.
Diego sorrise. - E allora facciamo un altro brindisi - disse. - Brindiamo alla vita di tutti coloro che riusciremo a salvare dall'odio di Monastario.
I soldati si scambiarono un'occhiata d'indecisione, ma poi, giacché in realtà la pensavano come Don Diego, alzarono i loro bicchieri e brindarono! E ancora Garcia riprese a cantare, non troppo forte tuttavia, perché - e questo dobbiamo ammetterlo - la paura che Monastario, soggetto della canzone, lo potesse udire, era ancora grande.
" Ha la furia di un ossesso
Ma la volpe lo fa fesso... "
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