Il sergente Garcia si rivolse ai lancieri. - Fate come dice - ordinò - altrimenti ci rimette il comandante.

I soldati ubbidirono, e Zorro ritrasse la sua lama dalla gola di Monastario. - A terra, animale! - gli ingiunse. - E presto! - Poi, mentre il comandante, infuriato quanto impotente, ubbidiva, Zorro fu d'un balzo sulla carrozza. Raggiunto suo padre, lo aiutò a scavalcare il muro.

BANG! Un colpo di pistola echeggiò nella notte e Don Alejandro si accasciò. Zorro dovette sollevarlo, sporgerlo oltre il muro e calarlo come meglio poté. Poi anch'egli si lasciò cadere, e l'urto col terreno fu così brutale che a mala pena riuscì ad emettere il fischio di richiamo per Tornado. Il vecchio, ignaro dell'identità di Zorro, pregava il giovane di abbandonarlo e di salvarsi.

Intanto giunse Tornado, e con uno sforzo sovrumano Zorro riuscì a montare in sella assieme al vecchio. Si erano appena allontanati, quando un gruppo di lancieri sbucò al galoppo dietro l'angolo della muraglia. Dapprincipio tutto andò bene, ma ben presto Tornado cominciò ad accusare la stanchezza sotto il duplice peso, dando modo agli inseguitori di guadagnare terreno.

- Resistete - scongiurò l'uomo mascherato. - È ancora questione di poco. - Infatti, qualche secondo dopo, si addentrò nel bosco e raggiunse un vecchio sentiero sconosciuto usato in passato dagli Indiani. Udì lo scalpitio dei cavalli degli inseguitori perdersi gradualmente oltre il punto dov'egli aveva abbandonato la strada. Spingendo il generoso animale ancor più addentro fra le boscose colline, raggiunse infine una zona sicura dove decise di sostare. Depose suo padre gentilmente a terra. Il pericolo immediato era passato.

I due uomini riposarono per qualche minuto, quindi Zorro sollevò il ferito e lo trasportò a braccia attraverso le tenebre, mentre Tornado li seguiva libero di ogni peso. Era già l'alba quando Zorro si fermò in una gola fitta di vegetazione per esaminare, nei pressi di una sorgente, la ferita di Don Alejandro. Il vecchio aveva ripreso conoscenza, e Zorro si rese conto con soddisfazione che la ferita era tale da poter guarire se ben curata. Tuttavia, la fattoria era ancora lontana, e il vecchio aveva già perduto molto sangue.

Mentre il vecchio lo osservava con occhi febbricitanti, Zorro aprì la camicia di suo padre con estrema delicatezza, e quindi gli lavò e fasciò la ferita. Il resto ormai dipendeva dalla sorte... Proprio in quel momento il fuorilegge vide Tornado voltarsi e drizzare le orecchie verso la direzione dalla quale erano venuti. Pochi secondi dopo Zorro si rese conto che i lancieri stavano arrivando.

- Señor Zorro - sussurrò Alejandro - mettetevi in salvo mentre siete in tempo.

L'uomo mascherato scosse il capo. Senza perder tempo, sollevò il vecchio padre e si avviò. Il rumore dei soldati si faceva sempre più vicino. Anch'essi dovevano procedere appiedati, tirandosi dietro i cavalli, giacché era impossibile percorrere in sella la fitta boscaglia. Zorro udì la voce di Garcia. - Non possono essere lontani, capitano! - disse. - Sono a piedi anche loro.

Monastario bofonchiò qualcosa.

Zorro fece lavorare il cervello con rapidità. Egli sapeva che se non avesse escogitato un modo per mettere gli inseguitori su un'altra strada, sarebbe stato ben presto raggiunto.

- Vi prego - chiese ancora una volta il vecchio. - Lasciatemi e pensate a fuggire!

Il fuorilegge non rispose. Si fermò e depose suo padre sull'erba. Poi si avvicinò allo stallone e lo spinse in direzione della pianura. - A casa, Tornado - gli disse a voce bassa. - Va' a casa! A CASA! - ma " casa " per lo stallone significava il piccolo pascolo segreto, e non certo il rancho dei de la Vega. Il cavallo esitò un attimo. Zorro allora gli diede una manata sulle natiche e contemporaneamente disse a voce alta: - Coraggio, Don Alejandro, partiamo!

Immediatamente Tornado si precipitò giù per il boscoso pendio, provocando un gran rumore di rami spezzati e di fronde strappate nell'impeto della sua corsa. In un attimo era già scomparso.

Lo stratagemma era riuscito in pieno.

- Si stanno allontanando! - gridò un soldato.

- Li potete vedere? - chiese Monastario.

- Li ho uditi parlare un attimo prima che si allontanassero - disse Garcia tutto eccitato. - Ecco là, vedo il cavallo!

Zorro attese con ansia. Se Garcia aveva scorto Tornado, la visione doveva esser durata non più d'una frazione di secondo. Infine udì il comandante gridare: - Giù dalle colline, lancieri! Seguiamoli!

In pochi secondi essi se n'erano andati.

Allora Zorro sollevò da terra suo padre e s'incamminò a fatica. C'era solo il pericolo - poco probabile del resto - che i soldati inseguissero Tornado fino al prato e quindi rinvenissero l'accesso alla porta segreta, attraverso il tunnel. Ma era un rischio che si doveva correre. Piuttosto Zorro sperava che quando i soldati sarebbero giunti presso il rancho dei de la Vega, avrebbero supposto che il cavallo si sarebbe diretto proprio lì. In realtà successe esattamente così.

Zorro e suo padre raggiunsero il prato e quindi l'accesso al tunnel segreto. Abbandonato il vecchio per qualche istante, Zorro proseguì in cerca di Bernardo, così abile nel curare le ferite di arma da fuoco.

Prese fiato nella stanzetta nascosta dal pannello, attigua alla sua camera, rimanendovi. il tempo necessario per disfarsi del costume di Zorro.

Poi girò la maniglia del pannello e s'infilò in camera sua. Era vuota.

Diego si diresse verso la stanza del suo servitore per prendervi delle medicine, alcune bende ed altre cose che gli servivano. Improvvisamente udì rumore di zoccoli e grida dall'esterno.

Attraversò la stanza e guardò giù attraverso i vetri del balcone: Monastario e i suoi lancieri erano già arrivati.

- Perquisite la casa! - egli ordinò.

Diego non aveva ora più tempo di procurarsi le medicine, né di scovare Bernardo. Sapeva che ben presto Monastario avrebbe chiesto di lui, e che Juana, la governante, gli avrebbe naturalmente risposto che si trovava nelle sue stanze. Vide anche che la sua mano era macchiata di sangue, proprio nel momento in cui qualcuno si stava avvicinando nel corridoio. Il tempo di lavarsi non l'aveva di certo. Prese allora un temperino, ch'egli usava per appuntire la penna d'oca, e si praticò una piccola incisione nel polpastrello del dito.

Fece appena in tempo.

La porta venne spalancata brutalmente, e nella stanza apparvero Garcia, il caporale Delgado e un lanciere chiamato Alvarado.

- Perquisite le altre stanze - ordinò Garcia. - Io rimarrò qui sino al vostro ritorno.

Diego lo osservò leggermente sorpreso e sbadigliò pigramente. - Che sta succedendo, sergente! Vi vedo entrare con la spada sguainata e...

- Vi faccio mille scuse, Don Diego - disse il sergente - ma stiamo cercando vostro padre. Ha tentato di liberare Dona Luisa e sua figlia la scorsa notte. Dove si trova?

- Oh, il mio povero vecchio - gemette Diego. - Glielo dissi di non andare!

Garcia gli spiegò in breve com'erano andate le cose.

- Ma, il cavallo di Zorro, l'avete preso? - chiese infine Diego, attendendo con ansia la risposta.

- No, lo abbiamo lasciato perdere quando ci siamo accorti che non portava nessuno in sella. Eravamo certi che essi sarebbero venuti qui e non c'era tempo per metterci ad inseguir cavalli!

- Accomodatevi, sergente - disse Diego educatamente. - Sarete stanco dopo una sì lunga corsa.

Garcia ringraziando si sprofondò in un'accogliente poltrona ed aveva appena disteso le sue stanche gambe quando Bernardo entrò nella stanza. Monastario, furioso quanto mai, lo seguì un attimo dopo. Garcia si alzò immediatamente, e nella fretta quasi inciampò nella sua sciabola.

- Ditemi un po', Don Diego - disse in tono collerico il comandante - che cosa avete fatto la sera scorsa?

- Che cosa ho fatto?! - chiese Diego con un'aria innocente di sorpresa.

- Suvvia, capite bene cosa voglio dire! - sbottò l'altro. - Che avete fatto mentre vostro padre e gli altri stavano complottando un tradimento proprio in questa casa?

- Non avevo la minima idea di che cosa stesse succedendo - rispose il giovane. Egli se ne stava tuttora seduto, benché trovasse difficile resistere in quella posizione mentre avrebbe voluto saltare in piedi ed infilare una lama nello stomaco di quel tiranno.

- Può darsi - disse bruscamente Monastario. - Di dove viene quel sangue che vedo sulla vostra mano, allora? - gli chiese, puntandogli addosso il dito con aria inquisitoria.

- Mi sono tagliato accidentalmente, comandante, mentre stavo affilando una penna allo scopo di scrivere una poesia! - rispose Diego.

- Una poesia? - chiese deluso Monastario, sporgendosi in avanti per osservare attentamente il taglio. - Non c'è da meravigliarsi se è vostro padre, invece di voi, che mi procura dei guai. Dove si trova ora, quel cane di traditore?

- Non è un cane! - Diego abbassò lo sguardo in modo che nessuno potesse scorgere nei suoi occhi il lampo d'ira che vi brillava. - E non so dove si trovi.

In quel momento il caporale Delgado e Alvarado ritornarono dalle loro ricerche riferendo che Don Alejandro era introvabile.

Monastario passeggiò attorno a Diego. - Ci sono dei nascondigli in questa casa?... Dico a voi, poeta - ringhiò.

- Oh, no, comandante! - rispose Diego.

Nello stesso istante il giovane vide gli occhi di Monastario posarsi sul letto. Avvicinatosi, si inginocchiò e guardò sotto. - Tenete sempre gli stivali pieni di polvere sotto il vostro letto? - chiese.

Diego sembrò scosso dalla domanda, mentre guardava Bernardo con una certa ostilità. - Quel pigrone di servitore! - disse sprezzante. - Bernardo, fannullone d'un bastardo, è dalla scorsa settimana che sto cercando questi stivali. Ho una buona memoria... - e fece un passo verve il domestico.

- Bah! - disse Monastario, alzandosi in piedi - continuate dopo con le vostre stupidaggini, Diego. Ho già parlato abbastanza con uno che scrive poesie di mattina presto. Garcia, rimani qui assieme al caporale e Alvarado. Tieni d'occhio Don Diego. Se non riuscirò a trovare suo padre, dovrò arrestare lui per non avermi informato di quanto era a conoscenza circa il progettato tradimento. - E con questo sbatté la porta della stanza e lasciò la fattoria. Diego lo guardò allontanarsi, dopo aver lasciato due uomini di guardia nel cortile. Egli sapeva che Monastario sarebbe ora ritornato dove aveva visto Tornado per l'ultima volta, e di lì avrebbe ripreso a cercare le tracce dei due fuggiaschi. Prese in mano la sue chitarra e ne trasse alcune note.

- Riposate pure - disse ai soldati - poiché ore vi canterò la triste canzone d'un prigioniero.

E cominciò a cantare:

La mia canzone è triste, e pianger
[vi farà.
Un nobile leone, giunto alla tarda
[età,
fu ucciso da un coyote, vigliacco
[come un verme
che per colpire attese che il leon
[fosse inerme.

Diego lanciò un occhiata a Bernardo, perplesso e attento, e continuò:

Che fare, caballeros? Certo il leon
[morrà!
Ma in una buia grotta, tra gli alberi
[celata,
Dove nessuno al mondo trovare lo
[potrà,
La volpe lo ha portato, compagna
[sua fidata;
Soltanto chi le è amico ed essa ben
[conosce
nel cuore della roccia il leone troverà.

Alla fine Bernardo comprese. Assentì lievemente col capo. Poi Diego suggerì a Garcia di recarsi in un'altra stanza a bere qualcosa. - Non scapperò di certo, sergente - aggiunse Diego. - Sarebbe per me un tentativo troppo faticoso. Venite!

Garcia e i suoi due uomini furono trattati da re.

Forse si comportarono da sciocchi, ma dettero financo a Diego la possibilità di recarsi in cantina per procurare dell'altro vino. E fu lì che Diego apprese da Bernardo, che era subito corso in cerca di Don Alejandro, della scomparsa del vecchio.

Diego non riusciva a capacitarsi dell'accaduto, sapendo che i soldati non lo avevano trovato, altrimenti avrebbero scoperto anche il passaggio segreto. E allora, che ne era stato di lui?

- Presto, Bernardo! - gli disse il giovane. - Carichiamoci di bottiglie per tenere allegri i nostri ospiti. Poi chiederò loro il permesso di recarmi nella mia stanza a scrivere poesie.

Il piano funzionò. - Ma certo, Don Diego - rispose Garcia. - Io ho fiducia di voi. Ma ricordatevi che dovremo farci trovare tutti assieme al ritorno del comandante.

- Non lo dimenticherò! - disse Diego.

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