Monastario e Garcia arrivarono di corsa.

- Mettetelo in piedi, e fatemi vedere chi c'è sotto quella maschera! - urlò Monastario esultante.

Lo fissò un attimo con lo sguardo pieno d'odio. Poi, usando il filo della propria sciabola, tagliò la cordicella che teneva fissa la maschera. L'identità di quella figura avvolta nel mantello era adesso rivelata.

Intanto si era radunata un po' di folla, in mezzo alla quale si trovavano anche Padre Felipe e Diego, reduci da una lunga e gustosa cena.

- Oh, no! - disse Padre Felipe. - Benito Avila! Non lo avrei mai sospettato.

-Benito è Zorro! - Gli astanti, con timore e rispetto, si guardarono attoniti l'un l'altro.

- Siete una massa di stupidi - disse rabbioso Monastario.

- Non è lui Zorro! Costui è soltanto un giovane esaltato che si è illuso di liberare la señorita Elena.

- Non fategli del male - chiese supplichevole Elena dalla sua cella. - Lo ha fatto per me, senza rendersi conto dell'assurdità dell'impresa.

- No, non gli farò troppo male! - disse Monastario. - Lo farò soltanto impiccare. Questo è tutto. Garcia! - si rivolse urlando al sergente. - Ti do dieci minuti per preparare una forca presso il cancello. Muoviti, vecchio poltrone! - Indi si rivolse al caporale di guardia: - Ortega - gli gridò - fate sgombrare immediatamente il cortile.

Elena si aggrappò alle sbarre della cella, chiedendo grazia per Benito. Gli occhi crudeli di Monastario la fissarono intensamente, mentre le sue labbra si piegavano in un tagliente sorriso.

- Forse ci sarebbe un modo per salvarlo - disse con voluta noncuranza, allontanandosi. - Ne potremo riparlare...

Non era trascorso molto tempo che un soldato si presentò alla cella e consegnò alle due donne carta, penna e calamaio. - Sarete libere - disse laconico, non nascondendo il proprio disagio per il compito affidatogli - quando entrambe avrete firmato questo foglio.

- Che accadrà di Benito? - chiese Elena.

- Il comandante dice che anche egli sarà liberato - rispose. - Ora vi lascio sole, ma il comandante vi avverte che non avete molto tempo. La forca sarà pronta tra qualche minuto.

Dona Luisa prese dalle mani di Elena il documento e lo lesse. - Se firmeremo questo imbroglio - disse con voce spenta - accuseremo tuo padre di tradimento. Io non firmerò.

- Neppure per la vita di Benito? - disse mestamente la fanciulla. La moglie di Don Nacho si volse e chiamò il soldato.

- Ditemi - ella disse - siete voi convinto che il comandante libererà Benito Avila se noi firmiamo questa carta?

L'uomo esitò, sbirciando cautamente intorno, come se temesse di essere osservato. Poi improvvisamente avvicinò il viso alle sbarre e sussurrò: - No, señora Torres, niente ormai salverà Benito, niente!

- Che possiamo fare? - singhiozzò Elena. - Questo! - esclamò Dona Luisa, stracciando la carta in mille pezzi e gettandoli sul pavimento.

Il comandante torse la bocca in un tornò annunciandogli che le due donne si erano

rifiutate di firmare. - Staremo a vedere! - Schioccò le dita e si mosse a rapidi passi verso il punto dove Padre Juan stava aiutando Benito a salire sulla carretta, giacché egli a malapena poteva muoversi, incatenato com'era. Issato sul carro stava Garcia intento a provare la resistenza della fune fissata all'architrave del cancello. La scena era fiocamente illuminata da alcune lanterne.

Padre Juan si inginocchiò presso Benito. Il cappuccio della sua tonaca era talmente abbondante da coprirgli metà del viso. Forse aveva troppa vergogna di mostrarsi apertamente in occasione di un'ingiustizia così grave.

- Basta con le preghiere - tuonò Monastario. - Mettigli il cappio, Garcia.

Il prete e il prigioniero si alzarono. Garcia pose il cappio attorno al collo del prigioniero. I soldati intanto si erano impossessati di Raton, il cavallo di Diego, e lo stavano assi curando alla carretta. - Posso morire senza catene? - chiese a questo punto il mandriano.

Monastario esitò, dapprima, infine acconsentì. Le catene gli vennero tolte.

- Quando darò il segnale - gridò il comandante - frustate il cavallo e fate allontanare immediatamente la carretta. Quando abbasserò la spada sarà il segnale. Siete pronti?

Garcia si piegò per raccogliere le redini. Da questo momento nessuno sa dire cosa successe, tanto rapidamente si svolsero i fatti. Padre Juan assestò a Garcia un tal calcio da farlo precipitare fuori del carro. Dietro a lui caddero il saio e il cappuccio. No, non si trattava di Padre Juan. Era ZORRO invece, ma certo che era lui! L'abbondante cappuccio gli era servito a nascondergli la maschera. In un baleno tagliò la corda al di sopra della testa di Benito. Il condannato s'impadronì delle redini e incitò il cavallo. Mentre il carro stava già muovendosi, Monastario diresse a Zorro un fendente, ma l'impavido fuorilegge parò il colpo e gli fece volare di mano la spade. Indi Zorro, con la punta della sue lame, punzecchiò il fianco del cavallo di Monastario. L'animale, inutile dirlo, non ebbe certo a soffrirne, ma il colpo fu tale da farlo impennare e caracollare come se lo avesse punto un'ape gigantesca.

I soldati dovettero balzare all'indietro per non farsi travolgere, e per un po' di tempo il comandante ebbe il suo bel da fare per tenersi in sella senza perdere il controllo dell'animale. Intanto Benito non risparmiava frustate sulla groppa di Raton. Il corpulento animale fu talmente sorpreso dall'insolito trattamento che ritrovò d'un tratto l'energia dei suoi verdi anni. Tra scosse e sobbalzi, la carretta oltrepassò il cancello, e prima ancora che Monastario riuscisse a calmare la sue cavalcatura e mandare i soldati all'inseguimento di Zorro e Benito, il carro era già al sicuro nell'oscurità della notte.

Ma non tutto andò liscio ai due fuggitivi. Ben presto una ruota si sfilò dall'asse. I due uomini balzarono a terra e Zorro tagliò le redini col suo coltello. - Serviti del cavallo - gridò a Benito - non riusciranno a prenderti con questo buio.

- E tu, cosa farai? - disse Benito.

- Non pensare a me. Scappa!

Zorro si mosse rapidamente nell'oscurità in modo da trovarsi ben presto dietro alla chiesa.

Il cowboy, intanto, era già lontano e Zorro pensò che non sarebbe stato facile per i lancieri prenderlo, nonostante la mole dell'animale. In ogni cave Benito conosceva delle piste segrete che egli stesso aveva insegnato a Zorro quando ambedue erano ragazzi. Infine, ansimando un po' per la corsa, il giovane giunse dove Bernardo lo stava aspettando. - Conduci a case Tornado - gli disse. Si tolse il travestimento e indossò tosto i vestiti di Diego, il raffinato e rammollito figlio del ranchero. Attraversò tranquillamente la piazza, come se vi fosse rimasto per tutto quel tempo. Ben presto s'imbatté in Padre Felipe.

- Ah! Quello Zorro! - disse. - Fu grandioso vederlo apparire di sotto le vesti del monaco. Guardate! - aggiunse, mentre un indiano si avvicinava recando le vesti che Zorro aveva gettato dalla carretta. - Eccole qui.

Padre Felipe disse all'uomo di portarle in chiesa e poi si avviò con Diego verve l'osteria. L'eccitazione aveva risvegliato l'appetito in entrambi. - Per un attimo mi ero lasciato ingannare - disse - ma poi mi sono ricordato che Padre Juan si era recato in visita da un ammalato a La Brea. Venite, Diego, prendiamocela un po' più alla leggera, per ore. - Era evidente che il piccolo prete non aveva la minima idea che in quel momento stava parlando con il favoloso Zorro.

Non molto tempo dopo apparvero di ritorno Monastario ed i suoi uomini. Il comandante si era ben presto reso conto che inseguire Zorro nell'oscurità sarebbe state una perdita di tempo. Diego lo affrontò con un atteggiamento di leggera indignazione. - Il mio cavallo, comandante - si lamentò - mi è stato rubato da questo Zorro ed ore non ho alcun mezzo per ritornarmene a casa stasera. Poiché qui il comandante siete voi ed è dover vostro far rispettare le leggi e punire i ladri di cavalli, io...

Monastario lo guardò torvo. - Non insegnate a me i miei doveri! - grugnì. - È stato proprio il vostro capo-mandriano a portarvi via quell'animale grasso e inutile. Io non c'entro.

- Ma così non posso recarmi a case - disse Diego debolmente.

Il comandante rispose con un gesto di disgusto. Per un momento si era chiesto dove potesse essersi cacciato questo Don Diego de la Vega durante il parapiglia, ma il suo sciocco comportamento di ore lo stava convincendo che i suoi sospetti erano del tutto assurdi.

- E va bene - aggiunse - pigliatevi pure il cavallo di Garcia. È altrettanto docile quanto il suo padrone. Basta che vi togliate dai piedi. Io voglio uomini veri attorno a me.

L'altro si comportò come se non avesse udito quest'ultimo apprezzamento. Ringraziò Monastario e si allontanò.

Il comandante aveva i suoi motivi, se decise di permettere al padre di Diego di visitare Dona Luisa e la señorita Elena. Don Alejandro aveva alla fine deciso di fare qualcosa per aiutare le due donne. Così, malgrado la gamba che gli dolorava, si era recato in caserma ed aveva chiesto di parlare con il comandante.

- D'accordo - disse Monastario all'avvocato Pina - il vecchio potrà visitare Dona Luisa, ma io voglio sapere esattamente che cosa si diranno. - Chiamò la sentinella a guardia dell'ufficio. - Fate venire da me il caporale Sanchez - gli ordinò. - E, passando, dite a Don Alejandro che lo riceverò tra qualche minuto.

Così, il padre di Diego entrò nella cella dov'erano rinchiuse le due signore. Non appena si rese conto della nudità dell'ambiente, e vide i visi tristi delle prigioniere, ebbe un impeto di rabbia. - Quel vile d'un comandante! - esclamò il vecchio con la voce rotta dall'emozione. - Dovrà pagare per questo affronto.

- No, vi prego - lo supplicò Dona Luisa. - Non farete altro che mettervi nei pasticci, se cercherete di aiutarci. Attendete almeno finché . . .

- Non attenderò affatto! - Alejandro abbassò la voce. - Questa sera stessa ci sarà una riunione in casa mia, cui parteciperanno tutti i rancheros della zona. Farò appello a loro per annientare questo tiranno. E non mi darò pace finché... - Il vecchio continuò a parlare, mentre la sua voce si alzava vieppiù di tono man mano che l'eccitazione del suo animo aumentava, totalmente ignaro che il caporale Sanchez se ne stava acquattato fuori dall'uscio, intento a non perdere una sillaba di quanto egli andava dicendo.

Poco dopo il vecchio se ne andò, e quella sera ebbe luogo la riunione. Tutti i più noti agricoltori della zone si trovavano presenti, e Don Alejandro arrivò in breve al nocciolo della questione. Egli suggerì di richiedere l'immediato rilascio delle due donne. Se ciò non fosse stato concesso, esse sarebbero state liberate con la forza. Gli altri caldeggiarono la proposta, soprattutto quando furono informati che Monastario avrebbe liberato le due Torres soltanto se esse avessero firmato la confessione di tradimento da parse di Don Nacho.

- Dobbiamo uccidere quel maledetto e distruggere la sue tana! - gridò un certo Don Pablo. - Siamo tutti d'accordo?

Fra gli astanti corsero occhiate d'intesa e solo Diego sembrò contrario al piano. - Cercate di considerare - disse - che se voi attaccate il comando di Monastario sarete accusati di ribellione contro il re. Quindi i vostri possedimenti vi verranno confiscati, e state pur certi che allora il comandante e quel piccolo untuoso avvocato Pina diventeranno ricchi con i raccolti delle vostre terre. Vi prego, abbiate ancora pazienza!

Alle parole del figlio, Don Alejandro provò un senso di vergogna, ma, al pari degli altri' ignorò il consiglio. In breve passarono a trattare il piano nei dettagli senza accorgersi che, come in precedenza era avvenuto alla porta della cella, lo stesso caporale Sanchez era intento ad ascoltare ogni parole, nascosto tra i cespugli.

Quella sera i rancheros stavano andando incontro ad una trappola fatale. Il caporale Sanchez aveva riferito a Monastario quanto aveva udito, ed il comandante non aveva perso tempo a disporre il suo piano. Tutto era preparato per accogliere gli illusi cospiratori. Monastario, anzi, era compiaciuto di tutto ciò, poiché un attacco forzato al cancello della caserma equivaleva ad un tradimento, ed egli sarebbe stato del tutto autorizzato a reagire in difesa della proprietà del re di Spagna. Già, tanto più che il re si trovava a migliaia di chilometri di distanza. Per quanto gli riguardava, egli era il re della California meridionale. - Nessun uomo si muova, né si faccia vedere, finché non darò io il comando - egli aveva ordinato ai suoi soldati prima che questi si mettessero al riparo, nascondendosi alla vista. - Lo avete ben compreso?

I lancieri avevano annuito, e così venne tesa la trappola.

Mentre Monastario attendeva in silenzio assieme ai suoi uomini, udì un colpo alle sue spalle. Si volse di scatto e vide Zorro avvicinarsi lungo il tetto di una stalla, quindi, con un balzo, slanciarsi sopra una carrozza che stava all'esterno. Il comandante rimase immobile e lasciò che Zorro toccasse terra. Nella stalla vi erano sei soldati, ed altri stavano appostati nelle celle le cui porte erano state accostate.

Il piano era riuscito ancor meglio di quanto avesse sperato. Ma Zorro sembrava sospettare qualcosa. Si accovacciò sul tetto della carrozza e si guardò attorno. Quindi, come se sospettasse un tranello, si lasciò cadere lentamente a terra. Monastario estrasse la spada e chiamò a raccolta i lancieri. - Zorro è qui! - tuonò. Immediatamente gli uomini accorsero dalle stalle e dalle celle. Ma si ammassarono l'uno addosso all'altro così strettamente che non rimase nemmeno lo spazio sufficiente per maneggiare le spade.

- Pazzi, idioti! - urlò il comandante. E affrontò Zorro di persona. - Disponetevi attorno a lui!

La lama di Zorro guizzò nelle profonde tenebre ferendo Monastario al braccio sinistro. Quindi Zorro scattò rapido indietro verso la carrozza. Con un balzo era già salito sul tetto, mentre le lance aprivano degli squarci all'altezza delle portiere. Il comandante estrasse la pistola. In quel momento il fuorilegge stava correndo lungo il muro di cinta. Non era un facile bersaglio e naturalmente il colpo andò a vuoto. Una risata di sfida risuonò dalle mura, mentre Zorro scompariva oltre.

- Capitano, dobbiamo inseguirlo? - ansimò Garcia raggiungendo di corsa l'ufficiale.

- No! - Dopo una breve pausa aggiunse: - Sì, invece! Prendi con te metà dei lancieri, Garcia. Ma si tratterà solo di un finto inseguimento. Non capisci, vecchio pancione? Egli cerca di farsi inseguire, in modo da permettere ai possidenti terrieri di trovare la guarnigione indifesa, o solo con pochi uomini armati, al momento del loro arrivo. Questo è l'unico motivo per cui si è fatto vivo. - Guardò il sergente con rabbiosa impazienza. - Apposta sulla strada degli esploratori i quali ti avvisino quando arriveranno i rancheros, e allora riporterai indietro i tuoi uomini. In questo modo li schiacceremo tra due fuochi.

Garcia partì al galoppo con il suo drappello, e benché Zorro si tenesse solo a breve distanza davanti a loro, e li provocasse con cocenti insulti - rivolti specialmente a Garcia, quest'ultimo si attenne strettamente agli ordini del suo ufficiale.

Giù al comando, Monastario intanto modificava leggermente i suoi piani. Lasciò aperto il cancello, e fece nascondere i suoi uomini attorno al piazzale. Quando i rancheros fossero giunti, li avrebbe lasciati affluire liberamente attraverso l'entrata, per poi accerchiarli e massacrarli. Sembrava che lo stratagemma sarebbe riuscito in pieno. Don Alejandro e i suoi compagni non sospettavano di nulla. A coppie o isolatamente essi oltrepassarono il cancello, lasciando le loro cavalcature in custodia dei cowboy portatisi appresso. Tutto sembrava così facile, con nessuno attorno. Di soldati non si vedeva nemmeno l'ombra. E in più, il cancello era aperto. - Questa faccenda non mi piace affatto - disse Don Pablo. - C'è puzza d'imbroglio qui attorno.

Anche Don Alejandro ebbe la stessa impressione, ma pensò anche che, dal momento ch'erano li, dovevano andare fino in fondo. - Entrerò in caserma da solo - egli disse - per vedere se si tratta di qualche inganno. Aspettatemi qui. Ci rivedremo tra breve.

Qualche attimo più tardi uno stallone nero sfrecciò come un lampo attraverso il cancello. - È un'insidia, è un tranello! - gridava Zorro con quanto fiato aveva. - Ritiratevi subito! Uscite dal cortile, scappate! - E come se non bastasse, cercò di urlare ancora più forte: - Mettetevi in salvo!

Monastario vide rovinata l'imboscata ch'egli aveva studiato con tanta ricchezza di particolari. Ordinò ai suoi uomini di uscire immediatamente dai loro nascondigli. Ma ormai era troppo tardi per intrappolare i rancheros: essi erano già sfuggiti alla cattura. Soltanto il padre di Diego era rimasto all'interno del cortile. Il grande cavallo nero ed il suo cavaliere si lanciarono in suo aiuto, disperdendo al loro passaggio i soldati in tutte le direzioni. Zorro balzò a terra al fianco di suo padre. - Fuori! - gridò a Tornado, e dette una manata sulla groppa dello stallone. Il cavallo caricò verso il cancello incontrandosi coi lancieri di Garcia di ritorno, e nitrì di rabbia vedendosi preclusa l'uscita, seminando il panico tra i lancieri ammassati per entrare. Due di essi furono sbalzati di sella prima che lo stallone si aprisse un varco per scomparire nella notte.

Ma Alejandro e Zorro erano pressati da ogni parte. Con gli occhi lampeggianti, Zorro respinse come una furia due lancieri. Si voltò verso il vecchio. - La carrozza! - gridò. - Poi, passando dai tetti, guadagneremo l'uscita scavalcando il muro. Presto!

La spada di Zorro appariva dovunque mentre suo padre cercava di issarsi a fatica sul tetto della carrozza. Monastario lasciò cadere una rabbiosa stoccata addosso a Zorro, ma questi, che si batteva per la vita di suo padre, oltre che per la propria, parò e respinse con energia la lama del comandante, riuscendo infine a disarmarlo. Monastario se ne stava ora tutto addossato al muro della stalla, con la spada di Zorro puntata alla gola. L'uomo mascherato si rivolse allora ai soldati.

- Indietreggiate verso il cancello - ordinò imperioso. - Indietreggiate, o costui sarà un uomo morto!

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