- Il mio piano è semplice - disse il comandante mentre guardava i vestiti. - Chiunque io sospetti di essere Zorro dovrà indossare questo costume. Poi, dall'aspetto e dal modo in cui maneggerà la spada, saprò se è il fuorilegge.

Diego assentì. - Eppure, anch'io potrei sembrare Zorro, così vestito! - egli disse infine.

Monastario scoppiò a ridere. - Che cosa? - s'interruppe. - Voi, Zorro? Impossibile!

Diego cercò di mostrarsi offeso. - In qualità di cittadino - disse - chiedo mi venga concesso di indossare quel costume. Voglio essere scagionato da ogni sospetto.

Così, malgrado le proteste del comandante divertito, il giovane indossò il mantello, la maschera ed il cappello. Allora ebbe inizio uno dei duelli più comici che Monastario potesse mai ricordare: Diego si batteva così goffamente che alla fine venne disarmato nel più umiliante dei modi.

- Basta così - gridò il comandante. - Siete quanto di meno possa somigliare a Zorro in tutta la California. Io. . .- Egli si volse di colpo verso il cortile, donde provenivano dei rumori concitati. Garcia e quattro soldati tenevano fermo Benito Avila, il mandriano del ranch dei de la Vega. Il suo viso era macchiato di sangue, e l'uomo si dibatteva con violenza.

- Costui è Zorro! - gridò il sergente. - Non ci sa dire dove si trovava la notte scorsa, e al momento di essere interrogato ha tentato di fuggire.

- No, no - gridò Diego mentre stava togliendosi le vesti di poco prima. - Dev'esserci un errore.

Il comandante invece apparve soddisfatto quando il povero Benito fu costretto a indossare a sua volta il travestimento.

- Credo proprio sia lui il nostro uomo, sergente - disse. - Avete fatto un buon lavoro.

Il volto di Garcia si illuminò tutto in uno sciocco sorriso.

- Non sono un fuorilegge, vi dico - protestò il mandriano.

- Davvero? E allora, dov'eri ieri sera? - disse Monastario.

- Io, io... ero qui - balbettò Benito.

- Gli altri mandriani affermano il contrario - intervenne Garcia.

Il pover'uomo sembrò trovarsi a disagio. - Beh, infatti... stavo cacciando un animale che da tempo minaccia la mandria.

- L'avete scovato ed ucciso? - chiese il comandante lisciandosi il pizzo.

Benito scosse il capo. Lanciò a Diego un'occhiata che era una richiesta d'aiuto, e in quel momento il vero Zorro si rese conto dei pericoli che un fuorilegge poteva affrontare. Egli capiva ora che ci sarebbe sempre stata la possibilità di far soffrire un innocente. Adesso non sapeva che fare per salvare Benito. - Conosco quest'uomo da quando son nato - gridò. - Giuro che non può essere un fuorilegge.

- Io invece credo di sì! - ribatté Monastario. - E questo chi è - aggiunse subito dopo rivolto verso Pepito Mendez, il figlio di uno dei servi di Don Alejandro, che stava entrando correndo nel patio.

- No, no - gridò il ragazzo. - Benito non è un fuorilegge. Lo so perché l'ho visto ieri sera passeggiare sotto la luna con la Senorita Torres!

- Si sbaglia! - gridò Benito accorato, mentre si faceva paonazzo.

Monastario si passò le dita sul pizzetto. - Ah! - disse. - Sicché un cowboy fuorilegge ha un appuntamento con la figlia del traditore Torres, sul quale pende una taglia.

- Non vedete che Benito sta solo cercando di proteggere la Senorita Torres? - intervenne Diego.

Il comandante si alzò in piedi. -- Questo lo vedremo - disse. - Metteremo a confronto quest'uomo con la senorita, e vedremo ciò che ella ha da dire. Legatelo per bene sul suo cavallo. E sparategli addosso se tenterà di fuggire. Andiamo!

Non appena Monastario se ne fu andato soddisfatto, Diego volò in camera sua.

- Stasera Zorro entrerà di nuovo in azione, Bernardo - disse. - Presto! - Mentre la sera stava scendendo, la nera figura di Zorro, a cavallo del nero stallone, correva a briglia sciolta verso il ranch dei Torres.

Al suo arrivo si stava svolgendo una scena dolorosa: Elena Torres, bella nella sua disperazione, teneva gli occhi fissi su Monastario nell'attimo in cui questo colpiva il povero Benito con la spada. Il capo-mandriano del ranch dei de la Vega purtroppo non era un buono spadaccino, ma con un po' di fortuna era riuscito a scagliare una sedia verso l'avversario. Il comandante, convinto che Benito fosse veramente Zorro malgrado le disperate proteste della fanciulla, gettò da parte la sedia e vibrò ancora un colpo.

La lama sfregiò profondamente la guancia di Benito.

- Su, avanti, Senor Zorro - gridò. - Mi risulta che sappiate fare di meglio!

Benito scivolò, e la spada di Monastario gli entrò nella spalla. Fu costretto a lasciar cadere la sua arma.

- Comandante! - squillò una voce sicura.

Il vero Zorro apparve in cima alla scala che decorava il bel salone della casa dei Torres, dov'era riuscito ad entrare senza esser visto. Brandendo la sciabola scivolò lungo l'ampio e ben levigato corrimano, mentre Monastario indietreggiava esterrefatto. Il cozzo delle due spade non si fece attendere, e fu chiaro che ora la fortuna stava volgendo le spalle al tiranno. Per quanto egli ricorresse ad ogni trucco, continuava a perdere terreno, finché la lama del suo avversario non lo colpì nel braccio.

- Garcia! - gridò. - Garcia!

Il sergente accorse e vide i due Zorro, uno dei quali veniva guidato verso la cucina da Elena, mentre l'altro serrava il comandante contro il muro.

- Sparategli! - grugnì Monastario.

- A chi? - chiese perplesso Garcia.

- Ma a questo, accidenti! - vociò il suo superiore. - Quello vero. - Garcia estrasse la pistola, ma Zorro era già sparito.

- Fuori! - urlò Monastario. - Circondate la casa. Non ci deve sfuggire!

E mentre Garcia, nel tentativo di eseguire gli ordini del comandante, impacciava e ritardava l'azione, Zorro raggiunse un balcone e lanciò un fischio. Subito un gran cavallo nero venne al galoppo dai vicini alberi e Zorro vi saltò sopra. Quando Garcia, col viso tutto sudato, aggirò l'angolo della casa, Zorro si trovava già in sella. Tornado s'impennò ed urtò in pieno il sergente, facendolo strillare e fuggire a capofitto negli sterpi.

Zorro era sparito nelle tenebre della notte. Ma i lancieri non desistettero dall'inseguirlo, sicché gli fu impossibile puntare direttamente a casa. Guidò invece il vigoroso stallone verso una zona dove si apriva un crepaccio, e glielo fece superare d'un balzo.

- Inseguitelo! - gridò Monastario quando anch'egli, assieme a Garcia ed al resto del drappello, arrivò al burrone.

- Veramente... io sono troppo pesante - balbettò Garcia.

- Andiamo allora, vigliacco! - gridò l'ufficiale. - Dobbiamo cercare di aggirare questo ostacolo.

Qualche tempo dopo, il povero Bernardo, ancora più in ansia del solito, udì un tramestio alle sue spalle, nella stanza di Diego: voltatosi, gli apparve il padrone, senza più addosso gli abiti di Zorro, proprio mentre si udiva battere fragorosamente giù il portone.

- Aprite in nome del re! - gridava la voce stentorea di Monastario.

Rapido, Diego prese dal tavolo una candela accesa e si sporse al balcone.

- Che succede? - chiese.

- Abbiamo motivo di pensare che Zorro il fuorilegge si trovi da queste parti - rispose il comandante. - Avete udito qualcuno?

- Nessuno - rispose Diego. - Mentre stavo leggendo mi sono appisolato, ed è stato il vostro bussare che mi ha risvegliato. Tuttavia... - e qui egli assunse un tono di smarrimento. - Credevo l'aveste preso... Benito, il mandriano! Vi è forse sfuggito?

- Non era lui il nostro uomo - ringhiò Monastario.

Poi, non senza rivolgere ancora una volta lo sguardo al balcone, grugnì un ordine al sergente Garcia e spronò il cavallo.

Rientrando nella sua stanza, Diego sorrise a Bernardo, ed insieme stettero a sentire il rumore dei soldati che si allontanavano.

- La prima cosa che dobbiamo fare è di vedere come Don Nacho sta passando le sue giornate. Ma dobbiamo attendere ancora un po'. Non dobbiamo incorrere in troppi guai. Andremo alla missione dopodomani. Ed ora - sbadigliò profondamente - a letto. Sono stanco.

Due giorni dopo Padre Felipe e Don Nacho stavano discutendo, in chiesa.

Don Nacho era ansioso di abbandonare la sicurezza che il luogo sacro gli offriva, mentre Padre Felipe faceva di tutto per convincerlo a rimanere ancora.

- Vi prego di rimanere - gli disse. - Il comandante spesso invia le sue pattuglie a controllare la strada anche a Nord di San Fernando. Dovete rimanere assolutamente.

- Devo andare a Monterey per parlare al governatore - rispose Don Nacho. - Egli saprà distinguere fra un traditore ed un uomo onesto, ne sono certo. Inoltre - proseguì il vecchio mentre si guardava attorno - non posso pretendere che questo Zorro, chiunque egli sia, si dia da fare per me mentre io resto qui inoperoso e in tutta sicurezza. E un'altra cosa - aggiunse. - Voi potreste avere dei guai per avermi dato rifugio. Sapete bene quanto sia crudele il comandante.

- Eppure insisto ancora - gli rispose il sacerdote - nel pregarvi di rimanere, almeno finché non siamo certi che si sono stancati di darvi la caccia.

- No, Padre! - Don Nacho aveva preso la sua decisione. - Devo far presente la mia situazione al governatore. Partirò presto... forse domani.

Padre Felipe sospirò e si dette per vinto, vedendo quanto Don Nacho era risoluto nella sua decisione. Ma ciò che nessuno dei due sapeva era che fuori della chiesa, intento a riparare una crepa nel muro, c'era un omino con una faccia curiosa come il muso d'una scimmia. Il suo nome era Crespo, ed egli aveva ascoltato avidamente quella lunga conversazione sin da quando il nome di Nacho Torres era stato pronunciato per la prima volta. Immediatamente gli balenò alla mente quanto era stato annunciato: il grosso premio di cinquecento pesos offerto a chi avesse saputo catturare Don Nacho Torres.

Non appena Padre Felipe e il suo amico smisero di parlare, Crespo depose la cazzola e si allontanò dalla chiesa.

Dapprincipio camminò lentamente, pensando a ciò che stava per fare, e fantasticando sull'avvenire che gli avrebbero procurato i cinquecento pesos. Poi accelerò il passo e oltrepassò correndo il cancello della missione, in direzione di Los Angeles, per raccontare il suo segreto e prendere possesso della somma, costituita da una cifra superiore a quanto egli avesse mai sperato di possedere in tutta la sua vita.

I suoi piedi nudi sollevavano nuvolette di polvere mentre la corsa si faceva sempre più veloce.

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