Non restava che la fuga. Sandokan, Marianna, Yanez, Sambigliong, Giro Batol e pochi altri tigrotti procedevano nel fitto della boscaglia, sparuta pattuglia superstite di un piccolo esercito che era stato per anni invincibile. Nei loro occhi c'era rabbia, disperazione, furore; ma non potevano fare altro che fuggire. Più indietro, alle loro spalle, su diverse direttrici di marcia, i soldati avanzavano, braccandoli. Come mute di cani feroci.

Di quando in quando, i fuggiaschi tentavano di attestarsi in una posizione riparata per contrastare il passo al nemico, ma dopo un breve scambio di colpi, dovevano riprendere la fuga, tanto era grande il divario delle loro forze. I soldati avanzavano con muli e cannoni, in grado in ogni momento di gettare sui pirati una valanga di ferro e di fuoco. Di quando in quando un tigrotto, spontaneamente, si fermava dietro un riparo naturale, un tronco caduto, un sasso, e si metteva a sparare. Ma questi sporadici tentativi di resistenza avevano il solo effetto di ritardare appena l'avanzata del nemico poiché il tigrotto suicida dopo pochi minuti era circondato e crivellato di colpi.

Con un plotone di soldati, il gruppo più numeroso e forte, procedeva anche Lord Brooke seguendo su una carta gli spostamenti di Sandokan e dei suoi compagni, segnalatigli continuamente. Era chiaro che Sandokan cercava di raggiungere la riva opposta dell'isola, e Brooke si rendeva conto di aver commesso uno sbaglio, non contemplando questa eventualità, nel suo piano di battaglia. Si fermò per studiare la possibilità di effettuare un accerchiamento e di tagliare la strada al suo nemico implacabile, quando, dall'alto di un cocuzzolo, Giro Batol lo vide. Allora il piccolo malese gridò a Sandokan:

- Li fermo io, Tigre! - e si slanciò indietro gridando ancora: - Due tigrotti con me.

Si precipitarono giù per la boscaglia, attraverso i fitti cespugli, strisciando o correndo o ruzzolando, ma deciso lui e i due uomini che lo seguivano a uccidere o ad essere uccisi. Così riuscirono a giungere vicino al gruppo comandato da Lord Brooke. Arrivarono di sorpresa. D'un tratto, con un urlo selvaggio, Giro Batol e i due tigrotti mulinando ferocemente i parang, scaricando le pistole, si slanciarono contro i soldati che costituivano l'avanguardia del plotone di Lord Brooke: erano tre e sembravano dieci. I soldati cadevano feriti o uccisi, sorpresi, incapaci di reagire e di difendersi, mentre Giro Batol e gli altri continuavano la loro folle corsa sparando, urlando, menando fendenti con le spade.

Lord Brooke, che era ancora un po' indietro, guardava impassibile la scena; d'un tratto Giro Batol lo scorse e allora un lampo d'odio gli bruciò la faccia. Il parang levato, si slanciò verso di lui urlando:

- James Brooke! James Brooke!

Alcuni uomini gli si fecero incontro, ma egli si fece largo mulinando il parang; un soldato gli sparò alle spalle per fermarlo - lo ferì; Giro Batol traballò; ma ebbe ancora la forza di alzarsi, di correre contro il nemico mortale. Era giunto ormai ad un passo da Brooke, alzò il parang: Brooke puntò freddamente la pistola e, calmo e impassibile, gliela scaricò in faccia, abbattendolo.

 

 

 

 

Sandokan, Marianna, Yanez e gli altri continuavano intanto la fuga attraverso la foresta. Il sole era ormai alto e i suoi raggi attraversavano il fogliame degli alberi, riscaldavano il sottobosco, suscitando il risveglio di migliaia di insetti fastidiosi: i superstiti della piccola pattuglia correvano ormai disperati, sudando, trascinandosi esausti: il caldo e gli insetti li tormentavano, la sete chiudeva le loro gole.

Ad un certo punto Marianna barcollò. La stanchezza l'aveva invasa insieme con la disperazione. Sandokan cercava di sostenerla ma anch'egli era stanco. Ad un tratto si fermò. A pochi passi di distanza aveva notato una pianta coperta di frutta succosa: fece sedere Marianna e corse per raccogliere un frutto che li avrebbe almeno dissetati. Yanez sempre vigile stava di guardia e ad un tratto gridò:

- Ehi! Sandokan.... fai presto!

Ma l'avvertimento era già inutile, perché fu coperto da una scarica di fucileria. Yanez gridò:

- A terra! A terra!

Si buttò addosso a Marianna facendola rotolare sotto un albero e coprendola con il proprio corpo.

La fucileria durò pochi istanti. Sandokan aveva scorto i soldati e, rapido come un baleno, furioso come una tigre ferita, si era slanciato su di loro con la scimitarra sguainata e aveva colpito a destra e a sinistra uccidendo, uccidendo, uccidendo!

Tornò indietro di corsa; aiutò Marianna a rialzarsi.

Yanez disse:

- Andiamo!

Tutti ripresero a correre tra i cespugli nella boscaglia; ma Marianna non riusciva più a correre come prima; sempre più pallida, sempre più debole, vacillava. Sandokan la trascinava per mano e lei sì lasciava trascinare stringendo i denti. Ma d'un tratto non ne poté più, sì lasciò andare. Sandokan sì fermò; si voltò a guardarla; vide il suo pallore e comprese.

- Marianna - mormorò. - Sei ferita!

Sul petto di Marianna scorreva il sangue che si allargava sull'abito bianco in una macchia vermiglia grande come una rosa. Tutti si fermarono intorno a lei muti, tesi, commossi.

- Perché non hai detto niente?

- Per non fermarti, Sandokan.... - mormorò Marianna. Poi fissò intensamente gli occhi negli occhi del suo sposo e soggiunse: - Come ti amo!... Questo poco tempo vissuto con te vale più di cento anni d'amore....

Tacque. Non aveva più la forza di parlare. Sandokan, come inebetito, pieno d'amore, di pietà intensa e struggente, non poté far altro che stringerla teneramente tra le braccia e mormorarle come se fosse un segreto fra loro due:

- Ho amato solo te e continuerò ad amarti finché avrò vita.

Ma subito la sua violenza, la sua rabbia, il carattere che avevano fatto di lui il pirata più temibile del mari della Malesia, presero il sopravvento: lo costrinsero ancora a lottare, a ribellarsi. Raccolse Marianna fra le braccia, la sollevò; si mise a correre portandola in braccio seguito dai tigrotti. E corsero, corsero ansimando, incespicando, resistendo al desiderio di lasciarsi andare, corsero attraverso la boscaglia afosa, tormentati dalla sete e dagli insetti. Yanez, il viso stravolto, ma duro, stringendo fra le labbra l'ultima sigaretta spenta, chiudeva la ritirata.

Poi, d'un tratto, Sandokan si fermò. Senza voltarsi disse con voce bassa, chiara, tremenda:

- E morta, Yanez. E' morta.

E lentamente, dolcemente, l'adagiò a terra: ve la compose, ne accomodò i lunghi capelli biondi sparsi sul viso. Poi si alzò, fece un cenno con il capo ai tigrotti che erano vicini e questi cominciarono a scavare la fossa con i parang; fu una fossa poco profonda, perché non c'era tempo. Sandokan, chiuso in un dolore atroce, vi depose il corpo della donna amata. La spoglia fu coperta di terra e poi di grossi sassi; Sambigliong, in disparte, con una selce appuntita. scrisse su una lastra di pietra il nome: Marianna.

Sandokan parve risvegliarsi in quel momento; si rivolse all'amico fedele:

- Yanez, qual è il simbolo della sua religione? Forse vorrebbe accanto il suo Dio, nella morte.

Senza rispondere Yanez staccò due rami da un albero; li ripulì e con un tralcio li legò a forma di croce. Si inginocchiò a terra e piantò quella rozza croce fra i sassi, sopra quello sul quale era stato inciso il nome.

In quel momento si udì il rumore del nemico che avanzava; si udirono degli spari; Sandokan s'inginocchiò a sua volta accanto alla tomba di Marianna, si sfilò l'anello dal dito e lo pose ai piedi della croce.

Agli spari, Yanez si era slanciato indietro; cominciò a sparare a sua volta. - Sandokan! - gridò: - Sandokan! - E poi rivolto ai tigrotti che erano accorsi accanto a lui: - Fuoco! Diamogli addosso!

Tutti si slanciarono contro il nemico che avanzava, sparando e mulinando i parangs. Sandokan rimase solo; sembrava indifferente a tutto: il suo volto era devastato dal dolore. Poco dopo, cessato ogni rumore alle sue spalle, vide riapparire Yanez, il quale gli si avvicinò, gli pose una mano sulla spalla.

- Dobbiamo andare - disse.

Sandokan si voltò a guardarlo, con gli occhi sbarrati, fissi: forse non lo riconobbe nemmeno.

 

 

Erano passati solo pochi minuti quando sul luogo giunse Brooke con i suoi uomini. Vide la croce, e prima ancora di leggere il nome inciso sulla pietra seppe che Marianna era morta: il suo cuore tremò.

- Dia l'alt! - comandò all'ufficiale che lo seguiva. E ordini ai soldati di presentare gli onori militari a questa tomba.

- Ma altezza.... intanto i pirati ci sfuggiranno! - rispose l'ufficiale stupito.

- Ordini gli onori militari, le ho detto. - Tacque. Rimase un momento assorto mentre il suo viso impassibile sembrava trasfigurato. Poi, lentamente, incominciò a recitare alcuni versi che gli giungevano alla memoria da una lontana fanciullezza: - " Buonanotte, dolce principessa.... le schiere d'angeli ti conducano cantando al tuo riposo.... ".

La sua voce fu coperta dagli spari dei soldati che rendevano gli onori militari a Marianna, la dolce principessa.

 

 

La boscaglia terminava con un dirupo che giungeva fin sulla scogliera. Affacciandosi sulla punta più alta del dirupo, Yanez scorse, ancorata nella piccola baia sottostante, una barca da pesca.

- C'è ancora: non mi ero sbagliato - disse. - Ricordi Sambigliong, che belle partite di pesca?

Le sue parole furono interrotte da colpi di fucile. Un tigrotto che stava accanto a lui si abbatté; egli lo accolse fra le braccia, lo adagiò lentamente a terra, poi rialzandosi gridò:

- In mare, presto!

I soldati erano a ridosso dei superstiti; quindi, mentre i tigrotti stavano approntando la barca, Yanez si mise al riparo dietro un ammasso di scogli, tenendo puntato il fucile in direzione dei nemici che ancora non si vedevano ma che si udivano avanzare tra le frasche.

Alle sue spalle Sambigliong gridò:

- E' in mare!

Yanez si alzò in piedi. I soldati che si erano affacciati in cima al dirupo incominciarono a sparare contro di lui. Egli gridò:

- Eccomi! - Poi rivolto a Sandokan che si tratteneva ancora sulla battigia, gli gridò: - Vieni Sandokan. Non c'è tempo da perdere.

Sandokan lo guardò cupo, il suo aspetto mostrava la decisione di non partire.

- E' inutile, Yanez - disse. - Non è rimasto più niente per cui lottare. Tutto è finito.

- Ti sbagli, Sandokan. E' rimasta Mompracem: ed è tutta su quella barca.

I due amici si guardarono e Yanez si rese conto che in Sandokan agivano due forze contrastanti: l'affetto per lui e per gli ultimi pirati risvegliato dalle sue parole, e un cupo desiderio di morte. Allora incalzò:

- Non vorrai lasciarci morire da soli.... Vieni! - lo afferrò per una spalla e lo sospinse verso la barca. Poi, quando Sandokan fu a bordo, ordinò:

- Sambigliong e Kibur ai remi; e tu sbroglia la vela; e tu - gridò ad un altro tigrotto - con me!

Si accovacciò sotto il parapetto e incominciò a sparare contro i soldati che, scendendo a precipizio giù per il dirupo, si slanciavano a mettersi al riparo dietro li scogli.

 

 

Lord Brooke giunse sulla riva pochi istanti dopo e poté vedere la barca che si allontanava a forza di remi: non c'era vento e la vela pendeva floscia; se avesse prevista questa possibilità di fuga, avrebbe potuto mandare una nave ad aspettarli. Non l'aveva fatto, ed ora Sandokan gli sfuggiva: vinto, umiliato, ferito perfino nella persona che gli era più cara.... sì, ma gli sfuggiva. Non poteva impiccarlo sulla piazza più grande di Labuan!...

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