La ricostruzione era incominciata. Prima le opere difensive, poi le capanne. Terminato il contagio, la vita aveva ripreso febbrilmente sull'isola. Il materiale da costruzione non mancava: le canne di bambù che servivano per le pareti delle capanne, le grandi fronde delle palme che venivano usate per coprire i tetti e per intrecciare le stuoie. Era tutto quello che serviva ai superstiti.
Sul molo era stata costruita una torre di vedetta; lungo la spiaggia, una staccionata sostituiva le antiche opere difensive che erano state distrutte col fuoco.
Fu forse la stanchezza che seguiva le giornate di intensa operosità o la gioia dello scampato pericolo a far rallentare l'attenzione delle sentinelle. Così una notte le sentinelle che sorvegliavano il mare dall'alto della torre non videro che qualcosa, una massa scura, indistinta, si avvicinava alla riva. D'altra parte, però, anche se l'avessero notata non si sarebbero messe in allarme: era un tronco d'albero spinto alla risacca verso la riva.
Il tronco toccò uno dei pali della torre; si fermò; stranamente la risacca non se ne impadronì di nuovo: rimase fermo, come inchiodato al palo. Le due sentinelle percepirono l'urto, guardarono in giù, si tranquillizzarono. Forse avevano anche un po' di sonno: non c'era del resto motivo di allarme: era un qualsiasi tronco portato dal mare. Si rimisero a sedere, tranquille, forse si assopirono un poco.
Passò qualche minuto; quando fu tutto tranquillo e il movimento delle sentinelle sulla piattaforma cessò, due ombre sbucarono dall'ombra del tronco: due uomini completamente vestiti di nero che portavano cappucci neri; due uomini invisibili, nel buio della notte. Si afferrarono ai pali della torretta, incominciarono ad arrampicarsi silenziosamente, lentamente, inesorabilmente, verso la piattaforma. Ciascuno di loro stringeva tra i denti un pugnale. Giunsero alla piattaforma da due punti diversi; balzarono su all'improvviso e prima che i tigrotti potessero lanciare un grido d'allarme li uccisero; poi, rivolti verso il mare, fecero un segnale.
Poco dopo, altri tronchi cominciarono a giungere a riva; e dietro a ciascun tronco, due, tre, quattro uomini, mascherati e vestiti di nero, toccavano terra, si arrampicavano sugli scogli, scivolavano sulla sabbia della spiaggia.
Appena tutti gli uomini incappucciati ebbero raggiunto i limiti della spiaggia e si furono nascosti dietro ogni possibile riparo, il kriss dalla lama serpeggiante stretto nel pugno, una grossa zattera giunse a riva. Dalla zattera fu gettato un ponte e un battaglione di soldati lo attraversò. In silenzio, muovendosi come ombre, gli uomini si slanciarono ad occupare i punti strategici della spiaggia dando il cambio agli incappucciati.
Ancora non era stato sparato un colpo di fucile, ancora nessuno aveva dato l'allarme. La prima parte dell'operazione, condotta secondo la brillante strategia di Lord Brooke, era pienamente riuscita; ora bisognava continuarla. Il secondo punto era l'incendio delle navi dei pirati in modo da chiuder loro la ritirata. Gli incappucciati si liberarono il viso, si tolsero di dosso gli abiti neri mimetici e si avviarono a svolgere il secondo punto dell'attacco: salirono sui prahos, scesero nelle stive e appiccarono il fuoco.
Yanez che non aveva udito alcun rumore sospetto, stanco della giornata di lavoro, stava prendendo un bagno, com'era solito fare nelle prime ore della notte, nella tinozza posta nel giardino della sua casa.
- Ah! avevo dimenticato l'effetto dell'acqua sulla pelle! - esclamò. Poi chiamò: - Giro Batol! - Attese invano, la risposta del tigrotto e lo chiamò di nuovo più forte: - Giro Batol!
Giro Batol, che se ne stava poco distante, nascosto dietro un cespuglio insieme con la sua fidanzata, si decise a rispondere.
- Eh?!
- Impara a servirti dell'acqua - disse Yanez: - .... almeno bollita.
Si passò la spugna insaponata sul viso e si abbandonò alla carezza dell'acqua tiepida con voluttà. Rimase così per qualche minuto poi alzò la testa: gli era sembrato di notare un bagliore inconsueto: il suo sguardo si fissò lontano.
- Sambigliong! - chiamò.
Il grosso malese apparve.
- Sì, signor Yanez?
Yanez posò con calma la spugna continuando a guardare lontano.
- Non avevamo deciso di non bruciare più niente? - domandò.
- Sì, signor Yanez.
- E quello, allora, che cos'è?
In quel momento esplose, sulla spiaggia, un colpo di cannone. Yanez riconobbe dal rombo che si trattava del cannoncino piazzato fra li scogli: un'arma leggera che poteva essere manovrata da un solo uomo. Balzò fuori della tinozza; si rivestì rapidamente e corse verso gli scogli che frastagliavano la spiaggia. Mentre egli correva, da vari punti della costa, si incominciò a sparare.
Se nessuno degli abitanti dell'isola si era accorto dell'invasione, Sandokan ne aveva avuto come la premonizione; ed infatti prima di andare a coricarsi aveva voluto compiere un giro d'ispezione. Aveva intravisto le ombre; aveva visto avanzare i tronchi sospinti dal mare, aveva visto giungere la zattera con i soldati, aveva visto l'invasore incominciare ad incendiare i prahos. Provò a lanciare un grido d'allarme, ma la sua voce fu rapita dal vento e nessuno la udì. Allora si era precipitato verso il cannoncino che si trovava fra gli scogli poco distante dalla sua casa; lo aveva caricato rapidamente e aveva fatto fuoco.
Il colpo segnò l'inizio di una sparatoria generale.
Yanez, seguito da Giro Batol e da Sambigliong giunse agli scogli; agilmente saltò fra i massi, finché non arrivò accanto a Sandokan.
- Credevo che fossi andato a dormire - disse questi.
- Io invece ero sicuro di trovarti dove c'era puzzo di bruciato - rispose Yanez. Tacque in ascolto: - dappertutto si udivano colpi di arma da fuoco. Riprese: - Ma ho l'impressione che nessuno di noi dormirà più per molto tempo.... Senti? sparano dovunque: dopo il colera arriva Brooke in persona.
Intanto l'invasione continuava su vari punti della costa. I soldati giungevano con le scialuppe, formavano delle teste di ponte, balzavano all'attacco di capanne isolate sparando in continuazione. I tigrotti sorpresi nel sonno, ridotti di numero dal colera, non potevano far altro che difendersi indietreggiando, abbandonando una posizione dietro l'altra e perfino i ripari di fortuna: un sasso dietro il quale si erano appostati per rispondere al fuoco, un albero, un cespuglio.
Quando incominciò ad albeggiare apparve sul mare una grande zattera. Su di essa, in piedi, terribili nei loro costumi di guerra, stavano i daiacchi.
Quando l'ufficiale che comandava il reparto d'assalto vide giungere la zattera comandò ai suoi uomini:
- Conoscete l'ordine del rajah bianco: niente prigionieri! Abbandonateli ai daiacchi.
Costoro avanzavano con i parang sguainati. Appena giunti alla spiaggia, si slanciarono in tutte le direzioni e cominciarono il massacro: chiunque cadeva sotto le loro mani morto o vivo, donna o fanciullo, veniva decapitato.
Intanto gli ultimi difensori validi dell'isola, con a capo Sandokan e Yanez, avevano preso posizione dietro la staccionata. Pochi com'erano, rispondevano al fuoco dei soldati appostati poco distante, con la forza della disperazione. Ma già quel piccolo baluardo cominciava ad ardere, torce e frecce incendiarie vi erano state lanciate contro: la difesa della staccionata era impossibile. Sandokan allora si rivolse ai suoi tigrotti gridando:
- Ognuno venda cara la vita: questo è il mio ultimo ordine!
Sparò l'ultimo colpo che aveva nella pistola; premette di nuovo il grilletto senza risultato, allora lanciò l'arma contro un soldato nemico, sguainò la scimitarra si lanciò in avanti lanciando il suo terribile urlo di guerra, pronto a farsi uccidere, a vendere cara la pelle come aveva ordinato ai suoi uomini. Ma di colpo si fermò tendendo l'orecchio: di lontano gli era giunto il suono dell'armonium.
- Che cos'è? - domandò Yanez che lo aveva seguito.
E Sandokan:
- Marianna! .... Mi sta chiamando!
Si voltò; abbandonò la lotta e corse via.
Yanez rimase un attimo pensieroso, in silenzio, poi si scosse e ordinò:
- Giro Batol! svelto, con me!
Si slanciò sulle tracce di Sandokan seguito dai due fedelissimi e da pochi altri tigrotti superstiti. Forse Marianna era in pericolo e Sandokan era corso a difenderla o a morire con lei. E lui, Yanez, correva a difendere Sandokan o a morire con lui.
Marianna suonava l'armonium. Le dita leggere della mano destra scorrevano sulla piccola tastiera, mentre con la mano sinistra maneggiava il soffietto del mantice. Ad un tratto sentì la presenza di Sandokan nella stanza: smise di suonare, si voltò. Sandokan si era avvicinato. L'abbracciò.
- Ho sentito il suono dell'armonium e sono venuto - disse teneramente.
- Ti chiamavo, infatti, perché avevo paura.
Egli la tenne stretta tra le braccia: Marianna tremava.
Ma fu appena un attimo di abbandono, perché subito Yanez, Giro Batol e gli altri - tigrotti incominciarono a salire la scala della sua casa e Sambigliong, senza indugio aveva preso a sparare.
- Sambigliong! - gridò Yanez. Brutto animale! Che fai.... ammazzi gli amici, adesso?
Marianna e Sandokan apparvero sulla porta e Yanez si rivolse al suo capo, al suo fratellino, dicendogli:
- Mompracem è tutta qui, Sandokan.
- Dobbiamo attraversare l'isola e raggiungere la costa occidentale: c'è una grande scogliera e lì non sono certamente sbarcati.
- Allora svelti - gridò Yanez. - C'è da attraversare tutta la foresta. Andiamo.
Poche ore più tardi Lord James Brooke scese a terra. Sulla rocca di Sandokan non sventolava più la rossa bandiera ornata della testa di tigre: al suo posto era stata issata la bandiera del rajah di Sarawak.
Sceso a terra, Brooke si guardò intorno. I soldati erano ormai padroni della costa e stavano incendiando le ultime capanne del villaggio. Qua e là, sparsi per terra, i corpi dei tigrotti morti, delle donne e dei bambini.... tutti decapitati. Lord Brooke si rivolse al comandante dello sbarco domandandogli:
- Avete catturato Sandokan e Yanez de Gomera.
- Non ancora, altezza. Sono fuggiti nella boscaglia, ma i nostri uomini li incalzano.
- Andiamo anche noi - disse Brooke. - Spero di assistere alla fase finale di questa caccia.
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