Quasi tutti i giorni arrivava una zattera o una barca piena di uomini che volevano raggiungere la terra della libertà. Allo stesso modo, giunse un giorno la scialuppa del principe Batù. Avvistata da lontano, riconosciutala come un'imbarcazione troppo ricca per essere quella di un profugo, anche Sandokan scese sulla spiaggia.

L'uomo dall'aspetto nobile e fiero, che stava in piedi al centro dell'imbarcazione, vide Sandokan; balzò a terra e gli si avvicinò.

- Tigre della Malesia - disse: - sono Batù, rajah di Mati. Da tanto tempo sento parlare di te e delle tue gesta. Tu sai che il mio regno è piccolo. La mia stirpe è nobile, ma la nostra potenza non è certo paragonabile alla tua.

- Conosco il tuo nome e il tuo regno - rispose Sandokan. - Anche se fra le nostre famiglie non c'è sempre stato buon sangue, sono lieto di accoglierti in amicizia.

- Questo volevo proporti. Seppelliamo il passato. Oggi un piccolo popolo come il mio non ha che due scelte: o servire gli europei o vivere in libertà sotto la tua protezione.... Spero che tu voglia accettarmi fra i fedeli di Mompracem - concluse offrendogli con ambo le mani un cofanetto.

- Non c'è bisogno di doni per suggellare un'amicizia nuova. D'ora in poi, tu, Batù, e i tuoi uomini sarete sempre al mio fianco come compagni.

Così dicendo lo strinse in un abbraccio, da pari.

Ma se le parole di Batù avevano convinto Sandokan, non avevano fatto breccia nel cuore di Giro Batol che, con i suoi occhi piccoli e acuti, continuava a scrutare il viso di Batù e i suoi due servi che erano rimasti in silenzio sulla barca. Così, quando tutti se ne furono andati, Giro Batol ciondolò ancora un poco nei dintorni del porto; e quando, più tardi, a buio, si incontrò con la ragazza che aveva intenzione di sposare, la condusse dietro un ammasso di rocce da cui si poteva vedere il molo e soprattutto la barca del principe, senza essere visti. Infatti, i due servi, che, ignari di essere spiati, si erano avvolti nelle coperte e avevano finto di dormire, non appena udirono i passi del principe si alzarono. Il principe giunse in silenzio: non disse una parola, ma i servi sapevano perché era ritornato e uno di loro estrasse dalla canna di un flauto una boccetta che vi era nascosta e la consegnò al suo padrone. Questi fece segno a uno dei servi di aspettare, poi, seguito dall'altro, si allontanò, risalendo la costa, mentre il primo cominciava a sciogliere gli ormeggi.

Giro Batol aveva visto tutto, e silenziosamente si mise a seguire Batù. Lo vide giungere al pozzo, versare il contenuto della fiala nel secchio, e poi far scendere il secchio nell'acqua. Tutto si svolse in pochi attimi, poi il principe e il servo si allontanarono di corsa.

Per un istante, Giro Batol rimase interdetto, poi capì e si precipitò alle calcagna dei due. Li raggiunse sul molo, quando già stavano per saltare sulla barca. Ma il tigrotto con un balzo riuscì a fermare Batù e a gettarlo in terra. Incominciò una lotta furiosa: i due servi accorsero a dare manforte al padrone e, per quanto Giro Batol fosse abile nella lotta, riuscirono ad avere il sopravvento. Il tigrotto cadde in mare e i due servi ne approfittarono subito per tentare di affogarlo, tenendogli la testa immersa sott'acqua.

D'un tratto, però, risuonarono due spari e i due servi si abbatterono esanimi; Giro Batol rialzò la testa ansimando profondamente.

Yanez, con due pistole ancora puntate, scendeva lentamente verso il molo.

- Altezza - domandò con calma ironia - le dispiacerebbe spiegarmi perché ì suoi servi stavano affogando Giro Batol?

- Certamente - rispose Batù impassibile. - Quell'uomo mi ha assalito. Abbiamo pensato che volesse derubarmi.

- Perché lo hai assalito, Giro Batol? - domandò Yanez.

- Ha fatto qualcosa al pozzo, ci ha buttato della roba, forse del veleno.... poi cercava di fuggire.

- Mi sono bagnato la fronte per purificarmi con acqua non salata spiegò con sicurezza Batù. - E ora volevo andare a pregare. La mia religione esige la solitudine per la preghiera.

- Benissimo, rimandi la preghiera di un poco - disse Yanez con molta calma. Gli puntò la pistola addosso e soggiunse: - Ora deve seguirmi.... anzi, precedermi. Prego. Poi, giunti al pozzo, ordinò a Giro Batol: - Riempi d'acqua il secchio. - Aspettò che il tigrotto avesse eseguito e ordinò ancora:

- Adesso fallo bere!

Giro Batol avvicinò il secchio alle labbra di Batù, che si irrigidì terreo, senza bere.

- Ha paura di bere? - domandò ironicamente Yanez. - Beva, o le pianto una palla nel cervello. Attento. Non dico mai due volte la stessa cosa.

Allora Batù si chinò, appoggiò le labbra sull'orlo del secchio, ma senza toccare l'acqua che vi era contenuta. Ma Giro Batol non lo perdeva di vista, gli afferrò la testa e gliela spinse dentro.

- Lascialo adesso! - ordinò Yanez. Poi rivolto al principe: - Mi dispiace, altezza. Scusi l'inurbanità con cui la tratta quest'uomo. Evidentemente non la può soffrire. - E a Giro Batol: - Mettigli tre uomini di guardia. Domattina vedremo se è vivo.

 

 

Tre uomini armati controllavano a vista Batù, seduto a terra, calmo e impassibile, a poca distanza dal pozzo. Intorno si erano raccolti molti tigrotti, in attesa, minacciosi.

Era giorno da tempo, ormai, e Yanez, sempre calmo e tranquillo, una sigaretta tra le labbra, stava avvicinandosi. Diede a Batù una rapida occhiata, quasi ignorandolo, poi si rivolse al suo fedele tigrotto.

- E' vivo - costatò. - Conosci un veleno così lento ad agire, Giro Batol?

- No, signor Yanez.

- Bene! - E rivolto alle donne che aspettavano vicino al pozzo soggiunse ad alta voce: - Si può bere!

Più tardi, Yanez andò da Sandokan; era perplesso e anche un poco preoccupato.

- L'ho fatto chiudere in una baracca - gli disse. - Non ha avvelenato il pozzo come temeva Giro Batol, ma sicuramente stava fuggendo con la sua barca. Non capisco che cosa è venuto a fare qui a Mompracem, allora. E strano che uno abbandoni improprio regno e dopo un giorno cambi di nuovo idea.... Che pensi di fare di quell'uomo?

- Non lo so ancora - rispose Sandokan non meno perplesso. - Voglio parlargli, prima di decidere.

Si recarono alla baracca, sorvegliata da tigrotti armati; entrarono e lo spettacolo che si presentò ai loro occhi li agghiacciò.

Batù giaceva a terra, rantolante: si era cacciato nel ventre una lunga striscia di ferro strappata dalle pareti della baracca. Le sue mani, ancora strette sul ferro, erano tagliate e insanguinate. Sandokan si piegò su di lui, incapace di comprendere quel gesto così sproporzionato a quanto era accaduto.

- Perché lo hai fatto? - domandò sgomento.

Batù rantolava, sembrava in preda al delirio.

- Ho gettato nel pozzo acqua inquinata di colera - mormorò rauco, allucinato. - Io.... Io.... soffro.... un dolore.... un dolore tremendo.... Sandokan, ti prego.... uccidimi.

Sandokan rimase come fulminato per un attimo; poi esplose in un urlo di rabbia.

- Chi ti ha mandato?

- Nessuno - rispose Batù rantolando.

- Perché l'hai fatto, allora?

A frasi spezzate, Batù rispose:

- Te l'ho detto.... oggi c'è una sola scelta.... o con gli europei o contro di loro.... Pensavo che distruggendo Mompracem avrei potuto estendere il mio regno.... diventare più potente.... Speravo di.... di.... - Non riuscì più a parlare; si inarcò; sulle sue labbra affiorò una schiuma biancastra.

Sandokan si alzò in piedi; estrasse la pistola e gli sparò freddandolo. Per un istante fissò quel corpo, la fronte aggrottata. Una rabbia e un dolore sordi si erano impadroniti di lui.

- Sono i nostri stessi a tradire - mormorò intensamente. - I nostri fratelli....

- Questo sciagurato ha voluto compiere un gesto che lo mettesse in buona luce presso James Brooke - commentò amaramente Yanez. - Mi chiedo a che cosa porterà tutto questo.

Sandokan aveva subito afferrato la situazione e quasi con orrore gridò ai tigrotti che erano entrati nella baracca richiamati, dagli spari:

- Presto! Bruciate il suo corpo e i suoi vestiti! Fate bollire l'acqua, prima di bere.

Yanez lo guardò, calmo, come sempre. Ma nei suoi occhi non c'era più quel lampo di divertita ironia che affiorava sempre nel suo sguardo: c'era un profondo cupo dolore.

- Troppo tardi, Sandokan!... Troppo tardi.

 

 

Infatti era troppo tardi. Le donne che avevano attinto acqua quella mattina l'avevano bevuta e l'avevano fatta bere ai loro figli e ai loro uomini. Il contagio dilagò a poco a poco e a Mompracem non c'erano medicinali che potessero arginarlo. Le prime vittime furono i bambini, poi le persone più deboli, le donne, i vecchi.

L'unica precauzione che poté essere presa fu quella di bruciare i morti, le capanne, le masserizie.

Ogni giorno accadevano scene strazianti: molti di coloro che erano giunti a Mompracem come profughi, gente semplice e primitiva, non riusciva a capire come il contagio potesse derivare dall'acqua e si affollavano davanti al pozzi, assetati e sfiniti, e non comprendevano perché i tigrotti li allontanassero con tanta crudeltà.

Ai tigrotti, i fedelissimi di Sandokan, toccavano anche altri compiti ingrati: dar fuoco alle capanne, e, trasformati in monatti, portare i cadaveri ai roghi, strappare dalle braccia di una madre disperata un bambino in preda al contagio, tener lontani dal recinto che serviva da ospedale i parenti angosciati.

Marianna si aggirava fra i malati che giacevano su piccole brande improvvisate o addirittura per terra. Sfinita dalla stanchezza, affranta dal dolore, la sposa di Sandokan riusciva ogni giorno a trovare la forza per portare la sua presenza, il suo aiuto, il suo consiglio, in mezzo a loro.

A nulla servì bollire l'acqua, ardere i morti e bruciare le capanne: il colera fece il suo decorso regolare. Scomparve da solo, lasciando in vita soltanto gli individui più forti. Costoro si trascinavano per l'isola, fra i resti fumiganti delle capanne, come spettri; gli uomini con le barbe lunghe, le donne stanche, emaciate: ombre che camminavano.

Furono giorni e giorni e settimane di disperazione; finalmente il contagio cessò. Mai Mompracem aveva subito una sventura più grande: ben pochi dei tigrotti, veterani di cento battaglie, erano sopravvissuti.

 

 

Marianna suonava all'armonium una musica dolcissima e triste; la sposa di Sandokan metteva in quella musica tutta la passione del suo animo affranto.

- Ho sentito la musica e ho capi che eri tornata - disse Sandokan entrando.

Marianna si voltò, si alzò, gli andò incontro.

- Mi sentivo sola, ti ho chiamato....

Vacillò.

- Marianna! gridò Sandokan. - Sei stanca.

- No.

- Riposa.

- No, devo andare. Mi aspettano.

Ma Sandokan la sollevò e la depose sul divano, impedendole di alzarsi.

- Tutto è finito ormai. Non c'è più nessun malato da quasi una settimana: adesso devi riposare.

- I convalescenti hanno ancora bisogno di me.

- Sono io che ho bisogno di te, ora.

Sandokan sì chinò su Marianna, la baciò con dolcezza. Rimasero stretti l'uno all'altra. Con il volto sul petto del marito Marianna disse piano:

- Ricordi quando eri fra la vita e la morte in casa dello zio a Labuan? lo ti curavo.... e quando non ero accanto a te mi mettevo al piano.... suonavo.... era un modo per chiamarti come ho fatto ora.... perché avevo bisogno di te, perché ti volevo....

Sandokan alzò la testa; guardò Marianna, ma il suo pensiero era lontano. Mormorò:

- Stasera camminavo fra le rovine, le ceneri, le tombe.... Cercavo i miei compagni di tante battaglie.... e non trovavo nessuno. Yanez mi ha detto che si sono salvati solo una cinquantina di uomini....

- Sono i tuoi, i nostri tigrotti: con loro possiamo ricominciare.

- Sì.... ricominceremo.


Warning: preg_match() [function.preg-match]: Delimiter must not be alphanumeric or backslash in /home/www/megane.it/hinomaru.megane.it/php-include/intestazioni.inc on line 340

Warning: preg_match() [function.preg-match]: Delimiter must not be alphanumeric or backslash in /home/www/megane.it/hinomaru.megane.it/php-include/intestazioni.inc on line 342

Warning: preg_match() [function.preg-match]: Delimiter must not be alphanumeric or backslash in /home/www/megane.it/hinomaru.megane.it/php-include/intestazioni.inc on line 344
HM Pagina principale
Valid HTML 4.01! Get Firefox! Powered by PHP Powered by MySQL
Creative Commons License Tutti i contenuti di questo sito sono pubblicati secondo la licenza di utilizzo di Creative Commons, salvo diverse indicazioni.