Lord Guillonk stava lavorando nel suo studio quando fu interrotto da un servo che gli annunciò Lord Brooke. Era notte e pioveva a dirotto, così quella visita inaspettata incuriosì molto il rappresentante della Compagnia delle Indie.

- Come mai, Lord Brooke?

- Volevo parlarle da solo. Lontano da orecchi indiscreti - rispose questi liberandosi del mantello bagnato e sedendosi. - L'argomento è molto semplice: Mompracem.

- Me l'aspettavo. Sta diventando una grossa questione politica, ed un altrettanto grosso problema d'affari, se vuole.

- Ho sentito il desiderio, direi quasi il bisogno di parlarne con lei, milord. Mompracem non è mai stata così florida, così potente.... mai. In questo momento sta diventando un simbolo per i mari della Malesia. Perché il semplice fatto della sua esistenza fa credere che si può vivere anche senza una bandiera inglese o olandese o portoghese. Credo che in questo modo Mompracem sia ben più pericolosa di quando era solo un covo di pirati.

Guillonk, che aveva seguito con molto interesse il discorso dell'ospite, intervenne piano, con calma, ma con cocciuta convinzione.

- Infatti, lo è. Immagini che seguendo il suo esempio nascano tre, quattro Mompracem in Malesia.... Sarebbe il principio della fine....

Brooke continuò a fissarlo, studiandolo.

- C'è un'altra alternativa.

- E cioè?

- La fine di Mompracem.

- Perché viene a dire proprio a me queste cose? - domandò Lord Guillonk perplesso.

- Perché lei è il rappresentante della Compagnia delle Indie. E qui, la storia, la Compagnia, se non la fa, perlomeno la ispira. Lord Guillonk, in qualunque decisione, qui, il suo parere conta di più di quello di un ambasciatore. Addirittura più di quello del primo ministro, che a Londra spesso deve venire informato a cose fatte....

- Io mi chiedo.... attaccare Mompracem ora che non è più un covo di pirati, ora che è praticamente un vero e proprio piccolo Stato. Non potrebbe venir considerato un atto illegittimo?

- Forse lei si preoccupa per l'incolumità di sua nipote. Da quasi un anno è Lady Marianna la regina di quel piccolo scoglio in mezzo all'Oceano....

Lord Guillonk non rispose subito; poi le sue parole suonarono duramente.

- Non sono abituato a mischiare le questioni di famiglia agli affari. La scelta che mia nipote ha fatto mi ha costretto a cancellarla per sempre dal mio cuore. I miei interessi non possono essere in alcun modo diversi da quelli dell'Inghilterra.

- E qual è, in questo momento, l'interesse dell'Inghilterra?

- Su questo non c'è dubbio: l'interesse mio, della Compagnia, dell'Inghilterra, è che Mompracem sparisca dalla carta geografica. Lei ha forze sufficienti per attaccare quello scoglio?

- Non si tratta di questo punto. Se io attacco Mompracem con grandi forze, posso presumere di avere la meglio. Ma che ne dirà la storia? Che ne dirà soprattutto la gente che vive sui mari della Malesia? La potente Inghilterra ha dovuto mobilitare tutte le sue forze, diranno, per vincere un uomo solo: Sandokan. E Sandokan, anche nostro prigioniero, anche scomparso o morto, resterà un simbolo della ribellione malese. E contro i simboli, i miti, le leggende, non c'è né arma né potenza militare che riesca a spuntarla.

- Ma se lei non intende attaccare Mompracem con tutte le forze di cui dispone, mi dica che cosa intende fare. Come si aspetta che Mompracem possa cadere?

Brooke si alzò, fece qualche passo per la stanza. Non voleva essere lui a dare il suggerimento: era riuscito a portare il discorso fino a quel punto ed ora si aspettava che fosse proprio Lord Guillonk a prendere le decisioni. Disse, reticente, abbassando la voce:

- Ci sto pensando. E vorrei pensarci insieme con lei, Lord Guillonk.

Lord Guillonk aggrottò la fronte; disse, anch'egli sottovoce:

- La cosa migliore sarebbe che Mompracem cadesse in maniera poco appariscente, sparisse come inghiottita dal mare.

- Una fine senza gloria?

- Diciamo: una morte naturale.

- Lei mi ha capito benissimo.

 

 

- Vela in vista! - gridò la sentinella.

Subito sbucando da tutte le parti, una decina di tigrotti armati di fucile corsero verso la spiaggia, mentre altri, Sambigliong in testa, si diressero verso il molo. Appena giunti, Sambigliong puntò il cannocchiale verso l'imbarcazione che si intravedeva in lontananza, e subito ordinò:

- Lasciate stare i cannoni! Non è una vela nemica!

Poco dopo, infatti, una piccola imbarcazione giunse alla riva. Non era una nave e non era neppure una barca: era una zattera sulla quale era stata adattata una specie di capanna. Una, decina di uomini e alcune donne che vi stavano sopra, tutti poverissimi, armati di corti parang e di pistole, guardavano i tigrotti schierati, muti. Uno di loro, forse il capo, quantunque povero come gli altri, alzò la mano in segno di saluto.

- Che cosa volete? - domandò Sambigliong

- Essere accolti in quest'isola - rispose il capo con semplicità ed umiltà. - Sappiamo che molti sono venuti, e altri stanno venendo. Su tutte le coste si racconta che Sandokan e la sua sposa hanno creato un regno libero e felice.

Sambigliong sorrise.

- Sbarcate - disse.

A quel sorriso e a quella sola parola il capo si voltò, lanciò un grido di gioia e tutti, uomini e donne, risposero con un grido di gioia e di entusiasmo.

 

 

La scuola era all'aperto, e i bambini lavoravano in gruppi, secondo il loro estro. Marianna li guidava e li consigliava.

Da una parte, su una grande tela tesa fra due alberi, i bambini stavano completando una serie di quadri in cui era raffigurata la storia e la vita di Mompracem.

- Tu, Timako, che sei bravo a disegnare gli animali - disse Marianna avvicinandosi - disegna un bel babirussa vicino a quell'albero.... E tu, Kadan, puoi invece disegnare i prahos sul mare.

Un gruppo di bambini, guidato da una delle donne, stava facendo il pane. Marianna si avvicinò e si fermò a guardare.

Più lontano un altro gruppo, guidato da un'altra donna, stava impastando l'argilla.

Marianna passava da un gruppo all'altro, sempre con una parola di elogio, sempre con un sorriso, ricevendo in cambio scintillanti occhiate di ammirazione e di affetto.

- Sono contenta - le disse una donna mentre lei le passava accanto. - Tu insegni tante cose ai nostri bambini.

- Sono io che sto imparando tante cose da loro - rispose Marianna con dolcezza.

- Da noi? - domandò un bambino, gli occhi sgranati dallo stupore.

- Sì.... il mondo da cui vengo è diverso.... Lì è tutto meno semplice, meno sincero....

- Perché?...

- Non lo so perché, Rassìa. E' così. Non ci si può fare niente.

Il bambino la guardò attento, poi un lampo di malizia gli illuminò il viso.

- Tu scherzi! - esclamò. E subito soggiunse: - Dopo accendiamo per davvero il fuoco per cuocere il pane?

- Certo. - E poi rivolta ad un altro gruppo: - Intanto noi decidiamo che cosa faremo oggi. Voi che cosa proponete?

- Facciamo la guerra!

- La guerra l'abbiamo già fatta ieri.... Perché oggi non impariamo a fare qualche altra cosa?

- Ma quando ci insegnerai a leggere?

- Adesso che me lo chiedete, possiamo incominciare subito.

 

 

Lassù, nella casa di Sandokan, Marianna suonava l'armonium, mentre Sandokan, sdraiato sui cuscino del letto all'orientale, l'ascoltava assorto. Poi, quando Marianna, finito il pezzo, si rivolse verso di lui sorridendogli, disse:

- La prima volta che sentii pronunciare il tuo nome, Marianna, fu a proposito di questo strumento. Era destinato a te....

- Ma la nave fu catturata da Yanez. Lo so.

- Il capitano era un olandese coraggioso; mi disse: " Non riuscirà a suonare questo armonium. Ci vogliono anni di studio, mani delicate. Dovevo portarlo a Lady Marianna Guillonk ". E io dissi: " Non so chi è ". E lui: " Ma come?! E' la donna più bella di questi mari. Quella che chiamano la perla di Labuan ".... In quel momento, non so perché, mi dispiacque che l'armonium non fosse arrivato alla donna tanto bella che lo aspettava.... Subito regalai un bracciale prezioso al capitano, come per sdebitarmi col destino.

- E adesso il destino, come vedi, ha voluto che raggiungessi io l'armonium a Mompracem.

- Tu hai portato la pace, in quest'isola - mormorò Sandokan, avvicinandosi e prendendole una mano. - Da quando sei sbarcata a Mompracem, la gente è diversa. Prima era un covo di pirati, di gente rozza e violenta, ora sta diventando la mia patria. Un luogo più bello di quanti ne ho dovuti lasciare in vita mia. Un luogo dove vivere per sempre, in mezzo a un popolo che ci ama e che noi amiamo.

- Neppure io, Sandokan, avrei mai sognato niente di simile.

- Ma non ti prende mai la nostalgia? Non hai nessun rimpianto per la tua vita passata?

- Nessuno, Sandokan. Io qui sono felice.

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