Marianna stava in piedi, accanto alla carrozza; era sconvolta. Aveva già visto Sandokan nella furia della battaglia, ma non riusciva a reprimere un senso di raccapriccio. Era evidente, e lei se ne rendeva conto, che solo con la forza, solo uccidendo, Sandokan avrebbe potuto salvarla dall'Inghilterra, dal grigiore di una vita senza amore e senza speranze. Ma era decisa, tuttavia, a fare qualcosa per cambiare la propria esistenza e quella dell'uomo che aveva scelto.
- Non avrei voluto ucciderlo - disse Sandokan abbracciandola. - Ma questa è la guerra. Questa è la vita che mi hanno costretto a fare. E fin da ragazzo io vivo sempre in mezzo al sangue....
- Andiamo via di qui, Sandokan - rispose lei alzando la testa. - A Mompracem ricominceremo. Dimenticheremo tutto questo.
In quel momento Sambigliong si avvicinò e, accennando al cielo, disse:
- Un aquilone nero: pericolo.
Sandokan alzò gli occhi: l'aquilone volteggiava lentamente non molto distante in linea d'aria.
- Pericolo - ripete Sandokan con un sogghigno. Poi, rivolto a Marianna, soggiunse: Sì, dimenticheremo tutto questo. Ma ho ancora una cosa da fare.... Quell'aquilone nero, vedi?, annuncia l'arrivo del mio nemico mortale e io devo essere pronto a riceverlo....
Alla testa della sua truppa, Brooke galoppava a briglia sciolta. Yanez, sotto l'effetto della droga, aveva parlato svelando il piano studiato da Sandokan per rapire Marianna. Bisognava raggiungere la carrozza prima che arrivasse al punto in cui era stata tesa l'imboscata. Brooke sperava di riuscirci contando sul fatto che una carrozza non può andare molto veloce e che il suo vantaggio era solo di un'ora o poco più. Fu dunque con un senso di sollievo che, ad una curva della strada, Brooke vide apparire in lontananza la carrozza e le giubbe rosse dei soldati di scorta.
- Eccoli! - gridò. - Siamo arrivati in tempo.
Come un turbine, raggiunse i soldati che formavano la retroguardia del drappello di scorta; li superò domandando:
- Dov'è il colonnello Fitzgerald?
Il soldato interpellato volse appena la testa; il suo sguardo lampeggiò di allegra ironia.
- Più avanti, Lord Brooke!
Lord Brooke non notò il viso dell'uomo che gli aveva risposto; se lo avesse visto avrebbe capito in quale trappola mortale stava per cadere. Diede di sprone, invece, e si avvicinò alla carrozza, vi si affiancò e, al posto di Lady Marianna, vide ammonticchiati sui sedili e sul pavimento i corpi di alcuni soldati uccisi e spogliati delle divise.
- Tradimento! - urlò. Ma l'urlo gli si soffocò nella strozza.
A cassetta, accanto a Sambigliong nelle funzioni di cocchiere, stava Sandokan che gli puntava addosso una pistola.
All'urlo di Brooke si accese una sparatoria: i pirati, vistisi scoperti, avevano incominciato il fuoco, abbattendo un soldato dietro l'altro, come al tirassegno. E i soldati, che non avevano capito, non tentavano neppure di reagire.
Così Lord Brooke comprese subito che la partita era perduta e ai pochi tra i suoi uomini che, sia pure tardivamente, s'erano messi a rispondere alle fucilate dei tigrotti, gridò:
- Cessate il fuoco! E' inutile difendersi!...
Detto questo, incrociò impassibile le braccia sul petto, e attese.
Sandokan balzò a terra e si avvicinò al rajah bianco di Sarawak.
- Smonta, James Brooke! - gli ordinò. - Come vedi ci siamo incontrati di nuovo e le parti si sono invertite.
Lord Brooke rispose con un ghigno:
- Fa' quello che devi fare, Tigre.
Questi, allora, con un cenno della pistola gli indicò la strada.
- Cammina!
Non camminarono a lungo, attraversarono un pezzo di bosco rado e roccioso finché non sbucarono in uno spiazzo riparato, delimitato da una parte dagli alberi e dall'altra da un ammasso di rocce.
I pirati che precedevano e seguivano Sandokan si fermarono, disponendosi tutt'intorno, come gli attori di un coro su una scena, chi seduto su un sasso, chi appoggiato ad un albero, chi in disparte, isolato.
Sandokan accompagnò Brooke fino al centro dello spiazzo e si allontanò da lui di qualche passo. Di colpo Brooke ebbe la sensazione di trovarsi in un tribunale e di essere l'imputato di un processo dal quale sarebbe uscito colpevole. La sua bocca si piegò in un sorriso ironico, di sfida; ma gli altri, tutti, apparivano indifferenti, come se la sua ironia non potesse toccarli e la sua sfida non li riguardasse.
- Sandokan si voltò verso i suoi compagni di tante battaglie: li guardò in faccia ad uno ad uno; poi incominciò a parlare.
- Tigrotti di Mompracem, uomini della Malesia! Voi mi conoscete, sapete che sono abituato a decidere da solo, a prendermi sempre le mie responsabilità, di vita e di morte.... Ma questa volta è diverso, sulla sorte di quest'uomo dobbiamo decidere insieme.... - fece una pausa. Mosse alcuni passi e si fermò davanti a un tigrotto con il volto sfigurato dalle cicatrici. Poi riprese: - E non soltanto perché so che tu, Samo, sei stato torturato per ordine suo affinché rivelassi dove era stata nascosta la raccolta di gomma del tuo villaggio.... - Si spostò fermandosi davanti ad un altro pirata. - O perché fece invece bruciare la tua casa, Kibur.... o perché abbandonò ai parang dei daiacchi tutti i tuoi compagni dopo averli fatti prigionieri, Sambigliong.... o perché.... - Parlando, intanto si muoveva passando in rassegna i suoi uomini, indicandoli quando li nominava.
Un vecchio guerriero pieno di rughe lo fermò.
- Sono vecchio - disse: - ho molti anni e molti sono i torti che ho dovuto subire dal rajah bianco dì Sarawak.... Ma capisco che non è per le mie lunghe sofferenze che chiedi anche la mia opinione....
- E' così - rispose Sandokan.
- Io dico: morte!
Sandokan guardò, l'uno dopo l,'altro, gli altri tigrotti. Ciascuno, l'uno dopo l'altro pronunciò la propria sentenza.
- Morte! - gridò uno.
- Morte! - fecero eco gli altri.
- Uccidiamolo!
Le voci dei pirati sì levavano ora irose, ora pacate, ora violente come un'imprecazione, ora fredde come se la decisione fosse stata presa da tempo immemorabile e avesse perduto, via facendo, la carica di odio con la quale era nata. Tutti i pirati furono consultati; alla fine, quando non si levò più alcuna voce, Sandokan si rivolse a Brooke.
- Hai udito, James Brooke.
- E ho visto.... - rispose il rajah bianco; e indicando con un'occhiata un albero nel quale un tigrotto stava assicurando una corda munita di nodo scorsoio, continuò: - Processo, sentenza e corda.... Andate per le spicce, voi pirati.
Ma Sandokan non raccolse l'intenzione ironica della frase, e seccamente domandò:
- Hai qualcosa da dire a tua difesa?
- Mi congratulo! - ghignò Brooke. - Ti preoccupi anche di queste formalità. No, non ho niente da dire, proprio niente. Impiccatemi pure e speriamo solo che il boia non mi faccia soffrire troppo. Mi fido poco della sua abilità!
Sandokan fece un cenno con la testa e subito un paio di uomini si avvicinò a Brooke. Gli legarono le mani dietro la schiena, gli slacciarono i bottoni della camicia; egli lasciava fare con un'indifferenza e una sicurezza di sé che non sfuggirono all'attenzione di Sandokan, sempre pronto a riconoscere l'eroismo anche in un nemico. Mentre uno dei pirati avvicinava il cappio al collo di Brooke, Sandokan domandò di nuovo:
- Vuoi dire ancora qualcosa?
- No. Cioè sì. Posso esprimere un desiderio? - E al cenno di assenso di Sandokan, in tono beffardo soggiunse: - Vorrei fumare un'ultima sigaretta!
Sandokan lo guardò stupito, rifletté un istante, ma poi annuì. Stava per chiamare uno dei suoi uomini perché offrisse una sigaretta al condannato, ma Brooke richiamò di nuovo la sua attenzione dicendo:
- Ho un pacchetto qui, nel taschino.
Sandokan gli si avvicinò ed estrasse dal taschino di Brooke un portasigarette d'oro. Di colpo impallidì: era il portasigarette di Yanez.
Brooke sorrise.
- Me l'ha gentilmente offerto un certo lord inglese che conosci anche tu.... con il suo vero nome, naturalmente: Yanez de Gomera. Un uomo intelligente e anche coraggioso. Con molto rammarico ho dovuto dare ordine di impiccarlo al calar del sole. Se io non sarò tornato, s'intende....
Nel salone della villa di Lord Guillonk, Yanez sempre legato alla sedia, aspettava il tramonto. Intanto fumava una sigaretta dietro l'altra, indifferente alla sorte che lo attendeva; accanto a lui un portacenere colmo fino a traboccare di mozziconi. Il soldato che lo sorvegliava gli tolse il mozzicone che gli si stava consumando tra le labbra e fece per spegnerlo nel portacenere; ma Yanez lo interruppe.
- No, accendimi pure un'altra sigaretta - gli disse, e poiché il soldato s'era voltato a guardarlo interrogativamente, soggiunse: - Così risparmi il fiammifero.
- Lei fuma troppo - disse il soldato. - Fa male alla salute.
- Un medico indiano mi ha detto che camperò fino a cent'anni - fece Yanez con un sogghigno.
- Davvero?! - esclamò l'uomo nello stesso tono mettendogli in bocca la sigaretta accesa.
In quel mentre si udì, di fuori, il galoppo di un cavallo; e minuti dopo Lord Brooke entrava nel salone. Il suo viso era livido, teso. Con un cenno in dicò Yanez al soldato.
- Scioglilo! - ordinò. Poi rivolto al pirata continuò duramente: - Lei è libero, signor de Gomera. Sono stato costretto a fare un cambio e ho dato la mia parola. Ma la partita fra noi non è ancora conclusa....
- Naturalmente - rispose Yanez alzandosi e sgranchendosi le braccia. - Naturalmente - ripeté. Poi, rivolto al soldato che aveva assistito alla scena quasi inebetito dallo stupore, concluse: - Non te l'avevo detto che camperò fino a cent'anni?
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