La carrozza aspettava sotto il portico. La scorta dei cipays era pronta, agli ordini del colonnello Fitzgerald. Marianna si voltò verso suo zio, il quale l'abbracciò e la baciò sulla fronte con tenerezza ma anche con compunzione. Poi toccò a Lucy ad avvicinarsi all'amica e l'abbracciò senza neppur tentare di nascondere d'essere commossa. Una lacrima le scorreva sulla guancia.
- Marianna.... quando ci rivedremo? - sospirò.
Marianna le rispose con un sorriso; poi salì sulla carrozza. Lord Welker si avvicinò a sua volta, le chiuse lo sportello; la fanciulla gli porse la mano.
- Arrivederci, milord.
Ed egli rispose:
- Mi saluti.... - ebbe un attimo di esitazione, poi continuò sottolineando le parole: - la nostra isola.
Marianna lo guardò intensamente e rispose con intenzione:
- Non vedo l'ora di raggiungerla.
- Farà un viaggio interessante, glielo assicuro concluse Lord Welker.
- Io sono pronta.
La frase rivolta a Lord Welker ad alta voce venne interpretata come un ordine di partenza: il colonnello Fitzgerald, che era lì accanto, la intese e alzò un braccio per dare il segnale ai soldati. Si udì squillare una tromba e subito la carrozza scortata dai cipays si mise in marcia.
Lord Guillonk, Lucy e Lord Welker, rimasti sotto il portico, agitarono una mano in cenno di saluto.
Mentre Lord Guillonk si era recato nel suo ufficio, Lord Welker pensò bene di scomparire: la sua missione era compiuta e non c'era più motivo di restare in quella casa. Stava, infatti, attraversando il salone per recarsi nella sua camera, quando Lord Brooke gli si fece incontro, tenendo in mano una bottiglia; gliela mostrò e disse:
- Ieri sera lei mi ha dedicato un brindisi, Lord Anthony.... ora tocca a me.
Il tono della sua voce era fin troppo cortese, tanto cortese che lo, scozzese ne fu urtato. Tuttavia cercò di rispondere in modo garbato.
- Veramente non ho l'abitudine di bere di mattina.
- La prego. Non vorrà farmi restar male.
Lord Welker aggrottò le sopracciglia. Era perplesso; non capiva il motivo di quella insistenza. Era evidente che Brooke voleva che egli restasse nella sala.... forse si era insospettito per la ferita alla mano.... e magari in quel momento stava facendo perquisire la sua camera. Probabilmente, finché l'ispezione, non fosse finita, avrebbe dovuto considerarsi prigioniero. Di ciò fu ancor più sicuro, quando, volgendo gli occhi in giro, si accorse che fuori della casa c'era un insolito movimento di soldati: le loro ombre si intravedevano proiettate sulle tendine delle finestre.
- La offenderei per così poco? - domandò, decidendo di stare al gioco e vedere quello che sarebbe accaduto.
- Mi fa piacere se lei non se ne va.
- Allora resto - disse lo scozzese estraendo una sigaretta dal portasigarette. - E bevo ancora alla sua salute, signor rajah di Sarawak.
Lord Brooke versò il liquore in due bicchieri, porgendone uno a Lord Welker; ci fu inchino, un gesto di omaggio poi lo scozzese bevve tutto d'un fiato.
- Devo dire che questo liquore ha un sapore molto insolito!... - esclamò fissando Lord Brooke. Poi gli domandò: - Lei non lo beve?
Lord Brooke non aveva bevuto, infatti; si era solo portato il bicchiere alle labbra nel momento in cui Lord Welker faceva altrettanto; ma poi lo aveva abbassato: lo versò ostentatamente nel vaso di fiori che era sulla tavola. Nello stesso istante il sorriso scomparve dal suo volto.
- Vede, caro Lord Welker - disse mantenendo un tono discorsivo che era in contrasto con la durezza della sua espressione: - i lunghi anni passati quaggiù mi hanno insegnato tante cose.
- Cioè? - domandò lo scozzese: se era allarmato non lo dimostrava.
- Mi riferisco ai misteri dell'Oriente, se mi perdona la banalità della frase - rispose Brooke ironicamente. - Per esempio, sono molto curioso di sapere qualcosa di più su di lei. Per questo le ho fatto bere quel liquore. E' lo yuma. Mai sentito dire? Mette allegria, taglia le gambe e scioglie la lingua. Dunque, Lord Anthony Welker. Cominciamo dalle domande più semplici: chi è lei? Qual è il suo vero nome?
Lord Brooke non aveva ancora finito di parlare che lo yuma aveva già incominciato a fare effetto e Lord Welker si stava contorcendo dal dolore: una fitta atroce gli stringeva lo stomaco, mentre gli deformava le labbra una smorfia resa ancor più grottesca dalla sigaretta spenta che vi sembrava incollata. Si sedette: alzò su Brooke uno sguardo smarrito, gli occhi vitrei. Tentò di resistere; ma d'un tratto il dolore passò ed egli si sentì libero e come svuotato di ogni volontà.
- Nome?... Nome?... Che nome? - domandò.
- Ti ho chiesto di dirmi come ti chiami - disse duramente Lord Brooke.
- Non mi hai riconosciuto, James Brooke? - ghignò Lord Welker. - E ti vanti di essere lo sterminatore dei pirati? Hai mai sentito nominare Yanez de Gomera?
- Yanez! L'avevo capito da un pezzo che eri un impostore. Appena ho visto la tua mano graffiata, stanotte, ho intuito che eri stato tu a liberare quei tre pirati....
- Bravo! Bravissimo! - gridò Yanez ridendo. - E perché non mi hai fatto subito prigioniero?
- Perché tu sei qui per uno scopo e non riesco a comprendere quale possa essere. Perché sei venuto a Labuan? Ormai Sandokan è morto.
- Sandokan morto? - sghignazzò Yanez. Si fece serio per un attimo, il tempo di gettare la sigaretta che non aveva fumato e di cercarne un'altra; ma il suo astuccio era vuoto. - Dammi una sigaretta, James Brooke.
Lord Brooke gliene tese una che Yanez mise tra le labbra; ma era così completamente dominato dalla droga che non accese neppure quella. Continuò:
- Sandokan non è morto. Tu mi hai dato lo yuma, lui invece ha inghiottito una polvere che lo ha fatto sembrare morto per qualche ora.... L'avete buttato in mare dall'incrociatore e io, che vi seguivo col mio praho, l'ho ripescato. - Rise. - Sempre più misteriosi i misteri dell'Oriente, no?!
- E dov'è ora Sandokan? - domandò Lord Brooke balzando in piedi.
- Dov'è Sandokan? Dov'è? - diceva Yanez ridendo in un convulso così violento che non riusciva a dir altro.
La carrozza era uscita dalla zona della giungla e percorreva ora la strada che in certi punti era quasi incassata fra le rocce.
Da qualche minuto il colonnello Fitzgerald cavalcava accanto allo sportello; ma vedeva Lady Marianna così tesa che non aveva il coraggio di rivolgerle la parola. Pensava, intanto, però, che quella sarebbe stata l'ultima occasione per molto tempo, e sentiva il bisogno di ripeterle quanto le fosse devoto.
- Quando tornerò in Inghilterra, verrò a trovarla - disse infine, esitando; e poiché Marianna si voltò verso di lui, riprese: - So bene che il tempo non può tornare indietro, non mi faccio illusioni. La sera del nostro primo ballo è ormai tanto lontana.
- Sono accadute tante cose da allora. E io mi sento ormai così diversa, William....
- Eppure dentro di me io mi illudo di ritrovarla un giorno come quando ci conoscemmo....
- Ero ancora molto ragazzina allora - rispose con un sorriso Marianna. - E molto inglese.
Il colonnello non rispose al sorriso; sembrava di non capire il significato di quelle parole.... oppure di capirlo troppo bene. Di capire che ormai egli era escluso dalla vita di quella donna alla quale, invece, avrebbe dedicato la propria esistenza con gioia ed entusiasmo. Tuttavia non volle rinunziare all'ultima speranza; si chinò un poco verso di lei e in tono appassionato le disse:
- Io, verso di lei, sono oggi come ero ieri; e domani sarò ancora così. Anche da lontano continuerò ad aspettare la sua risposta, Marianna....
Ma Marianna non lo ascoltava più; senza farsene accorgere, osservava un puntolino nero che era apparso improvvisamente nel cielo. Nessun altro se ne era accorto; e il puntolino nero volteggiava lentamente sul bianco delle nubi.
Era un aquilone.
Più avanti, lungo la strada, qualche centinaio di metri davanti alla carrozza, Giro Batol vide l'aquilone che continuava a giocare pigramente con il vento, lassù nel cielo; lo guardò attentamente con il cannocchiale poi rivolgendosi a Sambigliong e a Ragno di mare disse:
- Stanno arrivando.
Ragno di mare fece un cenno col capo e si allontano rapidamente. Poco dopo giunse ad un piccolo spiazzo sopraelevato dal livello della strada, nel quale attendeva un gruppo di tigrotti armati. Con loro era Sandokan, seduto per terra a gambe incrociate.
Ragno di mare gli si avvicinò e sottovoce disse:
- Stanno arrivando.
Sandokan non rispose; guardò la strada sottostante: un albero, gettato di traverso, la interrompeva. La carrozza si sarebbe dovuta fermare.... e non sarebbe ripartita tanto presto: quattro grossi pitoni erano arrotolati al tronco e i cipays, prima di liberare la strada, avrebbero dovuto eliminarli....
|
|
|
|
|||||||
|
|