Uno spettacolo di ombre cinesi è un gioco affascinante. Sul piccolo schermo, un principe combatteva contro un ladrone. Le loro ombre circondate da ombre di fanciulle, di alberi, di animali grotteschi sembrava che danzassero. Gli avventori della taverna, tutti malesi, guardavano affascinati.
L'unica persona che sembrava non interessarsi dello spettacolo era uno straniero. Se ne stava seduto ad un tavolo e contemplava disgustato un piatto di roast-beef che il cameriere cinese gli aveva servito.
- Animale! Che cosa hai detto che è questo?
E il cameriere inchinandosi rispose:
- Roast-beef inglese, signore.
Lo straniero diede un gran pugno sulla tavola.
- Come osi servire del pessimo roast-beef inglese a uno scozzese?
Il Lord - poiché non poteva non trattarsi di un Lord - era fin troppo evidentemente uno scozzese: a parte il kilt con i colori del clan che indossava, la sua faccia rubiconda, i baffi e le folte basette rossicce lo rivelavano come irascibile e rude uomo della montagna.
In quel momento si udì una voce melliflua:
- Il signore ha lagione....
Lo scozzese e il cameriere si voltarono verso la persona che aveva parlato: era un cinese dalla lunga e folta barba nera e dai lunghissimi baffi spioventi che si stava inchinando ossequioso. Il suo abito di seta rossa coperto da una sopravveste argentata e orlata di nero lo definivano un personaggio importante. Il cameriere si fece in disparte con segni di deferenza; e il cinese, rivolgendosi a lui, continuò:
- Il signore è un viaggiatole, e vuole gustale le specialità locali.
- Proprio così - esclamò lo straniero.
- Lasci fale a me - disse ancora il cinese e intavolò con il cameriere una lunga, concitata conversazione che il Lord un po' perplesso ma in fondo divertito, ascoltò cercando di capirne, almeno dal tono, il significato.
Alla fine, il cinese con un cenno licenziò il cameriere il quale si allontanò con una serie di profondi inchini.
- Ho ordinato un piccolo spuntino.
Il Lord fece un sorriso acquiescente e si mise ad aspettare occhieggiando di quando in quando lo spettacolo di ombre cinesi; ma subito una fila di camerieri incominciò a servirgli un'interminabile sequenza di tazzine e piattini di porcellana.
Lo straniero si mise a mangiare tentando di usare le bacchette con risultati che facevano sorridere il cinese, in piedi al suo fianco.
- Molto buono - disse lo scozzese con la bocca piena fin dal primo boccone: - Che cos'è?
- Gamberi ubriacati.... - rispose il cinese. Fece una breve pausa e soggiunse: - .... Vivi.
La cosa non fece alcuna impressione allo straniero, che anzi parve stimolato; assaggiava il contenuto dei piatti, pescando dall'uno all'altro, ripetendo continuamente:
- Molto buono.... molto buono. Che cos'è?
- Cane alla cantonese - rispondeva il cinese versandogli in continuazione bicchieri di fortissimo, vino di palma. Oppure: - Gatto stufato di Pechino. - O, ancora: - Cavallette alla Kublay Kan.
Ad ogni assaggio, lo scozzese ripeteva con entusiasmo:
- Molto, molto buono. Bravo!
E continuava a bere senza accorgersi che la sua mente cominciava un poco a vacillare. Ad un certo punto disse:
- Io essere scozzese, Lord Welker.... Ma lei, signore, chi è?
Il cinese sorrise.
- Non sono un signore rispose. Sono il padrone di questa tlattolia. - Poi cambiando discorso improvvisamente domandò: - A lei piace vedele omble cinesi?
- Sì ma non capisco come funzionino.
- Se il signore vuole vedele, io faccio vedele.
- Sì - rispose Lord Welker. - Tutte queste cose mi interessano moltissimo. - E poiché il pranzo era finito, dopo un ultimo bicchiere di vino, disse alzandosi: - Allora andiamo a vedere.
Il cinese lo guidò in mezzo al tavoli e lo condusse dietro lo schermo dove gli animatori delle marionette continuavano il loro gioco scenico.
Ma ad un tratto gli spettatori videro profilarsi sullo schermo due ombre più grandi: una portava una gonna che poteva essere benissimo il kilt scozzese e una un lungo abito cinese.
Queste due ombre recitavano animatamente in una lingua incomprensibile, ma l'ombra con la veste cinese alzò un bastone e colpì l'altra che crollò a terra. Una risata generale coprì il gemito di Lord Welker.
Quello che gli spettatori non videro fu che dopo aver trascinato lontano dalla scena il corpo di Lord Welker e averlo trasportato in una stanzetta del retro della trattoria, il cinese ossequioso cominciò a spogliarsi. Si tolse la parrucca, la barba ed i baffi neri ed apparvero i baffi e i capelli rossi di Yanez che, dopo pochi minuti, compiuto lo scambio degli abiti apparve un perfetto Lord scozzese.
Alcuni tigrotti, che avevano assistito in silenzio a quella privata rappresentazione, afferrarono il corpo del povero scozzese, lo coprirono alla meglio e lo trasportarono attraverso le viuzze buie della città fino al porto. Giunti ad un piccolo molo fuori mano, chiamarono con un fischio una barca che attendeva un po' discosta, nelle tenebre.
- Eccone un altro! - sussurrò una voce.
E dalla barca degli arruolatori clandestini venne in un sussurro la risposta:
- Buttatelo giù.
Il corpo di Lord Welker venne calato nell'imbarcazione che subito si allontanò nella notte, mentre una voce rauca, avvinazzata, gli comunicava.
- Su, bello: si parte per l'Australia.
Una portantina si fermò davanti alla sede della Compagnia delle Indie e ne discese Lord Welker. Lord Guillonk non poteva certo sospettare che lo scozzese elegante e disinvolto, che ostentava nel kilt e nella cravatta i colori del clan e scrutava, dietro il monocolo, con una certa ironica freddezza, non fosse un gentiluomo; e che potesse essere Yanez invece di Lord Welker avrebbe potuto forse sospettarlo se avesse conosciuto l'abitudine del pirata di accendere una sigaretta dietro l'altra.
Ricevutolo, dunque, nel suo studio privato, sempre lieto di accogliere un compatriota, diede inizio a quella schermaglia verbale che avrebbe dovuto condurre, per gradi, alla conclusione di qualche affare vantaggioso.
- Mi lasci indovinare Lord Welker.... Scuole primarie?...
- Eton - rispose l'altro.
- Eton, naturalmente. Anch'io.... E le secondarie a....
- Eton.
- Anch'io. E l'università, naturalmente, a Oxford....
- A Oxford?! No! A Cambridge, naturalmente.
- Ah! - esclamò Lord Guillonk deluso. Poi, compunto: Un tè lo accetterà ugualmente, spero.
Risero tutti e due. Lord Welker. ricevette dalle mani di un servo una tazza di tè e lo assaporò: il suo ospite, intanto, lo osservava attentamente, studiando le sue reazioni.
- Gusto spiccato di affumicato. Tè da miscela, direi un terzo, per due terzi di Pekoa. Ha nerbo....
- Sono contento del suo benevolo giudizio, Lord Welker. Così lei è in Oriente per la prima volta ed è venuto per comprare del tè?
- Diciamo meglio, per fare degli affari. Accumulare denaro è un po' il mio sport preferito.
- Uno sport che rispetto e condivido.
Lord Welker assaggiò un altro sorso di tè; poi, accennando alla tazza, domandò:
- Posso vederlo?
- Venga.
Lord Guillonk si alzò e fece strada al suo ospite. I due uomini passarono in un grande ufficio nel quale numerosi impiegati erano al lavoro. Da una parte un telegrafo a nastro ticchettava trasmettendo le quotazioni dei prodotti sui mercati internazionali. Un impiegato le leggeva ad alta voce mentre un altro le trascriveva su una lavagna.
- Pepe.... 48,8 per cento al Lloyds.... 46 a Parigi.... 52 a Vienna....
Mentre procedevano lungo i tavoli, Yanez osservava con occhio da intenditore le gemme preziose o le perle che vari impiegati stavano esaminando e pesando. Alla fine si fermarono accanto ad un europeo in camice bianco che stava osservando al microscopio dei campioni di tè.
- Allora, professore? - domandò Lord Guillonk. - Come va?
- Quest'anno è un raccolto eccezionale.
Lord Guillonk sorrise soddisfatto; raccolse dal tavolo del professore una piccola bacinella e la porse all'ospite che prese un pizzicò di tè e lo annusò.
- Le annate '42, '48 e '50 sono state migliori - disse poi.
Tanto il professore quanto Lord Guillonk gli rivolsero una lunga occhiata stupita: non pensavano di aver da fare con un così fine intenditore. E questi domandò:
- Quanto?
Lord Guillonk studiò a lungo Lord Welker, ma questi rimase impassibile come un giocatore di poker.
- Mezzo scellino a oncia.
- Trasporto?
- A mio carico, naturalmente.
- Rischio?
- Be', il rischio....
- A suo carico.
- Quanto tè vuole comprare?
- Tutto. Quanto ne ha?
- E' stato un raccolto molto abbondante.... - rispose Lord Guillonk sollevando un sopracciglio.
Entreremo in questi particolari più tardi.... intanto ecco le mie lettere di credito e di presentazione.... ed ecco.... un piccolo deposito per i nostri affari - disse Lord Welker estraendo da una borsa i documenti e un assegno che porse al suo ospite.
Questi l'esaminò e per un attimo la sua imperturbabilità inglese si incrinò. Ma si riprese subito e disse:
- Credo che il raccolto, in fin dei conti, non sarà sufficiente.... E passando l'assegno ad un impiegato, soggiunse: - Lo metta via e prepari una ricevuta....
- Mi interesso anche di pepe, di tabacco, di perle.... di tutto - diceva intanto, placidamente Lord Welker, con una lieve, quasi impercettibile ironia.
In casa c'era la grande animazione che precede una partenza. Seguita da Mennea che portava fra le braccia un fascio di vestiti multicolori, Marianna stava salendo lo scalone quando Lord Guillonk entrò chiamandola.
- Ti dispiace di concedermi un po' del tuo tempo?
Marianna si accinse a scendere.
- Sistema tutto nel baule grande.... quello verde - disse a Mennea. - Per le altre valigie vedremo poi.
- Ho con me un ospite.... Lord Anthony Welker.... continuò Lord Guillonk prendendola sottobraccio.
Nel salone li attendeva l'ospite, intento, sembrava, a guardare fuori della finestra e così preoccupato che, senza voltarsi, disse:
- Non ha paura dei ladri, milord? Queste finestre sono a piano terra e danno direttamente sul giardino.
Al suono di quella voce, Marianna ebbe un trasalimento: avrebbe giurato di averla già udita, ma non riusciva a darle un volto. Intanto l'ospite si girò e Marianna rimase delusa: non aveva certo mai visto un uomo come quello. E questi, continuando il proprio pensiero, riprese a parlare:
- Sono un uomo d'affari, per di più scozzese.... - si avvicinò a Marianna fissandola intensamente, e continuò: - e so che ci vuole molta prudenza per non farsi rubare i propri tesori.
Lord Guillonk scoppiò in una risata.
- I miei tesori li chiudo nelle casseforti della Compagnia. - Poi, rendendosi conto che la nipote e l'ospite non si conoscevano, soggiunse: - Questa è mia nipote Marianna, milord.
Lord Welker si chinò a baciare la mano della fanciulla e galantemente, sempre seguendo il discorso che aveva incominciato, riprese:
- Che cosa dice?! Questa bella fanciulla non potrà mai rinchiuderla in una cassaforte!
- Mio zio non sprecherebbe mai una cassaforte per me.... - rise Marianna. - E poi.... domani mattina parto per l'Inghilterra.
Lo scozzese ebbe come un gesto di disappunto, quasi di allarme. Esitò un momento, pensieroso, poi, con un sorriso galante, disse:
- Allora parto anch'io: ora che l'ho vista, penso che senza di lei la Malesia mi sembrerà un deserto. Del resto è un paese con strane abitudini.... Ti danno da mangiare cavallette e cane alla cantonese.... e invece di sherry o scotch ti danno da bere certi intrugli....
Marianna lo guardava senza capire neppure una parola di tutto quel discorso. Comunque rispose:
- La Malesia rimarrà un paese meraviglioso anche senza di me.
E Lord Welker senza far caso all'interruzione, ma calcando un poco, sul tono, riprese:
- Pensi!... ieri ho bevuto una bevanda locale.... ci crederebbe?... sono caduto giù come morto.... nel fiume! - Calcò sulle parole con una pausa ad effetto; e Marianna si fece attenta.
Lo scozzese continuò:
- Ero a una partita di pesca.... Fortunatamente non ero morto e mi hanno ripescato! Pensi: mi sono risvegliato dopo tre ore! Tre ore, dico!
Marianna si lasciò sfuggire un lungo sospiro; il viso le si illuminò di gioia. Ma si trattenne: chiuse gli occhi: il messaggio che aveva tanto atteso era giunto.... e portato addirittura - adesso lo aveva capito - da Yanez. Dominandosi disse:
- Una bella avventura, no? La Malesia è anche il paese delle avventure incredibili.
- Se le piace tanto.... perché parte?
- Sono io che.... ho insistito per farla partire. Vede.... - intervenne Lord Guillonk.
- Mio zio pensa....
- .... che questo clima non sia il più adatto alla sua salute - concluse questi irritato.
- Le consiglio di partire con L'Ammiraglio Bembow.... è un'ottima nave - intervenne lo scozzese.
- Ho già prenotato sul King Henry.... - fece Marianna.
- Ah, già.... parte domani sera dal porto di Sarawak....
- No, milord, domani mattina alle dodici, dal porto di Labuan....
- Attento alle donne, Lord Welker.... non ne ha indovinata una! - esclamò Lord Guillonk divertito.
Ma non vide il lampo che era passato negli occhi dell'ospite in gonnellino, e il sorriso appagato di sua nipote.
|
|
|
|
|||||||
|
|