Nel frapponte, il soldato di guardia camminava su e giù lentamente davanti ai cannoni, le bocche dei quali sporgevano ancora dai portelli abbassati. Dai portelli entrava un poco di luce che rischiarava l'ambiente; per maggior sicurezza, però, era stata accesa anche una lampada. Alla parete opposta ai cannoni stava incatenato Sandokan. Due anelli di ferro ai polsi e alle caviglie, collegati da brevi catene d'acciaio all'assito, lo tenevano inchiodato come ad una croce, le braccia e le gambe aperte, sì che gli era consentito di muoversi appena. Il pirata era affranto; la testa reclinata sul petto, i lunghi capelli sciolti sparsi sul volto livido: sembrava una belva domata.
La sentinella si muoveva lentamente, su e giù, di fianco all'affusto di un cannone scintillante nella semioscurità, e la sua ombra vi si muoveva sopra smorzandone i riflessi. Il marinaio, fucile a bracciarm non perdeva di vista il pirata senza avvicinarglisi mai: l'ordine di Lord Brooke era stato perentorio: se Sandokan chiedeva qualche cosa, egli avrebbe dovuto informare i suoi superiori, mai agire di testa sua. Sandokan era imprevedibile....
D'un tratto s'udì un rumore di passi; dalla scaletta che conduceva sul ponte scese Lord Brooke. In silenzio si avvicinò a Sandokan e questi alzò la testa. Lo riconobbe: quell'uomo era il suo mortale nemico e con un ruggito si slanciò in avanti come per balzargli addosso. Ma le catene trattennero il suo slancio; e Sandokan si abbandonò di nuovo affranto, vinto, contro la parete. Lord Brooke si fece più vicino.
Il suo sguardo duro fissava il pirata. Per la prima volta i due giganteschi avversari erano di fronte l'uno all'altro; e uno era vinto. Tuttavia sul viso di Lord Brooke non c'era l'espressione trionfale che ci si sarebbe potuto aspettare sul viso del vincitore; tutt'altro. Guardava semplicemente l'avversario incatenato considerando la propria vittoria come un colpo di fortuna. Se la sorte, invece di essergli favorevole, gli fosse stata contraria, forse in quel momento si sarebbe trovato lui, il rajah bianco di Sarawak, in quella posizione.
Tuttavia provava anche un sentimento di delusione. In fondo aveva vinto il terribile nemico non in battaglia, con le armi in pugno, la pistola o la scimitarra o il kriss avvelenato, ma per un motivo diverso da quello che aveva fatto nascere e crescere la forza del loro odio reciproco. Non era soddisfatto. Aveva vinto, ma la sua era una vittoria amara: deludente, appunto.
- Credevo di arrendermi agli inglesi, non a te, James Brooke - ruggì Sandokan. - Mi sarei dato la morte se lo avessi saputo.
- Meglio così - rispose Brooke. - Preferisco averti vivo.
Sandokan ebbe un fremito, tentò ancora un balzo in avanti ma inesorabilmente le catene lo trattennero.
Lord Brooke per la prima volta da quando aveva fatto incatenare Sandokan si permise un sorriso sardonico. Poi, con un misto di ironia e di rabbia nella voce, disse:
- Non pensavo che un giorno ti saresti arreso. Chissà, forse ti ho sopravvalutato. Forse l'uomo che credevo di combattere non esiste, esiste solo la sua leggenda. - Tacque. Pensosamente mosse qualche passo allontanandosi. Poi si volse, si pose davanti al pirata e riprese a parlare: la sua voce adesso era dura, incisiva. Attraverso le parole e il tono con cui le pronunciava, si rivelava il segreto della sua forza e, in definitiva anche l'esultanza, esteriormente repressa, per la vittoria. - Combattere con una leggenda è impossibile. Come combattere con un fantasma. Ma adesso è finita, Sandokan. Ti farò impiccare sulla piazza grande di Sarawak. Così la gente verrà a vederti e dirà: " Tutto qui il famoso Sandokan, la tremenda Tigre della Malesia? Non era che un ribelle e adesso ha avuto la fine che si meritava ". E sarà finita anche la tua leggenda.
Sandokan alzò gli occhi verso di lui. Ora la sua rabbia sembrava svanita. Lo fissò lungamente, freddamente, poi con determinazione disse:
- Non potrai impiccare tutta la Malesia. Ogni ragazzo che vive in un villaggio sperduto, depredato dalle vostre ruberie, può diventare un altro Sandokan.
Brooke si strinse nelle spalle.
- Per ora mi accontento di aver preso questo Sandokan - disse. E continuò: - E sono certo che la tua morte, amico mio, toglierà per un pezzo ai malesi la voglia di ribellarsi. Se hai un Dio, pensa a lui in queste ultime ore.
Si voltò, fece un cenno al soldato di guardia che era rimasto impalato sull'attenti, poco distante, ed uscì. Sandokan lo seguì con gli occhi finché Brooke non scomparve in cima alla scaletta, poi abbassò la testa come se una grande stanchezza si fosse impadronita di lui, ma nei suoi occhi continuava a brillare una fiamma selvaggia: la Tigre era vinta, ma non doma.
Uscito dal frapponte, Brooke si avviò verso la plancia. Ma ad un tratto apparve davanti a lui, pallida, sconvolta, Marianna.
La fanciulla indossava ancora gli stinti pantaloni da marinaio ed era scalza; i capelli sciolti, spettinati, inariditi dal vento, dalla salsedine, la rendevano quasi brutta; certamente c'era in lei una violenza che Lord Brooke non le conosceva. Lei gli si parò davanti costringendolo a fermarsi; ed egli non poté evitarla: si fermò, squadrandola, duro. Marianna ebbe un attimo di smarrimento, esitò, ma una forza disperata la dominava e subito fu pronta ad ogni battaglia.
Di colpo Lord Brooke le lesse dentro. Di colpo capì quello che era avvenuto e preso da un'ira fredda disse:
- Per la sua reputazione, Lady Marianna, diremo che è stata rapita.
- Non sapevo che difendere la reputazione delle signore inglesi fosse un compito del rajah di Sarawak - rispose lei con altrettanta durezza.
Lord Brooke si rese conto improvvisamente che la fanciulla che egli conosceva era scomparsa e che al suo posto era nata una donna forte, decisa. Tentò lo stesso di prendere il sopravvento, e rispose:
- Sì, quando ne va di mezzo il buon nome di una famiglia come la sua. Ma come ha fatto a seguire quel pirata? Perché si è unita a Sandokan?
- Non credo che lei potrebbe capire.
- Si sbaglia. Quello che non capisco è come lui abbia potuto trascinarla su questa strada di sangue e di morte. L'uomo che la percorre, lo so per esperienza, deve accettare di essere solo.
Lo sguardo di Marianna divenne meno duro. L'odio che era in lei si dissolse: comprendeva che in quell'uomo esisteva un mistero; che quell'uomo viveva un dramma che ben difficilmente avrebbe potuto essere compreso.
Brooke tacque per un attimo poi riprese:
- Comunque, fra poche ore saremo a Labuan. La farò scortare alla residenza di suo zio.
- E Sandokan? - ora la sua voce era trepidante: di nuovo affiorava l'immagine della fanciulla indifesa.
Lord Brooke non ebbe pietà. Non avrebbe potuto aver pietà: erano in gioco ben altri interessi che i sentimenti di una ragazza romantica.
- Sarà impiccato - rispose. - C'è una condanna sulla sua testa e lui lo sapeva bene quando ha deciso di arrendersi. E' stato lui a scegliere, non io.
Gli occhi di Marianna si velarono di pianto. Ma la fanciulla respinse le lacrime si drizzò sulla persona con dignità. E con forza disse:
- Voglio vederlo un'ultima volta. Ne ho il diritto.
Lord Brooke esitò un attimo poi acconsentì:
- Darò ordini al comandante di accompagnarla!
Nel frapponte regnava una cupa semioscurità; i portelli dei cannoni erano stati chiusi e la sola lampada che era rimasta accesa illuminava appena l'ambiente grandissimo, proiettando guizzanti bagliori sugli ottoni puliti delle bocche di fuoco.
Marianna scese nel frapponte: uscì dall'ombra della scaletta. Il suo volto era teso, disperato; i suoi occhi pieni di lacrime, esprimevano la forza del suo amore.
Sandokan la guardava avvicinarsi; nei suoi occhi c'era la stessa espressione d'amore ma il suo sguardo che s'incupiva a tratti manifestava anche l'umiliazione di trovarsi così incatenato di fronte alla sua donna.
Lentamente Marianna gli si avvicinò; con delicatezza pietosa gli pose una mano sul viso: per una carezza tenera, angosciata; poi, sottovoce, dolcemente, gli disse:
- Amore mio, non dovevi arrenderti per me.
E Sandokan con impeto:
- Sei viva! Questo è quello che conta!
Marianna si avvicinò ancora di più e lo baciò; poi cingendogli la testa con le braccia gli appoggiò il capo sul petto. E sempre sottovoce, come un segreto che la sentinella non doveva udire, soggiunse:
- Seguirò la tua sorte, qualunque essa sia.
Ma Sandokan, nascondendo la bocca tra i suoi capelli, in un soffio le disse:
- Non siamo ancora, perduti.... Ho un piano....
Marianna ebbe un sussulto; fece per guardarlo, ma Sandokan le ordinò sempre in un soffio:
- Ferma! - Poi sempre con la bocca nei suoi capelli continuò: - Nel mio anello.... ricordi? Un giorno volevo regalartelo.... è nascosta una polvere che dà un sonno identico alla morte. Per tre ore, non un minuto di più.... il cuore apparentemente si ferma, il sangue smette di correre nelle vene, il calore del corpo si fa gelo....
Marianna fece un passo, indietro: gli occhi sbarrati, terrorizzata.
- No! - esclamò.
Sempre sottovoce Sandokan continuò:
- Ora inghiottirò la polvere....
E Marianna, disperatamente:
- No!
- Tu dovrai ottenere che abbandonino il mio corpo al mare, come si usa tra marinai. Non troppo tardi perché mi sveglierei ancora sulla nave, e neppure troppo presto perché annegherei....
- No! - mormorò più debolmente Marianna, quasi vinta.
Ma Sandokan non tenne conto della sua disperazione: il suo piano era sicuro; bastava portarlo in fondo con decisione e freddezza. Continuò:
- Ho appena sentito il segnale del cambio della guardia: fra tre ore sarà il tramonto.
Marianna scosse il capo come per dire di no; ma la sua forza cadde in quel momento. Cedette, e non ebbe più volontà. In quell'attimo comprese che solo il tentativo che Sandokan voleva fare avrebbe potuto salvarlo e con lui salvare anche se stessa.
- Niente - potrà separarci - disse ancora. Sandokan, - Se riesce a fuggire verrò a riprenderti ovunque....
Tacque. Poi tenendo fra le braccia Marianna, nascondendosi dietro il folto dei suoi capelli, protese il viso con uno sforzo sovrumano; avvicinò la mano alla bocca, riuscì con i denti ad aprire il castone dell'anello. Marianna lo guardava con occhi imploranti come per cercare di, fermarlo, ma non ci riuscì, si sentiva mancare. Sandokan inghiottì la polvere contenuta nell'anello.
- Sandokan!... Sandokan! - urlò disperata Marianna.
Egli le rivolse un sorriso.
Al grido di Marianna fece eco il richiamo di allarme della sentinella. Un istante dopo, Lord Brooke, il comandante e alcuni marinai si precipitarono nel frapponte. Sandokan sorrise ancora, ma già le sue labbra erano atteggiate ad una smorfia; poi uno spasimo atroce lo colse: cominciò a contorcersi, a tendersi, a protendere la testa in un tentativo disperato di resistere al dolore che gli attanagliava il ventre. Ebbe un sussulto violento e si abbandonò inerte, sospeso alle catene che lo inchiodavano alla parete.
- Chiama subito il medico! - ordinò il comandante ad un marinaio.
Marianna lo guardò stordita.
- Troppo tardi - mormorò angosciata e affranta. - Si è ucciso.
Il comandante si avvicinò al pirata, gli toccò la mano; vide il castone dell'anello aperto; comprese.
Sandokan ebbe ancora un gemito, un sussulto, una smorfia di sfida, poi si irrigidì.
- Sciogliere le catene! - ordinò il comandante.
I marinai si affrettarono ad eseguire l'ordine.
Marianna con gli occhi sbarrati, livida, non piangeva più. Sembrava impietrita, tesa, come se aspettasse qualcosa o qualcuno; ma forse dentro di lei si faceva strada la sicurezza che Sandokan non le aveva mentito per pietà.... che c'era ancora una speranza.
Di corsa giunse il medico di bordo. Si avvicinò al corpo del pirata che era stato disteso sul pavimento, si chinò su di lui, gli sollevò le palpebre, gli mise una mano sul petto, sul cuore. Si rialzò.
E' morto - disse.
|
|
|
|
|||||||
|
|