L'incrociatore filava in mare aperto: era una delle più moderne macchine da guerra della marina britannica, e Lord Brooke era riuscito ad ottenerla dall'ammiraglio per inseguire Sandokan. Il rombo dei motori e lo scrosciare delle ruote a pale davano al rajah bianco di Sarawak la certezza della vittoria; e tuttavia, impaziente, gli sembrava che la nave procedesse ancora troppo lentamente. In plancia, col comandante, scrutava il mare aspettandosi di scorgere le vele del praho del pirata da un momento all'altro.... ma era un momento che non veniva mai. Alle sue spalle, il fumaiolo eruttava nuvole di fumo nero che, di quando in quando, lo investiva mozzandogli il respiro. Ma non ci faceva caso, tutto proteso com'era nella caccia. Sul ponte, già pulito come uno specchio, i marinai di turno erano impegnati a lavare e lustrare ogni angolo più riposto, mentre i cannonieri accudivano ai pezzi.
- A che velocità andiamo in questo momento? - domandò d'un tratto Lord Brooke al comandante.
- Sette nodi, Lord Brooke - rispose questi.
- E a quanto possiamo arrivare?
- Più di dodici nodi. Non c'è mai stata in questi mari una nave più veloce.
- E meglio armata! Cannoni con una gittata lunghissima e di ottimo calibro. Sono molto lieto che l'ammiraglio abbia messo questa nave a mia disposizione.
- Se devo essere sincero, signore, io lo sono un po' meno. Da giovane ho fatto l'accademia militare, e ho sempre combattuto in guerre regolari. Non mi attira l'idea di combattere dei pirati in un modo che francamente non capisco. Ho giurato obbedienza alla bandiera e alla regina d'Inghilterra. E lei, mylord, non rappresenta né l'una né l'altra.
Lord Brooke ebbe un leggero sorriso; ma la franchezza un po' rude del capitano suscitava la sua ironia. Rispose:
- Non ufficialmente.... Ma non dimentichi che Drake, quasi un pirata, ha distrutto per la regina Elisabetta l'invincibile armata spagnola.
Il comandante non fu insensibile all'ironia e domandò nello stesso tono:
- E lei sarebbe un nuovo Drake?
- Sarà più facile che lo diventi lei, comandante. Vedrà, la nostra sarà una collaborazione proficua.
La schermaglia avrebbe potuto continuare all'infinito; ma il comandante era troppo irritato per essere stato costretto a compiere una missione che considerava indegna di un gentiluomo, e tagliò corto.
- Quanto tempo ha intenzione di fermarsi a Labuan? - domandò.
- Il tempo necessario per parlare con alcune persone....
Lord Brooke fu interrotto dal grido di una vedetta.
- Vela in vista!
I due ufficiali alzarono di scatto la testa: il gabbiere indicava con la mano tesa un puntolino lontano, quasi invisibile, in mezzo al mare. Due cannocchiali furono puntati in quella direzione; poi si udì la voce fredda di Lord Brooke.
- Sono loro, ne sono convinto.... Comandante, faccia aumentare la velocità, la prego.
Un praho è una nave talmente piccola che pochi uomini bastano per governarlo, specie se il vento soffia costante da poppa e il mare è calmo. Sul praho di Sandokan tutto era, quindi, tranquillo. Un uomo stava al timone, un paio tenevano d'occhio le vele, un altro era di vedetta in cima all'albero, appoggiato al pennone da cui sventolava la bandiera rossa della Tigre della Malesia. Un tigrotto, seduto con le spalle al bastingaggio, al riparo dal sole, stava suonando svagatamente una specie di liuto dal suono dolcissimo.
Sandokan e Marianna si erano rifugiati nell'unica cabina della nave che costituiva l'alloggio del pirata. La felicità che era seguita all'ansia della fuga e che li aveva ripagati di tutte le angosce e di tutte le incertezze, li colmava di un benessere tranquillo che si proiettava con tanta certezza nell'avvenire da potersi gustare a poco a poco. Così, allo stesso modo, i loro discorsi erano lenti, pacati; come le parole che si possono dire anche domani....
Marianna giaceva sulla cuccetta, ravvolta in una lunga veste bianca che le disegnava armoniosamente il corpo sottile; nel suo atteggiamento c'era la sicurezza della donna: la fanciulla incerta, indecisa, combattuta da sentimenti contrastanti era scomparsa. Al suo posto c'era la donna matura che aveva scelto e che era felice della scelta. Le sue parole suonarono liete e commosse insieme.
- Qualche volta ho pensato a come sarebbe stata la mia notte di nozze.... con trepidazione, timore.... e subito allontanavo il pensiero. - Tacque e si chinò a baciare Sandokan che era seduto per terra, con le spalle appoggiate al letto; poi soggiunse: - Non immaginavo tanta tenerezza.... tanto amore.... tanta felicità.
Sandokan la trattenne, impedendole di allontanare il viso dal suo, accarezzandole i lunghi capelli biondi che gli spiovevano sul torso nudo.
- Anch'io sono felice - mormorò. Ma il suo sguardo era fisso lontano, come sperduto dietro un ricordo angoscioso.
- No. Tu hai qualcosa - disse Marianna con estrema dolcezza. - Lo so: comincio a conoscerti. A che cosa stai pensando?
Sandokan si sciolse dall'abbraccio, ma lei gli afferrò una mano, stringendogliela, facendogli sentire attraverso quel contatto così semplice, fraterno, di essere intensamente partecipe del suo stato d'animo.
- Al passato, Marianna.
- Al tuo passato? - domandò lei in un sussurro.
- Sì.
- Ed è un passato che ti fa soffrire così?
Sandokan rimase un lungo momento assorto, prima di rispondere, combattuto dal desiderio di parlare e dal timore di ferire la sensibilità della fanciulla che così fiduciosamente aveva messo la propria vita nelle sue mani. Poi l'amarezza repressa da anni, il dolore contenuto, l'odio soffocato, ebbero il sopravvento. Tuttavia la sua voce suonò triste, pacata.
- Pensavo a mio padre. Marianna.... Era un uomo giusto, un sultano amato dalla sua gente.... Non so neppure dove sia sepolto. L'ultimo suo ricordo è l'espressione di incredulità.... non paura, proprio stupore.... quando da ogni parte i sicari armati ci saltarono addosso.... Eravamo nel nostro palazzo, riuniti a cena.... C'era tutta la famiglia, io, i miei fratelli, gli zii, gli altri congiunti.... Li vidi cadere nel sangue, l'uno dopo l'altro, Marianna; e tutti gridavano, tentavano di fuggire, di difendersi.... Sgozzati come cani.... Mi salvò un servo; ero ancora un ragazzo, e mi portò lontano, nella confusione del momento.... Era stata una congiura ordita e pagata dai bianchi per mettere sul trono un usurpatore.... Da allora ho vissuto solo per vendicarmi....
- Dopo tanti anni di odio, avevi bisogno d'amore, Sandokan.
- Hai ragione, Marianna.... Non si può vivere consumandosi nell'odio.... Stando con te, questa notte, ho capito proprio questo.... Deve esistere un modo diverso di stare al mondo.... E tu me lo insegnerai.
Senza parlare, Marianna si portò la mano di Sandokan alla bocca e la baciò teneramente.
Di nuovo un silenzio dolcissimo cadde fra di loro come se non avessero bisogno di parlarsi per intendersi. Fuori dell'alloggio continuava sempre il suono del liuto accompagnato dallo schioccare delle vele nel vento.
D'un tratto la voce della vedetta.
- Nave a dritta!
Sandokan balzò in piedi, spalancò la porta, in un attimo fu sul ponte.
- Che nave?
- Una nave a vapore, Tigre. Sembra una nave da guerra.
Alle spalle di Sandokan era apparsa Marianna, a piedi nudi; s'era infilata un paio di pantaloni da marinaio, larghi e stinti dalla salsedine.
- Che cosa accade?
- Ci danno la caccia. Quello è un incrociatore inglese: una nave a vapore; ci raggiungerà - rispose Sandokan accigliato.
- Invertiamo la rotta.
- Inutile. Avremo il vento a sfavore. - Una ruga profonda solcò la fronte del pirata. Si volse agli uomini che in silenzio lo avevo circondato. - Quella nave fa almeno dieci nodi. Non abbiamo scelta: dobbiamo combattere.
Un urrah! di entusiasmo accolse le parole della Tigre. Anche Marianna sorrise, stringendosi la cintura dei pantaloni.
- Caricate i cannoni! - ordinò Sandokan. - Preparatevi per l'arrembaggio.
In un baleno la gente in coperta si mise al lavoro: barili di polvere furono portati sul ponte, e palle e munizioni da mitraglia e fucili e sciaboloni d'arrembaggio e kriss dalle punte ritorte e avvelenate.
- A quanto filiamo? - domandò Lord Brooke.
- Al massimo - rispose il comandante. - Dodici nodi. Non ci vorrà molto a raggiungere quella nave.
- Questa si chiama fortuna! Su quel praho c'è la Tigre della Malesia.
- E un piccolo veliero. Gli ordiniamo di arrendersi? Faccio sparare un colpo in bianco.
- Tempo perso - disse Lord Brooke freddamente. - Né lui né io vogliamo una resa. Appena sono a tiro, viriamo sul fianco e apriamo il fuoco con tutti i cannoni.
Il comandante gli lanciò un'occhiata gelida. La sua irritazione verso quell'individuo che si paragonava a Drake cresceva di momento in momento.... Avrebbe protestato con l'ammiraglio, alla prima occasione.
La distanza dall'incrociatore diminuiva a vista d'occhio: la sagoma grigia si avvicinava minacciosamente, la sua ciminiera eruttava un lungo pennacchio di fumo nero: i motori dovevano essere al massimo: Lord Brooke voleva farla finita, questa volta.
D'un tratto, dall'incrociatore partì una salva: troppo corta. Sandokan ebbe un sorriso di spregio.
- Pronti ad aprire il fuoco! - gridò. - Non sparate finché non saranno vicini! Ricorderanno per un pezzo questo giorno!
Un'altra bordata dell'incrociatore, questa volta più vicina, fece eco alle sue parole. I proiettili caddero così accosto alla fiancata del praho che i loro spruzzi caddero in coperta e bagnarono gli uomini intenti ai pezzi.
Sandokan si volse a guardare Marianna. La fanciulla non si era mossa; stringeva i pugni, ma l'espressione serena del suo viso non era cambiata; la sua esile figura vibrava mentre i capelli che non aveva avuto il tempo di raccogliere giocavano col vento.
Una profonda ruga solcò la fronte di Sandokan: quale responsabilità! Ecco, Marianna era decisa a restare accanto al suo uomo, forse a combattere al suo fianco.... perfino a morire. Ma egli come avrebbe potuto osare di mettere in pericolo la vita di colei che gli si era affidata con tanta ingenua fiducia?
- Tigre! - gridò un pirata. I pezzi sono carichi.
Che cosa avrebbe dovuto fare? Perseverare nella lotta contro gli inglesi, morire alla testa della sua gente sarebbe stato onorevole per il principe Sandokan; ma sacrificare Marianna che amava più della propria vita, più della propria vendetta....
- Chi conosce le segnalazioni inglesi? - gridò rivolto ai suoi uomini.
Lord Brooke non perdeva di vista il praho: le due bordate che i pezzi dell'incrociatore avevano sparato erano cadute a poche decine di metri dalla nave del pirata: i prossimi colpi l'avrebbero raggiunta e poiché i cannoni dell'incrociatore avevano una gittata più lunga, non ci sarebbe quasi stata battaglia. L'unica cosa che il rajah bianco poteva temere era che i pirati venissero all'arrembaggio; ma questa volta sarebbero stati distrutti prima di poter lanciare i rampini.
Accanto a lui, in plancia, il comandante appariva sdegnato. La superiorità della propria nave era tale che continuare a sparare gli sembrava quasi una viltà. Tuttavia si apprestava ad ordinare il fuoco quando una vedetta richiamò la sua attenzione.
- Stanno segnalando, signore.
- Che cosa segnala la Tigre della Malesia? - domandò Lord Brooke.
Il comandante puntò il cannocchiale e cominciò a tradurre ad alta voce:
- Dice che si consegna.... Chiede che una cittadina inglese che ha a bordo sia sbarcata a Labuan e che il praho con i suoi uomini sia lasciato libero di andare.
- Dunque si arrende.... - mormorò freddamente Lord Brooke. C'era nella sua voce una specie di incredulità, di delusione. Disse: - Faccia segnalare che accettiamo. Metta in mare una scialuppa.... Vengano pure a bordo Sandokan e la donna.... Soli.
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