Lady Marianna cavalcava imbronciata. Davanti a lei due cipays facevano da battistrada; alle sue spalle due lunghe file di soldati la seguivano, le armi a tracolla, agli ordini di un sergente. Le belle cavalcate compiute da sola con Lucy, parlando, forse anche sognando ad alta voce, parevano finite. La scorta - e sentiva questa sensazione farsi sempre più profonda - la faceva sembrare prigioniera, di non poter né sognare né pensare. E poi a che cosa serviva la scorta? A proteggerla da qualcuno che non era più a Labuan e che comunque lei non considerava un nemico; anzi, più pensava a Sandokan più sì sentiva attratta verso di lui. Non osava dire neppure a se stessa di amarlo ma probabilmente, se ci fosse stata Lucy accanto a lei e Lucy glielo avesse chiesto, probabilmente lo avrebbe confessato.

Così, ad un galoppo lento e misurato, giunsero alla fine del bosco. Appena i grandi alberi scomparvero e la folta vegetazione del sottobosco cominciò a diradarsi, Marianna spronò il cavallo e superò i due cipays d'avanguardia; la scorta regolò l'andatura sulla sua.

D'un tratto, la radura e, sul margine opposto, quasi incastonato nella vegetazione lussureggiante, il tempietto della Trimurti. Marianna si fermò e saltò a terra; anche il sergente scese da cavallo e le si avvicinò.

Lei disse:

- Aspettatemi un momento.

- Certo, milady - rispose il sergente con deferenza, Sembrava imbarazzato, conscio che la presenza dei soldati disturbava la fanciulla. - Anzi ci perdoni se.... Ma gli ordini sono ordini.

- Non si preoccupi, sergente - disse lei con un sorriso. - Ormai mi sto abituando a voi.

- E' per la sua sicurezza.

- Ma quel pirata ha lasciato Labuan, no?

- Così si dice, ma quando ci ordineranno di non scortarla più i soldati ci rimarranno male .... Il suo imbarazzo cessò improvvisamente e in tono scherzoso a giunse: - Credo che la sognino ogni notte.

- Anche lei? domandò Marianna divertita.

- Non mi permetterei, milady - rispose con serietà il sergente. - Però sono pronto a servirla e a rischiare la vita per lei.

Marianna ebbe un breve sorriso. Poi i suoi occhi si fissarono lontano, oltre il soldato, dall'altra parte della radura, verso il tempietto. Come sempre, il santone stava seduto sotto il piccolo portico, nella posizione del loto, con le gambe incrociate, assorto in preghiera o in meditazione.

- Aspettatemi - ripeté e si avviò attraverso la radura.

Il vecchio non si mosse; non diede segno di averla vista; lei si avvicinò e si mise a parlare umilmente, sottovoce.

- Tutte le volte che ho bisogno di consolazione, di conforto, vengo a cercarli da te.

Il vecchio non rispose. I suoi occhi erano fissi lontano, come se non volesse interrompere la meditazione.

- Non vuoi parlarmi, oggi? - domandò accoratamente Marianna avvicinandosi ancora un poco. - Sei offeso perché sono venuta con i soldati? Ma non l'ho voluto io, me l'hanno imposto. Non posso fare niente.

- Vedo ancora il segno di Dio sulla tua fronte - disse il vecchio.

Marianna si toccò la fronte, il punto nel quale il santone l'aveva toccata con un dito intinto nella terra rossa.

- Non c'è più.... Era fatto con la terra: è sparito subito.

- Non può sparire. Io lo vedo. Ciò che conta non può sparire anche se le apparenze si dissolvono. Gioia e dolore ti siedono intorno e stanno per impegnare il loro grande duello. Respira, ragazza. Godi questi ultimi momenti della tua infanzia perché gli dei hanno deciso che divenga donna.... Respira, ragazza.

Marianna chiuse gli occhi e respirò profondamente: sentì che qualche cosa dentro di lei mutava. Ebbe un attimo di smarrimento; tentò di ribellarsi, si abbandonò; poi, facendo uno sforzo su se stessa, costringendosi, riaprì gli occhi. Il santo era scomparso; al suo posto, sul pavimento di assicelle, una piccola corona di fiori.

Sgomenta, Marianna fece un passo indietro guardandosi intorno, e d'un tratto, di fianco al tempio, vicino ad un albero, riparato dai cespugli del sottobosco, Sandokan le apparve. Fu sul punto di gridare; ma egli le fece cenno di tacere portandosi un dito sulle labbra, e il grido fu solo un sussurro:

- Sandokan!

Ed egli sottovoce le disse:

- Sono venuto per portarti via con me. - E poi con un'intensità che lei non aveva mai udito, soggiunse: - E tu, vuoi venire?

Non vi fu esitazione nella risposta di Marianna, benché tra il momento in cui Sandokan rivolgeva la domanda e il momento - quasi simultaneo - in cui lei rispondeva, avvenisse dentro di lei, nel suo cuore, nella sua mente, qualche cosa che assomigliava allo smarrimento di prima, legato alla scomparsa del santone. Il suo viso si trasfigurò per la sorpresa e per la felicità.

- Sì! - mormorò con forza; e poi, sempre più teneramente: - Sì... , Sì! Sandokan fece un piccolo cenno con la testa e subito alle sue spalle apparvero alcuni uomi i che sfilarono silenziosamente nel sottobosco in direzione dei cipays. Di colpo Marianna ebbe paura: capiva quello che stava per accadere e nello stesso tempo pensava che non sarebbe dovuto accadere. Eppure non ebbe la forza di fermare Sandokan, di fare un gesto, di dire una parola.

I cipays, intanto, si erano sparsi al centro della radura. I cavalli pascolavano tranquillamente; gli uomini, a piccoli gruppi, chiacchieravano sottovoce per non disturbare il colloquio della fanciulla col santone del tempietto. Tuttavia il sergente era all'erta. Intravide fra i cespugli un movimento, e forse più che vederlo lo sentì da vecchio soldato abituato alla guerriglia nella giungla, e sottovoce disse agli uomini che gli stavano più vicino:

- C'è qualcuno fra quei cespugli; sono pronto a giurarci. Tenete le armi pronte; ma non facciamo capire che ci siamo accorti di qualche cosa.

I soldati si passarono l'ordine l'un l'altro, ma prima che esso giungesse in fondo alla fila, là in fondo appunto, un altro soldato aveva visto luccicare la lama di un parang, aveva imbracciato il fucile e sparato senza esitare. Alla sua fucilata fece eco un'altra fucilata e l'uomo, colpito in pieno petto, barcollò e cadde a terra. Gli altri soldati si disposero immediatamente in quadrato, fronte al nemico, con la rapidità e l'efficienza che venivano loro da una lunga e accurata preparazione militare; cominciarono a sparare in direzione del cespugli, a caso.

Dai cespugli fu risposto al fuoco: i soldati in mezzo, alla radura, senza alcun riparo, erano un bersaglio fin troppo facile: ne cadde uno, poi un altro, poi altri due. I superstiti continuavano a sparare mentre Marianna, appoggiata alla colonna del tempietto, con le mani strette sul cuore assisteva angosciata, con gli occhi sbarrati, mentre le sue labbra mormoravano un " no! no! no! " che nessuno udiva. Poi Sandokan balzò all'aperto, gridando:

- A me tigrotti! Avanti tigrotti di Mompracem! Avanti!

Fu un combattimento breve, crudele. La scorta già decimata dalla fucileria non poté resistere: i soldati giacquero riversi, morti; i tigrotti erano illesi, solo Malik era stato ferito a un braccio.

Marianna chiuse gli occhi, sgomenta, atterrita. Poi li riaprì incredula che tutto quello che era accaduto fosse accaduto per causa sua. E allora ebbe un improvviso cedimento e cominciò a correre, a fuggire.

Sandokan la vide e la inseguì chiamandola.

- Marianna!

Senza rispondere lei continuò a correre. Ed egli la chiamò ancora.

- Fermati! ordinò.

Lentamente Marianna si fermò, si volse: Sandokan era davanti a lei. Alle sue spalle c'era lo stesso bosco di prima e i fiori i cespugli, il tempietto. E tutto quello era lo stesso meraviglioso paesaggio, che aveva fatto da cornice al momento durante il quale i loro sguardi si erano incontrati davvero per la prima volta.... Eppure alle spalle di Sandokan c'erano adesso i soldati morti; anche il sergente che non si sarebbe mai permesso di sognarla, ma che avrebbe dato la vita per lei. Sandokan si avvicinò.

- Fa paura vedere la morte - disse. E io do la morte, Marianna. Prima lo sapevi, ora l'hai visto. - Il suo viso era terribile, ma la sua voce era dolce, tenera. Domandò: - Puoi amarmi ancora?

Attraverso un velo di lacrime, Marianna vide il viso di Sandokan e più indietro, sfocata, la radura, i corpi, i cavalli che pascolavano tranquilli. Senza rispondere, si avviò verso il sergente che l'aveva difesa contro qualcuno da cui lei non avrebbe voluto esser difesa.

Ma mentre camminava protesa verso quel morto il suo sguardo si posò sui tigrotti, su Malik che veniva verso di lei vacillando; e sui loro visi, d'un tratto, lesse il dolore, la rabbia, la sofferenza di uomini offesi, costretti sotto il giogo degli europei. Le loro facce terribili non le sembrarono più così terribili; e condivise l'odio per l'uomo bianco che li opprimeva e nello stesso tempo l'odio per soldati che appartenevano alla loro stessa razza e che si erano venduti ai colonizzatori. Di colpo si sentì partecipe della loro sofferenza e indifferente alla sorte dei cipays.

Malik continuava ad avanzare: stringeva in pugno il parang leggermente proteso come un'offerta, così com'era un'offerta il sangue che gli colava dal braccio. Allora corse verso di lui. Si tolse il cappello, ne strappò il velo e con quello fasciò il braccio di Malik. L'uomo fece una smorfia di dolore quando Marianna lo toccò, ma dalla sua bocca non uscì un gemito. Marianna si alzò e disse:

- Andiamo.

Sandokan allora, che le era vicino, la strinse fra le braccia; la sollevò di peso come a prenderne possesso e lei gli appoggiò la testa sulla spalla, abbandonandosi. Poi egli la depose a terra vicino al cavallo, l'aiutò a salire. Diede un ultimo sguardo in giro; ordinò:

- Andiamo.

In un attimo, tutti furono a cavallo e la galoppata sfrecciò attraverso la radura, s'inoltrò nel bosco e scomparve.

 

 

Il colonnello Fitzgerald, con uno squadrone di cavalleggeri, perlustrava un tratto di bosco nei dintorni della villa. Appena udì gli sparì, comprese che Marianna e la sua scorta erano caduti in un'imboscata; mandò un soldato da Lord Guillonk a chiedere rinforzi; poi, senz'altro indugio, spronò il cavallo.

- Seguitemi! Al galoppo!

Lo squadrone percorse i sentieri della foresta come un turbine ma quando giunse alla radura, la battaglia era finita da tempo.

Due soldati smontarono per esaminare i corpi, ad uno ad uno.

- Sono tutti morti, signore.

- Provvedete voi - ordinò il colonnello. E di nuovo gridò: - Al galoppo!

Le orme dei fuggitivi erano bene evidenti: non c'era alcuna difficoltà a seguirle.

 

 

Sandokan cavalcava in testa. Di mano in mano che procedeva, il bosco si faceva sempre più fitto e ad un certo punto la Tigre della Malesia frenò il cavallo, ne scese dicendo:

- I cavalli rallentano l'andatura. Conviene andare a piedi.

Anche Marianna e i pirati smontarono. Sandokan si avvicinò alla fanciulla e le domandò:

- Sei stanca, Marianna?

Lei rispose con un sorriso. Aveva gli abiti strappati e sporchi; era stanca, ma non lo avrebbe ammesso per alcun motivo. Cominciarono a camminare mentre uno dei tigrotti spingeva lontano i cavalli, spaventandoli, in una direzione diversa dalla loro.

Con i parang in pugno, i pirati si aprivano la strada nella foresta, tagliando rami e liane; e scavalcavano tronchi abbattuti e superavano con un balzo rigagnoli insidiosi. Marianna dovette togliersi la lunga amazzone che la impicciava, rimanendo con i pantaloni da cavallo, stanca ma sempre pronta a superare ogni ostacolo per non rimanere indietro all'uomo che amava e che aveva deciso di seguire. In lontananza si udivano squilli di tromba e latrati di cani, segnali d'allarme e di pericolo.

- Ci sono già vicini, Tigre - disse uno dei pirati.

- Lo so - rispose Sandokan. - Ma non ci prenderanno.

- Ci inseguono con i cani di mio zio - disse Marianna. - Sono bestie orribili, ferocissime, capaci di seguire una traccia per giornate intere.

Ma Sandokan ripeté:

Non ci prenderanno.

 

 

Seduto in terra, Yanez stava affettando una papaia, lentamente, con l'attenzione e la competenza di un cuoco raffinato. In terra, su un tappeto di foglie pulite era stato ammucchiato un bottino di frutti e di verdure.

- Ho trovato un albero del pane, signor Yanez - disse un pirata giungendo con le braccia cariche di uno strano frutto biancastro. - Guardi qui.

- Zitto. Non mi interrompere: il momento è delicato - gli rispose il portoghese. Poi continuò: - Preparare un pranzo completo, senza accendere un fuoco è una delle nostre attività che richiedono maggior virtuosismo. Non è così, forse, ragazzi? Passami un po' di quelle fette di papaia.

Non aveva finito di parlare che si udì la voce di Sambigliong.

- Ho preso un babirussa, signor Yanez. Potremmo mangiarcelo arrosto: io cucino bene.

Yanez alzò gli occhi. Sambigliong portava sulle spalle un enorme babirussa, grosso quanto un grosso cinghiale di un anno.

- A parte i miei dubbi sulla validità delle tue ricette - disse Yanez - non c'è fuoco senza fumo.... E un filo di fumo, anche piccolo, significa tirarsi addosso tutti i cipays della Compagnia delle Indie.... Non siamo mica a Mompracem, Sambigliong.

- Speriamo di tornarci presto.

- Dipende da noi. Dalla nostra capacità di cavarcela. E dipende soprattutto dal ritorno di Sandokan.

Smise di parlare assorto nella difficile operazione di condire e rimestare l'insalata che aveva preparato. Ad un tratto si accorse che mancava qualcosa.

- Giro Batol.... il pepe! - gridò. Ma non ricevendo alcuna risposta, chiamò ancora: - Giro Batol!

- Eccomi!... Eccomi! - si udì di lontano.

Poi Giro Batol apparve, correndo, portando fra le braccia un fascio di rami coperti di foglie e di bacche.

- C'era solo un albero del pepe.... e stavo per cadere in una trappola per elefanti!

Yanez staccò alcune bacche e le sbriciolò con le dita sull'insalata. Rimescolò ancora, assaggiò circospetto.

- Uhm! - borbottò. - E' meglio di quanto credessi. Avanti, ragazzi: mangiamo. Sambigliong, fa' le parti.

Per qualche minuto nessuno parlò; poi Yanez, dopo aver calmato i primi morsi della fame, ed essersi dissetato col latte di una noce di cocco, riprese a parlare ma come fra sé: era nello stato d'animo di chi non ha bisogno di una persona con cui dialogare. Non capiva Sandokan, non capiva come un uomo d'azione, violento, impulsivo come colui che era soprannominato la Tigre della Malesia, avesse potuto perdere la testa per una donna, e una lady, per giunta, appartenente a quel popolo che egli odiava. E mentre rimuginava dentro di sé tutti questi pensieri, le parole cominciarono ad uscirgli dalle labbra, da sole, come il frutto di una meditazione che aveva bisogno di ancorarsi a qualcosa di reale, come i suoni, appunto.

- Che cos'è un uomo? - borbottò d'un tratto. E pur senza aver bisogno di un interlocutore si rivolse verso il suo gigantesco compagno: - Sambigliong, sai che cos'è un uomo? E un loco.... cioè un matto. E sai che cos'è un uomo innamorato? Un loco tre volte.... Questo è un proverbio del mio paese.

In quel momento si udì un rumore. Yanez, rimanendo seduto senza scomporsi, afferrò la pistola. I pirati erano balzati in piedi, le armi in pugno, pronti a sparare. Ma come sorgendo dal nulla, irruppero dal sottobosco Sandokan, Marianna e gli altri.

Yanez fu in piedi.

- Sandokan!

La Tigre della Malesia si avvicinò all'amico.

- Yanez!

Si abbracciarono. Poi Sandokan prese per mano Marianna che era rimasta qualche passo indietro e la presentò al portoghese.

- Questa è Marianna.

E Yanez con un sorriso disse:

- La perla di Labuan. Ora che la vedo non dirò più che sei matto, Sandokan. Sei l'uomo più savio e più fortunato del mondo.

Marianna alzò i suoi begli occhi su Yanez: uno sguardo lungo ed affettuoso. Quindi gli si avvicinò, si sollevò sulla punta dei piedi e lo baciò su una guancia.

Ma non c'era tempo per le effusioni. In quel momento infatti si udì di nuovo, e più vicino, il latrato dei cani.

- Ci inseguono con i cani di Lord Guillonk disse Sandokan. Sarà difficile far perdere le nostre tracce.

- Niente affatto - rispose Yanez. - Voi proseguite, al resto pensiamo noi.

- No.

- Porta in salvo Marianna. Alla spiaggia vi sono due prahos che aspettano. Prendine uno e lascia l'altro per noi.

Sandokan rimase un momento indeciso.

- Lo sai che se non fosse per Marianna resterei qui con te.

- Non dire frasi storiche, fratellino. Scappa con la tua bella, a gambe levate. A questi cagnolini e ai loro padroni pensiamo noi. - Poi rivolto a Giro Batol, domandò: Dov'è quella trappola per gli elefanti?

Sandokan e Marianna si avviarono di corsa verso la spiaggia mentre gli altri, Yanez compreso, affondate le mani nel corpo del babirussa appeso al ramo di un albero se ne spalmavano addosso il sangue.

- Certo - borbottò Yanez - sarebbe stato meglio arrosto. Ma il fatto che tutti i carnivori di queste parti preferiscano una buona bistecca di babirussa a qualsiasi altra cosa è decisivo.... Appena pronti ci sparpagliamo verso i quattro punti cardinali.

Pochi minuti dopo, infatti, i quattro pirati stavano correndo in quattro direzioni diverse.

Yanez, seguendo le tracce che avevano lasciato Sandokan e i suoi mentre si avvicinavano al loro campo, si avviò in direzione dei cani. Poi tornò indietro, verso la trappola per gli elefanti; l'aggirò rimanendo, però, bene in vista, fermò.

Ed ecco, dopo pochi minuti, giungere i cani; quattro grossi e feroci cani lupo che, annusato il sangue del babirussa, si erano messi a seguirne le tracce dimenticando quelle degli uomini. Procedevano con forza, trascinando per il guinzaglio i loro conduttori; videro Yanez, e i loro latrati divennero più acuti.

- Eccoli! - gridò un soldato.

E tutti gli altri conversero in direzione di Yanez.

- Lascia liberi i cani - ordinò un sergente. - Loro li fermeranno.

Yanez fumava tranquillo e gridava ironicamente:

Siete dei bruti.... Muscoli e zanne senza cervello. Figli di cani!

I lupi si slanciarono verso l'uomo il quale continuava ad aizzarli con la voce facendoli inferocire sempre di più. Ma ad un tratto, mentre erano a pochi passi dalla preda, il terreno mancò sotto i loro piedi, e caddero nella trappola.

Yanez calmo, sì avvicinò all'orlo della fossa, guardò in giù; sorrise, si tolse la sigaretta dalle labbra e la buttò contro i cani che abbaiavano e guaivano spaventati e furiosi.

 

 

Sandokan e Marianna raggiunsero la spiaggia; salirono su una piccola barca che due pirati si affrettarono a spingere in mare; poi anche loro balzarono a bordo e cominciarono a remare verso il praho che si dondolava a poca distanza dalla riva.

 

Sandokan si sedette alle spalle di Marianna. Se la strinse teneramente contro il petto come a proteggerla e mentre la fanciulla si abbandonava sfinita contro di lui, mormorò:

- Ho sempre combattuto per odio.... Non m'importava la morte.... la mia.... quella dei nemici.... quella dei compagni. Oggi ho combattuto per amore.... E i morti mi pesano. Mi pesa lasciare indietro Yanez e i tigrotti.


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