Nel prato davanti alla villa, Lady Marianna e Lucy giocavano a croquet. La partita volgeva quasi al termine e le due fanciulle, tra un colpo e l'altro, parlavano tranquillamente. C'era, nei discorsi di Lucy, il ricordo e il desiderio della patria lontana: in Malesia si sentiva un po' come ai margini del mondo. Marianna, invece, pur riandando col pensiero ai bei tempi della vita nel college in cui era stata educata, sentiva e dichiarava per, questa terra un amore del quale lei stessa non riusciva a rendersi conto e che giustificava con il fascino dell'ambiente, la bellezza della natura, la gentilezza delle persone che la circondavano.
- Sono successe tante cose che non mi è possibile spiegarti - disse ad un certo punto.
Lucy batte un colpo di mazza contro la palla che rotolò lentamente verso una porta. Alzò gli occhi verso l'amica, interrogandola con lo sguardo.
- Che cosa? Come non puoi spiegare?
- Sono cose nuove, strane, misteriose. Cose che tuttavia sento di amare. E' come se fossi divisa in due: una metà di me è laggiù a Londra.... una metà è qui. - Tacque un momento assorta, poi soggiunse: - Come fosse per sempre.
- Per sempre? - esclamò stupita Lucy. - Non provi il desiderio di ritornare laggiù, nel tuo mondo?
- No. Mi sembra così lontana, l'Europa. Credi: io ricordo le mie amiche, le mie compagne di scuola.... Pamela, Carol, Ellen.... c'era una testa matta che si chiamava Susan. Era innamorata di un ragazzo: John, mi pare si chiamasse. Secondo me, lui se n'era accorto benissimo. Ma fingeva di nulla; e magari adesso sono già fidanzati.... Forse sposati. Ma, ecco, da quando sono, qui mi sembra che tutto e tutti facciano parte di un quadro sbiadito che si allontana da me, come se non fosse vero.... come se non fosse mai stato vero
Toccò a lei colpire la palla; la palla rotolò sotto il piccolo arco della porta e Marianna la raccolse e, stanca oppure semplicemente annoiata del gioco, si sedette su una delle sedie di ferro disposte al margine del campo.
- Credo che tu possa capirmi.
- Non so - rispose Lucy. - Per me tutte queste cose rappresentano ancora la patria lontana. Io provo ancora il desiderio di ritornarvi. E invidio un poco te, se, come penso, ti deciderai a sposare sir William.
Marianna scosse la testa con un sorriso.
- Chissà. Forse è il mio destino. Ma c'è qualcosa che non mi convince.
- Perché? Che cos'è che non ti convince?
- Cominciò come un gioco, la sera del ballo delle debuttanti. Sir William era l'uomo più corteggiato della serata e io per richiamare la sua attenzione finsi di svenire per il caldo. Una sciocchezza, lo so.
- Perché una sciocchezza? Lo hai conquistato: se ti sposerai con lui tornerai in Inghilterra. Non è questo quello che vuoi?
- Sposarlo? E' sempre molto bello e nobile; è il simbolo di un mondo che è anche il mio. - Tacque a lungo, pensosa, con gli occhi fissi lontano. Poi sottovoce, quasi parlando a se stessa, soggiunse: - O dovrei dire: era il mio?
Il momento delle decisioni era venuto. Marianna sedeva in salotto davanti allo zio, con il capo chino, immersa in pensieri che la turbavano profondamente. Pochi minuti prima Lord Guillonk le aveva detto che sir William aveva chiesto la sua mano e lei non era stata capace di rispondere se non con un'occhiata sgomenta: i suoi occhi erano apparsi allo zio che la guardava con intenzione come gli occhi di una gazzella ferita. Ma subito Marianna aveva abbassato le palpebre, incerta, come per mascherare il suo modo di essere indifesa e scoperta: non aveva saputo rispondere. Benché si aspettasse la richiesta fino da quella sera del ballo, a Londra, e che avrebbe potuto essere fatta qualche sera prima durante la festa per il suo compleanno, le sembrava che tutto fosse accaduto così precipitosamente. I suoi diciotto anni, che fino a quel momento gli avevano consentito di restare una bambina, da quel momento diventavano il simbolo della donna che sboccia e che deve decidere. Il gioco era finito. Era, in effetti, il momento delle decisioni; e lei non sapeva decidere.
Lord Guillonk, notando il turbamento della nipote, disse in tono leggermente seccato:
- Francamente mi aspettavo un po' più di entusiasmo.
Marianna alzò gli occhi di nuovo; ma fu un'occhiata rapida, che si spense immediatamente. Come riuscire a spiegare allo zio tutto quello che provava, dentro di sé, tutti i suoi sentimenti. Rispose:
- Sono sorpresa.... non credevo che sarebbe accaduto così presto.
Lord Guillonk sbuffò.
- E io credevo che quel giovanotto ti andasse a genio. E' un uomo affascinante, per quanto possa giudicare io. E uno dei più brillanti ufficiali del nostro esercito, ha davanti a sé una carriera che lo porterà chissà dove. E anche il patrimonio della sua famiglia, se mi concedi questa valutazione un po' terra terra, è tutt'altro che disprezzabile.
Marianna alzò la testa di scatto, con fierezza. Adesso il suo sguardo scintillava di un'ironia che la fanciulla faceva fatica a reprimere. Anche il tono della voce era forzatamente misurato, quando rispose:
- Ma sì, zio. Lo so benissimo. - Fece una pausa; poi soggiunse: - Sono grata a sir William per la sua richiesta.
Lord Guillonk alzò una mano come per frenare il discorso.
- Nessuno ti chiede di decidere una cosa simile da un minuto all'altro. Ma se vuoi ascoltare il mio consiglio, Marianna, cogli l'occasione che ti si offre. Pensa all'amore che ha per te quel giovane. - E poi, patetico: - E non ti dico di pensare anche a tuo zio, alla consolazione che mi daresti con un matrimonio così indovinato.
Ora il tono di Marianna fu più deciso. D'un tratto comprese che sotto le parole gentili dello zio si nascondeva una volontà così forte da sopraffare la sua, e forse, anche, una decisione già presa alla quale lei non avrebbe dovuto far altro che aderire. Si ribellò: questo nuovo gioco non le piaceva.... doveva resistere. E per resistere doveva allargare il discorso, portarlo su un piano che non fosse di puro sentimentalismo.
- Zio, io credo che fra marito e moglie ci debba essere un'intesa che va oltre l'attrazione reciproca.... Per sposarsi, per vivere insieme, bisogna vedere la vita allo stesso modo, dare un giudizio simile sulle cose che ci circondano....
Lord Guillonk cercò di sfuggire l'argomento cui non avrebbe saputo rispondere.
- Non chiedermi.... non chiedere a un misantropo come me le regole del matrimonio perfetto.
- Tu sai di che cosa parlo, zio.... Da quando sono qui, in Malesia, credo di avere scoperto che il mondo non finisce nel giro della nostra buona educazione britannica, nei tè, nei parties, in certe regole di vita rigide e immutabili.... - Continuò con fervore: - C'è anche un'altra vita, zio, la vita del mondo che vive fuori di noi, la vita di questa gente che ci circonda e di cui non comprendiamo il linguaggio.... Cerchiamo di capirla.
- Non vedo come tutto questo abbia a che fare con la proposta di sir William.... Tu sei confusa, Marianna. Questo soggiorno non ti ha fatto bene. E ho già notato che dimentichi troppo spesso qual è la responsabilità dell'uomo bianco, in questo remoto angolo del globo. - Fece una pausa, poi riprese in tono enfatico: - Noi siamo qui per dare un esempio a questa gente e per aiutarla.
Marianna scosse la testa quasi con rabbia. Le lacrime le salirono agli occhi. Eppure a lei sembrava tutto così semplice, naturale. Si alzò.
- Sei tu che non capisci questo paese, non capisci i malesi. Non ti importa niente di loro. Dentro di te, anzi li disprezzi.... - e qui la sua rabbia esplose: - perché sei costituzionalmente convinto della tua superiorità....
Anche Lord Guillonk si alzò. Calmo, si avvicinò alla fanciulla e si mise a parlare come si parla ad un bambino cui si debbono spiegare cose più grandi di lui.
- Marianna, se io sono convinto come tu dici della mia superiorità, è per un solo motivo - Perché sono superiore. In questo posto geografico e in questo momento storico, io sono effettivamente superiore perché la mia civiltà è superiore alla loro. Ma non capisci che tutti noi stiamo facendo moltissimo per questa gente, dando loro più di quello che mai potremo ricevere. Gli stiamo portando la civiltà, come un tempo i romani la portarono a noi....
- Ma loro non vogliono la nostra civiltà, vogliono la loro! - Esitò un momento. Poi la sua voce risuonò vibrante, tagliente, quasi dura. - E non venirmi a dire che siamo qui per portare civiltà. Siamo qui per guadagnare denaro, territori, potenza....
- Non soltanto sei ostinata, ma ti occupi anche di politica! Comincio a disperare della tua femminilità.... Ragione di più per pensare che tu abbia veramente bisogno di un marito.
In quel momento entrò il maggiordomo per annunziare il colonnello Fitzgerald e che, almeno per un attimo, sembrò a Marianna salvasse la situazione. Ma la fanciulla fu disingannata subito, perché prima che sir William entrasse, Lord Guillonk soggiunse:
- Ammetterai, mia cara, che questa è proprio un'entrata da commedia. - E poi, duramente: - Fra l'altro ci evita di continuare un discorso penoso sul quale non intendo ritornare.
Il colonnello entrò, fermandosi sulla soglia: ma non fece in tempo ad accorgersi della tensione che aleggiava nel salotto e della freddezza con la quale, Marianna rispose al suo saluto, perché Lord Guillonk lo investì:
- Mi dia subito delle buone novità. Lo avete preso?
- Il pirata è riuscito a lasciare Labuan con un praho - rispose il colonnello. - Hanno visto la sua bandiera....
- La bandiera della tigre! - mormorò Marianna con un sospiro.
- Non è un gioco, Marianna - disse duramente Lord Guillonk cui non era sfuggito il gesto di soddisfazione della fanciulla. - Ne va della nostra sopravvivenza. E pensare che l'abbiamo avuto qui, mezzo morto, incapace di difendersi.
- Sarà più interessante, e anche più sportivo, andare a snidarlo nel suo covo di Mompracem - interloquì il colonnello che non aveva capito nulla di quanto era accaduto fra nipote e zio. - In un modo o nell'altro, milord, Sandokan finirà nelle nostre mani.
Marianna trasalì; per un momento un'angoscia atroce le attanagliò il cuore. La respinse; sorrise. E quando sir William, dimenticate le questioni ufficiali si mise a parlare con lei, sostenne la conversazione con la stessa grazia di sempre.
Quell'angolo di giardino era fresco e profumato: gli alberi secolari e i fiori, gli uni con le loro fronde ombrose, gli altri con la sensuale carica del loro odori, davano a quel luogo e a quel momento un senso magico. Gli animi ne erano pervasi, la volontà come annullata.
Marianna si cullava lentamente sull'altalena, e sir William, con una mano appoggiata ad una delle corde, le imprimeva un movimento, appena percettibile. Il soldato si diceva che solo in quel momento magico, in quel luogo fresco e silenzioso, adatto ai ricordi e alle confidenze, avrebbe potuto confessare il proprio amore alla fanciulla. E confessare, del resto, non era neppure la parola adatta poiché lei non poteva non aver capito o intuito. Tuttavia gli sembrava così difficile esprimere il suo stato d'animo, metterla al corrente dei sentimenti che provava. Così, quando d'un tratto decise di parlare, non riuscì ad affrontare l'argomento come il suo animo di soldato avrebbe voluto, d'assalto: un pudore, di cui non aveva neppure il sospetto, lo frenò.
- Com'è strana la vita, Lady Marianna - cominciò in tono discorsivo. - Per esempio io sono convinto che ci sono dei momenti in cui le cose più ardue diventano possibili. E' come essere in mare e prendere la corrente giusta, il vento favorevole.... Ma è un attimo: o approfitti di quello oppure....
- Lei sta ancora pensando a Londra, sir William.... A quella festa dove ballammo tutti i balli del programma....
- Tranne l'ultimo. E proprio in quell'ultimo valzer, comincio a pensare, io avrei trovato il coraggio di rivelarle ciò che provavo, ciò che provo per lei.
Marianna non raccolse la provocazione contenuta nelle ultime parole. Inclinò la testa per nascondere con l'ampia tesa della pamela il sorriso che le era spuntato sulle labbra. Poi, appoggiandosi al braccio del giovanotto, scese leggermente dall'altalena, avviandosi subito lungo il viale.
- Ma io avevo scritto sul carnet il nome del padrone di casa e ballai con lui.
- Se avessimo fatto anche quel ballo insieme, chissà.... la nostra vita sarebbe stata diversa.... - insisté il colonnello. - Oggi saremmo già sposati, magari in una guarnigione del Nord della Scozia....
- Sì. E io coltiverei i fiori e riceverei per il tè le signore degli ufficiali. L'ironia era così velata e sir William del restò così felice di quelle parole, che non la intese. Ma la fanciulla continuò, e il tono della sua voce divenne di colpo accorato: - Chissà se mi sarebbe piaciuta una vita così.... sir William, lo zio mi ha comunicato la sua proposta.
Egli comprese che non doveva forzare la mano alla fanciulla. Camminava lentamente alle sue spalle senza neppure avere il coraggio di accostarsi al suo fianco. Improvvisamente il momento magico era cessato; e il parco non era più un angolo profumato e ombroso e fresco. Disse:
- Non mi risponda subito, Marianna. Questo, lo sento, non è un momento positivo: i venti sono caduti e le correnti ci allontanano l'uno dall'altra.
- Ho bisogno di riflettere, di abituarmi all'idea.
- Lo so - disse egli in un soffio.
- Non è come se fossimo in Inghilterra, nel nostro mondo, ben chiusi e protetti dalla società in cui siamo nati.... Qui, lei deve capirmi, tutto è così diverso....
- Meno il mio sentimento, che sarà immutabile qualunque cosa lei mi risponda. Per sempre. In guerra e in amore mi hanno insegnato a scegliere una volta sola.
Marianna era turbata. Le parole di sir William la colpivano profondamente, la commovevano.... ma lei - oh, non osava ancora pensarlo! - amava un altro uomo. Sarebbe stato giusto accettare la proposta di sir William? E che cos'altro sarebbe stato giusto? Non riusciva a pensare.
Tentò di sviare la conversazione e non ci riuscì. Tacque. E la passeggiata continuò in silenzio.
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