Lady Marianna si fermò in cima allo scalone, circondata dalle cameriere malesi. Era conscia e soddisfatta dello stupore che aveva suscitato negli invitati. Sul suo volto gentile un'espressione fra ironica e divertita sottolineava l'aria di sfida che aveva voluto dare al suo ingresso.

Nel salone il mormorio era cessato e nel silenzio si udì la voce del dottor Kirby che diceva:

- Ah! questa poi!...

E una signora scandalizzata:

- Ma che cosa si è messa addosso?!

- Ma non è meravigliosa? - mormorò Lucy rivolta al dottore.

Questi annuì, alzò la coppa che teneva in mano verso Marianna, sorrise e bevve un lungo sorso di champagne.

Marianna cominciò a scendere lo scalone lentamente, come una regina. Indossava un abito bornese di rara delicatezza; un vestito bianco, tutto di veli, che le fasciava il corpo armonioso lasciandole scoperto il ventre, aprendosi di lato sulla gamba tornita ed elegante. Scendeva come un a regina, e lo stupore e lo scandalo degli ospiti si faceva di mano in mano più evidente. A molte dame sembrava che l'impudenza della fanciulla avesse raggiunto il limite massimo, ma Marianna continuava a scendere lentamente, solennemente, mentre sul suo volto l'espressione ironica si trasformava in un sorriso.

Lord Guillonk si staccò dagli ospiti, con i quali aveva conversato fino a pochi minuti prima, mormorando un frettoloso " Scusatemi ", e si avvicinò ai piedi dello scalone. Vi giunse nel momento stesso in cui vi giungeva Marianna; e sottovoce, ma rabbiosamente, le disse:

- Marianna! come ti sei vestita?! Va' subito a cambiarti. Mettiti un abito europeo.

Si avvicinò anche Lucy, la quale intervenne dicendo:

- Ho cercato anch'io di dirglielo che non era conveniente vestire in questo modo.... Un abito comperato al mercato indigeno! - Fece una breve pausa, poi continuò: - Però è un abito meraviglioso e Marianna lo porta con la stessa grazia di una maharani.

C'era nella sua voce un tono di ammirazione e quasi di invidia per il coraggio dimostrato dall'amica.

- Zio.... qui siamo in Malesia - mormorò Marianna con un sorriso. - Io trovo questi abiti molto belli.

- Va' a cambiarti, ho detto! - ripete sordamente Lord Guillonk, sempre più furioso.

Ma Marianna non lo ascoltava più. I suoi occhi erano fissi su Sandokan che, sempre in disparte, vicino alla parete, la stava guardando con ammirazione. I loro sguardi si incontrarono. Vi fu come un attimo di sospensione, poi Sandokan lentamente si avvicinò.

- Milady - disse: - so che mi è stata accanto giorno e notte quando ero malato....

Marianna fece un lieve cenno col capo; il suo sorriso non mutò; il suo sguardo non lasciava lo sguardo di Sandokan.

Egli le prese una mano, si sfilò dal dito l'anello e lo infilò nel dito della fanciulla.

- Per ringraziarla.

Intorno a loro, gli ospiti che si erano avvicinati e che avevano ricominciato a scambiarsi impressioni ed esclamazioni ricaddero in un profondo silenzio. Un silenzio che era fatto di stupore e di indignazione.

Sul volto di Marianna il sorriso scomparve; i suoi occhi divennero di tristi, si abbassarono per un attimo; poi la fanciulla guardò di nuovo apertamente, con franchezza, l'uomo che le stava davanti. Si toccò l'anello; per un istante parve imbarazzata, poi con un gesto lento ma deciso se lo tolse, lo porse a Sandokan e dolcemente disse:

- Altezza, per una donna occidentale il dono di un anello ha un significato particolare. Non si offenda, ma non posso accettarlo.

Sandokan riprese l'anello, fece un passo indietro. Il suo viso esprimeva sorpresa se non dolore.

Lord Guillonk disse sottovoce, ma non tanto che Sandokan non potesse udire:

Marianna, ricordati che quel gentiluomo, anche se è nobile, ha sangue malese nelle vene. E' un uomo di colore. Non esagerare con i tuoi omaggi a questo paese.

Di colpo Sandokan si trovò come isolato fra la. gente che lo circondava., Aveva udito le parole di Lord Guillonk e subito il suo odio per gli inglesi, che si era assopito nei giorni della sua malattia, o forse soltanto in quel momento, per merito della fanciulla che così apertamente aveva dimostrato di comprendere e di amare la sua gente al punto di identificarvici, riaffiorò nel suo cuore. La mano corse verso il fianco sinistro come per impugnare la scimitarra. Ma naturalmente il pirata non aveva armi indosso è il movimento della mano si spense contro la fascia che gli circondava la vita in un gesto senza significato; un gesto però che lo ricondusse alla realtà delle cose.

Si sentì sfiorare un braccio, si voltò: era Daro che gli offriva su un grande vassoio d'argento una coppa di champagne. Sandokan rifiutò con un cenno della testa.

In quel momento si udì la voce del maggiordomo che annunziava:

- Il colonnello Sir William Fitzgerald.

Seguito da tre giovani ufficiali, il colonnello fece il suo ingresso nel salone. Si fermò un attimo sulla soglia dando un'occhiata in giro e sulla sua faccia abbronzata, simpatica, aperta, apparve un sorriso divertito. Tutta quella gente riunita, come se si fosse trovata in un salone di Londra, che indossava abiti di un'eleganza precisa ma già superata, tutte quelle signore che soffrivano eroicamente il caldo e sopportavano di vedere il loro trucco disfarsi sotto l'attacco del sudore, tutti quei signori che non resistevano col colletto abbottonato.... tutta quella gente, insomma, che voleva ripetere ai tropici la vita che conduceva in patria, lo faceva sorridere. E in quel sorriso, del resto, c'era un po' di ironia anche verso se stesso, vestito inappuntabilmente con la divisa della Guardia.

Con un cenno, licenziò i tre giovani ufficiali che lo seguivano, ed essi si mischiarono immediatamente agli invitati; egli si avvicinò a Lord Guillonk e a Marianna che erano ancora fermi ai piedi dello scalone.

- Lord Guillonk.... - salutò facendo un leggero inchino col capo. Poi rivolto alla fanciulla: - Lady Marianna.... i miei auguri per il suo diciottesimo compleanno. Ho fatto molta strada per essere accanto a lei in questo giorno.

Nel dire queste parole un sorriso simpatico, disarmante, gli apparve sul volto. Anche Lady Marianna sorrise e con grande semplicità rispose:

- La ringrazio, sir William.

Lord Guillonk si interpose. Egli sapeva che il colonnello e Marianna si erano conosciuti a Londra e in cuor suo sperava - e molte cose lo autorizzavano a sperare - che i due giovani fossero innamorati l'uno dell'altra; era convinto, perciò, che prima o poi il colonnello Fitzgerald gli avrebbe chiesto la mano della nipote, richiesta alla quale egli avrebbe acconsentito di buon grado, anzi con entusiasmo. Tuttavia non gli sembrava che il momento fosse adatto a protrarre una conversazione che, appena incominciata, pareva avviarsi lungo una china che avrebbe potuto dar esca ai pettegolezzi degli ospiti.... pettegolezzi che potevano anche diventar spiacevoli se venivano collegati all'indiscreta apparizione di Marianna in un abito così poco convenzionale. Si volse quindi verso Sandokan, e con un gesto un po' teatrale gli indicò il colonnello.

- Altezza - disse: - mi consenta di presentarle un valoroso ufficiale di Sua Maestà Britannica, il colonnello William Fitzgerald. Appena arrivato fra noi, si è subito coperto di gloria affrontando un pirata.... uno dei più terribili pirati della Malesia. In questa azione ha anche ucciso il capo del pirati, il famigerato Sandokan....

Uno scrosciare improvviso di vetri frantumati interruppe le sue parole; tutti si voltarono di scatto: Daro doveva avere inciampato in qualcosa perché si era lasciato sfuggire dalle mani il vassoio e tutte le coppe che vi erano sopra si erano sbriciolate per terra. Lord Guillonk lo fulminò con un'occhiata e il servo si scusò con un gesto imbarazzato come per dire che non era colpa sua; poi corse via.

L'interruzione non turbò più di un istante le conversazioni che si intrecciavano fra i gruppi degli invitati che si trovavano vicino a Daro. Quelli più lontani non si accorsero neppure del.... disastro, che fu un disastro, del resto, soltanto per il dottor Kirby, privato momentaneamente di una coppa di champagne.

Sandokan si volse di nuovo verso l'ufficiale e disse:

- Non avrei mai immaginato di incontrare l'uomo che ha ucciso la Tigre della Malesia.

Il colonnello fece un leggero cenno con il capo, come per significare che non dava importanza alla cosa.

Lord Guillonk riprese rivolto a sir William:

- Il nostro illustre ospite è anche lui una vittima del pirati; gli hanno affondato la nave e lo hanno ferito.... A proposito: e se fosse stato proprio Sandokan?

Forse meno sensibile di Lord Guillonk alla nobiltà malese, il colonnello Fitzgerald fissò tranquillamente Sandokan e gli domandò:

- Dove è affondata la sua nave, Altezza?

- Al largo delle isole Romades.

- Proprio nella zona in cui abbiamo affrontato i pirati. Strano che non abbiamo sentito la battaglia e non abbiamo notato alcun rottame.

- Il mare è molto grande disse Sandokan in tono impudente.

In quel momento la musica riprese a suonare, il colonnello Fitzgerald dimenticò completamente Sandokan per dedicare tutta la sua attenzione a Marianna. Si volse verso di lei che aveva ascoltato in silenzio.

- Marianna, è da Londra che mi deve un ballo, ricorda?

- Ma se ballammo insieme tutta la sera....

- Meno l'ultimo ballo - scherzò il colonnello. - Lo sprecò con il nostro ospite.

Marianna sorrise divertita ed egli continuò:

- Ma ora deve riparare.

Fece un passo avanti e prese la mano della fanciulla. C'era, nel suo gesto, per quanto rispettoso, una determinazione che gli veniva dalla sicurezza di poterlo fare; ma Marianna, con un lampo di civetteria, si liberò dolcemente con altrettanta decisione.

- Mi dispiace.... ma il prossimo ballo l'ho promesso a Sua Altezza.

Sandokan alzò gli occhi verso i suoi. L'offerta contenuta nelle parole di Marianna lo stupiva e lo lusingava nello stesso tempo. Guardò intensamente la fanciulla che ricambiò lo sguardo con la stessa intensità. Tuttavia Sandokan non cedette all'impulso di prenderla fra le braccia e di slanciarsi con lei nel centro del salone che coloro che avevano già cominciato a ballare non avevano ancora occupato. Qualche cosa stava accadendo dentro di lui: qualche cosa di cui egli stesso non sapeva rendersi ben conto. Era un sentimento che nasceva e che suscitava in lui una profonda gelosia per le parole che aveva udito rivolgere a Marianna dal colonnello Fitzgerald, per quell'amicizia che già esisteva da tempo e che creava fra loro una sorta di intimità. C'era, poi, in lui un altro sentimento, così contrastane e, ed era il rancore nei confronti di Lord Guillonk per la frase detta poco prima; un rancore che non si sarebbe sopito tanto facilmente. E infine una considerazione: che in quella sala le razze dovevano restare separate, e ciò era talmente evidente che ballare , con una donna bianca avrebbe stupito e scandalizzato non solo i bianchi ma arie he i malesi. E poi, Marianna, non sarebbe stata punita per questa sua nuova prova di forza, di coraggio, d'indipendenza? per questa sua nuova sfida all'ipocrisia e alle convenzioni della colonia bianca?

- La prego di perdonarmi - si scusò - ma non conosco le danze europee.

Marianna alzò di scatto la testa; i suoi occhi divennero improvvisamente freddi. Tese la mano al colonnello Fitzgerald dicendo:

- Allora a noi, sir William.

Incominciarono a ballare mescolandosi alle altre coppie. Durante la danza, l'allegria riprese il sopravvento sull'irritazione di Marianna; i due giovani parlavano e ridevano come due ragazzi che l'hanno sempre fatto, con la confidenza di chi si conosce da tanto tempo e si considera amico dell'altro, e ha amici in comune sui quali si può scherzare allegramente e benevolmente.

In disparte, Lord Guillonk li guardava: la tensione di poco prima stava allentandosi; certo, non poteva non disapprovare l'atteggiamento di sua nipote, tuttavia capiva anche come si potesse, a diciotto anni, subire in modo totale il fascino sottile dell'Oriente, e restarne turbati o addirittura sconvolti, incapaci di reagire alle sue infinite suggestioni.... ma ci avrebbe pensato sir William a guarirla da quella sua mania di immedesimarsi nei problemi dei malesi al punto da volersi sentire malese lei stessa.

Ad un tratto accanto a lui apparve Lucy.

- Che coppia stupenda - disse. - Sembrano fatti l'uno per l'altra.

- Niente pettegolezzi, Lucy: mi raccomando.

E Lucy, di rimando:

- Non ci penso nemmeno.... Ho detto forse qualcosa di male?

Negli occhi di Lord Guillonk passò un guizzo di allegria. Egli conosceva Lucy, e senza rispondere si allontanò. Lucy conosceva tutti i segreti dell'amica e se un amore per il brillante colonnello fosse stato un segreto di Marianna, lei non lo avrebbe certamente rivelato a nessuno, neppure a lui: da quel lato poteva essere completamente tranquillo. Il commento di Lucy era stato spontaneo e affettuoso: nient'altro.

Sandokan si era di nuovo addossato alla parete. Non perdeva di vista Marianna e il colonnello che ballavano e il suo sguardo si faceva sempre più cupo di mano in mano che vedeva la fanciulla sciogliersi, abbandonarsi, ridere e scherzare con il suo cavaliere. La gelosia che si era scoperta pochi minuti prima, gli si gonfiava nel petto con una sofferenza angosciosa che lo colmava d'ira fredda e cattiva.

All'improvviso gli occhi di Marianna si fissarono nei suoi e non poterono più staccarsene. Di colpo, la fanciulla divenne seria: qualcosa, come un'intesa segreta, era corsa sul filo invisibile dei loro sguardi, li aveva fermati fuori del tempo e dello spazio. Lei lo guardava di sopra la spalla del suo cavaliere, tenendo la testa sempre rivolta verso di lui, chiudendo gli occhi pieni di lacrime quando nel seguire il ballo, gli volgeva le spalle, invasa da una tristezza struggente, incapace di pensare. Lui, immobile, con il petto in tumulto, agitato da mille pensieri che si accavallavano, contrastanti, con un urlo frenato in fondo alla gola....

Marianna continuava a ballare fra le braccia del colonnello Fitzgerald ma il suo cuore era accanto al cuore di Sandokan. Sandokan, il principe malese, l'uomo di colore dal quale suo zio l'aveva messa in guardia. L'uomo, insomma, che non avrebbe dovuto amare.

 

 

L'indiscrezione non partì da Lucy ma da un'altra amica che, del resto, non aveva cattive intenzioni; tutt'altro.

A metà del ballo, le ragazze si erano ritirate nel salottino privato di Marianna per mettersi in libertà, rinfrescarsi un poco, far dare un colpo di ferro agli abiti spiegazzati. Era, quello, un momento che ripeteva le condizioni della camerata del collega - quale non importava - in cui erano state educate: tranquilla promiscuità e assoluta libertà di linguaggio. Perciò se ne stavano in sottoveste, sdraiate sui divani, senza scarpe.... e soprattutto davano libero sfogo ai commenti che, nel salone, avevano dovuto reprimere.

- Avete visto come balla quell'irlandese? - disse una.

- Mac Person? - domandò un'altra. - Sembra un'aringa impalata! E poi è brutto da morire.

E un'altra ancora:

- Sarà anche brutto, ma ha una rendita!... Io lo trovo irresistibile!...

Così i commenti e le speranze uscivano allo scoperto, senza ipocrisie inutili, fra risate e battute di spirito. E così, la piccola Betsy, sentimentale e ingenua, disse a Marianna, in adorazione:

- Com'è bello il tuo Fitzgerald.... te lo invidio, sai?

Marianna rispose con un sorriso, e siccome tutte le ragazze avevano udito le parole di Betsy e la stavano guardando, tutte videro quel sorriso e tutte lo interpretarono ad un modo. Mezz'ora dopo, sciamando nel salone, ciascuna ne parlò con la propria madre e la notizia del prossimo fidanzamento di Lady Marianna e del colonnello Fitzgerald fu di dominio pubblico in pochi momenti. Essa giunse anche a Sandokan che ne fu sconvolto e che, sentendo di non poter resistere allo spasimo della passione, senza dar nell'occhio si ritirò. Forse, però, se avesse potuto udire gli altri discorsi che si erano fatti nel salottino di Marianna, non lo avrebbe fatto.

Egli infatti non udì Mennea che diceva:

- Lady Marianna, vuole cambiare d'abito o, continuerà a ballare con il costume malese?

E non sentì il tono con cui Marianna rispondeva:

- Ancora con il costume malese, Mennea.

E non vide Marianna, che aveva consegnato il vestito alla cameriera perché lo rinfrescasse, rimanendo in sottoveste, coprirsi precipitosamente il petto quando due servitori malesi entrarono con i vassoi delle bibite.

E non udì le parole di una ragazza che diceva:

- Ti vergogni? Ma questi sono servi indigeni: è assurdo aver pudore di loro.

E non vide che Marianna era rimasta imbarazzata a causa delle parole dell'amica, non per sé ma per lei che non considerava uomini dei servi solo perché erano malesi; e non sentì la tensione che stava creandosi nella stanza.... e che non si creò forse perché una ragazza gridò, suscitando un coro di risate:

- Ho sentito dire che a Londra la regina Vittoria ha fatto coprire con dei panni le gambe di tutti i mobili, perché non suscitino pensieri peccaminosi....

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