Sandokan rimase senza conoscenza per alcuni giorni. Quando riprese i sensi capì soltanto di trovarsi in un letto. Sentì che qualcuno si muoveva intorno a lui: leggeri passi femminili, e voci femminili davanti ai suoi occhi annebbiati. Vagamente si rendeva conto che qualcuno lo curava; e nel delirio della febbre immaginava di vedere tante donne dai sarong variopinti che si muovevano nella stanza e una fanciulla vestita di bianco che sedeva accanto a lui, che gli passava un batuffolo di cotone imbevuto d'acqua sulle labbra riarse, che con un lino gli lavava il viso, in silenzio o con brevi parole scam late sottovoce con le altre donne.

Più tardi si rese conto che c'erano anche degli uomini intorno a lui. Uno doveva essere un medico perché gli prendeva il polso e gli ascoltava il cuore; tra loro parlavano in inglese.

Aveva momenti di tranquillità quasi comatosa e momenti di agitazione febbrile durante i quali le piccole mani femminili che lo curavano facevano fatica a trattenerlo. Talvolta gli giungeva di lontano il suono di uno strumento che non aveva mai udito e che lo calmava. Altre volte rivedeva i due uomini; e sorprese perfino una loro conversazione. Il medico si era chinato su di luì e lo aveva guardato attentamente ascoltandogli il cuore; poi, rivolto all'altro, aveva detto:

- Scommetto che quest'uomo ce la fa.

Al che l'altro aveva risposto:

- D'accordo: io scommetto che non ce la fa.

Sandokan ricordava che era passato del tempo dopo queste frasi ma non sapeva se erano minuti o ore o giorni: il medico aveva detto:

- Lord Guillonk, vale sempre la nostra scommessa?

E l'altro, avanzando di un passo verso il letto e chinandosi sul ferito, guardandolo freddamente aveva risposto:

- Certo, dottor Kirby. Ventiquattro bottiglie di vino: per me continua ad essere un uomo morto.

- Con questi orientali non si può mai dire - aveva detto il medico. - Comunque - aveva continuato - non di vino qualsiasi, ma di quel suo Marsala....

- Stia tranquillo: dalla nostra fattoria in Sicilia me ne hanno già mandato quattro casse. - Nel parlare aveva sollevato la mano di Sandokan e guardato l'anello principesco che egli aveva al dito. Poi, lasciata ricadere la man o, aveva continuato: - Vuole sentirlo? Un'annata eccezionale.

I due uomini si erano allontanati dal letto. Sandokan aveva ripreso conoscenza; comprendeva tutto quello che gli accadeva intorno, sentiva le voci degli uomini distintamente e ne capiva il significato; ma qualche cosa gli aveva suggerito di continuare a tenere gli occhi chiusi, di non tradire la sua presenza.

Lord Guillonk versò da bere per sé e per il dottor Kirby, poi porse il bicchiere al medico e questi, dopo averlo alzato controluce e averne ammirato il colore e gustato il profumo, accostò il bicchiere alle labbra.

- E' meglio del vino che ci fanno bere qui.

E l'altro rispose:

- Certo, se lo dice lei che di vino se ne intende. - Poi, dopo un attimo di esitazione, volgendosi di nuovo verso il letto, continuò quasi parlando a se stesso: - Da quanti giorni è in coma? Se si salva è davvero un miracolo. - Si rivolse al dottor Kirby. - Se si salva, le ventiquattro bottiglie le avrà vinte, dottore.

In quell'attimo Sandokan non seppe reprimere un movimento d'ira, non più che un lampeggiare degli occhi: avevano scommesso sulla sua pelle come sulla pelle di un animale qualsiasi. Ebbe un fremito, poi la debolezza lo vinse.

Lord Guillonk si avvicinò.

- Ha ripreso conoscenza - disse prendendogli il polso.

Il dottor Kirby posò il bicchiere, si accostò al letto.

- Quest'uomo ha una fibra eccezionale. Forse ha fatto male a scommettere, Lord Guillonk.

 

 

In seguito gli riapparvero le donne. Sandokan udì di nuovo i passi leggeri, sentì il lino umido che gli sfiorava le labbra e la fronte, sentì di nuovo la mano sostenerlo, tenerlo fermo quando si agitava. Intravide anche la donna che gli prestava queste cure; e più che una donna era una fanciulla: bionda, dal viso dolce e dalle mani delicate. Le altre donne erano figure colorate che si muovevano intorno a quella figura bianca, sottile, misteriosa. Udì anche una voce che diceva, una volta:

- Vorrei che tu potessi parlare.... Avrei voglia di sentirti parlare.... Lo so, forse non capirai una parola.... forse non parli nemmeno la mia lingua.... Eppure ho la sensazione che starei a sentire la tua voce come si ascolta una musica.

A queste parole ebbe un fremito; i suoi occhi si aprirono, fissarono quel volto, e si richiusero. La voce tacque.

E un'altra volta (sempre la stessa mano che lo carezzava.... perché ora quando quelle dita lo sfioravano egli provava la sensazione di una carezza) la stessa voce disse:

- Non riesco a capire perché hai provocato in me questo turbamento.... Forse perché è la prima volta che vedo così da vicino un uomo della tua gente. - E con una leggera sfumatura di ironia: - Noi inglesi siamo così biondi e pallidi al confronto. IR come se la vita fosse entrata in voi con più forza. - La voce tacque, a lungo, prima di riprendere: - Io la sento questa forza.... attaccata alla vita che c'è in te. - E poi con un sussurro: - Tu non devi morire.

Piano, piano, Sandokan si era ripreso e ricordava anche il colloquio che aveva avuto con Lord Guillonk. Era seduto sul letto, e Lord Guillonk era entrato domandandogli:

- Riesce a parlare?

E Sandokan che si stava guardando intorno senza riuscire a comprendere dove fosse, aveva risposto:

- Dove sono? Che paese è questo?

- Lei è a Labuan, nella mia casa. Io sono Lord Guillonk, rappresentante della Compagnia delle Indie. - Si era avvicinato un po' di più al letto e vedendolo ancora affranto, aveva soggiunto: - Dorma. E molto stanco.

Ma in quel momento, di lontano, era giunto ancora il suono di quello strumento che Sandokan non aveva mai udito e, lottando contro la sonnolenza che stava invadendolo, ìl pirata aveva detto:

- Che musica strana.... E molto diversa dalle nostre musiche.

- Certo - aveva risposto Lord Guillonk. E aveva aggiunto quasi con compiacimento: E' mia nipote Marianna che sta suonando.

- E' una musica inglese?

- No. E' una musica italiana. Di Vivaldi. La madre di mia nipote era italiana. Sandokan aveva domandato ancora:

- Che cosa significa italiana?

- Com'è lontana per voi l'Europa. L'Italia è un paese bagnato da un mare che la circonda completamente e riscaldato da un sole simile al vostro.... Mio fratello era console in Italia, presso il Papa.... - Si era interrotto, e con un sorriso aveva soggiunto: - Già, lei ora mi domanderà chi è il Papa....

Sandokan aveva chiuso gli occhi addormentandosi mentre la musica continuava.

 

 

Il dottor Kirby vinse la scommessa; Sandokan si alzò, cominciò a muovere i primi passi ma era debole e, secondo il medico, non doveva uscire dalla sua stanza.

Quel giorno, Lord Guillonk salì da lui e gli si sedette accanto.

- Mi fa piacere che stia meglio - disse. - Ormai ce l'ha fatta: è fuori pericolo. Bisogna dire che è un miracolo: per dieci giorni la febbre non le ha dato requie.

- Mi dispiace - rispose Sandokan con una durezza. - Per colpa mia ha perso una scommessa. Ventiquattro bottiglie di vino al medico che mi ha curato.

E Lord Guillonk con un sorriso:

- Ah! Ci ha davvero sentiti, allora.... Non interpreti male quelle parole. Noi inglesi siamo abituati a scommettere su tutto, Altezza.

Sandokan sentendosi interpellare così, aggrottò la fronte, guardò fisso il suo interlocutore.

- Che cosa le fa pensare che io sia un principe? - domandò.

- L'anello che porta al dito ha uno stemma principesco e vale un patrimonio.

- Infatti sono il fratello di Sua Altezza il Sultano di Shaya.

- Shaya, ha detto?! - esclamò Lord Guillonk.

- Sì, perché?

- Era proprio mia intenzione allacciare rapporti commerciali con quel regno.

- Io non mi occupo di commercio.

- Ma io sì. Vivo a Labuan per questo. E quando sarà guarito l'accompagnerò personalmente a Shaya, così mi presenterà a suo fratello. - Tacque, per un momento e poi riprese: - Una curiosità, mi scusi. Il chirurgo le ha estratto dal petto quattro pallottole. Il suo corpo era letteralmente coperto di ferite....

- La mia nave è stata assalita dai pirati. Temo che i miei uomini siano tutti morti. Mi sono gettato a nuoto e non so neppure io come sia giunto a terra.... e come sia finito qui.

- E' stato il nostro servo Daro a trovarla. E' un povero sordomuto, ma è riuscito a farei capire che c'era un principe o qualcosa del genere in fin di vita. Mia nipote Marianna sarà felice di sapere che sta meglio. L'ha assistito giorno e notte....

A queste parole Sandokan alzò gli occhi e guardò Lord Guillonk. Il suo viso era impenetrabile; certo egli ricordava la fanciulla o meglio la figura bianca, sottile, bionda che lo aveva curato.

- Allora è sua nipote disse. - La Perla di Labuan.

E Lord Guillonk:

- Così l'hanno chiamata i malesi, appena arrivata dall'Inghilterra, un anno fa. Rimasta senza genitori, ora che Marianna ha terminato gli studi, l'ho fatta venire qui.... Darò una festa tra poco, per il suo diciottesimo compleanno.... Spero di averla tra i miei ospiti, se sarà in grado di alzarsi.... - Si accorse che Sandokan non lo ascoltava più; si alzò. Mi scusi, Altezza - disse: - ora la lascio riposare.

 

 

Qualche giorno dopo accadde un episodio al quale, lì per lì, Sandokan non diede alcun peso ma che doveva avere in seguito una grande importanza.

Si trovava dunque accanto alla finestra della sua stanza, assorto nella visione del giardino, pensieroso. Le ferite non gli dolevano più ed egli stava già pensando a come uscire dall'imbarazzante situazione in cui si trovava: se fuggire, cioè, e raggiungere il mare e procurarsi in qualche modo un'imbarcazione er ritornare a Mompracem, oppure se continuare ad accettare l'ospitalità di Lord Guillonk. In questo caso, però, avrebbe dovuto trovare il modo per eludere il desiderio dell'inglese di accompagnarlo e di essere presentato a.... suo fratello, il sultano di Shaya.

Mentre appunto stava cercando di risolvere questi problemi sentì nel corridoio uno scalpiccio di passi in fuga e la voce del maggiordomo che gridava:

- Canaglia! Briccone! Ladro!

Di colpo la porta si aprì e Daro entrò trafelato. Non sembrava impaurito, tutt'altro: sul suo viso c'era un'espressione furbesca, quasi ironica. Era appena entrato e stava cercando di chiudere l'uscio e di darsi un contegno, quando il battente si spalancò con fracasso e il maggiordomo e il cuoco balzarono dentro. Il maggiordomo stringeva in pugno una canna con la quale bastonava Daro: ma questi, mostrando un'abilità eccezionale, schivava la maggior parte dei colpi benché gliene cadessero lo stesso parecchi sulle spalle. Tanto più che anche il cuoco, armato di un lungo mestolo di legno, non stava certo a guardare.

- Fermi! - ordinò Sandokan. - Che succede?

I tre uomini si resero conto solo in quel momento di avere invaso la stanza di Sandokan e il maggiordomo imbarazzato disse:

- Ci scusi, signore.... eccellenza. Ma dobbiamo fare giustizia.

- Non qui da me, comunque! - disse Sandokan freddamente. Che cosa ha fatto?

Il maggiordomo afferrò Daro e rispose:

 

- Altezza, costui è un ladro matricolato. Ruba i sigari e i liquori del padrone. t sordo e muto, ma è lesto di mano.

Sandokan guardò severamente il servo e gli disse:

- Restituisci ciò che hai preso.

Il sordomuto con un'occhiata, che contrastava con l'espressione stolida del viso, gli fece comprendere di non aver capito e Sandokan gli ripete l'ordine con un gesto. Daro si illuminò, aveva capito; e tirò fuori dalla camicia un rotolo di sigari che porse al maggiordomo con comica circospezione.

- Addirittura un pacco di venti! esclamò costui. - E' un vizio vecchio. Altezza - continuò: è nato in un villaggio di ladri. Gli abitanti lavoravano per la Compagnia delle Indie, ma nascondevano metà del raccolto: abbiamo dovuto arrestarli e bruciare il villaggio.

Lo sguardo di Sandokan a queste parole ebbe un lampo d'ira.

- Adesso andate! - ordinò duramente. E quando il maggiordomo e il cuoco, camminando a ritroso, furono usciti, riprese: - E così, povero sordomuto, tu saresti un terribile criminale?!

Il ladruncolo, rimasto accanto alla porta, sorrise con un sorriso di complicità; e tuttavia il suo sguardo aveva un'espressione ironica.

Sandokan, senza aggiungere altro, si voltò di nuovo verso la finestra e Daro, vedendo su un tavolino accanto all'uscio un piatto pieno di dolci, gli si avvicinò, si infilò un dolce in bocca, poi un altro e un altro ancora, quasi senza masticare, gonfiando le gote come se avesse avuto paura che quei dolci scomparissero prima di fare in tempo a saziarsene.

- Rubavi agli inglesi i raccolti di indaco.... malese - disse Sandokan quasi parlando a se stesso. - Ed ora rubi il tabacco coltivato nelle piantagioni.... malesi. E magari rubi al tuo padrone inglese il liquore di canna.... malese.

Daro, rassicurato dal tono della voce di colui che credeva un principe, sommesso e pacato, tirò fuori dai pantaloni un altro pacco di sigari. Lo porse a Sandokan che non poté trattenere una gran risata.

- Addirittura un pacco da cinquanta! - esclamò. - Sei proprio un ladro, ma non preoccuparti.

Si volse di nuovo verso la finestra e Daro ne approfittò per afferrare il piatto e riempirsi di nuovo la bocca di dolci.

Sandokan continuò:

- Tanto, siamo fra compagni. Io sono un pirata.... Mi chiamano la Tigre della Malesia.

Un gran fracasso seguì a quelle parole: Sandokan si volse di scatto e vide che Daro aveva lasciato cadere il piatto. Lo sguardo della Tigre si incupì; Daro appariva sgomento, abbassò gli occhi verso il vassoio rotto, poi si chinò a raccogliere i dolci sparsi per terra, posandoli ad uno ad uno sulla tavola. Sandokan fece un passo verso il servo e lo guardò fissamente. Daro alzò gli occhi e Sandokan vi lesse soltanto il timore di una punizione per la sbadataggine; allora sorrise e il servo gli rispose con un sorriso timido e una stretta di spalle. Sicuro di non essere punito, Daro cominciò a raccogliere i pezzi del vassoio, infilandosi perfino sotto la tavola a cercare i Frammenti più minuti.

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