Koa arrivò a Mompracem che era notte. Quando accostò al molo, due ombre sorsero come dal nulla e si avvicinarono.

- Chi sei? - domandò la voce di Ragno di mare.

- Sono io, Koa.

- Da dove vieni?

- Da Labuan - rispose Koa lanciando una cima da prua.

Il compagno di Ragno di mare l'afferrò e la legò ad un pilone.

- Come vanno le cose, laggiù?

- Sono tornato appunto per parlarne con la Tigre - rispose Koa senza sbilanciarsi. - Forse sarà bene che ci vada subito.

- Credo che sia ancora sveglio. Poco fa, quando siamo passati sotto abbiamo visto trapelare un po' di luce dalle finestre. Se vai subito ti accompagno.

Koa balzò a terra; legò la cima di poppa ad un altro pilone e poi, senza indugiare si avviò lungo la rampa che si arrampicava sul fianco della collina. Dopo pochi minuti i tre uomini giunsero in vista della capanna di Sandokan; e Ragno mare bussò alla porta.

Aprì Sandokan in persona.

Koa! - esclamò. - Temevo che ti avessero preso!

- No - rispose Koa. - Sono riuscito a sfuggire ai soldati.

- Entra - disse Sandokan mettendogli le mani sulle spalle come per abbracciarlo. - Sono contento di vederti.

Ragno di mare rimase sulla soglia per un attimo; poi quando si rese conto che tutto era regolare, si ritirò chiudendo la porta.

Yanez si sporse da dietro un cavalletto da pittore, tenendo in pugno un pennello.

- Bentornato, Koa - salutò con un sorriso. - Che cosa ci dici della tua missione a Labuan?

Koa avanzò fino al centro della stanza; era molto eccitato e Yanez se ne accorse. Tuttavia non vi diede troppo peso; l'eccitazione poteva essere causata dal fatto che Koa aveva delle cose importanti da raccontare, o che il trovarsi al centro dell'interesse del capo lo commovesse oltre misura, o, infine, tutte e due le cose insieme.

- Racconta, dunque - disse con una certa impazienza Sandokan.

- Mi sono travestito da mendicante - cominciò Koa - e mi sono messo a chiedere l'elemosina in un angolo del porto....

- Ebbene? incalzò Sandokan.

- Ho aspettato molti giorni, ma ne valeva la pena.

Sandokan si era seduto e Yanez aveva posato i pennelli.

- Ho visto arrivare una flotta di dodici mercantili - continuò Koa. Erano dodici scortati da due navi da guerra. Hanno scaricato tutto nei magazzini di Lord Guillonk che è il rappresentante della Compagnia delle Indie....

Sandokan e Yanez fecero cenno di continuare: sapevano chi era Lord Guillonk.

- Tè, spezie, broccato.... - continuò Koa. - Ogni specie di mercanzie, insomma. Quando le navi sono ripartite, i magazzini traboccavano.

- E le navi da guerra? - domandò Sandokan.

- Le navi da guerra hanno fatto rifornimento di acqua fresca e sono ripartite subito.

- Così l'isola non è protetta dal mare?

- Penso di no; evidentemente le navi da guerra dovevano compiere un'altra missione.... Direi un viaggio piuttosto lungo.

- E a terra, in che condizioni è l'isola?

- Non è molto più protetta che dal mare. Ci sono solo i cipays indiani della Compagnia delle Indie.... Traditori al servizio degli inglesi.... Rinnegati per un pugno di rupie.

Yanez diede un'altra occhiata a Koa. L'eccitazione dell'uomo continuava ad incuriosirlo e anche a stupirlo. Gli era sembrato che Koa fosse cambiato, da qualche tempo....

- Erano mesi che non ti vedevo entusiasta, Koa.... - gli disse. - Così pieno di spirito battagliero.

 

- Per questo gli ho affidato una missione tanto pericolosa - disse Sandokan mettendo un braccio attorno a alle spalle del pirata. - Perché ritrovasse la voglia di combattere.

Koa sorrise e vincendo l'imbarazzo che gli dava tutto quel parlare di lui, sull'onda dell'entusiasmo gridò quasi:

- Non capiterà tanto presto un'altra occasione così favorevole Tigre, imbarchiamoci e attacchiamo Labuan.

Yanez scosse leggermente la testa e si mise a pulire i pennelli, come se la sua opera fosse stata finita, guardando intensamente il quadro. Sandokan, incuriosito, si avvicinò al cavalletto, seguito da Koa. Non era un quadro, che dipingeva il portoghese; sul cavalletto, appesa ad un pannello, c'era una carta geografica, e Yanez ci aveva disegnato sopra delle navi e delle bandiere, fra cui quella rossa ornata da una testa di tigre che era il vessillo di Sandokan.

- Vedete?... - disse poi Yanez con un'ombra di sorriso. - Stavo proprio lavorando nella zona... Ecco: qui siamo noi. Ed ecco Sarawak, il regno del rajah bianco James Brooke - col dito indicava, intanto, i luoghi di cui parlava. Queste coste sono tutte sotto il controllo inglese. Qui a Labuan.... Perfetto! Basta bloccare i due porti, sbarcare dai due lati, distruggere la guarnigione, caricare merci e denaro e ripartire.

Sandokan guardava la carta e ascoltava accigliato.

Yanez continuò:

- Per quest'operazione bastano quindici navi e duemila uomini. Ho calcolato tutto.... Solo che non abbiamo i duemila uomini e le quindici navi.

- Vedo - mormorò Sandokan. - Hai ragione.. Yanez. Tu vuoi dire che prima di decidere un'azione occorre ragionare con prudenza.

- Sono sorpreso e felice di sentirti parlare così. Attaccare Labuan è impossibile.

- Attaccarla, sì.... - convenne Sandokan. Il suo viso era impenetrabile. Continuò: - Ma sbarcare all'improvviso, di notte, con una nave sola!

- Credi che sia possibile?

- Sono sbarcato a Sarawak, saprò sbarcare a Labuan.

- Da solo anche questa volta?

- Pensi di fermarmi, Yanez?

Yanez fece un gesto. Era evidente che Sandokan aveva preso una decisione - una delle sue solite decisioni fulminee - anche se un minuto avanti aveva plaudito alla prudenza dell'amico. Si strinse nelle spalle e allargò le braccia.

- No - disse accendendo una sigaretta. - Non ci provo nemmeno.

- Benissimo! - esclamò Koa: ma la cupa espressione del suo viso contrastava con l'entusiasmo della voce.

 

 

Lord Brooke mise il cavallo al passo e lasciò che il colonnello Fitzgerald gli si affiancasse. La galoppata nell'aria fresca del mattino gli aveva acceso la faccia; dalla sua espressione, però, trapelava qualcosa che non era effetto dell'esercizio sportivo.

Di lì a un minuto, infatti, si mise a parlare.

- La trappola è stata montata, colonnello - disse.

Fitzgerald si avvicinò ancora di più, guardandolo in modo interrogativo.

- Sì - continuò Brooke. - La trappola contro Sandokan.

- Posso sapere qualcosa, oppure è un segreto militare?

- Non è più un segreto perché i preliminari sono già stati attuati: non si può più tornare indietro. O meglio, Sandokan non può più essere avvertito, e perciò non può tornare indietro: solo un dannato colpo di fortuna potrebbe impedirgli di cadere nelle nostre mani.

- Allora non si diverta a tenermi sulle spine - disse Fitzgerald. - Mi racconti tutto. C'è di mezzo quel pirata al quale lei concesse la vita.... Koa, mi pare si chiamasse.

- Sì - rispose nello stesso tono il rajah bianco. Si chinò ad accarezzare il muso del cavallo. - Koa è stato di tutto. Come i miei soldati siano riusciti a convincerlo non posso dirglielo: ci siamo riusciti.

- Quando l'abbiamo arrestato, Koa, travestito da mendicante, spiava il movimento del porto di Labuan. Allora lo abbiamo mandato a Mompracem a fare rapporto a Sandokan: un rapporto molto allettante: i magazzini della Compagnia delle Indie traboccanti di merci preziose.... un bottino senza precedenti. Ma un bottino difeso dai cipays della Compagnia; dunque (se conosco il modo di ragionare di Sandokan e ancor più di Yanez) si esclude un attacco in forze.... ma si prospetta un attacco di sorpresa, magari notturno, con una sola nave e pochissimi uomini. Una razzia velocissima; si prende quel che si può e.... via! senza dar battaglia.... senza nemmeno farsi vedere.

- Ma sarebbe una pazzia! - esclamò Fitzgerald. - Come può sperare Sandokan di farla franca, con tutte le sentinelle....

- Com'è riuscito a liberare i principini.... Secondo me lui è sbarcato con pochissimi uomini in un punto della costa a ridosso della giungla; un punto non sorvegliato. Di lì, con una marcia nella boscaglia, si è avvicinato alla villa sfuggendo alle sentinelle. Ha compiuto il colpo di mano ed è fuggito per la stessa strada. Per compiere la razzia ai magazzini di Labuan farà la stessa cosa, ma sbarcherà in un punto della costa non troppo lontano dal porto per non affaticare gli uomini e non rallentare la marcia, col bottino, al ritorno. Ora io sono riuscito ad individuare alcuni punti della costa che abbiano quei requisiti e in cui Sandokan potrebbe sbarcare, e vi ho messo un presidio, ben nascosto e al comando di ufficiali esperti, che non si lascino prendere la mano dall'entusiasmo....

- E se non sbarcasse in nessuno di quei punti? - lo interruppe Fitzgerald.

- Ho pensato anche a questo - continuò Brooke per nulla turbato. - E' probabile che percorra una certa rotta, dirigendo su Labuan.... Questo, naturalmente, tenendo conto dei venti, delle maree e della velocità della sua nave. Se i calcoli che abbiamo fatto sono giusti Sandokan dovrebbe trovarsi, domani al tramonto, in un preciso specchio di mare che abbiamo delimitato. Ebbene, domani al tramonto, in quel punto incrocerà una giunca.... La mia trappola.

- Interessante! - mormorò Fitzgerald. - Mi sarebbe piaciuto imbarcarmi su quella giunca.

- E' sempre possibile - disse Brooke. - Salperà solo fra qualche ora, con l'alta marea. Sandokan dovrebbe essere già partito da Mompracem. Se lo conosco bene (e sono certo di conoscerlo), appena Koa gli ha portato il.... mio messaggio, egli ha preso il mare. Domani sera sarà mio prigioniero.

- Sarò felicissimo di partecipare alla sua cattura, se lei me lo permette disse Fitzgerald. - Mi imbarcherò sulla giunca.

 

 

Il sole volgeva al tramonto. Sul ponte, Sandokan passeggiava lentamente pensando al colpo di mano che avrebbe avuto inizio tra non molte ore. A sera, prima che le tenebre si infittissero, la nave sarebbe giunta in vista dell'isola. Da quel momento avrebbe navigato nel buio più assoluto poiché la luna sorgeva tardi quella notte; ma egli aveva già stabilito il punto preciso dello sbarco: non vi sarebbero state difficoltà di alcun genere. Tutt'al più il gioco si sarebbe fatto pericoloso al ritorno, se fosse stato dato l'allarme; e questa non era un'eventualità da potersi escludere completamente. Allora sarebbe stato necessario combattere; in tal caso, benvenuta la battaglia! Sandokan non era certo uno da tirarsi indietro e lo stesso i suoi tigrotti, rozzi e selvaggi, ma pronti a seguirlo fino all'inferno.

- Patan! - chiamò d'un tratto.

- Un uomo che stava a prua, con lo sguardo fisso in avanti, si volse di scatto e si avvicinò di corsa. Era un malese di statura media, il viso terribile, non brutto, ma feroce, da sgomentare a trovarselo davanti.

- Eccomi, Tigre!

- Sandokan lo fissò calmo, con gli occhi penetranti.

- Ricordi la cannoniera inglese ? - disse. - Quando andammo all'assalto eri completamente ubriaco. Avrei dovuto farti fucilare per questa mancanza: ma io non faccio fucilare i coraggiosi. Al primo abbordaggio ti farai uccidere alla testa dei tuoi uomini.

- Ci fu un attimo di silenzio; poi, calmo, con fierezza e nobiltà, Patan disse:

- E' giusto. Per questo ho chiesto di imbarcarmi....

La risposta parve naturale a Sandokan che non la rilevò neppure e chiamò ancora:

- Sabau!

Si presentò un altro malese, con lo stesso viso terribile di Patan e in più solcato da una profonda cicatrice che gliel'attraversava tutto.

- Quando Patan sarà morto tu prenderai il comando - disse Sandokan. E senza aggiungere altro si avviò per riprendere la sua passeggiata.

Ma aveva fatto appena pochi passi quando risuonò dall'alto la voce del gabbiere.

- Vela a dritta!

- Che cos'è? - domandò Sandokan alla vedetta. - Sembra una giunca.

- Vira a dritta! - ordinò Sandokan al timoniere, salendo sul cassero.

- Bene così! - gridò il gabbiere.

Il praho filava ora dritto verso la giunca.

- Qual è la sua rotta? - domandò Sandokan.

- La prua è rivolta a noi, ma sembra ferma.

- Quanto pesca?

- Non vedo bene ma è molto bassa. Dev'essere carica.

- Una bella preda. Patan! fa' caricare i cannoni.

 

 

- Eccolo! - esclamò il capitano Sanderson. - Siamo fortunati, colonnello: su quel praho c'è la Tigre della Malesia, quant'è vero il diavolo!

Stavolta è spacciato! - commentò il colonnello Fitzgerald.

Il capitano Sanderson era accovacciato dietro una fila di casse disposte sul ponte della giunga lungo il bastingaggio; teneva in mano un lungo cannocchiale da marina e ogni tanto lo puntava verso il praho.

- Ha cambiato rotta - disse d'un tratto. - Dirige su di noi. Ci considera una buona preda e viene ad attaccarci.

- Viene a gettarsi nelle fauci del lupo - ghignò il colonnello. - Lord Brooke ha inventato una buona trappola. Sembra proprio che funzioni.

Il colonnello Fitzgerald stava in piedi sulla scaletta del boccaporto, invisibile all'esterno. Del resto, il ponte della giunca appariva deserto. Solo alcuni marinai cinesi si mostravano di quando in quando apparentemente indaffarati a versare secchi d'acqua su un fuoco che in realtà loro stessi alimentavano in un bacile facendo quanto più fumo possibile. Ma nella stiva, un battaglione di soldati attendeva seduto sul tavolato, in silenzio, i fucili carichi e le baionette inastate.

Il capitano Sanderson chiamò uno dei marinai.

- State pronti ad entrare in azione - disse. - Al mio ordine smascherate le artiglierie. Appena vireranno sul fianco per accostare, aprite il fuoco.

Il marinaio, senza rispondere, si allontanò. Nel bacile pieno di carboni ardenti venivano gettate in continuazione manciate di una polvere che dava un fumo nero e densissimo, visibile a grande distanza.

Sul ponte del praho, intanto Sandokan osservava la giunca col cannocchiale.

- Fanno fumo - disse a Patan che gli stava accanto. - Hanno il fuoco a bordo.

- Sarà più facile impadronircene, Tigre. I cannoni sono carichi.

- Non ho mai ordinato il fuoco contro chi è in pericolo. Andiamo a vedere - ordinò Sandokan al timoniere. - Mantieni la prua sulla giunca.

Il praho, col vento nelle vele, avanzava a grande velocità. Ben presto la giunca fu vicina, e solo allora Sandokan si rese conto che troppi pochi uomini si mostravano sul ponte e che non v'era quell'agitazione e quell'eccitazione che si producono quando c'è un incendio a bordo. Si avvide anche che il fumo saliva, come una colonna, da un sol punto della nave come se avesse avuto un unico sfogo e la cosa lo insospettì. Poi gli parve che la linea di galleggiamento della giunca fosse troppo bassa, e il suo sguardo si incupì, la sua fronte si corrugò.

Patan se ne accorse.

- Che cosa c'è, Tigre? - domandò.

- Guarda quella linea di galleggiamento.

- Non capisco, Tigre.

- La giunca potrebbe essere carica di uomini e di cannoni.... Ma sì - gridò d'un tratto. - E' piena di soldati e l'artiglieria è mascherata sotto le casse.

- Tigre, i cannoni sono carichi: viriamo e spariamo.

- E' tardi - rispose Sandokan. - Se viriamo ci spazzano via con una bordata. Avanti a tutta forza - gridò. - La prua sulla giunca! Li speroneremo.

Sulla giunca, il capitano Sanderson comprese che il loro gioco era stato scoperto: si aspettava che il praho si presentasse di fianco per sparare e invece lo vide mantenere la rotta sulla giunca. Allibì.

- Pazzi! - esclamò. - Ci vengono addosso.

- Dobbiamo rinunciare all'artiglieria - disse il colonnello Fitzgerald, sempre nascosto in cima alla scaletta del boccaporto. - Ma poco male soggiunse. - Non le nascondo, Sanderson, che ho sempre desiderato prendere parte ad un abbordaggio.

- Non sarà facile - rispose il capitano. - Gli uomini della Tigre della Malesia sono pieni di fegato. Non so se i nostri soldati sapranno resistere al loro urto.

Intanto il praho si avvicinava sempre più. Si vedevano già le facce tese, feroci, spietate, dei pirati arrampicati sul sartiame o in equilibrio sui parapetti: Sandokan, scimitarra in pugno, era fra loro, proteso in avanti come se il suo corpo, la sua forza e la sua volontà potessero aumentare la violenza dello scontro. E così la prua fendeva il mare ad una velocità che sembrava divenire più alta ad ogni momento; d'un tratto sovrastò la giunca: vi fu un attimo in cui tutto parve fermo, poi l'urto, violento, sotto il quale il fasciame della giunca s'infranse: la prua del praho vi penetrò, vi si incastrò, vi rimase infissa.

Con un urlo Sandokan incitò i propri uomini:

- All'assalto, tigrotti di Mompracem!

E con un balzo fu sulla battagliola e poi con un altro sul casotto del boccaporto e con un terzo sul ponte della giunca. Dietro di lui, i pirati si slanciarono all'arrembaggio. Di nuovo risuonò l'urlo di Sandokan, un urlo di belva pronta ad uccidere, un urlo feroce, terribile, spaventoso.

Nell'urto dello speronamento i soldati che erano nella stiva ruzzolarono a terra; lo stesso colonnello Fitzgerald riuscì a stento a mantenere l'equilibrio. Quegli attimi di confusione impedirono ai soldati di salire sul ponte, così il primo urto dei pirati fu sostenuto dal capitano Sanderson e dai pochi marinai, appiattiti dietro le casse.

- Fuoco! - gridava il capitano. - Fuoco!

Una scarica di fucileria accolse i tigrotti ferendone e uccidendone alcuni.

Patan, secondo l'ordine ricevuto, era in prima fila, ma la prima scarica lo risparmiò; quando vide, però che Sandokan lo aveva sopravanzato, si slanciò a fargli scudo col proprio corpo ricevendo in pieno petto i colpi destinati a lui.

- Bravo! - esclamò la Tigre vedendolo cadere. - Sei morto da valoroso.

Corse in avanti. I marinai, scaricati i fucili, sostennero il suo urto all'arma bianca. Ma i tigrotti erano scatenati e in breve il ponte fu quasi del tutto spazzato. La situazione sembrò favorevole a Sandokan, ma nella stiva il colonnello Fitzgerald ordinò ai suoi uomini di muovere all'attacco.

- Fuori! Sterminate quei pirati!

Due soldati si slanciarono su per la scaletta, i fucili con le baionette inastate puntati in avanti, ma Sandokan torreggiava davanti al boccaporto. Con un colpo di scimitarra ne uccise uno e prima che l'altro potesse ferirlo con la baionetta, balzò indietro, parò il colpo e con un a fondo che guizzò con un lampo di luce nell'aria, lo trafisse. Altri due uomini salivano, intanto: sparavano e salivano, ma Sandokan, invulnerabile, combatteva come una tigre, facendo onore al suo soprannome: abbatté anche questi. Ma altri due erano mandati ad attaccarlo e due ancora e poi da ogni parte, uscendo dall'altro boccaporto, i soldati dilagarono sul ponte. La battaglia si spezzò in innumerevoli duelli; il sangue scorreva e le urla di dolore si mischiavano ai gridi di incitamento, agli ordini degli ufficiali. I pirati combattevano ferocemente, i soldati combattevano con altrettanta ferocia e disperazione. Il colonnello Fitzgerald con la pistola in pugno, calmo come ad un'esercitazione di tiro, sparava a bruciapelo contro gli assalitori.

- Fuori! - gridava intanto ai soldati. - Tutti fuori!

I soldati adesso erano attestati saldamente dietro le casse e la battaglia continuava, in un fragore infernale di esplosioni, ancora incerta.

La trappola era scattata, ma la Tigre non c'era ancora caduta.

All'improvviso Koa si trovò alle spalle di Sandokan.

- Tigre! - lo chiamò.

Sandokan si volse. I due uomini si guardarono per un attimo negli occhi e Sandokan in quell'attimo comprese il dramma e il tradimento di Koa. Questi alzò la pistola e freddamente, deliberatamente gli sparò a bruciapelo un colpo, in pieno petto.

Sandokan ebbe come un attimo di smarrimento, traballò; i suoi occhi si spalancarono increduli; la sua mano si aprì e la scimitarra cadde sul tavolato del ponte. Un soldato gli si slanciò addosso per finirlo, ma con uno sforzo sovrumano, lanciando un ultimo tragico grido, Sandokan schivò la baionetta, afferrò l'uomo per la gola, se lo strinse addosso.

- Fuoco! - gridò il capitano Sanderson. - Sparate, maledizione! Fuoco lo stesso!

Vi fu un attimo di esitazione in cui la battaglia cessò, i tigrotti allibiti, sgomenti, i soldati incerti; poi la scarica. Il corpo del soldato con cui Sandokan si faceva scudo sussultò abbandonandosi. Sandokan lo sostenne a fatica, barcollò all'indietro perdendo sangue dal petto dilaniato dalle pallottole; le gambe gli cedettero, si appoggiò appena al bastingaggio, poi precipitò in mare.

La battaglia era ormai conclusa. Testimoni della fine del loro capo, i pirati si slanciarono in cariche disperate contro un nemico dieci volte superiore, si facevano uccidere.

- Morta la Tigre, moriranno tutti! - gridò Sabau.

Si slanciò nella stiva, corse come una furia fino alla santabarbara, afferrò una miccia da artigliere, l'accese. Ma in quel momento il colonnello Fitzgerald, che lo aveva visto infilarsi nel boccaporto e aveva intuito le sue intenzioni, sopraggiunse.

- Fermo! - gridò sguainando la spada.

Sabau si volse a guardarlo con un ghigno orribile sul volto già orribile.

- Salteremo tutti - disse; e buttò la miccia sui barili della polvere.

Nel compiere il gesto si scoprì e il colonnello fece un passo avanti, freddamente, compì un a fondo e lo trafisse. Sabau scivolò a terra col cuore spaccato, senza un gemito; il sangue gli usciva a fiotti dalla ferita. Il colonnello raccolse la miccia, la lasciò cadere a terra e la spense col piede.

Ritornò sul ponte. I pirati erano ormai finiti; solo Koa era rimasto vivo, fermo, come inchiodato, sul punto stesso da cui aveva sparato a Sandokan. Il colonnello gli domandò:

- Dov'è la Tigre? Qual è la Tigre, di questi uomini?

Gli rispose il capitano Sanderson che aveva notato la fine del pirata.

- E' stato colpito mortalmente. E' precipitato in mare con uno dei nostri uomini.

- Se fossi in lei - disse il colonnello - metterei in mare una scialuppa e ne farei cercare il corpo.

- E a quale scopo? Se lo mangeranno i pescicani.

- Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia di quel pirata - concluse quasi fra sé il colonnello.

Ma il capitano, che l'udì, si strinse nelle spalle e si volse verso Koa.

- Bravo - gli disse. - Hai fatto quello che ti era stato ordinato. Ma perché hai tardato tanto a sparare?

Koa lo guardò fissamente senza rispondere.

E il capitano continuò:

- A Sarawak riceverai la tua ricompensa, stai tranquillo. Avrai il denaro che ti è stato promesso.

Koa continuava a guardarlo senza parlare. Stringeva in pugno il parang e all'improvviso, prima che i due ufficiali potessero fare un gesto, se lo piantò nel ventre e con un gemito soffocato lo spinse in su squarciandosi fino al petto. Si piegò sulle ginocchia, crollò a terra immerso nel proprio sangue.

- Perché lo ha fatto? - domandò quasi a se stesso il colonnello Fitzgerald.

E il capitano Sanderson rispose dopo un attimo di esitazione, ma già in tono leggero:

- L'unica cosa che ho capito di questi orientali è che non è possibile capirli. - Poi, rivolto ai soldati, gridò: - Gettate in mare i morti. Torniamo a Labuan. Tutti sul praho: abbandoniamo la giunca.

Anche il corpo di Koa fu gettato fuori bordo. Galleggiò accanto alla fiancata, poi le onde lo spinsero un po' più lontano fra altri corpi e tronchi e tavole divelti dalla murata della nave. Accanto al suo corpo, nascosta dal suo corpo, una mano si sollevò dall'acqua, sfiorò una tavola, vi si aggrappò.

Ad un dito di quella mano scintillava l'anello di diamanti della Tigre.


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