Sir William Fitzgerald, colonnello della Guardia di Sua Maestà Britannica, entrò nella sala del trono e si fermò sull'attenti, battendo i tacchi e piegando leggermente il capo.

- Altezza....

Gli era stato detto chiaramente che quel Brooke era un avventuriero, tutavia Lord Palmerston gli aveva anche raccomandato di considerato un principe e di comportarsi, quindi, di conseguenza.

Ma il rajah, senza rispettare l'etichetta, si alzò e gli andò incontro. La sua ricca tunica orientale contrastava con la semplicità delle maniere e del linguaggio.

- Per lei sono un cittadino inglese, non il rajah di Sarawak disse tenendogli la mano.

Mentre gliela stringeva, il colonnello Fitzgerald studiava il suo interlocutore: il gesto gli era piaciuto, lo metteva immediatamente a suo agio, stabiliva a loro due un rapporto di cordialità ma anche, in un certo senso, di complicità.

- Il primo ministro, Lord Palmerston, mi ha incaricato di prendere contatto con lei - disse. E con un sorriso soggiunse: - Anche se non è molto semplice riuscirci. Ho fatto un viaggio molto lungo per arrivare fin qui.

Anche Lord Brooke sorrise.

- E' la prima volta che viene in Oriente, vero? - domandò. - Imparerà presto che il tempo e le distanze hanno, qui, una dimensione diversa da quella che gli viene data in Europa.... Una dimensione tutta particolare.

- Me ne sono accorto e non me ne lamento - rispose il colonnello che continuava a studiare il rajah. - L'attesa non ha fatto altro che accrescere la curiosità di conoscerla. Si parla molto di lei, qui in Oriente. A Labuan, per esempio, è un uomo molto rispettato.... il grande rajah bianco, lo sterminatore di pirati. Forse dovrei dire temuto.

- E la cosa la stupisce? - domandò Lord Brooke. Un guizzo di ironia gli brillò negli occhi. - Le avranno pure parlato di me, a Londra.

- Certo, che mi hanno parlato di lei; ma a Londra non si ha idea del rispetto, o del timore, da cui è circondato qui.

- Perché? Che cosa le ha detto il primo ministro? - E in tono leggero, senza dargli tempo di rispondere, continuò: - Aspetti: mi lasci indovinare.... Le ha detto: " Lord Brooke è un uomo abile ma senza scrupoli ".

- Oh, per questo.... mi scusi, sono abituato ad essere franco.... mi ha detto anche peggio.

Lord Brooke stava evidentemente divertendosi., Tuttavia il tono della sua voce divenne più serio e più caldo. Qualcosa che il colonnello Fitzgerald non riusciva a capire vibrava in lui, quando riprese a parlare.

- Le avranno detto che non concedo quartiere né in guerra né in politica, che non rifuggo dai mezzi.... poco ortodossi pur di raggiungere lo scopo che mi prefiggo. Ma che ne sanno, a Londra, di questi casi? Che ne sanno loro di quello che ci vuole per tenerli a freno, per far sì che non ci divorino?

Il colonnello Fitzgerald sembrava affascinato dall'irruenza del suo interlocutore, la voce del quale salì di tono.

- Io sono inglese - continuò Lord Brooke - ma sono nato in India. Qui in Malesia mi sono conquistato un regno. Da solo. Con le mie mani. Io sono il rajah di Sarawak. Eppure.... Ho un trono e ugualmente servo l'Inghilterra.

- Nessuno discute la sua lealtà. Semmai, a volte, i suoi metodi. Alla Camera dei Lord, la maggioranza....

- Non si è mai fatto niente di buono senza la disapprovazione del la maggioranza. I metodi che io applico sono i soli possibili. O, almeno, sono i soli possibili per me, adesso, in questi luoghi. D'un tratto c'era come un risentimento nella sua voce. Incominciò a camminare nervosamente su e, giù; poi, come preso da un'idea improvvisa, si fermò e disse: - Venga.... Le faccio vedere una cosa.

I due uomini percorsero rapidamente sale e corridoi, attraversarono il giardino e giunsero su un pianoro roccioso che si protendeva come una terrazza sul fianco della collina, nuda, solcata da profondi scoscendimenti. Qua e là, dietro un riparo di pietre, un cannone puntava la sua bocca minacciosa verso il mare. Sulla terrazza, a ridosso di un costone quasi verticale di roccia viva, c'era un accantonamento di soldati, con casermette di pietra, trincee, fortificazioni, su cui sventolava la bandiera del rajah di Sarawak.

 

Un centinaio di metri fuori dall'accantonamento o poco più, su un piccolo spiazzo di roccia nuda, un gruppo di indigeni sembrava intento ad una specie di cerimonia di cui il colonnello Fitzgerald non riusciva a vedere gran che.

- Quelli sono una parte dei miei sudditi - disse Brooke indicandoli. Sono i daiacchi, i tagliatori di teste. Ne avrà sentito parlare.

- Sì - rispose Fitzgerald. - Non ne so molto, però. Ho sentito dire che hanno delle ferocissime cerimonie di iniziazione e che praticano la caccia delle teste per motivi religiosi.

- Infatti. E sono molto attaccati a queste tradizioni. Pensi che in alcune isole, colonizzate da noi o dagli olandesi, dove per l'influenza dei missionari i governatori hanno proibito il taglio delle teste, i daiacchi hanno perduto ogni vitalità. Sono diventati abulici e perfino vili, loro che sono un popolo di combattenti. Non hanno interessi di alcun genere, né divertimenti, né lavoro; smettono di coltivare la terra e si cibano di quello che trovano; addirittura non nascono più bambini. Praticamente si lasciano morire.

 

- Ma in condizioni normali sono davvero così coraggiosi?

- Non temono nulla e nessuno. E non sopportano di essere dominati dai bianchi. Le tribù dell'interno sono sempre in rivolta e le tribù della costa sono le più importanti basi di reclutamento della pirateria.

- E non c'è modo per assoggettarli?

- Io ci sono riuscito in parte. Ma, come lei sa, i miei metodi non sono graditi alla Camera dei Lord. Prima lei diceva che a Labuan mi rispettano e mi temono. Ecco: è proprio così. Con loro bisogna essere spietati e generosi. E io lo sono, a mio capriccio. Solo che il mio è un capriccio calcolato. Perciò dei daiacchi ribelli che mi cadono nelle mani una parte ne impicco e una parte ne arruolo.

- Capisco impiccare del ribelli, ma arruolare degli uomini che non accettano di essere dominati da noi....

- Io riesco a farmi accettare perché non interferisco nelle loro usanze tribali. Anzi, quando posso li assecondo. Vede? - concluse indicando la piazzola. - Che cosa crede che stia accadendo, adesso?

- Mi sembra che stiano compiendo una cerimonia religiosa.

 

- E' così e non è così - disse Lord Brooke. Uccidono i pirati che abbiamo catturato nell'ultima incursione.

- Che cosa fanno?!

- Sono gli esecutori della giustizia.... Se preferisce, i boia. Invece di impiccarli agli alberi della nave com'è consuetudine in marina, noi qui li decapitiamo. E i daiacchi eseguono le sentenze. Lo fanno volentieri poiché ciò corrisponde ai loro rituali religiosi e li soddisfa sul piano emotivo.

Il colonnello Fitzgerald ebbe un moto di disgusto e voltò le spalle alla scena. Ma il suo ospite continuò imperterrito a guardare lo spettacolo.

- Orribile, vero? - disse poi in tono leggero.

- Ma come può permettere una cosa simile.... E poi davanti a un ufficiale inglese, un uomo civile....

 

- Caro colonnello, gliel'avevo pur detto che i miei metodi sono piuttosto insoliti. Questo è il solo modo per evitare che accadano cose anche più orribili. E soprattutto più dannose per noi.

- Io non credo che questi selvaggi....

- Sono selvaggi, è vero - lo interruppe Brooke: ma sono dei buoni combattenti, coraggiosi e anche fedeli ed io voglio che restino così.... Ho solo dovuto concedergli di eseguire le sentenze capitali e di prendersi le teste come trofei. Gli uomini che sono stati decapitati erano condannati a morte. Che differenza fa morire in un modo piuttosto che in un altro?

- Ma una sentenza di morte dev'essere eseguita con certe formalità....

- Anch'io preferirei una di quelle belle, ordinate, incruente esecuzioni inglesi.... ma mi adatto agli usi locali, colonnello. E poi questi uomini mi servono così. Con i problemi che abbiamo, capitano spesso dei lavori che non possono essere affidati a soldati in uniforme. E questi uomini, se vengono trattati nel modo giusto, diventano fedeli fino al fanatismo.

 

Quasi facendo eco alle sue parole, i daiacchi improvvisarono una manifestazione in onore di Brooke, urlando il suo nome, agitando i parang e gli scudi.

Brooke sorrise e rispose salutando con la mano. Il colonnello Fitzgerald era sbalordito. Tutto in lui si ribellava a quel che stava accadendo. Non riusciva a capire come un uomo civile come Brooke, un bianco, un inglese, potesse scendere con se stesso a dei compromessi tali da accettare un'usanza così orribile e anzi da assecondarla addirittura, fornendo gli uomini da decapitare. E da goderne, infine, accettando il saluto di quei selvaggi.

- Sono sicuro che tutto questo non sarebbe accaduto, in Inghilterra - disse freddamente.

- Ne sono certo anch'io - ammise Brooke. E concluse, in tono leggermente ironico: - Ma mi sembra più saggio che sia io a procurare le teste da tagliare piuttosto che lasciar andare i daiacchi a cercarsele da soli.... visto che per loro le teste sono così importanti.

 

Fitzgerald non rispose. I daiacchi avevano liberato la piazzola dei cadaveri dei giustiziati e intanto un secondo gruppo di prigionieri vi veniva condotto. Erano uomini di tutte le razze: malesi, indiani, borneani; v'era fra loro perfino un cinese. Doveva essere la ciurma di.un praho pirata che gli uomini di Brooke avevano affondato o catturato.

I prigionieri, incatenati, avanzavano lentamente, spinti da alcuni soldati armati di fucile con la baionetta in canna. Quasi tutti erano feriti e alcuni si trascinavano faticosamente; in tutti loro, però, sui loro visi duri e segnati dalle cicatrici, si notava una forza interiore che incuteva paura.

Mentre passavano sotto il rialzo sul quale stavano i due bianchi, un prigioniero alzò la testa e li vide. Riconobbe Broooke, il rajah di Sarawak, lo sterminatore dei pirati, e non seppe trattenersi dal lanciargli un ultimo insulto, prima di morire.

 

- Inglese! - gridò con disprezzo. - Il tuo sole sta per calare in mare. La Tigre ti spaccherà il cuore!

Brooke sorrise e Fitzgerald gli si rivolse stupito.

- Che cos'è? - domandò. - Una maledizione indigena? Non avevo mai sentito una maledizione così contorta.

- No - rispose Brooke continuando a sorridere. - Non è una maledizione, è, o vorrebbe essere, una profezia. Quello è un uomo di Sandokan, un pirata che viene chiamato Tigre: Tigre di Mompracem. Mompracem è un'isola, poco più grande di uno scoglio, nella quale Sandokan ha il suo covo. E' un osso duro da rodere e ancora non sono riuscito a distruggerlo. Per questo motivo quell'uomo si illude che sarà Sandokan a distruggere me.

- Ne ho sentito parlare a Labuan - disse Fitzgerald. - E anche in termini preoccupanti. Ma mi rifiuto di credere che un pirata, capo di quattro straccioni, asserragliato su uno scoglio, costituisca un serio problema per l'Inghilterra.

- Forse non è un serio problema, ma è un problema. E noi cerchiamo di risolverlo.

 

Ciò detto, Brooke si avvicinò ad uno degli ufficiali d'ordinanza; gli parlò brevemente, sottovoce, e questi si allontanò subito, di corsa. Fitzgerald, che continuava ad osservare il gruppo dei condannati in cammino verso la piazzola, vide il giovane ufficiale raggiungere il comandante della scorta e trasmettergli l'ordine di Brooke; Il gruppo dei prigionieri fu

fermato e subito dopo due soldati afferrarono il pirata che aveva insultato il rajah, gli tolsero le catene, separandolo dagli altri; poi, mentre i condannati si rimettevano in cammino, lo spinsero indietro verso la prigione.

- Dove mi portate? - gridò l'uomo. - Perché mi portate via? Voglio morire con i miei compagni! Maledetto inglese, guardati dalla Tigre.

I due soldati lo trascinarono via, e i suoi urli, i suoi insulti e le sue minacce si persero in lontananza.

 

- Perché gli risparmia la vita? - domandò Fitzgerald.

Lo sguardo duro che aveva seguito ìl prigioniero si spostò sul colonnello.

- Quell'uomo lo conosco: si chiama Koa, è un fanatico che si farebbe Uccidere per Sandokan, ma non è un tipo molto coraggioso. Il suo coraggio si esaurisce in una vampata: la morte è facile per gente come lui. E sono convinto che possa servire più da vivo che da morto. I miei soldati praticano metodi di persuasione molto efficaci e qualcosa mi dice che quell'uomo è il soggetto adatto.

- Capisco: lei vuole arrivare a Sandokan per mezzo suo - disse Fitzgerald. - Ma non le sembra una perdita di tempo?

Brooke scosse la testa.

 

- Sandokan è il centro di una resistenza molto superiore a quello che può sembrare a prima vista. I suoi pirati dominano questi mari e sono abilissimi a sfuggire alle mie navi. Ma la loro abilità risiede nel capo e il loro coraggio è solo fanatismo per Sandokan: tolto di mezzo lui, il resto sarà facile. Quindi qualsiasi azione, comunque sia effettuata, anche se si tratta di una trappola o di un'impresa individuale, va benissimo.

 

- La mia opinione è diversa - disse Fitzgerald. Secondo me, bisogna impostare un'operazione molto più vasta. Un'azione individuale, una trappola, possono forse funzionare, ma sono necessariamente lente. Invece bisogna che questo mare sia ripulito presto, perché possa diventare al più presto un mare inglese.

Brooke ascoltava attentamente le parole del colonnello anche se era abbastanza evidente che non le condivideva. I due uomini si diressero verso la reggia.

Fitzgerald riprese:

- L'Inghilterra non intende controllare l'emisfero orientale solo attraverso la Compagnia delle Indie. La compagnia fa i suoi affari, ma è stata creata e sostenuta solo nella convinzione che la conquista commerciale di un paese precede quella politica e militare. E adesso è venuto il tempo di agire direttamente. Tutti i possedimenti in India e in Malesia debbono costituire le basi dell'impero inglese in questo emisfero. Io sono stato mandato per tenere i contatti fra il governo, la Compagnia delle Indie e lei, che è la nostra punta avanzata in questo settore. Perciò, se ha bisogno di navi, di cannoni, di altri uomini, non deve far altro che dirmelo. Con le sue truppe, che vedo così efficienti, con i cipays della Compagnia delle Indie, con i suoi tremendi daiacchi, non dovrebbe essere difficile per lei liberare il mare da quei pirati selvaggi, in poco tempo.

- Non creda - rispose Brooke scuotendo il capo, serio. - Fra questi selvaggi, come lei li chiama, fra questi straccioni, ci sono degli uomini che riescono ad interpretare i sentimenti, gli istinti, i bisogni degli altri uomini. E allora gli stracci diventano divise.... i pugnali diventano cannoni. E purtroppo per noi Sandokan è uno di questi uomini. La sua isola, Mompracem, è praticamente inespugnabile. E gli uomini più coraggiosi e feroci di tutta l'Asia sono pronti a mettersi ai suoi ordini. E non basta: anche un bianco rinnegato, un portoghese, un uomo di un'intelligenza eccezionale, colto, tremendamente astuto, è al suo fianco.... Un certo Yanez de Gomera: non so se è un amico, un consigliere o un socio. E forse è tutte e tre le coseinsieme.... Come vede Sandokan merita bene una trappola, se si riesce a montarne una. Perché questo mare è il suo impero.

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