UNA BELLA MUCCA
 

  Finalmente giungemmo alle stazioni termali in Montdore dove facemmo ottimi incassi.
  In pochi giorni, pagate tutte le spese, fummo pronti per incamminarci verso Ussel, alla fiera del bestiame, e di l a Chavanon.
  Dopo averla tanto sognata, era giunto il momento di comperare la famosa mucca. Tanto io quanto Mattia eravamo piuttosto preoccupati: avevamo paura di essere imbrogliati. Pensammo quindi di consigliarci con un veterinario anche se ci poteva costarci; questo pensiero ci fece tornare allegri.
  Ci fermammo nella locanda dove avevo alloggiato con Vitali e, dopo aver deposto i bagagli, andammo in cerca di un veterinario.
  Quando il brav'uomo sent la nostra domanda, ci rise in faccia:
   Insomma, signor dottore, siamo venuti da lei perch ci aiuti nell'acquisto, perch non ci truffino.
   Ma perch volete comprare una mucca?
  Glielo spiegai in poche parole.
   Siete dei bravi ragazzi  disse  domani vi accompagner alla fiera. Vi assicuro che la mucca che sceglierete non avr la coda finta.
  La mattina dopo andammo col veterinario al mercato del bestiame; lungo la strada gli spiegammo ancora tutti i requisiti che doveva avere la mucca. 
   Ecco una bestia che va bene per voi.  Il veterinario si rivolse al contadino che la teneva per la cavezza e gli chiese il prezzo.
   Trecento franchi.
  Dopo molte discussioni gli demmo duecentotredici franchi e venti soldi: le nostre tasche rimasero pulite.
  Dopo aver ringraziato e salutato il veterinario, in compagnia della mucca tornammo trionfalmente alla locanda e la legammo nella stalla con molti nodi. Ora bisognava procurare da mangiare per lei e per noi.
  Andammo in cerca di pubblico che rimettesse in sesto le nostre finanze e infatti guadagnammo sette franchi e cinquanta centesimi.
  La mattina dopo ci mettemmo in cammino per Chavanon: com'era bella la nostra mucca!
  Per arrivare a Chavanon non ci restava che attraversare una vasta landa. Passando per le vie del paese, mi venne l'idea di comperare burro e farina per farci fare le frittelle da mamma Barberin. Feci l'acquisto e ci rimettemmo in cammino.
  Giungemmo in cima alla collina che scende a Chavanon.
  Nulla era cambiato nella valle; fra i due gruppi di alberi scorsi il tetto della casa. Dal camino usciva una nuvoletta di fumo.
   Mamma Barberin  in casa  dissi.
  Scendemmo a gran passi e intanto ci consigliavamo perch la nostra sorpresa riuscisse perfetta.
  Prima, per, bisognava mettere la mucca nella stalla poi, entrati in cucina, io mi sarei seduto presso il focolare, Mattia e Capi si sarebbero nascosti dietro al letto. Che sorpresa per mamma Barberin!
  Entrammo in casa ed andai a sedermi in quell'angolo dove avevo trascorso tante sere d'inverno. Nulla era cambiato: mentre mi guardavo intorno, vidi balenare attraverso il cortile una cuffia bianca: mi feci piccino piccino. La porta si apr: mamma Barberin mi vide.
   Chi ?  disse.
  La guardai senza rispondere, ella mi osserv, poi, tremando tutta, mormor:
   Mio Dio,  possibile? Remigio!
  Le corsi incontro e la strinsi fra le braccia.
   Mamma!
   Oh piccino mio, piccino mio!
  Per qualche minuto non dicemmo nulla, poi cominciarono le domande; solo allora mi ricordai di 
Mattia, lo chiamai e feci le presentazioni. Anche Capi fece una riverenza dritto sulle zampe posteriori e con una anteriore sul petto: questo fece ridere mamma Barberin e le asciug le lacrime di commozione.
  Mattia con un'occhiata mi ricord della sorpresa che avevo quasi dimenticata.
   Vorrei fare vedere a Mattia il cortile  dissi  gliene ho parlato tante volte.
   S, andremo anche nel tuo giardinetto; ho lasciato tutto come allora, sapevo che saresti tornato!
  Eravamo arrivati alla stalla. Mamma Barberin spinse la porta e in quel momento la mucca, che aveva fame, cominci a muggire.
   Mamma mia, una mucca nella stalla!  esclam mamma Barberin guardandoci attonita. Non resistemmo pi e scoppiammo a ridere.
   Oh che buon figliuolo! Che caro figliuolo!  esclam Mamma Barberin.
  Portammo la mucca a pascolare nel prato, poi tornammo in cucina dove quando ero andato a prendere il secchio, avevo messo sulla tavola il burro e la farina. Altra sorpresa, altre esclamazioni!
   Mamma, vogliamo mangiare le frittelle.
  Mamma Barberin colloc la padella sul fuoco che scoppiettava, illuminando i cantucci pi nascosti della stanza. Il burro cominci a friggere; poco dopo mamma Barberin vers un mestolo di pasta nella padella. La prima frittella fu per Mattia che si bruci le dita e la lingua, ma la mise in bocca lo stesso.
   Oh, com' buona!  esclam tenendo la bocca spalancata.
  La seconda fu per me e la terza per il povero Capi che ci guardava con occhi pieni d'invidia.
  Poi il turno ricominci e quando fummo sazi, mentre mamma Barberin mangiava, Mattia, con la scusa di dare un'cchiata alla mucca, ci lasci soli.
   Sembra che la tua famiglia ti stia cercando.
  In principio non volli credere a una simile notizia; pensavo che fosse un inganno di Barberin, ma poi essa mi rassicur dicendomi che un mese prima era venuto un signore a cercare di Barberin per chiedergli notizie di un bambino da lui raccolto a Parigi, in via Breteuil.
  Uscirono insieme e quando pi tardi Barberin entr, alle domande della moglie aveva detto che quel signore non era mio padre, ma che mi ricercava per incarico della mia famiglia.
   Ma dov' la mia famiglia? Com'? Ho un padre, una madre?
   Anch'io chiesi queste cose a Gerolamo, ma egli mi rispose che non sapeva nulla. Aggiunse poi che sarebbe partito subito per Parigi, in cerca di quel suonatore ambulante a cui ti aveva ceduto e che gli aveva dato il suo indirizzo di Parigi:  Via Lourcine, presso Garofali . Ho tenuto a mente questi nomi, ricordali anche tu.
   Li conosco gi; dopo la sua partenza non ti ha mandato notizie?
   No, certamente ti sta ancora cercando. Quel signore gli dette cento franchi e dopo gliene avr dati altri. Questo, insieme alle belle fascie in cui eri avvolto quando ti trovarono, dimostra che i tuoi sono ricchi.