CHAVANON


  Sono un trovatello, ma fino ad otto anni ho creduto d'avere una madre perch, quando piangevo, c'era una donna che mi stringeva al petto confortandomi e cullandomi.
  Per le sue buone parole, per le sue premure, le carezze e la dolcezza che usava nelle sue sgridate, credevo che fosse mia madre.
  Ecco come venni a sapere che ella era soltanto la mia balia.
  Il paesino dove venni allevato si chiama Chavanon.
  Sino agli otto anni non ricordo d'aver veduto nessun uomo, ma mia madre non era vedova; suo marito lavorava a Parigi come scalpellino e da diversi anni non si faceva vedere; di quando in quando qualche compaesano ci portava sue notizie.
  Vivevano divisi non perch non andassero d'accordo, ma per ragioni di lavoro.
  Una sera di novembre uno sconosciuto si ferm al cancello e a me, che spezzavo una fascina in cortile, chiese della comare Barberin. Gli dissi di entrare; spinse il cancello e avanz: era tutto inzaccherato, si vedeva che doveva aver camminato a lungo e per strade mal tenute.
   Ho notizie da Parigi  disse con accento e tono insolito. Mamma Barberin si spavent:
   Mio Dio!  esclam   successa qualche disgrazia a Gerolamo!
   Purtroppo s; ma non vi spaventate: non  una cosa grave; vostro marito  rimasto ferito ma non  morto. Ora  all'ospedale, sono stato suo vicino di letto mi ha pregato d'informarvi.
  Mamma Barberin lo preg di restare a cena, l'uomo si lasci convincere e sedette a tavola. Mentre cenava egli raccont l'accaduto: il povero Barberin era rimasto mezzo schiacciato da alcune impalcature che erano cadute e siccome quello non era il suo posto di lavoro, l'imprenditore rifiutava di pagargli l'indennit.
   Io gli ho consigliato di far causa all'impresa.  termin l'uomo.
  La mamma Barberin avrebbe voluto andare a Parigi e si rivolse al curato che scrisse al Cappellano dell'ospedale. Dopo qualche giorno arriv la risposta: non doveva partire, ma mandare una certa somma per iniziare il processo.
  A quella lettera ne seguirono altre tutte chiedevano del denaro; l'ultima, poi, la pi pressante di tutte, diceva di inviare ancora denaro anche a costo di vendere la mucca. Per noi la mucca era l'unica riserva di viveri, eppure fu necessario venderla.
  Dopo una giornata che mi parve interminabile, finalmente si accese la candela.
  Ad un tratto sentii un rumore di passi nel cortile: chi poteva essere a quell'ora?
  Un bastone urt contro la soglia e la porta si apr bruscamente.
   Chi ?  chiese mamma Barberin senza voltarsi. Era entrato un uomo e la luce del fuoco lo investiva in pieno: aveva in mano un grosso bastone.
   Oh, mio Dio!  grid la mamma posando la padella per terra  sei tu, Gerolamo?
  Poi, prendendomi per un braccio, mi spinse verso l'uomo che si era fermato sulla soglia.
    tuo padre.
  Mi avvicinai per abbracciarlo, ma egli mi tenne lontano con la punta del bastone.
  Fece qualche passo verso di me col bastone alzato ed io mi ritrassi. Perch mi trattava cos? Cosa avevo fatto?
   Vedo che fate festa; molto bene, perch io ho una gran fame.
  Mamma Barberin non fiat e ubbid mentre il marito si sedeva accanto al focolare.
  Era sulla cinquantina. Il viso aveva una espressione rude; la testa reclinata su una spalla a causa di una ferita rendeva il suo aspetto ancor meno rassicurante.
   Invece di stare l come un citrullo, metti i piatti in tavola.
  Ubbidii immediatamente; la cena era pronta e mamma Barberin mise in tavola.
   Mangia sempre cos poco?  chiese all'improvviso, indicandomi col cucchiaio.
   Ah, no mangia, mangia...
   Male! Almeno non mangiasse!
  Mamma Barberin non rispose ed io non avevo il coraggio di fiatare.
   Non hai fame?  mi chiese.
   No.
   Allora va' a letto e dormi subito, altrimenti mi arrabbio.
  Con un'occhiata mamma Barberin mi invit ad ubbidire.
  Dopo un po' sentii qualcuno che si avvicinava al mio letto con passo lento e strascicato. Era certamente lui; un soffio caldo mi sfior i capelli.
   Ehi, dormi?  mi chiese. 
  Non ebbi il coraggio di rispondere tanto ero atterrito dalla sua imposizione minacciosa.
   Dorme  disse mamma Barberin  appena a letto si addormenta. Puoi parlare liberamente; a che punto  la tua causa?
   L'ho perduta.
  Batt un pugno sulla tavola e cominci a imprecare.
   Persa la causa, perso il denaro, storpio e in miseria... E come se non bastasse, torno a casa e trovo questo ragazzo.
   Quanti anni ha ora?
   Otto.
   Andr a otto anni l dove doveva andare prima.
   Gerolamo, non farai una cosa simile!
   Chi me lo impedir? Credi che si possa tenerlo sempre qui?
    mio figlio!
   Non  n tuo n mio: lo guardavo a cena,  un ragazzo di citt, troppo delicato, troppo magro. Domani lo accompagner dal Sindaco. Ora esco, vado a salutare Francesco; tra un'ora sar qui.
  Usc: non aspettai che il rumore dei suoi passi fosse dileguato del tutto; mi alzai chiamando mamma Barberin:
   Mamma, mamma, non mi lascerai andare allo Ospizio?
   No, Remigio, piccino mio  e mi strinse tra le braccia dolcemente.  Non dormivi? Hai sentito quello che ha detto Gerolamo?
   S, ho sentito tutto.
   Forse avrei dovuto dirti la verit. La tua mamma vera non sappiamo chi sia. Otto anni fa, una mattina, a Parigi, mentre Gerolamo si recava al lavoro ti trov in un portone; proprio in quel momento un uomo nascosto dietro un albero fugg. Forse stava l per vedere se qualcuno ti raccoglieva; Gerolamo non sapeva che fare perch eri piccino e strillavi sempre pi forte; vennero altri operai e ti condussero al Commissariato. Eri bello, ben nutrito e avvolto in belle fasce; eri certamente figlio di gente ricca. Evidentemente eri stato rapito e abbandonato; prima di affidarti all'Ospizio, il Commissariato chiese se qualcuno dei presenti voleva occuparsi di te. Certamente i tuoi genitori avrebbero fatto ricerche e ricompensato la brava gente che ti aveva raccolto. Gerolamo si fece avanti perch anch'io avevo un bambino della tua stessa et e potevo allattarne due. Cos diventai tua madre. Il mio bambino mor, ed io mi affezionai ancor pi a te dimenticando che non eri mio figlio. Ma Gerolamo non ha dimenticato e, vedendo che nessuno ti cerca, ha deciso di mandarti all'Ospizio.
   Oh, All'Ospizio no!  gridai attaccandomi a lei  all'Ospizio no!