Con la primavera arrivò il momento di lasciar Londra e di mettersi in viaggio attraverso l'Inghilterra.

Mi chiedevo che cosa avremmo fatto io e Mattia durante questo periodo e mio padre non tardò a farcelo sapere. Siccome col nostro mestiere guadagnavamo bene, saremmo partiti con lui, ma avremmo continuato a cantare e a suonare per le strade.

Dopo alcune settimane di viaggio eravamo giunti nei dintorni di una città nella quale si dovevano svolgere le corse dei cavalli. Siccome arrivammo troppo presto per mettere in mostra la merce, Mattia ed io ci dirigemmo verso il campo delle corse dove intorno, per l'occasione, erano state erette delle tende nelle quali si vendevano bevande, cibi e una quantità di altre cose. Poi vi erano baracche, tende, vetture o semplici bivacchi intorno ai quali si muoveva una folla cenciosa.

In uno di questi bivacchi, riconoscemmo Bob che fu felicissimo di rivederci. Ci disse che era venuto alle corse con due suoi amici per dare spettacoli di atletica, ma i suonatori che avevano impegnato non erano venuti e così prevedeva per il giorno dopo dei magri affari. Aggiunse che gli avremmo fatto un gran piacere se avessimo accettato di sostituire gli assenti: avremmo diviso l'incasso a metà. Accettammo volentieri e ci mettemmo d'accordo.

Quando parlai a mio padre del nostro progetto, egli mi disse che il giorno dopo avrebbe preso Capi con sè.

Quando venne buio, lasciammo la tenda per trasferirci in una baracca di legno che fungeva da osteria.

Sfortunatamente, ad un certo momento, una pertica che serviva a Bob per certi suoi esercizi cadde sulla punta del piede di Mattia. La ferita non era grave come avevamo temuto, ad ogni modo Mattia non poteva camminare.

Stabilimmo che egli sarebbe rimasto a dormire con Bob e io sarei andato all'« Osteria del Guercione », per sapere dove si sarebbero diretti i miei il giorno dopo.

Camminai svelto, ma quando giunsi all'« Osteria del Guercione » non trovai nessuna vettura.

Bussai. Mi aprì l'albergatore che mi disse sottovoce:

­ Le vetture sono partite: ha detto tuo padre di raggiungerlo a Lewes.

Rifeci la strada percorsa e un'ora dopo dormivo accanto a Mattia nel carrozzone di Bob. La mattina dopo mi svegliai ben riposato e pronto per partire a condizione però che Mattia potesse seguirmi.

Uscii dalla vettura e mi diressi verso Bob che stava già accendendo il fuoco.

Ad un tratto mi parve di vedere Capi condotto a guinzaglio da un poliziotto. Non sapevo cosa pensare, quando Capi, riconosciutomi, strappò il guinzaglio e mi saltò addosso.

­ È vostro questo cane?

­ Sì.

­ Siete in arresto ­ e mi fermò per un braccio. A quelle parole Bob si avvicinò:

­ Perchè lo arrestate?

­ Stanotte un uomo e un ragazzo si sono introdotti nella chiesa di S. Giorgio attraverso una finestra. Era con loro questo cane che doveva avvertirli in caso di pericolo. Ma i ladri sono stati sorpresi e nella fretta di fuggire hanno dimenticato di prendere il cane che è rimasto chiuso nella chiesa. Dov'è il padre di questo ladruncolo?

Dal carceriere, che sembrava un buon uomo, seppi che con molta probabilità sarei comparso in giudizio l'indomani.

La mattina dopo il carceriere mi fece cenno di seguirlo. Gli camminai a fianco per lunghi corridoi, infine mi fece passare per una porticina.

Mi trovai in una piccola tribuna: ero nell'aula del tribunale.

Il Pubblico Ministero cominciò a parlare e in poche parole espose i fatti. Il giudice mi chiese nome e cognome e mestiere, risposi in inglese.

Fu quindi chiamato il testimonio principale: il sagrestano di San Giorgio: un uomo grasso, basso, col viso e il naso paonazzi. Egli narrò che era entrato in chiesa per sorprendere i ladri, con sua gran meraviglia aveva trovato soltanto un cane!

Il mio avvocato, che non aveva ancor detto nulla, a questo punto si alzò e prese la parola.

­ Chi ha chiuso la porta ieri sera? ­ domandò.

­ Io. ­ rispose il sagrestano.

­ Benissimo, allora vi sentite di giurare di non aver chiuso voi stesso il cane in chiesa?

­ Se il cane fosse stato in chiesa, lo avrei visto.

­ Ci vedete bene?

­ Come chiunque altro.

­ È vero che sei mesi fa siete andato a sbattere contro un vitello appeso davanti alla bottega di un macellaio?

­ È vero.

­ Quando chiudeste la porta della chiesa, avevate già cenato?

­ Certo.

­ E quando andaste a sbattere contro il vitello, non avevate anche allora appena finito di cenare?

­ Sì, ma...

­ Cosa siete solito bere, birra leggera o birra forte?

­ Birra forte.

­ Quanti boccali?

­ Due.

­ Solo?

­ Tre, qualche volta.

­ Mai, quattro o sei?

­ Molto di rado.

­ Potreste giurare che non bevete mai tre o quattro bicchieri?

Siccome il sagrestano rispondeva sempre con maggior esitazione, l'avvocato sedette dicendo:

­ Le mie domande provano che un testimonio, il quale urta contro un vitello perchè è « sopra pensiero può, per lo stesso motivo, aver chiuso un cane in chiesa. Se avessi potuto avrei abbracciato il mio avvocato: ero salvo.

Allora il giudice fece il verbale delle deposizioni, poi dichiarò che sarei stato trasferito nelle prigioni della Contea, in attesa che il Consiglio decidesse se dovessi essere tradotto in Assise.

Solo dopo che fui ricondotto in prigione, capii perchè non ero stato assolto: il giudice voleva attendere d'aver preso gli altri che si erano introdotti nella chiesa per fare un confronto e vedere se ero stato loro complice.

Passai una giornata molto triste; verso sera, però, sentii suonare la cornetta di Mattia.

Pensai che il mio compagno volesse farmi intendere che mi pensava e vegliava su di me, ma, ad un tratto, sentii la sua voce squillante gridare in francese:

« Domattina all'alba! » e la cornetta ricominciò a suonare con foga.

Quelle parole erano certamente dirette a me.

Mi svegliai. Mi misi ritto accanto alla finestra. Tesi l'orecchio trattenendo il respiro: nulla.

Finalmente mi parve di udire grattare contro il muro e dopo poco vidi un uomo che strisciava sulla cresta del muro; all'incerta luce del giorno riconobbi Bob.

Mi vide anche lui e, dopo aver fatto cenno di scostarmi dalla finestra, con una cerbottana mi tirò una pallina bianca che venne a cadere proprio ai miei piedi. Poi Bob scomparve dietro al muro e non sentii più nulla.

Mi precipitai sulla pallina che aprii: era una strisciolina di carta sottile su cui era scritto:

« Domani sera sarai trasferito nella contea: viaggerai con un poliziotto in un vagone di seconda classe. Mettiti vicino allo sportello dal quale salirai: dopo quarantacinque minuti di viaggio (conta bene) il treno rallenterà a causa di una diramazione. Apri lo sportello e buttati giù senza paura. Appena sarai a terra, risali la scarpata sinistra; noi ci troveremo pronti lì con una vettura e un buon cavallo. Non temere nulla: tra due giorni saremo in Francia.

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