La domenica, in Inghilterra, per la strada non si può far musica e allora di solito la trascorrevo passeggiando con i miei due unici amici.

Una domenica però mio padre mi disse di rimanere in casa. Tutti gli altri erano usciti e non eravamo rimasti che lui ed io. Dopo circa un'ora sentimmo bussare alla porta: mio padre andò ad aprire e fece passare un signore, non uno dei suoi soliti amici, ma un vero « gentleman ».

Mentre parlava in inglese con mio padre, non faceva che esaminarmi, ma ogni volta che il suo sguardo incontrava il mio, distoglieva gli occhi. Poi cominciò a parlare in francese:

­ Non siete mai stato ammalato?

­ Sì, una volta ho avuto la polmonite.

­ Oh! E come mai?

­ Ho dormito una intera notte nella neve, con un freddo tremendo.

Disse qualche parola in inglese con mio padre, poi uscirono entrambi.

Quando mio padre rientrò, disse che potevo uscire: andai nella vettura per prendere la mia pelle di montone e con mia grande meraviglia vi trovai Mattia. Perchè nessuno si accorgesse che era rimasto in casa, Mattia uscì piano piano dietro a me. Quando fummo in strada mi disse che, avendo cominciato a piovere, era rientrato per dormire e involontariamente aveva sentito una parte della conversazione tra mio padre e quel signore che si chiamava James Milligan e non era altro che lo zio di Arturo. Mi riferì ciò che aveva udito:

­ « Come sta vostro nipote? » ­ ha chiesto il signor Driscoll. ­ « Meglio », ­ ha risposto quello ­ « anche questa volta la scamperà. Tre mesi fa i dottori lo davano per spacciato, ma sua madre l'ha salvato. Gran brava donna quella signora Milligan! ».

­ « Ma se vostro nipote sta meglio, tutte queste precauzioni sono inutili! ».

­ « Per ora forse sì » ­ ha continuato l'altro ­ ma non credo che Arturo sopravviva, sarebbe un miracolo e di miracoli se ne vedono pochi a questo mondo. Il giorno della sua morte non voglio ostacoli, solo io, Giacomo Milligan, debbo essere l'erede ».

Da quel momento i discorsi miei e di Mattia ebbero un solo argomento: Arturo, la signora Milligan e Giacomo Milligan.

Bisognava aspettare. Frattanto continuammo i nostri giri per Londra: ogni giorno dovevamo cambiare quartiere perchè eravamo troppo giovani e poco conosciuti per avere un pubblico fedele. Spesso, quando passava un complesso di scozzesi o di negri, non ci restava che far tacere i nostri strumenti ed aspettare che si allontanassero per poter ricominciare.

Un giorno, mentre stavamo guardando uno di questi complessi, mi accorsi che uno dei suonatori faceva dei gesti amichevoli all'indirizzo di Mattia. Vedendo che il mio compagno gli rispondeva, gli chiesi:

­ Lo conosci?

- È Bob, un mio amico del circo Gassot, uno di quei due clowns di cui ti ho parlato e al quale devo la mia conoscenza dell'inglese.

Finito lo spettacolo, Bob venne verso di noi e da come salutò Mattia, vidi come questi sapesse farsi voler bene.


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