Ora, disse vediamo in che cosa consistono le nostre provviste. Chi ha del pane?
A voi, eccone un pezzo.
Oh, il berretto di Carorrj non si esaurisce mai!
Non avevamo certo voglia di ridere, eppure in quel momento non potemmo farne a meno: in quel berretto c'era una pipa, del tabacco, una chiave, un pezzo di salame, degli ossicini di montone, tre noci fresche e una cipolla.
Avevo paura dell'acqua, del buio e della morte. Il silenzio mi opprimeva, mi sembrava che le pareti della salita mi schiacciassero con tutto il loro peso.
Si sente qualcosa nell'acqua.
Avrai fatto cadere un sasso.
No, è un rumore sordo.
Tendemmo l'orecchio. Io non udii nulla, i miei compagni, invece, che erano abituati ai rumori della miniera, credettero di udire qualcosa.
Sì, effettivamente un rumore si sente.
Che cos'è?
Non saprei.
È l'acqua che cade.
No, non è un rumore continuo è a scosse regolari.
Giusto a scosse regolari... Ragazzi, siamo salvi! Sono le bennes di prosciugamento.
Le bennes di prosciugamento!...
Ci alzammo tutti in piedi: non eravamo più a quaranta metri sotto terra, l'aria non era più compressa, le pareti della salita non schiacciavano più. Respiravamo liberamente, mentre il cuore ci batteva forte per l'emozione. La speranza rinacque nei nostri animi, ma purtroppo prima di rivedere la luce del sole saremmo rimasti lì per tanti altri giorni.
Più le ore passavano e più ci sentivamo a disagio su quei gradini troppo stretti: bisognava allargarli. Ci mettemmo tutti al lavoro con i coltelli e questa volta ci riuscì più facile perchè avevamo dei punti di appoggio.
Il settimo giorno, nell'intervallo del cambio di turno, al picconiere che veniva a prendere il posto parve di udire dei deboli colpi. Si mise in ascolto, poi, non credendo alle sue orecchie, chiamò un compagno: un suono debole, ad intervalli regolari, giunse loro.
Col piccone batterono colpi regolari, staccati, ed ecco, da lontano, la risposta: tanti piccoli colpi cadenzati, secondo il richiamo dei minatori.
Quando udimmo i colpi in risposta ai nostri, ci fu lo stesso spettacolo di quando avevamo sentito il tonfo delle bennes di prosciugamento.
Siamo salvi! fu l'unico grido.
I colpi di piccone si facevano sempre più distinti.
Intanto le acque continuavano a calare e subito avemmo la prova che non arrivavano più al soffitto della galleria.
Intanto coi colpi di piccone cominciammo ad udire anche il suono delle voci; le grida si fecero sempre più distinte.
Furono le ore più lunghe della nostra prigionia: ogni colpo di piccone speravamo che fosse l'ultimo ed invece ne seguiva sempre un altro e poi un'altro ancora...
Finalmente alcuni blocchi di carbone si staccarono precipitando in mezzo a noi: la salita era aperta e il chiarore delle lampade ci acciecò. Ad un tratto ripiombammo nell'oscurità e fummo avvolti in una turbinosa nuvola di carbone.
È la corrente d'aria, non vi spaventate. Adesso riaccendiamo.
In quel momento udimmo un rumore proveniente dalla galleria; mi volsi e scorsi un chiarore che si avvicinava. Così, mentre per l'apertura salvavano gli uomini del gradino superiore, altri dalla galleria venivano verso di noi.
Era tempo, perchè svenni.
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