Vitali tacque fin che fummo nella strada piena di gente, ma quando giungemmo in un vicolo deserto si sedette su un muricciuolo e, passandosi più volte la mano sulla fronte, disse quasi tra sè:

­ È bello essere generosi, ma con questo eccoci sulla strada, senza un soldo in tasca e a stomaco vuoto. Hai fame?

­ Un po'. Ho mangiato quel panino stamattina.

­ Povero piccino, dovrai andare a letto senza cena, ma almeno sapessimo dove andare a dormire!

Vitali stette seduto ancora un po'; io e Capi, immobili, aspettavamo una decisione. Finalmente si alzò.

­ Dove andiamo?

­ A Gentillj: cercheremo una cava dove ho già dormito altre volte.

Camminammo per vie larghe e vicoli, la gente che ci incontrava si fermava a guardarci con stupore. Vitali andava avanti curvo: nonostante il freddo sentivo la sua mano bruciare; mi pareva che tremasse. Ogni tanto si fermava per appoggiarsi un momento alla mia spalla, allora mi pareva che tutto il suo corpo tremasse d'un moto convulso.

­ Vi sentite male? ­ gli chiesi durante una sosta.

­ Ho paura di sì. Sono stanco: in questi giorni ho camminato troppo per la mia età e il freddo di questa notte è troppo intenso per il mio vecchio sangue.

Avanti, figliuolo!

Eravamo usciti dal centro e andavamo tra due muri, alla periferia. Vitali camminava sicuro, come se avesse conosciuto bene la strada. Lo seguivo senza paura che ci perdessimo, desideravo soltanto di giungere al più presto alla cava. Ad un tratto Vitali si fermò.

­ La strada ha delle careggiate profonde?

­ No.

­ Allora bisogna tornare indietro.

Il vento che ci soffiava alle spalle ci colpì in piena faccia; era così tagliente che ebbi la sensazione di una scottatura.

­ Quando vedrai dei solchi nella strada, avvertimi; ­ disse Vitali ­ la strada giusta deve essere a sinistra, con un cespuglio di spini all'incrocio.

Camminammo per un quarto d'ora, lottando contro il vento, mentre i nostri passi risuonavano sul terreno ghiacciato. Nonostante non ce la facessi più, ero io che sostenevo Vitali. Scrutavo ansiosamente il margine sinistro della strada e finalmente mi parve di vedere una macchia nera che doveva essere la siepe. Lasciai la mano di Vitali e procedetti più svelto: la strada era segnata da solchi profondi.

- Ecco il cespuglio, ­ dissi ­ e ci sono anche i solchi.

­ Dammi la mano. Siamo salvi ­ rispose Vitali ­ la cava è a cinque minuti da qui. Ora dovresti vedere il boschetto.

Mi parve di vedere una massa scura e la speranza ci rianimò. I cinque minuti di Vitali mi parvero eterni.

­ Vedi il boschetto?

­ Sì, a sinistra.

­ E i solchi?

­ Non ce ne sono.

Vitali fece ancora qualche passo stese le mani contro l'ostacolo.

­ È proprio un muro. E dov'è l'entrata? Cerca, bambino mio.

Con le mani appoggiate al muro, lo percorsi tutto, ma non trovai traccia di entrata da nessuna parte.

­ Dobbiamo cercare più lontano? ­ gli chiesi.

­ No, hanno murato la cava.

­ Murata? E allora?

­ Torniamo a Parigi. Appena incontreremo un poliziotto ci faremo condurre in questura.

E tornammo sui nostri passi.

Eravamo rientrati nell'abitato quando Vitali si arrestò. Capii che era all'estremo delle sue forze.

­ Bisogna che mi riposi, non ne posso più.

Lì vicino c'era uno steccato con una porta; contro la palizzata era ammucchiato del letame.

­ Mi siederò qui. ­ disse Vitali.

Quando ebbi ammucchiato tutta la paglia che potei, mi sedetti accanto a Vitali.

­ Sta' vicino a me ­ disse ­ e prendi Capi in braccio; starai un po' più caldo.

Mi ero appena rannicchito contro Vitali che gli occhi mi si chiusero.

Cercai di star sveglio, mi pizzicai forte un braccio, ma la mia pelle era diventata insensibile. Vitali, appoggiato alla porticina, ansimava da far pietà e Capi dormiva sulle mie gambe.

Il vento continuava a soffiare coprendoci di fuscelli di paglia; la strada era deserta e silenziosa. Quel silenzio mi fece paura.

Era un vago timore misto a malinconia. Gli occhi mi si riempirono di lacrime.

Poi gli occhi mi si velarono, sentii un gran freddo al cuore e svenni.

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