Una sera giungemmo in una grande città posta nel mezzo di una fertile pianura. Il padrone mi disse che eravamo a Tolone e che vi saremmo rimasti per molto tempo.

Il giorno dopo cercammo il posto adatto per le nostre rappresentazioni: lo trovammo in un bel viale dove si radunò subito un pubblico numeroso.

Sfortunatamente il vigile di servizio non ci vide di buon occhio, forse perchè non amava i cani o perchè credeva che intralciassimo il suo servizio. Il fatto è che ci ordinò di sgomberare.

Ma il mio padrone non era di questo parere e si rifiutò di obbedire all'agente.

­ L'illustre rappresentante della legge ­ disse, togliendosi il cappello con un gran gesto ­ vuole mostrarmi il regolamento in cui si proibisce a dei poveri saltimbanchi di esercitare il loro mestiere?

Il vigile per quel giorno se ne andò mentre Vitali lo salutava con esagerata gentilezza. Ma il giorno dopo tornò ed entrò nel recinto interrompendo la nostra rappresentazione.

­ Mettete la museruola ai cani ­ disse in tono di comando a Vitali.

­ La museruola ai cani?

­ C'è un regolamento della polizia: dovreste conoscerlo.

Vitali, con un gesto, ottenne il silenzio e con un inchino al vigile disse:

­ Mettere la museruola a Capi, a Zerbino, a Belcore? Vostra signoria non ci pensi nemmeno! Come potrà il noto dottor Capi somministrare le medicine al malato se questo porta la museruola? La medicina, signore, perchè abbia il suo effetto, deve essere presa per bocca e il dottor Capi, davanti a questo rispettabile pubblico, non si sarebbe mai permesso di indicare un'altra via!

Queste parole furono seguite da un coro di risate; il pubblico parteggiava per Vitali e si divertiva a vedere con quali smorfie Belcore prendeva in giro la guardia.

­ Se domani i vostri cani non avranno la museruola vi farò il verbale; non dico altro ­ disse poi l'agente al mio padrone.

­ A domani, signore ­ rispose Vitali inchinandosi ­ a domani.

Credevo che il padrone avrebbe comprato le museruole per i cani ed invece la giornata passò senza che nemmeno ne parlasse. Mi disse soltanto che la mattina dopo mi sarei recato sulla piazza solo con Belcore, avrei preparato il recinto e suonato qualche musichetta con l'arpa. Egli sarebbe venuto più tardi coi cani. Non mi piaceva andar solo, ma dovetti ubbidire. La mattina dopo andai al solito posto, tesi le corde, poi cominciai a fare un po' di musica.

Vedendomi solo con Belcore, più di uno interruppe il mio canto per chiedermi se l'italiano sarebbe venuto.

­ Sarà qui tra poco ­ rispondevo e continuavo la mia canzone.

Ma il poliziotto giunse prima; Belcore appena lo vide si mise una mano sul fianco e, a testa eretta, cominciò ad andare su e giù.

Il pubblico scoppiò a ridere e ad applaudire mentre l'agente mi gettava occhiate furibonde. Questo aumentò ancor più l'ilarità del pubblico; io, però, non mi sentivo per niente tranquillo: come sarebbe andata a finire?

Non so come, ma l'agente, preso dall'ira, ebbe l'impressione che io incitassi la scimmia. scavalcò il recinto, in due salti mi fu sopra e mi stordì con un ceffone. Quando mi ripresi ed aprii gli occhi, vidi Vitali che teneva l'agente per un braccio.

­ Vi proibisco di picchiare quel ragazzo, vigliacco! ­ disse con voce tremante.

L'agente tentò inutilmente di liberarsi dalla stretta di Vitali e per un momento i due uomini si guardarono fissamente.

Pensavo che sotto a quello sguardo l'agente si sarebbe fatto piccino, piccino, invece con uno strattone si liberò e, agguantato Vitali per il petto, cominciò a spingerlo brutalmente. Vitali barcollò per un attimo, poi diede un forte colpo sul polso del poliziotto per liberarsi.

­ Che cosa volete?

­ Vi dichiaro in arresto seguitemi.

­ Perchè avete picchiato il ragazzo?

­ Basta con le chiacchiere, seguitemi.

E fu così che il signor Vitali fu condannato, al processo che si tenne di lì a poco, a 2 mesi di carcere ed a 100 franchi di multa.

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