CAPITOLO III


  Il sonno di Pierina era agitato; delirava, sentiva un buon odore di cioccolato al latte, vedeva la mamma che la chiamava anche lei la chiamava e correva, senza riuscire a raggiungerla. Si mise ad urlare perch sua madre la sentisse, ma inutilmente; allora pianse, pianse fino a quando non si sent sul suo viso una sensazione di caldo che la svegli.
  Vide indistintamente due grosse orecchie d'asino.
  Guard meglio ed una vigorosa leccata in viso la sveglio del tutto,
   Palcaro!? Sei proprio tu, non  possibile!
  Si mise a baciarlo. L'asino lanci due o tre ragli che attirarono l'attenzione di un  uomo  con un buffo camiciotto ed una pipa tra i denti.
   Che fai, briccone di un asino? E tu chi sei, piccola?
  Pierina riconobbe quell'uomo: era la Roquerie,
   Signora, sono io che vi ho venduto Palcaro...  Mi pareva di averti gi veduta da qualche parte, ma che fai qui tutta sola? Non rispondi? Che hai?
  Pierina era sbiancata in volto, non riusciva neppure a parlare, ma La Roquerie cap ugualmente: ne aveva vista tanta di miseria!
  Cap che Pierina stava per morire di fame e, dopo essersi allontanata un momento, ritorn con una bottiglia di vino, del pane e del formaggio.
   Ecco, bevine un sorso: ti far bene. Hai fame, vero? Eccoti un pezzo di pane e del formaggio, ma adagio, mangiali adagio.
  Pierina divor tutto in un baleno.
   Ne vuoi ancora?  chiese La Roquerie.
   S rispose avidamente la bambina.
   Eccotene, ma prima raccontami la tua storia. Perch ti trovi qui, sola e mezza morta di fame e di fatica?
  Quando la cenciaiola sent ci che le era successo a Saint Denis per la moneta, cominci ad imprecare contro la fornaia.
   Me la pagher quell'imbrogliona, io non accetto danaro falso, ma me la dovr rendere quella moneta o le sobiller contro tutto il paese. Ma dimmi, ora dove stai andando, cos malconcia? Solo una bimba come te poteva pensare di affrontare un viaggio in queste condizioni
   Ma io devo andare a tutti i costi a Maraucourt.  una promessa  disse Pierina, quasi scusandosi.
   Va bene, ora vedremo cosa si pu fare. Tu verrai con me fino a Creil e mi aiuterai a vendere gli stracci. L, un pollivendolo che conosco, ti porter fino ad Amiens dove prenderai il treno per la tua destinazione.
   Ma i soldi per il biglietto io non li ho!  interruppe Pierina.
   Li avrai: si guadagna abbastanza bene a vendere gli stracci. Poi, io ti devo cento soldi a risarcimento di quella moneta che ti hanno rubato ma che la riavr, stanne pur certa  riprese minacciosa e burbera La Roquerie.
  Per otto giorni Pierina vendette stracci e svolse il suo lavoro cos bene che, arrivata a Creil, La Roquerie voleva che restasse con lei.
   Hai una buona voce per richiamare la gente. Resta con me, 
   Non posso. Vi ringrazio di cuore; no, proprio non posso. Devo andare a Maraucourt, anche se mi spiace lasciarvi.
   Ma che farai da sola?  domand un po' risentita la cenciaiola.
   Qualcosa far. Disubbidirei alla mamma se non ci andassi. Grazie, voi siete stata gentile e vi ricorder sempre.
   Fa come vuoi, piccola incosciente. Andr a cercare il pollivendolo  tagli corto La Roquerie, dispiaciuta per il rifiuto.
  Dopo un comodo viaggio sul carro del pollivendolo, arriv ad Amiens di domenica; acquist un biglietto per Picquinj e le rimasero in tasca due franchi e settanta centesimi.
  Aveva potuto aggiustarsi l'abituccio ed era riposata, tranquilla; inoltre quei due franchi in tasca la rassicuravano un po'. Ma pi di tutto, ci che la faceva serena era il pensiero di essere riuscita a sopportare tante avventure. La speranza e la fiducia erano rinate nel suo cuore.
  Giunse a Picquinj sotto un caldo sole che illuminava le torbiere, caratteristica della valle della Somme.
  Conosceva gi quei posti: gliene aveva tanto parlato suo padre.
  Il primo villaggio che incontr dopo Picquinj era Saint-Pipay, del quale vide i pioppi, il campanile della chiesa e i comignoli delle officine Paindavoine.
  La bambina continuava a camminare tra i filari di salici in mezzo alle torbiere, quando vide dinnanzi a s una ragazza, con un grosso cesto sulle spalle, alla quale rivolse timidamente la parola:
    questa la strada per Maraucourt, vero?
   S, sempre diritto; anzi, se volete, possiamo fare la strada insieme. Anch'io vado l. 
   Volentieri, volete che vi aiuti?  si offr Pierina. Presero un manico per ciascuna e si incamminarono.
   Siete di Maraucourt voi ?  domand la ragazza.
   No, vengo da Parigi. Sono sola al mondo e vorrei lavorare.
   Siete sola? Anch'io non ho pi n babbo n mamma, ma vivo con la nonna. Se volete lavorare a Maraucourt troverete senz'altro. Ci vogliono settemila operai per le officine Paindavoine! Anch'io lavoro l, alle incannatrici.
   Che cosa sono?  domand subito Pierina.
   Sono macchine con le quali si prepara il filo; non  un lavoro difficile e potreste imparare facilmente.
  Pierina tacque.
  Erano tante le domande che avrebbero voluto fare, ma aveva paura di sembrare troppo curiosa.
  Dopo un po' prese coraggio e timidamente disse:
   Avete detto che vivete con la nonna?
   S, la signora Francesca.  molto conosciuta perch era stata la balia del signor Edmondo Paindavoine e la gente si rivolge a lei quando deve chiedere qualche cosa al signor Vulfran.
   Ma perch non si rivolgono direttamente al signor Edmondo?  prosegu Pierina.
   Perch  scomparso. And in India tanti anni fa e non  pi ritornato. Ma voi, come vi chiamate?
   Mi chiamo Aurelia  disse Pierina dopo un po' di esitazione  e voi?
   Io sono Rosalia. Vi parlavo del signor Edmondo, vero? Sapete, egli in India spos una donna e suo padre si arrabbi molto perch voleva per lui un partito migliore, una certa signorina appartenente alla pi grande famiglia della Piccardia.
  Proprio per questo padre e figlio ruppero ogni rapporto da allora. Del signor Edmondo non si  pi saputo nulla.
   Ha dei parenti il signor Vulfran?  chiese Pierina.
   S, due nipoti: il signor Teodoro, figlio di suo fratello, e il signor Casimiro Bretoneux, figlio di sua sorella. Sono loro che erediteranno tutto, se il signor Edmondo non tornasse pi. Sarebbe stata una cosa ben triste, perch le officine danno da mangiare a tutto il paese, e chiss che cosa accadrebbe dopo la morte del signor Vulfran.
  Pierina non volle domandare altro, per non apparire troppo curiosa; ma fu Rosalia che ruppe il silenzio, questa volta:
   Ma siete proprio sola?
   S, sola del tutto  rispose Pierina.
   Avete danaro con voi?
   Un poco.
   Allora venite ad alloggiare dalla signora Francesca. Con ventotto soldi la settimana potrete avere una stanza. Non sarete sola, ci saranno altre sei ragazze con voi, ma un letto per dormire l'avrete.
   Accetto volentieri e vi ringrazio.
   Abbiamo anche sette stanze per gli impiegati delle officine, sapete: il signor Fabry, ingegnere, il signor Mombleux, contabile e il signor Bendit, corrispondente di lingue straniere. E' un inglese e ci tiene molto a che il suo nome sia pronunciato all'inglese. Perci se dovete rivolgergli la parola, state attenta  concluse Rosalia.
   Oh, ma io conosco quella lingua: anche mio padre era inglese  esclam Pierina.
   Bene! Sar contento il signor Bendit di poter parlare con voi. Sapete, di domenica, legge sempre il Pater in un libro in cui  stampato in venticinque lingue.  il suo divertimento! 
  Le due ragazze camminavano tra i filari degli alberi, attraverso i quali occhieggiavano ogni tanto comignoli di case.
  Giunte ad una svolta appar loro, quasi balzato fuori dal nucleo, il castello del Signor Vulfran Paindavoine; una grande costruzione, con la facciata in pietra bianca e mattoni rossi con gli alti comignoli svettanti verso il cielo, circondato da prati.
  Pierina rimase abbagliata da ci che vide.
    bellissimo  mormor.
   Che cosa? Ah, il castello  disse Rosalia   splendido vero? E pensare che il Signor Vulfran vi abita tutto solo. I nipoti vorrebbero stare l, ma il vecchio non li vuole: preferisce stare solo piuttosto che con quei fannulloni. Lui invece  continu Rosalia  pur avendo sessantacinque anni  sempre l, in officina. Solo la domenica si riposa.
  Cos parlando le due ragazze erano arrivate a Maraucourt.
  Una gran confusione di fabbricati vecchi e nuovi, alcuni miseri, altri con qualche pretesa di eleganza. Ci che impression Pierina fu tutta la gente che girava per le strade, gente vestita a festa che beveva nei caff e nelle osterie.
   Ma beve sempre tanto, questa gente? domand stupita.
   B, soprattutto la domenica, dopo la paga  rispose allegramente Rosalia.
  Arrivarono davanti ad un fabbricato di mattoni.
   Siamo arrivate  disse Rosalia. La dietro ci sono le stanze da affittare.
  Fecero pochi passi lungo il vialetto di entrata, quando una voce sgraziata apostrof Rosalia:
   Vuoi muoverti? Ti sarai gingillata per strada, vero? 
   Ma, zia Zenobia, se non mi avessero aiutato con questo paniere sarei ancora a Picquinj  si difese Rosalia.
   Basta, chiacchierona!
   Su, che c'? Ah, Rosalia, ti ho tenuto in caldo lo stufato.
   Questa  la nonna  spieg a mezza voce Rosalia
   Grazie, nonna.
   Amelia, andate a comperare il pane; io vi attendo in cortile: mangeremo insieme  disse Rosalia a Pierina.
  Si misero a mangiare in cortile. Poco lontano da loro era seduto un signore che leggeva.
   il signor Bendit  sussurr Rosalia   il suo Pater che sta leggendo. Signor Bendit  continu pi forte  qui c' qualcuno che parla inglese.
  II signor Bendit non si scompose. Dopo qualche minuto domand, in inglese: Siete inglese, voi?
   No, lo era mia madre  rispose Pierina nella stessa lingua.
  Stavano finendo di mangiare quando arriv nella Corte una carrozza, guidata da un giovanotto: ne scese un vecchio canuto con un viso stanco e pallido, molto alto.
   il signor Paindavoine  sussurr Rosalia a Pierina.
   Avete bisogno, signore?  domand.
   Chi sei? Rosalia?  chiese il vecchio  Vai a chiamare la nonna.
  Arriv la signora Francesca, affannata:
   Ditemi, signor Vulfran.
   Francesca, vostro fratello Omero vuole affittare la sala che io gli ho dato a gente che non mi piace. Ditegli che non voglio.
   Ma forse ha gi preso l'impegno...
   Fa lo stesso. Esigo che non si faccia.  la mia volont. Addio Francesca. Rosalia, dove sei?
   Sono qui, signore,
   Eccoti dieci soldi.
   Grazie mille, signor Vulfran!
  Pierina aveva osservato ogni cosa silenziosamente, senza perdere una sillaba di ci che si diceva. Che impressione le aveva fatto la voce cos ferma del vecchio!
   Mi ha dato dieci soldi  disse, tornandole accanto, Rosalia.
   Credevo che il signor Vulfran non vi conoscesse?
   Lui? Ma  stato il mio padrino  disse ridendo Rosalia.
   Ha chiesto dove eravate e gli stavate vicino!  riprese stupita Pierina.
   Ma  cieco!
  Pierina ripete fra s questa parola come se volesse convincersene.
   Ha perduto l'uso a poco a poco;  stato tanto malato per il dolore. Ci nonostante egli continua sempre a lavorare, quelli che speravano di mettere le mani sulle officine ci restarono male. Ora vado.
  Rimasta sola Pierina se ne and, camminando lentamente, un po' in giro per riuscire a trovare un po' di solitudine. Era abituata alla calma, alla quiete della natura, e il frastuono di tutta quella gente festaiola l'aveva gi infastidita, stordita.
  Eccolo dunque quel Maraucourt tanto sognato, la terra promessa che tante volte ella aveva invocato nei suoi sogni.
  Ecco le officine, dalle pi vecchie alle pi nuove. E le case, anch'esse sviluppatesi allo stesso modo, parallelamente alle officine, dalle ciminiere rose dal vento e dalle intemperie.
  Pierina, guardando tutto questo, vide, tra le vecchie case, una pi grande, dall'aspetto pi solido delle altre: la casa del signor Vulfran. Su quel giardino aveva giocato suo padre, presso quel lavatoio egli aveva ascoltato le leggende che poi avrebbe raccontato a sua figlia. Al pensiero del padre, si aggiunse quello della madre, che l'avrebbe consigliata cos bene, ora, se ci fosse stata. Ella aveva bisogno di consigli, perch questo era solo il principio: ora aveva il pane, il lavoro ed un tetto, ma il difficile doveva ancora venire.
   Ah, Mamma, cara Mamma, come vorrei che tu fossi qui, con me ad aiutarmi.
  Ormai era sera, la luce del sole si attardava sulle foglie degli alberi disegnando arabeschi fantastici sull'erba. La dolcezza del giorno che moriva lentamente, rese ancor pi acuta la nostalgia di Pierina, le lacrime le sgorgarono copiose dagli occhi e tra le lacrime invocava i suoi genitori, che di lass la aiutassero.
   Mamma, prima di morire mi hai detto.  Ti vedo felice, si tu sarai felice . Lo sar, mamma, se tu veglierai su di me, e riuscir nel mio compito, solo se tu mi proteggerai, come un angelo custode.
  Mentre pronunciava queste parole, sent tra i capelli un soffio lieve come una carezza, quasi che la mamma la baciasse.