Ciò che aveva detto la signorina Belluomo non era sbagliato, anzi. I parenti del signor Vulfran, invidiosi della sua ricchezza tramavano ognuno per proprio conto, per accaparrarsi l'eredità.

La cognata del signor Vulfran voleva per il suo Teodoro, che aveva abituato in maniera non consone alle sue possibilità, tutte quelle gioie e quei piaceri mondani che ella non aveva potuto avere e che la ricchezza del vecchio poteva procurare. La sorella, che aveva visto con rabbia l'insediamento di Teodoro presso il fratello, era riuscita a far chiamare anche Casimiro alla fabbrica, appena questo fu uscito dal Politecnico.

L'una raccontava cose spiacevoli del figlio dell'altra e viceversa, col triste risultato di convincere il signor Vulfran dalla assoluta impossibilità di fidarsi di entrambi i nipoti.

Ma ora quella stracciona insediata ai castello dava seria preoccupazione. Chi era? Che voleva? Bisognava scoprirlo, e mettere le mani avanti per poter salvare tutto quanto fino ad allora era stato fatto. Ma quando la signora Bretonneux arrivò ai castello sul landeau della stazione, non potè vedere nè il fratello nè la stracciona.

Ella non trovò di meglio che interrogare i domestici, Zenobia Rosalia e venne così a sapere la storia di Pierina.

Dal signor Edmondo seppe dei recenti telegrammi dall'India. Dunque c'era da temere qualche cosa. Ma come interrogare quella bambina, se tornava dal lavoro e studiava con la signorina Belluomo e dopo i pasti saliva subito nella sua stanza?

Il giorno prima della sua partenza la signora Bretonneux si decise a bussare alla porta della stanza di Pierina.

­ Chi è?

­ Sono la signora Bretonneux!

­ Entrate, entrate pure, signora.

Pierina aprì la porta e la signora Bretonneux entrò e, afferrata una sedia, si mise ai piedi del letto, proprio di fronte a Pierina con uno sguardo carezzevole.

­ Cara piccola devo parlare di mio fratello. Dato che avete preso il posto di Guglielmo, dovete avere per mio fratello tutte le cure possibili per la sua salute, cure che Guglielmo prodigava, nonostante i suoi molti difetti. Io credo che voi siate intelligente e capirete ciò che voglio dire senza che debba scendere in particolari.

A queste parole Pierina si mise sulla difensiva sospettando qualche cosa.

­ Certo, signora: farò tutto il possibile per il signor Vulfran.

­ Bene lo sapevo che siete intelligente. Prima di tutto occorre vegliare sulla sua salute, ma non solo per ciò che riguarda il freddo, i colpi d'aria e via di seguito, ma soprattutto proteggerlo dalle emozioni che potrebbero causargli gravi danni. Voi sapete, dopo la perdita del figlio egli è molto debole, una forte emozione potrebbe ucciderlo. Sapete anche che, se egli guarirà dalla bronchite e si sentirà più sollevato, potrà essere operato e riacquistare la vista. Noi ne saremmo tutti così felici!

­ Oh, signora, certo anch'io! ­ esclamò Pierina sinceramente.

­ Queste parole mi dimostrano la vostra gratitudine verso mio fratello. Bene, voi potrete essergli veramente d'aiuto, se gli eviterete le emozioni. Mi hanno detto che voi traducete per lui telegrammi e lettere che egli riceve dall'India, dove ha iniziato febbrili ricerche su suo figlio. ­ Qui fece una pausa, ma Pierina continuò a tacere, ormai messa in guardia da quelle parole che avevano, ai suoi orecchi, svelato il piano di quella bugiarda signora.

­ Bene, piccola sarebbe bene che, se vi capitasse un telegramma in cui le notizie fossero poco buone, lo consegnaste a mio figlio. Egli mi chiamerebbe subito e, voi capite, una sorella può ben sostenere un fratello, meglio di una cognata. Voi capite, vero?

Pierina esitava, ma doveva pur rispondere qualche cosa.

­ Farò tutto ciò che potrò per il signor Vulfran. ­ riuscii a dire diplomaticamente e con molta sincerità.

­ Bene, cara, e sapremo ricompensarvi. Che ne direste intanto di un bel vestito?

Pierina fremeva, avrebbe voluto cacciarla via, ma non poteva.

­ Sì, un bel vestito, con lo strascico. Ragazza mia, siete troppo poco elegante per sedere a tavola con mio fratello. Poi anche la vostra biancheria ha bisogno di essere curata ­ continuava la signora Bretonneux curiosando maleducatamente tra i cassetti di Pierina.

­ Ma ora ci sono io e ti farò fare un bel vestito e un cappotto per andare a passeggio. Poi, conosco una brava ricamatrice ad Amiens. Lo dirò a mio fratello. Vi farò fare delle cose cosi carine, che vi faranno ricordare sempre di me e dell'affetto che vi porto. Buon riposo, ora, e ricordatevi ciò che vi ho detto ­ concluse finalmente andandosene la signora Bretonneux.

La promessa che Pierina aveva fatto alla signora Bretonneux era sincera. Avrebbe fatto tutto ciò che poteva per il suo benefattore; ma non nel senso che intendeva la signora. Ella infatti non avrebbe mai detto una parola a Casimiro del contenuto dei telegrammi. Del resto le notizie da essi recavano erano così vaghe, confuse, con gravi lacune soprattutto per gli ultimi tre anni. Ma il signor Vulfran non disperava, non perdeva la fiducia di trovare il bandolo dell'intricata matassa, che gli avrebbe ricondotto suo figlio dopo tante sofferenze e ricerche. Pierina aveva per lui tutte le cure possibili: la sciarpa che gli porgeva se la sera era freschina, il mantice della carrozza che sollevava se c'era troppo vento, il passo lento ch'ella teneva perchè il camminare velocemente era faticoso per il signor Vulfran. Erano tutte piccole avvertenze che la rendevano sempre più cara agli occhi del padrone.

­ Sei davvero un tesoro, per me; ma sei ancora più ammirevole, giacchè io non sono tuo padre.

Pierina capì da queste commosse parole quali progressi aveva fatto nel cuore del vecchio, e ne fu così felice che con trasporto baciò la vecchia mano rugosa che egli aveva appoggiato teneramente sul suo capo.

­ Anche quando tornerà mio figlio, tu starai sempre con noi. Egli che è tanto buono capirà tutto quello che tu hai fatto per me e ti vorrà bene anche lui, come ad una figlia.

Pierina, spinta da queste parole confidenziali si azzardò a fare la domanda che da tanto tempo voleva porre al vecchio.

­ Signore, scusate, ma se vostro figlio è tanto buono come dite, come avete potuto separarvi da lui, per tanto tempo?

­ Cara piccola, alla tua età si capisce solo l'affetto: ma non esiste solo questo al mondo. Esiste anche il dovere. E il mio dovere di padre mi imponeva di punire il figlio che aveva trasgredito la mia volontà. Egli doveva capire che la mia volontà era superiore alla sua. Per questo lo mandai in India, per punizione. Ma egli la ha contratto un matrimonio...

­ Ma Padre Fildes dice che era una donna virtuosa e meritevole di affetto.

­ Come può esserlo una donna che tiene il figlio lontano dal padre? Ora che sono vecchio e malato, però, egli deve tornare: lascierà quella donna e quella bambina che non sono niente, alle quali del resto io darei di che vivere largamente. Egli deve tornare dal suo vecchio padre; e lo farà, quando conoscerà le mie condizioni.

­ Ma come potrà abbandonare la moglie e la figlia?

­ Quelle due non sono nè sua moglie nè sua figlia, per legge; il suo matrimonio non è valido.

­ Ma l'amore che egli ha verso di loro non ha niente a che fare con la legge. Io amavo mio padre, non perchè la legge me lo imponesse, ma perchè era buono e gentile, e mi amava ed ero felice se mi abbracciava. Quindi se voi amate vostro figlio, anche lui amerà sua figlia e non vorrà separarsene.

­ Ma tra il padre e la figlia non può esitare. Io darei una dote a quella piccola e ben presto si sposerebbe lasciandolo solo. Come potrebbe esitare, di fronte alle ricchezze, agli onori che io gli offrirei? Non sarà una piccola mora straniera a togliermelo.

­ I libri dicono che le indiane sono molto belle. Con gli occhi grandi e dolci, ed il volto di un ovale perfetto e dolcissimo.

­ Fantasie di viaggiatori! Le donne belle le abbiamo noi.

­ Può essere vero però: potrebbe essere meno brutta di quanto voi pensiate.

­ Non m'importa, dato che non la conoscerò neppure ­ rispose il vecchio arrabbiato per quel discorso che lo imbarazzava tremendamente.

­ Potreste amarla, se la conosceste.

­ Mai, il solo pensare a lei e a sua madre mi riempie di rabbia.

­ Se la conosceste forse la vostra collera svanirebbe. Padre Fildes dice che sua madre era dotata di ogni qualità: era buona, dolce...

­ Un sacerdote vede tutti buoni. E poi lui non l'ha conosciuta personalmente ­ replicò sempre più irritato il vecchio.

­ Egli riferisce delle testimonianze signore. E se voi riceveste quella piccola presso di voi, non potrebbe avere per voi cure più sollecite di quelle che ho io? ­ continuò Pierina.

­ Non dir male di te!

­ Lo dico per giustizia, signore. Appunto perchè la sua nascita è stata così male accettata, essa se voi l'accoglieste vi adorerebbe. Signore Vulfran, perchè non volete che la vostra nipotina vi adori?

Il vecchio seattò in piedi incollerito.

­ Ti ho detto che non sarà mai mia quella bambina. Ella mi ha rubato il figlio, capisci? Lei e sua madre sono tutto per lui ed io il padre non sono più niente. E tu perchè mi parli di queste cose? Di che t'impicci?

­ Oh, signore, perdonatemi. Ho detto ciò che il mio cuore di povera orfana mi dettava ­ trovò il coraggio di dire Pierina disorientata da quella violenta reazione.

Il vecchio si calmò, ma duramente le disse:

­ D'ora in poi, non parlarmi mai più di questo argomento che mi addolora. Abbiamo tante cose belle da dirci.

­ Perdonate, signore ­ disse Pierina tra le lacrime ­ avrei dovuto tacere.

­ Sì, avresti dovuto farlo ­ concluse il vecchio. ­ Del resto, è tutto inutile, ritorno difficilmente sulle mie decisioni ed ho odiato per tanto tempo quelle due donne che mi è difficile parlare di loro senza andare in collera.


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