La sera Pierina, salita in carrozza col signor Vulfran, lo condusse al castello. Varcò il cancello dorato, splendida opera di un artigiano illustre e si lasciò trasportare dal cavallo che conosceva bene la strada e li portò fino ai piedi della grande scalinata, presso la quale attendeva un vecchio domestico.
Bastiano, accompagna questa figliola nella camera delle farfalle, che d'ora in poi sarà la sua, e fa in modo che non le manchi nulla. Poi metti un coperto in tavola di fronte a me. Arrivederci a tavola, piccina.
Pierina passava di meraviglia in meraviglia.
L'interno del castello era superiore alla sua immaginazione. La stanza assegnatale era un sogno, con le pareti color avorio, mobili in acero lucente e soffici tappeti.
Le mandarono la cameriera che si mise a sua disposizione, aprendole cassetti e armadi. Dunque era vero? Tutto questo era per lei, la vagabonda che dormiva sulle foglie in compagnia di uccelli e topi. Quei saponi profumati e quelle bottigliette odorose erano per lei!
Intanto il signor Vulfran, tornato in ufficio fu accolto da un sorpreso Tolouel.
Suppongo che quella bambina abbia commesso qualche sciocchezza.
Supponete male, caro Tolouel lo rimbeccò il signor Vulfran L'ho condotta al castello per sottrarla a certi pericoli e qui calcò la voce. Avevo bisogno di qualcuno di cui potermi fidare vicino a me. Ora non mi lascerà più ed io non sarò più solo.
Talouel rimase così stupefatto, da non aver la forza di supporre niente altro.
Pierina, appoggiata al balcone della sua stanza ripensava alle parole di sua madre " ti vedo felice, sarai felice ". E lo era infatti. Trovarsi lì al castello, e poter attendere serena il futuro, senza fretta. Tutto si sarebbe compiuto. Prima di abbandonare la sua stanza, si rinfrescò, facendo largo uso di sapone odoroso e di colonia. Poi scese timorosa di non trovare la strada per la sala da pranzo, in quel labirinto dl stanze. Ma un domestico l'attendeva e l'accompagnò. Il signor Vulfran entrò dopo di lei.
Il pranzo iniziò, in maniera molto semplice.
Da quando sono malato mangio due minestre, invece che minestra e pietanza. Mi è più comodo. Ma tu ordina quello che vuoi le disse il signor Vulfran.
Non mangio minestra da tanto tempo, che faccio volentieri il bis esclamò Pierina.
Il cameriere alle sue spalle la intimidiva. Sembrava stesse lì per scoprire qualche sua manchevolezza. Finalmente il pranzo finì.
Ora sei libera fino a domani. Fa ciò che vuoi le disse il padrone.
Non volete che vi legga qualche cosa, signore?
Il signor Vulfran fu lieto di quella domanda e Bastiano approvò silenziosamente il comportamento di Pierina.
Andiamo in biblioteca, vieni! Ti piacciono i libri di viaggio? chiese il signor Vulfran.
Si signore.
Ecco, allora prendine uno dallo scaffale in alto, ma che parli dell'India.
Sempre quel pensiero, dunque! Voleva vivere della vita di suo figlio, quel povero padre solo.
Nel discendere dalla scaletta che le serviva per giungere allo scaffale Pierina rimase inchiodata al suo posto, incapace di muoversi: solo allora aveva scorto un ritratto che stava sul caminetto.
Che ti succede?
Guardavo il ritratto.
È mio figlio a vent'anni: ma lo vedi male, aspetta che faccio luce.
Così dicendo spinse un interruttore e le lampadine che erano attorno al ritratto, mandarono su di esso un fiotto di luce vivida; Pierina gettò un grido e lascio cadere a terra il libro.
Che c'è, piccola chiese il vecchio.
Pierina tacque, mentre grosse lacrime le rigavano le guancie. Rimase a fissare quel giovane biondo ed elegante, il cui sguardo penetrante pareva la scrutasse.
Finalmente con grande sforzo Pierina articolò:
Quel ritratto,... vostro figlio...
Povera piccola, pensi al tuo papa, vero? Povera piccina...
L'espressione dei nipoti del signor Vulfran, quando videro Pierina installata al tavolino accanto al vecchio, fu veramente un poema. Una ridda di sentimenti, dalla sorpresa alla rabbia, apparivano su quei volti di solito così impassibili! Sapeva quello che faceva, Tolouel quando si era guardato bene dall'avvertirli! Era il suo trionfo. Anche lui era rimasto sorpreso, ma ora poteva godersi la faccia di quei due, che lo avevano sempre trattato come un subalterno.
Si ritrovarono tutti e tre sulla veranda e Tolouel volle prendersi una bella rivincita sui due nipoti del vecchio Paindavoine.
Vi sarete meravigliati di vedere quella bimba nell'ufficio, vero? chiese sorridendo Tolouel. Vedendo che quelli tacevano, continuò:
Se non foste arrivati tardi, vi avrei avvertito, in modo che la cosa non vi stupisse tanto.
Era molto soddisfatto di poter tenere in pugno quei due bellimbusti e di essere complice nello stesso tempo.
Ieri il padrone mi ha avvertito che d'ora in avanti la piccola starà al castello con lui e lavorerà nel suo studio.
Ma chi è dunque quella piccola? chiese finalmente Teodoro.
Nessuno lo sa. Il signor Vulfran mi ha detto che desiderava avere presso di sè una persona intelligente, fidata, discreta nella quale poter riporre tutta la sua fiducia.
Ma noi che siamo i suoi nipoti? intervenne a questo punto Casimiro.
Proprio come gli ho detto io " C'è il signor Casimiro, così istruito e che vi vuole tanto bene, e il signor Teodoro, così esperto del commercio e anche lui tanto affezionato. Forse che non sono entrambi buoni, bravi, intelligenti e discreti?
Tolouel era trionfante di questo suo discorso che egli reputava un capolavoro di adulazione e di ironia nel medesimo tempo.
E sapete cosa ha risposto? continuò "Ah non parliamo di quelli, Io non ho capito cosa volesse dire con ciò, ma non ho osato chiederlo. Egli mi ha anche detto che intende far vivere la piccina al castello per sottrarla a certi tentativi di corruzione dei quali egli si addolora, non per la piccola, della cui onesta è sicurissimo, ma per le persone che tentano di carpire da lei i segreti che egli le confida. Non ho capito a chi volesse alludere! Chi potrebbe far correre simili pericoli alla piccola? Domande misteriose, che io ho pensato bene di fare a voi, quali eredi diretti di questa casa in assenza del signor Edmondo.
Per aggiungere un altro tocco alla sua creazione superba, Tolouel pensò di aggiungere:
Certo il signor Edmondo può tornare, prima o poi; anche molto presto date le ricerche affannose fatte compiere dal signor Vulfran. Sembra che sia sulla buona pista.
Voi sapete dunque qualche cosa, Tolouel? domandò Teodoro cercando di mostrarsi indifferente, ma con scarsi risultati.
Nulla se non ciò che vedo: egli tiene presso di sè la piccola per farle tradurre le lettere e i telegrammi che riceve dall'India! È un peccato che voi signor Casimiro così istruito non sappiate l'inglese. Potreste sapere tutto ciò che accade. Senza contare che non ci sarebbe bisogno di quella piccola che sta prendendo un posto che non le spetta.
Così dicendo gettava occhiate furtive nel cortile.
Ecco che sta arrivando un telegramma: forse la risposta a quello invitato ieri a Dakka. È seccante che non possiate saperne il contenuto per portare per i primi la notizia al vecchio. Che gioia sarebbe per lui sapere del ritorno del figlio! Ma voi non conoscete l'inglese e dobbiamo quindi servirci di una bimba.
Tolouel prese il telegramma dalle mani del fattorino e lo portò al signor Vulfran, con fare servizievole e umile da perfetto impostore.
Devo aprirlo? chiese.
Sì; se e in inglese consegnatelo ad Aurelia.
Pierina tradusse il telegramma: " Amico di nome Leserre, negoziante francese, le più recenti notizie risalgono a cinque anni fa. Il Reverendo padre Mackermess scrive Dehra secondo quanto avete richiesto voi ".
Da cinque anni commentò il signor Vulfran
Che cosa sarà accaduto da allora? Come sarà possibile rintracciarlo ora che è trascorso tanto tempo? Vai a spedire un telegramma in francese al signor Leserre e uno in inglese a Padre Mackernass. Chissà che tu, piccola bambina, non mi porti un po' di fortuna!
Pierina scrisse subito speditamente il testo inglese, ma per quello francese s'inceppò alla prima frase per cui dovette ricorrere diverse volte al dizionario.
Non ti senti sicura in francese vero piccola?
No, signore, mi è più facile scrivere in inglese. Non vorrei che alla posta ci fosse un telegramma con degli errori spedito da voi. Non mi perdonerei di certo se qualcuno dovesse ridere alle vostre spalle per colpa mia.
Sei mai stata a scuola? Che classi hai frequentato?
No, signore, ciò che ho imparato l'ho imparato da papà e mamma, quando avevamo tempo e non si lavorava.
Sei una brava ragazza, e sei sincera. Rimedieremo a questa lacuna della tua educazione. Hai scritto ai tuoi parenti di te?
No, signore. Mi trovo bene qui e voglio restarci, Non saprò mai come ringraziarvi del vostro buon cuore.
Resterai con me? disse commosso il signor Vulfran, sperando una risposta affermativa.
Oh potessi esprimervi solo un po' della mia enorme gratitudine e dei miei sentimenti.
Se è vero ciò che dici, forse è meglio che tu stia qui ancora. Ma, per essermi d'aiuto, bisogna che tu sia in grado di scrivere bene le lettere che io firmerò. Bisogna che tu vada a scuola.
Sono pronta a fare ciò che mi comanderete, signore. Lo studio non mi spaventa e cercherò di fare del mio meglio.
Bene. Ho pensato ad una buona insegnante per te. Ti darà lezione dalle 6 alle 8, quando io ormai non ho più bisogno di te. Vedrai è una donna eccezionale. Ha due soli difetti: è più alta e più grossa di me e si chiama Signorina Belluomo. Si è dedicata con amore all'insegnamento e le sue classi sono sempre le migliori di tutta la scuola. Ti piacerà, vedrai.
Infatti, appena Pierina la vide, ne fu subito conquistata. Era sì altissima, ma il suo viso dolce e gli occhi buoni la facevano diventare quasi bella. Ella accettò ben volentieri l'incarico di insegnare a Pierina e fu subito convinta che ne avrebbe ricavato qualcosa di buono da quella ragazzetta.
Questa piccola ha degli occhi così profondi, da gazzella. Deve essere molto intelligente. Guardando il viso non si sbaglia!
Il suo primo giudizio fu confermato dal signor Paindavoine dopo due giorni di insegnamento.
Signore, sarebbe stato un vero peccato se questa bimba fosse rimasta senza istruzione. La calligrafia e l'ortografia sono veramente bruttine, ma ha un dono eccezionale. Per saggiare le sue qualità, le ho assegnato un tema in cui ho chiesto di descrivermi il paese. Ebbene, signore, quattro pagine scritte con tanto calore e tanta vivacità, che, se non l'avessi vista io scrivere sotto i miei occhi avrei giurato che aveva copiato da qualche buon autore. La pagina ch'ella ha dedicato allo stagno e ai suoi abitanti è un vero gioiello. È veramente un dono quello che ha di vedere e sentire le cose in quel modo concluse la signorina Belluomo.
Il signor Vulfran fu ben lieto di questo giudizio e raccontò alla signorina la vita avventurosa di Pierina.
Quella bambina è veramente ammirevole, non vi pare? Ma è stata ricompensata dall'attaccamento e dall'interesse che ha saputo suscitare in voi, signor Vulfran.
Certo. Io l'ammiro per la sua volontà. Quindi, signorina, vi prego di aiutarla, oltre che ad istruirsi, anche a sviluppare il suo carattere.
Certamente. Però più di ogni insegnamento vale l'esempio: ed ella ha il vostro sotto gli occhi. Ne faremo qualcuno, veramente. La signorina Belluomo infatti non tralasciava mai di parlare a Pierina di tutto ciò che aveva fatto il signor Vulfran, del suo coraggio nella sventura. Rispondeva a tutte le domande che Pierina le rivolgeva su di lui, sul passato e sul presente. Le parlava della sua malattia, che forse era ancora curabile, come aveva detto più volte il dottor Ruchan. Bisognava operarlo, ma il suo stato di salute generale e la depressione morale impedivano un intervento. Avrebbe dovuto prima irrobustirsi fisicamente e, soprattutto aver più gioia di vivere. Allora si sarebbe potuto fare qualche cosa per i suoi occhi e ridargli la gioia di ammirare tutto quanto lo circondava.
Ma quando Pierina le annunciò che il giorno seguente al castello si attendeva la signora Bretonneux, l'insegnante, uscì dal suo abituale riserbo.
Vi consiglio di mostrarvi molto discreta domani. Voi sapete tutto ciò che in paese si dice del signor Vulfran e della sparizione di suo figlio Edmondo. Il signor Vulfran è sicuro che suo figlio tornerà; ma non lo sono altrettanto coloro che hanno interesse all'eredità. Mostratevi cauta con la madre di Casimiro che, naturalmente, trama per i vantaggi economici del figlio. Altrettanto dovrete fare per la madre di Teodoro, altrimenti le avrete contro entrambe. Quindi, ve ne prego, quando vi interpelleranno, dite cose insignificanti e vaghe. Seguite il mio consiglio.
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