Il mattino seguente, Pierina, non aveva trovato una risposta ai suoi interrogativi angosciosi. In ufficio, il signor Vulfran, Teodoro, Casimiro e Tolouel erano intenti allo spoglio della posta.
Una lettera da Dakka, in data 29 maggio disse Teodoro.
È in francese? chiese il signor Vulfran.
No, in inglese. La firma è di un certo Feldes o Faldes. È lunga quattro pagine e vi ricorre il vostro nome. La passò a Fabry?
No. dammela disse perentoriamente il signor Vulfran.
Tolouel e Teodoro ebbero lo stesso moto di sorpresa, ma subito si ricomposero Il vecchio li congedò in fretta e chiamò Pierina:
Cosa dice questa lettera? le domandò.
Pierina, dopo averla scorsa non potè frenare il tremito delle proprie mani.
È una lettera da Dakka, in data del 29 maggio, firmata da padre Fields.
E poi cosa dice?
L'emozione di Pierina si era accresciuta e non riusciva a leggere; un nodo le serrava la gola.
Signore, sono frasi lunghe e difficili.
Riassumila, di che cosa si tratta?
Ella attese un poco, poi rispose tremando:
Padre Fields dice che padre Lecler è morto ed egli, incaricato da lui, risponde in sua vece. Dice che non ha potuto rispondere prima per la difficoltà di mettere insieme le informazioni richieste.
Queste informazioni! urlò il signor Vulfran spazientito.
Signore, scusate, ma non ci sono ancora arrivata rispose dolcemente Pierina.
Hai ragione, non è in francese. Ecco prendi la lettera e vai nello studio del signor Bendit. Là, in tutta calma la tradurrai. Ma fa presto, in nome del cielo, e, ascoltami: questa lettera non tratta di affari, ma di cose personali che devono restare segrete a tutti, hai capito? Chiunque possa interrogarti, tu non devi dire nulla.
Nell'ufficio di Bendit ella si mise all'opera. Stava lavorando attentamente, quando sopraggiunse il signor Teodoro per chiedere un dizionario inglese-francese che ella subito gli porse.
Ma non ti serve? domandò Teodoro, andandole vicino.
No, grazie. Era solo per l'ortografia.
Pierina si accorse che stava leggendo al di sopra della sua spalla.
Signore, vi prego di non leggere.
O via, disse Teodoro è la lettera di Dakka no? E allora, l'ho aperta io.
Sì, ma io ho avuto ordini di non lasciarla leggere a nessuno.
Ma mio zio me la farà leggere disse spazientito Teodoro.
Meglio per voi. Per ora non l'avrete di certo.
Teodoro capì che la risolutezza di Pierina non era uno scherzo; avrebbe dovuto strappargliela, quella lettera, per leggerla.
Mi congratulo con voi per la fedeltà che mostrate a mio zio anche nelle piccole cose disse gelido andandosene. Non era riuscito a sapere niente da quella mocciosetta!
Pierina continuava a tradurre, agitata da ciò che era accaduto quando, con passo furtivo, entrò Tolouel.
Come va la traduzione? le domandò.
Bene, ma l'ho appena cominciata.
Che cosa voleva il signor Teodoro?
Un dizionario.
Non ti ha chiesto nulla della lettera?
Ho tradotto solo la prima frase.
Senti, piccola, tu l'hai certo letta vero? Rispondimi.
Non posso rispondervi, signore. Il signor Vulfran me lo ha proibito.
Ma io e il signor Vulfran siamo una persona sola. Io so tutto del signor Vulfran, quindi puoi confidarti.
Anche se si trattasse di affari personali, sarei tenuta a dirvi ciò che contiene la lettera?
Certamente. Saprai che egli è ammalato e tutti cercano di evitargli le forti emozioni. Egli è debole per i dolori patiti. Ecco perchè debbo sapere in precedenza, per prepararlo. Capisci?
Poichè Pierina restava muta e pallida di paura, Tolouel cambiò tono.
Senti, non fare la sciocca. Tu sai che io posso tutto, anche farti licenziare chiaro? E poi lo facciamo per il suo bene. Ha sofferto tanto, pover'uomo! Bisogna aiutarlo!
Se Pierina non avesse saputo niente di Tolouel, avrebbe creduto a quel tono e a quelle parole. Ma sapeva che tipo era e capiva abbastanza per non lasciarsi prendere nel suo gioco.
Il signor Vulfran mi ha proibito di parlare di questa lettera.
Tolouel furibondo riprese il tono duro e sprezzante del direttore.
...Bene, ma sappi che se ti troverai sul lastrico sarà perchè lo hai voluto tu. Stasera mi dirai ciò che hai deciso. Pensaci.
Pierina nonostante fosse sconvolta da quelle parole, si rimise a tradurre.
" È stato difficile proseguire le ricerche, perchè è trascorso molto tempo dal matrimonio di vostro figlio Edmondo Paindavoine. Dalle informazioni raccolte risulta che la signora Maria Doressany, la sposa di vostro figlio, era una giovane bella, buona e intelligente. Era anche istruita. Apparteneva ad una famiglia bramina, cioè alla nobiltà indiana, ma poichè si erano convertiti al cattolicesimo, avevano perduto le prerogative del loro rango e le amicizie altolocate: così accadde in India a chi abbandona la religione indiana. I Doressany si rivolsero allora al mondo europeo e strinsero relazioni di amicizia e di affari con i Bercher, fabbricanti di mussole.
Fu appunto in casa Bercher che vostro figlio incontrò la signorina Maria Doressany e se ne innamorò.
Si sposarono ed ebbero una bimba. Vissero a Dakka, in casa dei suoceri, per quattro anni e tutti li ricordano con affetto. Ma gli affari cominciarono ad andare male. I signori Doressany morirono e i Bercher tornarono in Francia. Allora il Signor Paindavoine partì con la moglie e la figlia in esplorazione nella Dalhousia, per conto di ditte inglesi. Da allora egli non è più tornato a Dakka, ma ho saputo da un padre, amico di padre Leclerc, che unì in matrimonio vostro figlio e la signorina Maria, che essi hanno vissuto a Dehra, centro delle esplorazioni del signor Paindavoine, e che questi là guadagnò parecchio. Non conosco Dehra, ma abbiamo laggiù una missione. Se volete ve ne unisco l'indirizzo perchè possiate informarvi ".
Pierina raccolse i fogli e si recò nell'ufficio del signor Vulfran.
Sono venuti il signor Teodoro e il signor Tolouel.
Ah! Dimmi della lettera: al resto penseremo in seguito. Siediti qui e leggi, adagio e chiaro.
Alla fine della lettura egli appariva spazientito e deluso.
Frasi, solo frasi, non un nome, una data. Senti, puoi fare un telegramma in inglese?
Se non è troppo difficile sì.
Allora siediti e scrivi: " Padre Fields Dakka Grazie per la lettera; inviatemi per telegramma la risposta pagata per venti parole; nome dell'amico che ha ricevuto notizie e ultima data delle stesse. Anche nome del padre di Dehra. Scrivetegli per avvertirlo che mi rivolgerò a lui. Paindavoine ". Ora vai alla posta.
Nell'attraversare la veranda la fanciulla incontrò Tolouel che, senza parlare, afferrò il telegramma e, visto che era scritto in inglese ebbe un moto di rabbia.
Ricordati che devi parlarmi le sibilò sul viso.
Quando tornò dal signor Vulfran, questi era pronto per uscire e la pregò di guidare la carrozza.
Vieni, Aurelia, hai guidato bene ieri e lo farai anche oggi. Poi debbo parlare ed è meglio se siamo soli.
Quando furono fuori dal villaggio, il signor Vulfran la interrogò:
Cosa volevano da te i! signor Teodoro e il direttore Tolouel?
Pierina esitava: era una spiegazione così penosa per lei!
Perchè taci? Devi dirmi tutto incalzò il vecchio padrone.
Allora Pierina raccontò ogni cosa per filo e per segno, anche dell'appuntamento che Tolouel le aveva intimato per la sera.
Quando Pierina finì il volto del signor Vulfran aveva un'espressione di dolorosa preoccupazione e quasi di tristezza.
Nessuno saprà ciò che mi hai detto. Se qualcuno vorrà vendicarsi della resistenza che tu opponi al tentativi di corruzione, saprò difenderti. D'ora in poi abiterai al castello e siederai alla mia tavola, ove nessuno, potrebbe importunarti. Prevedo uno scambio di lettere con l'India e tu sola dovrai saperne il contenuto.
Pierina soffocava dalla felicità.
Io ho fiducia in te. Una persona che ha sopportato ciò che tu hai sopportato e che ha dimostrato il tuo coraggio, deve anche essere onesta. Avrai sentito parlare di me con invidia, ma quanto si sbagliano! La mia vita è più triste e difficile di quella di un operaio. Se non si ha la salute, a che serve la ricchezza? Io mi ripeto che per tutto ciò che ho saputo creare col mio lavoro debbo trovare la forza di andare avanti, ma è così duro!
Pierina aveva gli occhi pieni di lacrime.
Io ho un figlio. Gravi dissensi ci hanno divisi e il suo matrimonio celebrato senza il mio consenso, ha portato alla rottura completa. Io gli voglio bene ancora, come al piccolo bimbo che ho allevato; ma lui ha preferito a me la donna che amava. Ha preferito vivere con lei, lontano da qui, perchè io non la avrei ricevuta in casa. Non ho saputo più nulla di lui. Egli avrà saputo della mia malattia, ma quella donna non me lo vuole rendere.
Ma la lettera dice che era una donna dotata di ogni virtù interruppe a questo punto Pierina.
La lettera però non smentisce il fatto che ella lo trattenne lontano da me. Voglio ritrovare mio figlio. Egli deve sapere. Qui tutti sperano che egli non torni mai più, ma chi potrebbe prendere il mio posto alla mia morte? Io credo che egli tornerà. Dio non può avermi colpito in questo modo. Gli altri hanno interesse a volerlo morto, gli altri possono crederlo morto, ma io no. Che mi resterebbe allora?
Pierina si era coperta il volto con le mani, come se il vecchio potesse vedere le sue lacrime.
Ecco perchè la lettera è stata oggetto di tanta curiosità. Ora lo sai. Tenteranno ancora di circuirti. Ma ora sai per che cosa combattiamo: per ridare un figlio a suo padre.
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