Nell'ufficio di Bendit Pierina si annoiava un poco; si guardava intorno non osando sedersi al nuovo posto. Poi scoprì che dalla sua porta poteva vedere gli altri uffici: quello del signor Vulfran, quelli dei suoi nipoti Teodoro e Casimiro, e tutti gli altri. Era un bel posto di osservazione quell'ufficio.

Esaurita la prima curiosità, Pierina si mise a sfogliare i dizionari. Quando finalmente suonò mezzogiorno, si trovò in mezzo agli altri impiegati del Signor Vulfran.

Al pomeriggio Pierina ed il Signor Vulfran cominciarono la visita agli stabilimenti dei vari villaggi dove cardavano la canapa e il lino. Il signor Vulfran volle sperimentare se poteva guardare con gli occhi di Pierina.

­ Dimmi, sai riconoscere le varie sfumature dei colori? ­ chiese alla bimba.

­ Sì, press'a poco ­ rispose sorpresa Pierina.

­ Bene, prendi una manciata di canapa da una balla qualsiasi e dimmi di che colore è.

­ ...Questa è... rossa, signore.

II signor Vulfran l'annusò e disse: ­ Hai ragione. Senti l'odore di zucchero? Ecco, vuol dire che è stata quasi bruciata in forno, quindi deve essere rossa.

­ Questa è verde... cavolo, direi: con macchie brune ­ continuò, sempre più stupita per le domande, Pierina.

II padrone, prese la canapa, la sfilacciò ed approvò:

­ Hai ragione. Questa canapa è stata colta troppo acerba poichè le fibre si spezzano. Bene, posso fidarmi di te, Andiamo.

Finita la visita a tutti i villaggi, il signor Vulfran mandò a chiamare Guglielmo che si era perduto nelle osterie del luogo. Quando egli apparve, dopo una buona mezz'ora, il suo passo ineguale rivelò al vecchio cieco in quale stato fosse.

­ Sei ubriaco fradicio, vero? ­ Da dove vieni? Lo sai che odio aspettare.

­ Ma, signore, io... ­ tentava di interloquire con voce impastata Guglielmo.

­ Basta, sono stanco di sopportare le tue sbornie.

­ Forse è meglio che vi riconduca io a Maraucourt ­ disse a questo punto il direttore, prevedendo la scena minacciosa.

­ Perchè mai?... ­ chiese insolentemente Guglielmo.

­ Taci, tu, sei licenziato e niente " ma "! Benoist, grazie, ma la piccola mi condurrà meglio di chiunque altro. I suoi erano ambulanti, con un carrozzone. Molte volte ha guidato lei. Vero, Aurelia.

­ Sì, signore ­ rispose orgogliosamente Pierina, già seduta al suo posto, con le briglie in mano.

­ Bene, piccola, vai adagio e vedrai che tutto andrà bene.

II veder comparire il calesse del Signor Vulfran con al posto di guida quella ragazzina in lutto, dal polso fermo, turbò non poco a pace del paese. Tutti volevano vedere, sapere cosa era accaduto e zia Zenobia, da vera pettegola, cominciò a raccontare una sequela di balordaggini partendo dal racconto di Rosalia e inventando un buon numero di frottole condite con un esultante " Quella cara ragazza deve tutto a noi! ".

Pierina da quel momento fu al centro delle leggende, che si ingrandivano mano a mano che erano raccontate. Ma se il paese fu scosso da questo avvenimento, non fu certo di meno il Signor Tolouel, che incominciò con il suo abituale modo di apostrofare:

­ Suppongo che... abbiate licenziato Guglielmo, signore.

­ Sì, Tolouel, per ubriachezza cronica. Ma vedete bene, ho già chi lo sostituisce. Questa ragazzina è un portento!

­ Apprezzo la vostra scelta signore. Appena ho visto questa ragazza, ho subito pensato che avesse delle doti e prima o poi l'avreste notata.

­ Sì, Tolouel, ho piena fiducia in lei. ­ chiuse il discorso il Signor Vulfran.

Appena il padrone se ne andò, subito il direttore chiese a Pierina:

­ Che è accaduto con Guglielmo?

Dato che non le pareva di svelare alcun segreto Pierina raccontò come erano andate le cose, osservando le espressioni di Tolouel.

­ Bene, vedo che ti comporti bene ­ egli approvò soddisfatto.

II pranzo della sera fu molto interessante per Pierina. Infatti, dal suo angolino potè ascoltare notizie che le aprirono gli occhi su molte cose. Gli impiegati parlavano del licenziamento di Guglielmo.

­ È un miracolo se fino ad ora non aveva rovesciato il padrone in un fosso! ­ diceva Fabry.

­ Ma quando si hanno delle spalle coperte come aveva Guglielmo, ci si può permettere anche di essere ubriachi e condurre la carrozza ­ disse Mombleaux.

­ Sì, ma le pagava le protezioni.

­ Ma non poteva fare diversamente ­ continuò Mombleaux.

­ Ma vedrai: lo sostituiranno con qualcuno che sappia allo stesso modo fare la spia.

­ Già, e i suoi " suppongo " si faranno sempre più fitti. È facile, se io al mattino ho udito dire che vi piacciono le carote, venirvi a dire alla sera: " suppongo che vi piacciano le carote! " Non vi pare? ­ E i due impiegati si misero a ridere.

Per Pierina fu chiaro di chi si trattava. Dunque Tolouel era così infido? Ecco perchè le aveva subito domandato tutte quelle cose!

Ma i discorsi di Fabry e Mombleaux continuarono, appena Zenobia se ne andò, dopo aver cambiato i piatti.

­ Ma è possibile che un uomo sia così invidioso e così ambizioso?

­ Certo: II secondo posto non gli bastava più, ora vuole il primo e trama nell'ombra. Fa di tutto per rendersi più indispensabile al padrone, sperando di annientare i nipoti. Non vedete come scava solchi sempre più profondi tra zio e nipoti?

­ L'unica soluzione sarebbe il ritorno dello scomparso ­ interloquì Mombleaux.

­ Si, ma se ciò non avvenisse? Potrebbe essere morto, no? E chi ci dice che egli non abbia contribuito a tenerlo lontano? Noi non c'eravamo allora, e non lo possiamo sapere. È tanto viscido quell'uomo?

­ Sì, ma la sparizione del figlio non l'ha inventata lui.

­ Certo, ma sono convinto che egli ha contribuito senz'altro a complicare le cose. Nessuno mi toglie questa idea dalla testa.

­ Ma cosa può sperare? Ci sono degli eredi legittimi.

­ Sì, ma in che considerazione sono tenuti dal padrone, grazie a lui?

­ Avete ragione, non ci avevo pensato. Sarebbe capace di farli mandare via coprendoli di calunnie.

­ Certo, se essi non si controlleranno bene e faranno qualche passo falso egli ci si attaccherà. Vedrete che riuscirà nel suo intento, è troppo furbo!

­ Simili cose non mi divertono affatto.

­ Neanche me, ma che possiamo fare? Le mie simpatie vanno tutte a quel povero vecchio, la cui eredità suscita tanto interesse e al quale tutto augurano di finire presto. Cosa che io, invece, sono ben lontano da augurargli. Ormai gli sono affezionato.

­ Ma se, per disgrazia, quell'uomo che, a vent'anni non sapeva leggere e a costo di sforzo sovrumani è riuscito ad imparare tanto da poter rispondere a tutti, diverrà il padrone cosa accadrà?

In quel momento apparve Rosalia e chiese a Pierina di fare un giro con lei. Non poteva rifiutare. La cena era finita e se restava, appariva chiaro che lo faceva per ascoltare quei discorsi.

Uscì con Rosalia, ma con la scusa della stanchezza si ritirò presto nella sua stanza, per riflettere su quanto aveva udito. Cose tremende! Dunque quello era il direttore delle officine. Che egli fosse ambizioso era chiaro, ma che si spingesse così avanti proprio non l'avrebbe pensato. Ma ora che il posto di Guglielmo, la sua spia, l'aveva lei? Se era tanto potente da poter provocare anche il licenziamento dei nipoti, che cosa avrebbe potuto fare a lei, che era in sua balia?

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