Ormai il suo lavoro di interprete era finito. Il signor Fabry era arrivato ed aveva saputo, dal capo montatore del compito importante avuto da Pierina. Ella non sapeva se restare o tornare a Maraucourt. Decise di aspettare ordini dal signor Vulfran. Lui l'aveva chiamata e lui doveva rimandarla, per quanto le sarebbe tanto dispiaciuta questa ultima soluzione. Il padrone arrivò all'ora solita e disse a Pierina di tornare a Maraucourt poichè avrebbe avuto bisogno anche là di lei.
Se ne tornò così alla sua isola e scoprì che la natura intorno a lei stava cambiando. Ormai le praterie erano pronte per la fienagione e tra poco sarebbero venuti anche lì, attorno al suo regno. Ma ormai, che importava che fosse la caccia o la fienagione a mandarla via? Doveva andarsene.
Mangiò dell'uva spina che era maturata durante la sua assenza e aspettò l'ora di coricarsi godendosi la bellezza della sera. Poi si stese nel suo letto di foglie e si addormentò un po' triste. L'indomani entrò nei cortili della fabbrica e si diresse agli uffici e, col batticuore, aspettò di essere chiamata.
Dopo un'ora arrivò Tolouel che bruscamente le chiese:
Che fai qui?
II signor Vulfran mi ha detto di presentarmi agli uffici.
Entra. Che hai fatto a Saint-Papay?
Ho fatto l'interprete per gli operai inglesi.
Il signor Fabry aveva dato ordini giusti o sbagliati?
Non lo so, signore.
Sì, tu lo sai e se non mi rispondi e perchè non vuoi. Non dimenticare con chi stai parlando. Chi sono io?
II direttore.
Bene, ricordatene: io devo sapere tutto e chi non mi ubbidisce io lo caccio, chiaro?
Era proprio duro e spietato come le avevano detto. Un uomo che ambiva ad avere pieni poteri su tutto, ad avere una autorità superiore a quella del signor Vulfran stesso.
Ti chiedo cosa ha fatto Fabry e mi devi rispondere riprese Tolouel.
Io posso solo dire le osservazioni fatte dal signor Vulfran, perchè non so altro rispose seccamente Pierina.
Quando finì, Tolouel, sospettoso, domandò:
È tutto qui?
Tutto, signore.
Il signor Vulfran non ti ha fatto tradurre delle lettere?
No, signore solo il " Dundee News " e il " Dundee Trades Report Association ".
Se non mi hai detto la verità, io verro a saperlo, e allora guai a te! minacciò Tolouel. Ed ora siediti là ed aspetta.
Pierina si sedette intimorita. Ormai era chiaro che Tolouel voleva fare di lei una spia per servirsene ai danni del signor Vulfran. Egli avrebbe voluto sapere tutto ciò che aveva scritto nelle lettere, se il signor Vulfran gliele avesse fatte tradurre.
Non le piaceva tutto questo! Ma chissà se il signor Vulfran l'avrebbe tenuta con sè per tutto il tempo della malattia di Bendit! Apparvero tre operai che Tolouel fece entrare dal signor Vulfran: evidentemente il padrone aveva altro da fare che occuparsi di lei.
Quando ricomparvero gli operai avevano l'aria scontenta ed esitante. Tolouel li apostrofò, arrogante come al solito:
Cosa vi ha detto il padrone? Quello che vi avevo detto io, ma meno dolcemente. Ed ha ragione! Le vostre lamentele non hanno senso: vi sobillano e voi non ve ne accorgete neppure. Dite che il padrone vi sfrutta, ma quelli non vi sfruttano per fare della propaganda, forse? Sapete che io sono per la giustizia. Quando avete ragione, ve la dò. Ma ora avete torto. Il padrone vi dà da vivere, e quelli vi lascerebbero crepar di fame. Ma fate come volete. Compreremo delle macchine più veloci e meno esigenti di voi. Andate.
Pierina riprese la sua attesa fino a quando Guglielmo la introdusse nell'ufficio del padrone.
Sono io, Aurelia disse piano Pierina.
Ti avevo riconosciuto dal tuo passo. Vieni avanti. Ciò che mi hai raccontato della tua vita, mi ha impressionato. Tu dimostri volontà, intelligenza, ed energia. Io sono cieco e ho bisogno di due occhi fidati che vedano per me. Guglielmo sa solo guidare il cavallo e poi... se non ha bevuto. Se vuoi, ti assumo a novanta franchi mensili.
Pierina era soffocata dalla gioia. Non le sembrava possibile tutto ciò.
Non rispondi?
Non ho parole per ringraziarvi, signore. Sono così commossa.
Lo sento. Ora dimmi: hai scritto ai tuoi parenti?
No, non avevo carta da lettere e poi...
Troverai ciò che ti occorre nell'ufficio del signor Bendit. Tu occuperai quel posto fino al suo ritorno. Quando scriverai ai tuoi parenti, di loro quello che fai qui. Se essi hanno di meglio da offrirti, ti chiameranno.
Rimarrò qui, signore.
Forse è meglio. D'ora in poi tu starai tra gli impiegati e dovrai anche uscire con me. Benoist mi ha detto dei tuoi abiti.
Signore, sono dei cenci, ma non per mia pigrizia.
Bene! Nell'uscire passerai alla cassa e avrai una tessera. Andrai dalla signora Lachaise e compera tutto ciò che ti occorre. Ma dai tuoi acquisti capirò il tuo carattere.
Pierina era stupita, felice come non pensava si potesse essere. Per lei il signor Vulfran non era un vecchio burbero signore, ma una bella benefica fata con la bacchetta magica.
Dalla signora Lachaise, Pierina vide tante cose belle, sognate per tanto tempo. Ma le parole del signor Vulfran l'avevano colpita. Avrebbe comprato solo lo stretto necessario; si sarebbe mostrata modesta e parsimoniosa. In fin dei conti, potersi permettere anche solo un fazzoletto era già molto per la povera piccola!
Chiese che le mostrassero un vestito nero, da lutto, molto semplice e di poco prezzo. II sorriso premuroso della commessa si spense sulle labbra: le mostrò con malagrazia una gonna ed una blusa di indiana nera a pallini.
Questo è ciò che abbiamo. La gonna e un po' lunga e la camicetta larga, ma con qualche piega le metteremo a posto.
Vorrei anche due paia di calze del minor prezzo e due camicie.
La commessa inorridì. Due paia di calze e due camicie! Era proprio una scioccherella quella piccola miserabile!
Pierina scelse anche tre fazzoletti, e ciò fece aumentare il disprezzo nello sguardo della signora Lachaise e della commessa.
Vi dobbiamo mandare il pacco a casa? domandò ironicamente quest'ultima canzonando la bambina.
No, grazie. Ripasserò io questa sera verso le otto.
Non poteva certo farsi mandare la roba nell'isolotto! Pierina pensava di sistemarsi in una stanzetta a poco prezzo presso nonna Francesca. Vi andò e trovò Rosalia.
Che piacere vedervi, Rosalia. Dove andate?
Devo andare a Paquigny per una commissione.
Venite con me, se non avete nulla da fare. Abbiamo molte cose da dirci, mi sembra!
Camminando le due ragazze, parlavano degli ultimi avvenimenti e Rosalia, promise all'amica una stanzetta presso la nonna.
Ma come è tardi! Che dirà zia Zenobia? esclamò Rosalia, quando si accorse dell'ora. Avevano camminato molto lentamente al ritorno, fermandosi sovente in qualche luogo all'ombra a riposare e non si erano accorte quanto tempo fosse passato.
Mi dispiace disse Pierina.
Non fa niente, io mi sono tanto divertita. Penso sia stato altrettanto per voi, vero?
Oh, per me moltissimo. Io sono sempre sola e la compagnia mi fa sempre piacere.
Pierina riuscì a combinare con nonna Francesca una stanzetta e due pasti al giorno per 62 franchi.
Quella sera, dopo aver consumato il suo pasto nella stanza comune, andò a ritirare il pacco dei vestiti e poi si coricò, con la testa che le girava per le emozioni della giornata. Che cosa meravigliosa! Aveva un vestito nuovo senza toppe!
Quando l'indomani il signor Vulfran la fece chiamare, Pierina ebbe una sgradita sorpresa: il suo volto era cupo e sembrava contrariato. Aveva forse speso troppo dalla signora Lachaise? Aveva creduto di essere stata così modesta? Ma tutto fu subito chiarito.
Perchè mi hai detto di essere stata da Nonna Francesca, quando invece vi hai passato una sola notte e poi sei scomparsa? Dove sei stata tutto questo tempo? Non negare.
Signore, Rosalia potrà dirvi e confermarvi dove io sono stata.
Esigo di sapere tutto, per la fiducia che ti ho dimostrato.
Ebbene, vi dirò tutto e se non mi crederete, chiamerete Rosalia, che è venuta a trovarmi in quel luogo.
Pierina raccontò tutto del terribile odore della camerata, della scoperta dell'isolotto, cercando di essere il più chiara possibile.
La camera di Francesca è dunque così malsana? chiese il signor Vulfran al racconto dell'orribile notte passata da Pierina.
Signore, se voi la vedeste, non permettereste che le vostre operaie vivano la dentro.
Ma, nell'isolotto, non hai avuto paura?
No, sono abituata a non averne. E poi la natura e tanto bella!
Quella capanna è mia, e serve a mio nipote. Tu hai dormito lì?
Non solo: ho lavorato, mangiato, ho anche invitato a pranzo Rosalia. Per un giorno sono stata veramente felice!
Eri tanto ricca da potertelo permettere?
Se potessi dirvi tutto senza timore di annoiarvi... Bimba, tu non sai quanto possono essere lunghe, interminabili le giornate di un vecchio come me. Ti prego, racconta.
Pierina scorse sul volto del vecchio tutta la tristezza della sua condizione. Sì, l'uomo più ricco più potente, più invidiato, era anche il più infelice il più solo, il più triste in quella città. II suo viso, con quegli occhi spenti, era in quel momento l'immagine stessa del dolore.
Pierina provò quasi pietà per quell'uomo solo. Se avesse tentato di distrarlo, di farlo sorridere?
Animatamente raccontò al signor Vulfran come si era procurata gli utensili, che cosa avevano mangiato lei e Rosalia; tutto questo con aggiunta di frasi spiritose, senza togliere gli occhi dal viso del signor Vulfran sul quale si manifestava l'interesse ed una curiosità crescente per la sua storia.
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