Quando Pierina si coricò, quella sera, tra le vere lenzuola, in una camera tutta per sè, era molto agitata.
Aveva accompagnato gli operai all'albergo e aveva mangiato con loro un pranzo ottimo. Forse le cose si mettevano veramente bene per lei, ma bisognava stare calme, senza affrettare gli eventi per non rovinare tutto. L'indomani, dopo aver atteso a lungo che gli operai inglesi finissero i loro preparativi mattutini, li accompagnò alla fabbrica.
Nel pomeriggio arrivò il signor Vulfran con il nipote Casimiro il quale guardò sdegnosamente gli operai.
Mi sembra che concludano poco, disse duramente del resto , la sorveglianza che hanno non può far sperare un gran che.
Se tu fossi in grado di fare la sorveglianza, non avrei preso questa ragazza rispose seccato il signor Vulfran.
Se avessi saputo che avrei dovuto occuparmi della parte tecnica, avrei studiato lingue; tu sai, nonno che cerco sempre di collaborare.
Non è mai troppo tardi per imparare tagliò corto il signor Vulfran, indispettito dal modo di fare del nipote.
Uscirono. Pierina pensò alla durezza del vecchio con il nipote, poteva essere davvero terribile il signor Vulfran.
Mentre seguiva i suoi pensieri, egli rientrò, con il direttore, e la chiamò.
Sai anche leggere in inglese, piccola? le domandò il signor Vulfran.
Sissignore.
Sai anche, leggendo l'inglese, tradurre in francese?
Se non sono frasi difficili, sì.
Allora proviamo. Vai a dire agli operai che, se hanno bisogno, ti possono chiamare, poi torna da me.
Pierina obbedì e prese il giornale che il signor Vulfran le tendeva, il " Dundee News ", aprendolo nella parte commerciale.
La bimba cominciò a leggere e tradurre lentamente per timore di sbagliare. Aveva paura che il signor Vulfran si spazientisse.
Non ti affannare. Te la cavi bene disse il buon vecchio.
Pierina continuò con cauta lentezza, dovendo a tratti alzare la voce per non farsi soffocare dal martellare degli operai.
Bene, piccola. Ora guarda se ci sono notizie da Calcutta.
Eccole: " Le notizie che riceviamo da Dakka " nel pronunciare questo nome la voce di Pierina tremò.
Che c'è? Non ti agitare, vai benissimo.
Finito che ebbe, il signor Vulfran si congratulò con lei: Brava piccina, sono contento. Potrò continuare a servirmi di te durante la malattia del signor Bendit. Ora accompagnami dal direttore. A queste parole Pierina arrossì di contentezza: dunque si fidava di lei! Era già tanto.
II vecchio, dando la mano a Pierina, attraversò il cortile salutato dagli operai. Arrivato nell'ufficio congedò Pierina dicendole:
A domani.
Il giorno dopo, quando arrivò il signor Vulfran, Pierina era intenta al suo lavoro, che richiedeva una prontezza della quale la bimba dava una prova più che sufficiente. L'arrivo del signor Vulfran l'aveva un po' emozionata soprattutto perchè udiva dei brani di conversazione fra lui e il direttore. Ella tentava di impedirsi di ascoltare, anche perchè se avesse commesso una inesattezza nel trasmettere gli ordini del capo montatore, tutti avrebbero capito la sua emozione, ma il direttore ed il signor Vulfran parlavano di lei e la tentazione era troppo forte.
Questa fanciulla ha della stoffa: non trovate, Benoist?
Certo, è molto in gamba per la sua età.
Sapete, ieri mi ha letto il " Dundee News " molto meglio di Bendit e non aveva mai usato prima un giornale commerciale. Com'è il suo aspetto? domandò sempre più interessato il signor Vulfran.
Ha un'aria franca, aperta. Un visetto grazioso e dei bellissimi occhi, nei quali c'è però... non saprei spiegarmi, qualche cosa di diffidente verso il mondo esterno. Non sembra di queste parti, la sua vita e molto oscura e non ne sò proprio nulla.
Sua madre era inglese, mi ha detto.
Sì, ma di anglosassona ha solo i capelli biondi. C'è in lei qualche cosa di misterioso, di orientale.
Pierina era agitatissima. Quando ebbe finito, il padrone la chiamò e, come il giorno prima, le fece leggere il " Dundee News ", e il bollettino del commercio della juta. Fatto questo, il signor Vulfran si incamminò al braccio di Pierina, nei cortili. Mentre camminavano egli le faceva tante domande, come per riuscire a conoscerla meglio, come per potere vedere attraverso la sua voce. Si sentiva attratto da quella creaturina semplice.
Hai perduto la mamma da molto tempo?
Da cinque settimane, a Parigi.
E il tuo papà?
Sono già sei mesi rispose Pierina.
Così dicendo, la voce le tremò per la commozione, ma il signor Vulfran continuò:
Che mestiere facevate?
Facevamo i fotografi un po' qui un po' là, dove capitava. Avevamo un carrozzone e un asino tanto caro! II mio buon Palicaro.
E quando tua madre è morta, perchè hai lasciato Parigi?
Perchè lo avevo promesso alla mamma. Dovevo andare dai parenti del babbo, nel nord. Ma, quando la mamma si è aggravata, ho dovuto vendere tutto per curarla e dopo non mi erano rimasti i denari per il treno. Oh, scusatemi signore, vi annoio di certo.
Affatto Amelia, continua, mi piacciono le persone che non si perdono d'animo. Continua ti prego.
Decisi di andare a piedi. Avevo con me cinque franchi, un ditale, due aghi, un po' di filo e una carta topografica. È stato duro, soprattutto per la fame.
Amelia, sediamoci sulla panchina che deve essere lì, a sinistra.
Pierina raccontò tutto al signor Vulfran, poichè questi sembrava così interessato. Raccontò ogni cosa, fino all'incontro con Rosalia e alla sua assunzione al fusi. Rievocò i giorni tristi della sua solitudine come in uno sfogo, mentre le guance le si rigavano di lacrime.
Quando pensi di rimetterti in cammino?
Non ci penso affatto.
Ma i parenti di tuo padre?
Se sapessi di essere accolta a braccia aperte, vi correrei subito: ma se non mi vogliono? No, signore: qui ora ho un lavoro, di fame non muoio più. Andavo da loro, perchè non sapevo dove chiedere aiuto, ma non si sono mai curati di me ed io temo la loro ripulsa.
Sei prudente, piccola, ma puoi scrivere. Potrebbero anche essere felici di accoglierti e tu avresti un appoggio. È difficile e triste la vita per una ragazza sola.
Lo so, signore, molto triste, ma se quelle braccia rimanessero serrate come rimasero per mio padre?
Ma perchè dovrebbero respingerti? I tuoi nonni avevano altri figli oltre tuo padre?
No, no: lui solo.
Ma allora saranno felici di accoglierti in luogo del loro figlio. È tanto triste essere vecchi e soli. Quando si è giovani è diverso, si ha la vita davanti a sè; ma quando l'età è avanzata, c'è solo la morte.
Signore, se potessi essere sicura di essere accolta come una figlia, non come un'estranea...
Bimba, ricordati quello che dico: i vecchi, come i bambini, non possono stare soli. Ma ora andiamo! si riprese, come per scuotersi di dosso la commozione.
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