I lavori di preparazione dei suoi utensili avevano richiesto a Pierina molto tempo, ed ella aveva trascurato di andare da Rosalia, ma quella sera decise di andarci e, fortunatamente la trovò sola.
Che piacere vedervi, Aurelia. Credevo non veniste più le disse Rosalia appena la vide.
Avevo molto da fare rispose Pierina imbarazzata. Le raccontò della camicia e delle scarpe.
Ma potevate chiedere le forbici, nel posto in cui abitate interloquì Rosalia, quando seppe come avesse tagliato la stoffa.
Dove abito io non c'è nessuno. Ho dovoto farmi anche una casseruola e delle posate e vi assicuro che è stato ancora più difficile.
Ma come avete fatto? chiese stupita Rosalia.
Allora Pierina raccontò tutto: della scoperta dell'isolotto, delle scatole di latta che le erano servite per fabbricare i tegami per cucinare.
Ma la vostra zuppa come avete fatto a farla?
Nel bosco crescono tante pianticelle commestibili e il mio papà mi aveva insegnato a riconoscerle disse orgogliosa Pierina.
Posso venire a farvi visita? domandò esitando Rosalia.
Quando volete, purchè non sveliate a nessuno il mio segreto.
Potete contarci. Penso venire di domenica nel pomeriggio, al ritorno da Saint-Pipay dove andrò a trovare una zia.
Allora vi fermerete a cena. Vedrete cosa vi preparerò! Voi comperate il pane, al resto ci penso io disse felice Pierina.
II venerdì Pierina cominciò a cercare nel suo regno ciò che le occorreva: trovò delle uova di gallinella di acqua, pescò un bel pesce persico e raccolse dell'acetosella e della sassifraga.
Al suo pranzo non mancava che la frutta e Pierina utilizzò del ribes.
Il pomeriggio della domenica Rosalia arrivò, con il pane, nella radura e trovò Pierina intenta a far cuocere la zuppa.
Sbattete voi l'uovo e mettetelo nella zuppa disse a Rosalia.
Quando la zuppa fu pronta andarono nell'isola. La capanna appariva così graziosa con i fiori che vi aveva messo Pierina: macchie di colore acceso, che rischiaravano tutto l'ambiente.
La tavola era apparecchiata su un tappeto di felci, due foglie di lapazio facevano da piatto e su un'altra foglia, un pesce persico in bella mostra. Una foglia più piccola era riempita di ribes e il tutto era ornato da candide ninfee.
Se volete accomodarvi disse Pierina, da vera padrona di casa.
Come mi sarebbe dispiaciuto non poter venire diceva mangiando Rosalia È così bello qui, e come sono buoni i vostri piatti!
Perchè non avreste dovuto venire? chiese Pierina.
Mi volevano mandare dal signor Bendit, che è ammalato di tifo, A proposito, ieri mi è venuta un'idea.
Ditemi, Rosalia, se posso fare qualche cosa per il signor Bendit, lo faro volentieri.
Forse potete. II signor Bendit è corrispondente d'inglese, ma ora non può farlo. Volevano prendere un altro impiegato e allora il Signor Fabry e il Signor Mambleux si sono offerti di sostituirlo, per mantenergli il posto quando sarà guarito. Ma il Signor Fabry è dovuto partire per la Scozia e il signor Mombleux è piuttosto imbarazzato: infatti egli conosce bene il tedesco, ma con l'inglese se la cava maluccio. Il Signor Mombleux voleva quindi rinunciare all'incarico ed io ho pensato a voi.
L'inglese lo conosco bene, parlavo sempre in inglese con la mamma disse Pierina Ma per i termini tecnici non saprei davvero come fare.
Con l'aiuto dei Signor Mombleux ci riuscirete disse trionfante Rosalia.
Forse allora, potrei. Dite pure che se hanno bisogno di me sono a disposizione. Volete la frutta, Rosalia?
È proprio bello il vostro regno. Ma non potrete occuparlo per molto tempo ancora, lo sapete? disse Rosalia mangiando il ribes.
Lo so, purtroppo. Spero di rimanere fino all'inverno.
Oh, no. La caccia comincia tra poco e la capanna servirà al cacciatori esclamò Rosalia.
Povera me, ed ora? si chiese desolata Pierina.
Quella giornata cominciata così bene doveva dunque concludersi tristemente?
Certo, lasciare il suo regno era un vero peccato; ma se fosse sempre rimasta lì, se avesse continuato a spingere vagoncini, non avrebbe potuto raggiungere il suo scopo. Forse, rendendosi utile a Mombleux, si sarebbe creata delle amicizie che le avrebbe giovato, in seguito.
Avrebbe risolto il problema dell'alloggio più tardi. Il lunedì, arrivata in fabbrica, fu apostrofata dalle solite grida di papà Birillo:
Avanti, poltrona! Vai subito negli uffici di corsa.
Pierina eseguì e, arrivata all'ufficio di Tolouel, fu invitata imperiosamente ad entrare.
Vieni qui. Sei tu che conosci l'inglese e il francese?
Sissignore. Mia madre era inglese e papà francese rispose Pierina.
Allora vai a Saint-Pipay. Il signor Vulfran ha bisogno di te.
Pierina rimase interdetta: davvero il Signor Vulfran aveva bisogno di lei?
Beh, sei diventata stupida? le gridò Tolouel.
Signore, non so dove sia Saint-Pipay si riprese Pierina.
Ci andrai in carrozza. Guglielmo! gridò Tolouel.
Comandi rispose Guglielmo.
Ecco la ragazza: conducila dal signor Vulfran.
Pierina salì in carrozza frastornata e impaurita per quell'invito inaspettato .
Davvero sapete l'inglese? le domandò Guglielmo con tono sospettoso ed incredulo.
Sì, è vero.
Allora sarete utile al padrone. Sono arrivati dei meccanici inglesi per montare certe macchine speciali, poichè il signor Mombleux non riesce a farsi capire, allora ha deciso di chiamare voi dato che gli avevano detto che c'era una ragazza che parlava quella lingua. Ma, se lo parlate come il Signor Mombleux, potete scendere. Devo fermare? chiese ironicamente Guglielmo.
No, proseguite.
Nonostante la sicurezza della sua risposta, Pierina era tutt'altro che tranquilla, poichè di meccanica non se ne intendeva. Sarebbe riuscita a capire? Quando la carrozza si fermò davanti agli uffici di Saint-Pipay, le cui officine erano enormi, Guglielmo le fece cenno di seguirlo e la portò dal Signor Vulfran.
Vieni avanti, figliuola disse bonariamente il signor Vulfran a Pierina, alquanto rinfrancata da quelle parole.
Come ti chiami?
Aurelia.
Chi sono i tuoi genitori?
Non li ho più.
Da molto lavori nei miei stabilimenti?
Nossignore, da tre settimane appena e mi ci trovo bene.
Da dove vieni?
Da Parigi, signore.
Parli l'inglese?
Mia madre era inglese, quindi parlo e capisco questa lingua, ma... e Pierina esitò.
Ma, che cosa? Lo sai o non lo sai? Chiese impaziente il signor Vulfran cambiando improvvisamente tono.
Non conosco i termini tecnici di questo lavoro.
Ci potrai essere utile ugualmente, vero Benoist? disse il signor Vulfran rivolgendosi al direttore, che fino ad allora si era tenuto in disparte.
Andiamo, piccola continuò il signor Vulfran.
Arrivati all'interno di un moderno edificio, Pierina vide il signor Mombleux passeggiare nervosamente e i meccanici inglesi seduti su grandi casse sulle quali spiccava la scritta " Matter and Platte-Manchester ".
Dì loro che parlino e tu traduci le intimò il signor Vulfran.
Ella eseguì e le si allargò il cuore: avevano capito.
Bene, continua: fatti spiegare che tipi di macchine sono ordinò il signor Vulfran.
Fatta la domanda e avuto la risposta, Pierina esitò. Dovrei tradurre un termine tecnico e non lo so; " Hjdraulic mangle. "
Ho capito. Bisogna scrivere a Fabry di tornare subito. E tu spiega a questi ragazzi che debbono mettersi all'opera velocemente.
Dicono che il pavimento deve essere puntellato altrimenti il peso delle macchine lo farà sprofondare, tradusse ancora Pierina
Bene, quando arriverà Fabry, faremo il calcolo della pendenza e monteremo i puntelli. Intanto possono chiedere a te, tutto ciò di cui hanno bisogno. Sei a loro disposizione.
Gli operai parvero contenti di avere quella graziosa bimba come interprete e presero subito a benvolerla.
Resta con loro continuò il signor Vulfran Avrai vitto e alloggio all'albergo, gratis.
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