Al sabato, appena le ebbero pagato la settimana, andò in un negozietto a fare compere.
Entrò e una bella vecchiettina le chiese gentilmente:
Desiderate?
Vorrei della tela, la più andante?
Va bene da quaranta centesimi?
Sì, me ne tagli due metri e, vorrei anche del filo.
Ecco un rocchetto, in tutto sono diciotto soldi.
Pierina era soddisfatta. Dei suoi tre franchi di salario aveva speso solo diciotto soldi ed aveva quella bella stoffa per fare l'agognata camicia.
Martedì andò al lavoro con la camicia nuova, guadagnata col suo lavoro e cucita con le sue mani.
Andò da nonna Francesca e, trovata Rosalia in piedi, fu ben felice di poter parlare con lei e non con Zenobia.
Cara Rosalia, come state?
Benino, grazie, ora posso uscire un poco. Ma voi ditemi dove abitate? chiese imbarazzata la ragazza.
In un posto in cui non pago nulla. Ma vi prego, vi dirò tutto un'altra volta, volete? Auguri e arrivederci.
Tornò alla sua capannuccia e si addormentò, come ogni sera, sul suo giaciglio.
Quella sera, però, nei suoi sogni apparvero anche cuochi intenti a preparare piatti prelibati, tutti per lei.
Quando fu sveglia del tutto a causa della sua terribile fame, Pierina pensò che forse avrebbe potuto prendere qualcuna di quelle uova che aveva vedute nel nido delle alzavole. Certo, non aveva uno casseruola per cuocerle, ma un po' di fuoco sarebbe bastato.
Durante tutta la giornata fu ossessionata dal pensiero di quelle uova ma le dispiaceva vuotare quel nido. I dolori patiti l'avevano resa più sensibile, anche nei confronti degli animali, ma non avrebbe vuotato il nido, ne avrebbe preso solo qualcuna. L'alzavola non se ne sarebbe accorta: non sapeva contare!
Al ritorno dal lavoro, aveva deciso. Avrebbe preso qualche uovo e l'avrebbe cucinato nella radura dove aveva visto lo stagno con il nido. Così fece. E non le parve vero di poter intingere una fettina di pane in un uovo tiepido. Le sembrava che non potesse esistere niente di più appetitoso al mondo. Certo, anche una zuppa con l'acetosella sarebbe stata uno splendido piatto. Ma come fare? Non aveva tegami ne cucchiaio!
Eppure anche questo problema doveva risolversi. Un mattino, andando al lavoro, vide in un mucchio di immondizie, varie scatole di latta. Un'idea le balenò: avrebbe fatto la sua batteria di cucina con quelle scatole.
Quando tornò alla sua isola con le scatole, le occorse molto tempo, soprattutto per formare il cucchiaio con l'aiuto di un solo sasso, ma la sua volontà ebbe ragione della povertà dei mezzi. Dopo aver lavato tutto, ebbe pronta per l'uso una piccola batteria di tegami e un rudimentale cucchiaio ricavato dal coperchio di una di quelle scatole.
Ora poteva permettersi di cucinare davvero! Avrebbe comperato del burro e del sale. Ora che aveva una casseruola e un cucchiaio, chi le impediva di pescare e cucinare del pesce?
Comperò degli ami e, con le canne che nascondevano lo stagno, si costruì una lenza. La pesca non fu certo abbondante, ma quei piccoli pesciolini come parvero grassi a Pierina!
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