II pensiero di dover passare la notte in quella fetida stanza l'aveva tormentata tutto il giorno e nella memoria l'isolotto con la capannuccia le appariva come un paradiso lontano. Ma perchè non approfittarne! Nessuno l'avrebbe saputo! Rosalia era costretta a letto e non avrebbe visto se lei andava a dormire in camerata.

Le altre non si sarebbero preoccupate: l'avevano vista un giorno solo. Risolutamente, dopo essere passata dal fornaio per la sua cena, prese il cammino verso il bosco, ma dovette ben presto rallentare il passo, facendo finta di camminare senza avere una meta precisa poichè c'era tanto movimento per la via.

Quando ognuno se ne andò a mangiare, nelle case o nelle osterie Pierina si diresse speditamente verso il suo isolotto. Lungo il sentiero raccolse delle felci per farne una scopa, avrebbe ripulito la sua reggia e rinnovato il materasso.

Che felicità poter avere un posto tutto per sè. E poi fresco, pulito, vivo tra la natura circostante.

La solitudine non le faceva paura. E poi era con tanti amici piccoli uccelli di bosco, insetti dorati, pesci guizzanti. Tutto questo era così dolce, al confronto della passata infelicità.

Dopo aver mangiato il suo pane, ancora una volta insufficiente per il suo appetito, pensò di togliere il ponte: nessuno l'avrebbe disturbata. E per varcare il fossato, allora, come fare? Una pertica, ecco; c'erano tante canne lì intorno. Sceltane una più lunga e robusta, fece la prova. Funzionava: con un salto poteva varcare il fossato. Felice, si distese sul materasso odoroso e si addormentò.

Fu svegliata dal canto degli uccelli.

Restò un po' nel dormiveglia, a godersi i giochi di luce e di ombre che i primi raggi del sole accendevano nella capanna. Poi la sirena della fabbrica la svegliò del tutto e, dopo essersi ripulita ben bene nella fresca acqua dello stagno, si avviò al lavoro.

Davanti ai cancelli vide le ragazze a gruppetti che parlavano animatamente fra loro dell'amputazione al dito che aveva dovuto subire Rosalia.

Pierina fu colta da viva commozione. Anche se non aveva sentito di chi parlavano, l'aveva capito da se. Povera Rosalia! Ma ecco il signor Bendit. Pierina gli corse incontro:

­ Scusatemi, potreste dirmi come sta Rosalia? ­ gli domando in inglese.

­ Sua nonna mi ha detto che ha passato una buona nottata ­ rispose imperturbabile l'inglese.

Per tutto il giorno Pierina non pensò che alla povera Rosalia. Non poteva andare a trovarla con quella specie di arpia della zia Zenobia che la trattava così male! Chissà poi perchè l'aveva con lei! Meglio tornare all'isola. La ritrovò come l'aveva lasciata e fu come se la scoprisse di nuovo. Era così bello quel posticino tranquillo, lontano da tutti. II problema dell'alloggio l'aveva risolto senza pagare: doveva pensare a nutrirsi e vestirsi.

Come poteva lavorare se mangiava poco? Le sarebbero mancate le forze. E tra poco i suoi abiti sarebbero stati a brandelli!


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