Quando Pierina lasciò il bosco le ombre della notte si annunciavano tra i bianchi vapori che apparivano leggieri fra le cime degli alberi: già qualche casa aveva il lume acceso.
Bisognava rientrare: al mattino avrebbe dovuto alzarsi di buon'ora per andare al lavoro e doveva dormire.
Ma il sonno tardava a venire, nonostante la stanchezza.
Un po' per volta arrivarono le ragazze, parlando forte tra loro e scrutando Pierina.
Parlavano di tante cose, mettendo posto, nei cassetti e nei panieri sotto i letti, gli abiti festivi e riappendendo ai chiodi gli abiti da lavoro.
I pettegolezzi si intrecciavano tra un letto e l'altro e i più erano a carico dei padroni.
Soprattutto il direttore, il signor Tolouel, era preso di mira. Ci volle un po' di tempo prima che Pierina riuscisse a capire che la Faina, lo Smilzo, Giuda, erano sempre il signor Tolouel, come lo vedevano le ragazze nei suoi vari aspetti.
Ma in fondo è un brav'uomo. È giusto con noi.
Non sono convinta che agisca sempre nel nostro interesse.
E continuarono su questo tono finchè a poco a poco, la conversazione languì e le ragazze decisero che era meglio dormire.
Quando si svegliò, un po' di luce entrava nella camerata.
Pierina si vestì, senza far rumore ed uscì.
Finalmente poteva respirare l'aria balsamica del mattino, godere di quella prima luce lontana che preannunciava l'alba, sentire i latrati lontani dei cani che si rispondevano l'un l'altro. Si mise a camminare, godendo di questa sua libertà assoluta e pensando alla sua vita. Ora avrebbe lavorato, avrebbe avuto di che mangiare e poi... in seguito... L'abitudine alle lunghe marce l'aveva già portata lontano, senza che ella, tutta immersa nei suoi pensieri, se ne rendesse conto, ma poteva permetterselo: era presto ancora.
Era finita in un boschetto dal quale poteva vedere un piccolo capanno di giunchi, di quelli che servivano ai cacciatori durante la stagione di caccia. Era assai grazioso, ma per arrivarci non c'era alcun sentiero tracciato.
Pierina s'inoltrò nel boschetto, decisa ad arrivare alla capannuccia. Aveva scelto la direzione giusta; ma ebbe una sorpresa. La capanna era al centro di un isolotto in mezzo allo stagno, e vi si accedeva per mezzo di un tronco gettato tra le due sponde. Arrivò al capanno e, aperto l'uscio l'interno le sembrò ancor più bello di quanto avesse pensato.
Era tappezzato di rami e foglie; il suolo era coperto di fogliame e un ceppo fungeva da sgabello.
Come le sarebbe piaciuto stare lì! Potersi sdraiare su quelle frasche, cullata dagli uccelli del bosco, vegliata dallo sciacquio delle alzavole e svegliata dal sole che penetrava dalle fessure.
Era uno splendido reame quello di cui ella avrebbe voluto essere la regina! Abitato dalle libellule, dai martin pescatori e da tanti altri piccoli e simpatici animali.
Vide un giornale uscendo: la data era del 25 febbraio scorso: da allora, probabilmente, nessuno aveva occupato la capanna.
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