Pierina era desolata. Che fare con quasi trenta franchi, quando avevano sperato di poter contare su cento franchi? Arrivata a Campo Guillot, li portò a sua madre.

­ Ormai tutto ciò che ci resta da fare è partire. ­ le disse la mamma dopo una breve esitazione. Pierina si stupì.

­ Ma tu non stai bene. Sei troppo stanca per metterti in viaggio.

­ Non ti preoccupare. Troverò la forza per partire: la devo trovare. Capisci, bambina mia, che non ci resta altro da fare? Con i pochi danari che abbiamo, senza più il carrozzone e il nostro Palìcaro, ora più che mai dobbiamo partire per Maraucourt!

­ Subito? ­ chiese Pierina.

­ Oggi non è possibile. Ce ne andremo domani col primo treno.

Trovato un orario ferroviario tra le vecchie carte di Grano di Sale, Pierina e la madre decisero di partire l'indomani alle dieci.

II giorno seguente però le forze della povera donna vennero meno e le sue condizioni andarono sempre più peggiorando. Ad una crisi succedevano periodi di prostrazione profonda. La dolce creatura restava inanimata per ore, stesa sul giaciglio e a nulla valevano i brodi del Carpa, i rimedi della Marchesa. Era finita ormai. Lo disse anche il dottore.

­ II fisico di quella poveretta è distrutto dal male e dalla miseria. Sarebbe morta in viaggio; ormai è questione di ore.

Ma la giovinezza che era in lei non voleva decidersi a morire nonostante il male, e resistette ancora parecchi giorni fino a quando, sentendosi prossima alla fine, chiamo a sè, con quel poco di voce che le restava, la piccola Pierina:

­ Bambina mia debbo dirti qualche cosa, qualche cosa molto importante. Nella tasca della mia veste troverai un documento: è il certificato di nozze mio e di tuo padre. Tienilo sempre con te e se vogliono vederlo, mostralo, ma riprendilo indietro. Impara a memoria tutto ciò che vi è scritto. Quando io non ci sarò più...

­ Mamma, perchè dici questo, ti prego ­ interruppe Pierina col pianto nella voce.

­ Taci, piccola mia; faccio tanta fatica a parlare, ma devo dirti ancora molte cose, farti tante raccomandazioni. Come vorrei che tu fossi felice! Quando sarai a Maraucourt, fatti voler bene: non devi chiedere nulla, ma saper meritare per te stessa.

Ella tacque prostrata, col respiro ansante. Pierina uscì e quel dolore che aveva sempre tenuto dentro di sè, quella disperazione che non aveva voluto mostrare, la speranza ormai perduta di poter guarire la sua mamma, per un attimo quasi la soffocarono come un peso enorme, troppo grande per lei. Si gettò sull'erba e pianse. La squallida scena che la circondava sembrava indifferente dinnanzi a quel grande dolore di un povero piccolo cuore. Solo l'uomo dei dolciumi che passava davanti al Campo, si accorse di lei e le donò lo zucchero filato dicendole:

­ Soffri molti, piccola? Prendi i dolci, fanno bene. Sono fatti per i bambini come te; il dolore è per i grandi.

C'era anche lui, il venditore di zucchero filato, il giorno in cui seppellirono la mamma di Pierina. E con lui la Marchesa, il Carpa e Grano di Sale. Tutti lì, accanto alla fossa, vicino alla quale una bimba piangeva disperata. Ognuno di essi pensava ad aiutarla.

­ Piccola, se vuoi, puoi restare quanto vuoi, senza pagare niente.

­ Vuoi imparare a cantare con me? È un lavoro interessante, sai! ­ disse la Marchesa.

­ Se ti piacesse fare la pasticcera, ti porterei con me ­ si fece avanti quello dei dolciumi.

Pierina li ascoltava tutti e una commozione più dolce del dolore, le fece versare altre lacrime. Persino il Carpa le fece capire che un po' di brodo da lui l'avrebbe sempre avuto!

Ma bisognava partire, andare là dove c'era l'unica speranza di trovare una porta aperta. Bisognava ubbidire alla mamma, mettersi in viaggio. Ma come? A piedi, perchè non aveva certamente i soldi per il treno; tutto ciò che le restava erano cinque franchi e una carta topografica. Ce l'avrebbe fatta?

Salutò tutti i suoi amici e, incamminandosi per la sua strada, li lasciò più tristi e pensierosi.

Pierina intanto pensava al suo viaggio. Aveva calcolato che per arrivare a Maraucourt, camminando per trenta Km al giorno, avrebbe impiegato cinque giorni.

Ma come poteva una bambina sia pure forte come lei camminare ogni giorno per trenta chilometri senza riposo? E dove avrebbe dormito se fosse piovuto? Troppi erano gli interrogativi per la sua mente già così sconvolta dal dolore, ma ci voleva coraggio; doveva arrivare a Maraucourt poichè lo aveva promesso alla mamma. Camminava, Pierina, ma la notte pareva non finire mai.

Non sarebbe mai uscita da quella città terribile? Lei desiderava la campagna; non le faceva paura dormire sotto un cielo buio, in mezzo all'erba, all'ombra dei fossi, ma quella città, sì, le faceva paura. A Saint-Denis pensò di comperare un po' di pane da mangiare più tardi. Entrata da un fornaio, posò la sua moneta da cinque franchi sul banco e domandò timidamente:

­ Vorrei una libbra di pane.

La fornaia la squadrò ben bene poi guardò la moneta e disse:

­ II pane non te lo darò, piccola imbrogliona e vagabonda. Vattene subito, se non vuoi che ti faccia arrestare.

­ Arrestare!? E perchè mai? Se non volete darmi il pane, ridatemi la mia moneta, per favore ­ rispose stancamente Pierina.

­ No, vattene, vorresti smerciare questa moneta falsa da un'altra parte, vero vagabonda?

Pierina era troppo stanca ed infelice per poter protestare contro questa accusa e poi altre persone si erano radunate e tutte erano contro di lei. Non vide altra via d'uscita che fuggire, inseguita dagli insulti dei contadini che la guardavano disprezzandola.

Dopo poco si ritrovò in campagna. Dapprima ne fu quasi felice perché non c'era nessuno che la seguisse, e si sentì liberata; ma subito pensò che era ben poca cosa trovarsi lì sola, senza nient'altro che un soldino in tasca.

Cosa avrebbe mangiato? Cosa avrebbe fatto? Ormai, era il tramonto e la luce morente del sole illuminava i campi di barbabietole, di cipolle, di cavoli, ma niente di tutto questo era per lei.

La tristezza che ognuno sente verso quell'ora del giorno, per Pierina fu terribile. Si sentì incapace di pensare, di riflettere; come avrebbe voluto buttarsi lì, in terra, e morire. Ma lei doveva andare avanti ad ogni costo: lo aveva promesso. Uscì dal villaggio e s'incamminò.

La stanchezza si era ormai impossessata di Pierina; le gambe non la reggevano più e i suoi piedi erano indolenziti. Non poteva più continuare: bisognava cercare un rifugio. Fatti ancora pochi passi vide ciò che poteva fare per lei: un grande campo di carciofi, ormai quasi spoglio del suo raccolto, che due contadini stavano disponendo in alcune ceste. Veniva dalla loro parte una carretta dalla quale una bimba gridò, rivolta ai contadini:

­ Avete già raccolto tutto?

­ Sì, finalmente questa notte dormirò nel mio letto e tanto peggio per Monneau. Io ho finito di fare la guardia al mio raccolto; al suo ci pensi lui! ­ rispose il contadino.

­ Sarebbe divertente se i ladri facessero bottino da Monneau, non vi pare? Lui dice che il campo glielo guardano gli altri.

­ Ma questa notte peggio per lui, io ho finito, ringraziando il cielo ­ riprese il contadino.

Pierina, udite queste parole, si sentì sollevata: allora non ci sarebbe stato nessuno quella notte nella bella capannuccia, che ella aveva veduto dalla strada, nel mezzo del campo.

Avrebbe potuto veramente riposarsi lì dentro, e non sul ciglio della strada o nel cavo di un albero? Non le pareva vero.

Aspettò che fosse buio, che i contadini se ne tornassero cantando alle loro case, poi si avvicinò lentamente alla capanna. Come era confortevole quel rifugio che il contadino sembrava disprezzare tanto! Per lei era molto di più di quanto avesse potuto sperare: un pagliericcio soffice e qualche frasca come cuscino.

Un senso di sicurezza, di abbandono, la invase dopo !a tensione di tutto il giorno. Si distese, e la calma della campagna, la tranquillità del luogo, la resero più serena.

Si addormentò con la speranza nel cuore; forse domani avrebbe trovato anche da mangiare, chissà...

II sonno fu inquieto, però. Ad un tratto sentì una vettura che si fermava poco lontano, sulla strada. Si mise in ascolto, ormai completamente sveglia, e volle guardare da una fessura della capanna per rendersi conto di tutto ciò che accadeva: erano ladri che rubavano i carciofi di Monneau.

Pierina era spaventata: che cosa le avrebbero fatto, se l'avessero veduta, quei ladri? E se restava lì, al mattino tutti avrebbero pensato che lei era complice?

Finalmente i ladri se ne andarono senza scorgerla.

Pensò di partire, sebbene fosse ancora tanto stanca e ci fossero ancora in cielo le stelle. Preferiva camminare ancora piuttosto che correre il rischio di essere creduta complice di quei ladri, se l'avessero vista uscire, al mattino, da quel campo spoglio!

Camminava a passo svelto, per allontanarsi il più possibile dal campo. Ma la sua testa non le obbediva più: la fame, che le attanagliava lo stomaco, le dava i capogiri.

Non avrebbe potuto continuare, così, per molto.

Vide un campo di fieno appena tagliato; vi si sdraiò, sperando che la stanchezza fosse più forte della fame e la facesse addormentare. E così avvenne.

II sole era splendente alla sommità del cielo quando Pierina si svegliò, ma con lei si svegliò la sua fame ormai incontenibile. Aveva un solo soldino e lo avrebbe speso ora.

Ma l'esperienza della fornaia di Saint-Denis, l'aveva resa timida e si presentò dal panettiere del luogo dopo aver ben guardato e soppesato la moneta, per assicurarsi che fosse buona.

Preferì un grosso pezzo di pane raffermo, perchè un panino da un soldo era troppo poca cosa per la sua fame.

Lo divise in quattro parti, ripromettendosi di tenerne per i giorni seguenti.

Ma, inghiottito il primo boccone, si rese subito conto che non avrebbe potuto lasciare il resto del pane e lo divorò avidamente tutto, pensando con tristezza all'indomani.

Il pane raffermo, il grande caldo, la strada polverosa, bianca, accecante, le avevano seccato la gola.

Pierina avrebbe voluto immergersi in un secchio d'acqua per calmare quel pulsare eccessivo alle tempie, per sentire un po' di fresco nella gola arsa, sul palato indurito.

Non voleva chiedere aiuto a qualcuno; la guardavano troppo male, così; stracciata e miserevole, che proprio non ne aveva il coraggio. Non vedeva fontane.

Ma la natura le venne in aiuto: grossi nuvoloni neri vennero dalla parte di Parigi e il sole era già velato.

Un grosso temporale si preparava: ora l'acqua del cielo avrebbe calmato la sua sete.

Dove avrebbe, però, trovato riparo?

La foresta: l'unica speranza era la foresta poco lontana.

Affrettò il passo, inseguita dal brontolio minaccioso del temporale, dal turbinio di polvere, dal vento che faceva incurvare i rami degli alberi fino a terra, mentre il cielo era rischiarato da lampi abbaglianti.

Pierina aveva paura di non farcela; il suo corpo stremato non era più in grado di lottare ancora.

D'altra parte, come lottare contro quel vento che a tratti la investiva, buttandola quasi a terra; con quella paura che si faceva sempre più grande ad ogni rombo di tuono?

Alla fine il bosco l'accolse con la sua oscurità e un capanno di boscaioli apparve al termine di un sentiero. Lo raggiunse e si abbandonò, stremata, sui truccioli che coprivano il pavimento.

La capanna tremò tutta, sotto l'impeto degli elementi.

Avrebbe resistito?

L'acqua cominciava a scendere dal tetto e, raccogliendola nelle mani, potè finalmente dissetarsi.

Era dunque vero: chi lotta fino in fondo, si salva.

II temporale infierì tutta la notte, ma quando alla alba Pierina si destò cadeva solo una leggera pioggia.

Non le faceva certo paura questo piccolo scroscio, ma non era il caso di riprendere il viaggio.

Approfittò della sosta forzata per ripulirsi un poco: era così sporca per tutta quella polvere. Si lavò con l'acqua piovana; si pettinò i capelli biondi in due lunghe trecce e si aggiustò le calze bucate.

Queste preoccupazioni la distoglievano dal pensiero costante della fame, ma ben presto non ebbe più niente da fare e i dolori allo stomaco le sembrarono sempre più forti.

Il tempo passava lento e inesorabile e, bene o male, giunse la notte.

La bambina si coricò, tentando di dimenticare la sua solitudine, la sua tristezza.

Era mattino quando si risvegliò: un mattino bellissimo, radioso, con un cielo senza nubi.

Ma poteva continuare il cammino senza più forza nelle gambe e con il cuore privo di speranza? Non sarebbe mai arrivata alla fine. Tanto valeva lasciarsi andare, raggiungere la mamma e il babbo in cielo.

Raggiunse stremata un bosco vicino, fiorito di genziane.

Appoggiò il capo sul braccio e si distese all'ombra di un castagno.


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