Pierina giunse a Campo Guillot verso sera, dopo aver attraversato buona parte della periferia di Parigi. Le avevano detto che quello era l'unico posto sicuro dove avrebbe potuto fermarsi una ragazzina indifesa come lei.

­ Ci sono molti malviventi nei dintorni che possono farti del male e derubarti ­ le aveva detto Trippetta, un ragazzetto che aveva incontrato alla sede del dazio, e l'aveva quindi consigliata di dirigersi lì. La bimba veniva da molto lontano e viaggiava con la mamma malata su

un piccolo carrozzone trainato da un asino. Avevano fatto un viaggio lunghissimo: la miseria e i disagi affrontati trasparivano da ogni cosa che possedevano. Il carrozzone, ricoperto di una tela rotta e sbiadita, era molto malandato. Un tempo era servito al padre di Pierina per fotografare la gente nelle varie piazze che attraversavano; ora le scritte esterne, consumate e in varie lingue, testimoniavano le tappe del lungo viaggio che le due viaggiatrici avevano affrontato. La mamma, una giovane donna sui trent'anni, da tempo giaceva all'interno del carrozzone e il suo viso, ancora bellissimo, portava i segni delle privazioni e delle fatiche. Da molto tempo ormai la bambina si era sobbarcata ogni responsabilità e fatica, ma i cenci che la ricoprivano, i segni della stanchezza non riuscivano a spegnere la bellezza del suo viso, incorniciato da biondi capelli, e del suo portamento così fiero e nobile. E Palicaro?! Quanto affetto e quanto riconoscenza sentiva Pierina per il suo asinello! Raccontava con orgoglio di averlo con sè fin dalla Grecia, che solo grazie a lui era giunta fino a Parigi e che soltanto la fatica l'aveva così malridotto.

­ Fate attenzione ai cani e avvicinatevi ­ esclamò una voce rude all'ingresso di Campo Guillot. Pierina, lasciato l'asino e il carrozzone all'esterno, entrò.

­ Siete voi Grano di Sale, il padrone del Campo?

­ Così dicono, in che posso servirvi?

Pierina spiegò, in brevi parole, ciò che le occorreva: dopo essersi accordata sul prezzo, sistemò il carrozzone all'interno del Campo e solo allora potè entrare a far compagnia alla mamma.

­ Oh finalmente, cara, quanto viaggiare...

­ Ora che siamo sistemati, preparerò qualcosa da mangiare e tu sarai tanto brava da mangiare tutto, vero mamma?

­ Ma ho così poca fame...

Quanta tenerezza nella voce dl Pierina! Trattava la mamma come se fosse una bimba da vezzeggiare, consapevole di quanto bisogno di cure e di amore essa avesse. Uscì dal carrozzone per preparare un focherello all'aperto, versò in una pentola qualche manciata di riso, osservò con tenerezza e riconoscenza Palìcaro che avidamente mangiava i cardi, ed ecco pronta la cena.

­ Ma non ho fame, cara; non mi va giù...

­ Devi sforzarti, mamma: lo sai che ti fa bene. Ora ti aiuto io.

Questa debolezza preoccupava Pierina, anche se cercava di rianimare la mamma chiacchierando ed imboccandola teneramente, come se stesse giocando con una bambola. Ma i suoi sforzi furono inutili.

­ Non mi sento proprio, cara; è meglio non insistere, ma non spaventarti figliola, non è nulla. Mangialo tu il riso, lavori tanto e ti farà bene.

­ Mi dispiace tanto. Vedi proprio che è necessario chiamare un dottore per curarti...

­ Non fantasticare, cara, lo sai bene che i buoni medici vogliono essere profumatamente pagati.

­ Vedrai, raccoglieremo quel po' di danaro che ci rimane e sono sicura che ce la faremo.

Cominciò subito a frugare in ogni tasca e in ogni angolo del carrozzone.

­ Vedi, possediamo ancora quanto basta per chiamare un buon medico; se ordinerà medicine, in qualche modo faremo.

­ Sei tanto cara e assennata.

­ Il carrozzone, mamma, potremo venderlo. Ormai non ci serve più, perchè da quando è morto il babbo nessuno si fa più fotografare.

La voce le tremò al ricordo del padre e, vedendo le lacrime negli occhi della povera donna, l'abbracciò singhiozzando.

­ Perdonami, mamma, non volevo rattristarti.

­ Non fa nulla ­ cercò di confortarla la mamma ­ tu hai tanto più buon senso di me. E poi è vero, ci occorrono soldi per arrivare a Maraucourt. Sì, venderemo tutto, ci compreremo anche qualche abito nuovo. Non potremmo presentarci a quei parenti vestite a questo modo; si vergognerebbero di noi.

­ E se dopo tanti sacrifici non ci accogliessero ugualmente?

­ Figliola mia, noi abbiamo riposto tante speranze in questo viaggio e se non ci vorranno non ci resterà altro che morire...

­ No, no, non ci posso pensare! Papà aveva in loro tanta fiducia e lui ci proteggerà dal ceelo!

­ Oh sì, ma il viaggio in treno costerà caro e forse i soldi ricavati dal carrozzone non basteranno. Forse ­ e la voce le tremava ­ sarà necessario vendere...

­ Palìcaro..., ci avevo pensato anch'io mamma.

Il ricordo del padre, le emozioni del colloquio con la mamma estenuarono Pierina. Un nodo le strinse la gola al pensiero di dover separarsi anche dal suo Palìcaro. Baciò, cercando di vincersi, la mamma e usci all'aperto a lavare alcuni straccetti che servivano da biancheria. Palìcaro, stanco di mangiar cardi, le si avvicinò e, in segno di festa, cominciò a ragliare alle sue carezze e alle sue parole dolci, finchè la bimba non scoppiò in un pianto dirotto abbracciata disperatamente a lui.

La notte fu molto agitata e Pierina non potè riposare un attimo, troppo occupata ad aiutare la mamma che stava male.

Cercò di coprirla con i cenciosi scialetti che possedeva, ma l'ammalata non ebbe pace tutta la notte e continuò ad agitarsi e a lamentarsi. Grano di Sale, solito alle sbornie, fu introvabile e, per quanto la bimba fosse impaziente di chiamare un dottore, dovette aspettare l'alba.

­ Conosco, sì, un bravo dottore ­ disse quando Pierina finalmente lo rintracciò ­ ma è piuttosto caro. Quaranta soldi almeno te li chiederà e, per essere sicura che venga al Campo sarà meglio, se potrai, pagarlo in anticipo.

Il dottore si chiamava Cendrier e abitava in via Riblette, nei pressi della chiesa. Mentre correva a chiamarlo, Pierina pensava alla somma che avrebbe dovuto dargli, ma era tanta l'ansia che provava che il pensiero non la preoccupò molto. Voleva un medico illustre, per curare la sua mamma, non di quelli che possono sbagliare: se l'avesse guarita ogni sacrificio sarebbe stato piccola cosa.

­ Sarà successo certo una rissa, vero, a Campo.

Guillot? ­ chiese con tono burbero il dottore, un omone anziano con una folta barba bianca.

­ Nulla di tutto questo, signore; è per la mia mamma, che è molto ammalata.

Il dottor Cendrier guardò con fare sospettoso gli abiti di lei.

­ Possiamo pagarvi, signore ­ si affrettò a dire la bimba indovinando il suo pensiero, e così dicendo tolse di tasca il danaro.

Egli accettò una parte della somma offertagli e assicurò la fanciulla che sarebbe di lì a poco arrivato a Campo Guillot.

La speranza rese allegra e velocissima Pierina, che in un baleno fu al carrozzone.

­ Sarà qui tra pochi minuti, mamma. Vedrai che ti guarirà.

Non aveva ancora finito di riordinare il carrozzone e di pettinare la mamma, che il rumore di una carrozza annunciò il dottor Cendrier.

­ Eccolo è qui; che ti avevo detto, mamma? Entri pure, dottore.

­ Fatemi un po' vedere, signora... ­ rispose il dottore.

La miseria di quell'alloggio non impressionò il medico, abituato com'era a spettacoli tristi di quel genere, ma il suo sguardo, a mano a mano che visitava la paziente, si rabbuiava.

­ Questa donna ha bisogno di essere subito ricoveverata all'ospedale ­ fu la sua diagnosi: dopo di che ordinò a Pierina, che seguiva allarmata i suoi movimenti, di uscire per poter parlare liberamente con la povera donna. Lo sguardo risoluto del dottore e quello implorante della mamma non le dettero modo di replicare e, sebbene a malincuore, uscì.

­ Mia cara signora, avete bisogno di cure e di un luogo sano, in cui abitare: credetemi, l'ospedale sarebbe la vostra salvezza.

­ Ma la bambina, dottore; la mia bambina non potrò lasciarla.

­ È molto forte e assennata per la sua età e saprà cavarsela da sola. E poi verrà spesso a trovarvi...

­ No, no, dottore: non posso lasciar sola la mia bambina a Parigi; non posso separarmi da lei.

­ Chi deve decidere siete voi, signora, e quindi fate come volete, ma almeno vi vorrebbe una casa, un tetto solido che vi ricopra dal freddo e dall'umidità.

A Pierina quei minuti parvero interminabili, ma finalmente il dottore, uscendo dal carrozzone, la chiamò.

­ Cerca di convincerla ad andare all'ospedale, piccola.

­ È molto grave, dottore, la mia mamma?

­ No, piccina, ma ha bisogno di cure e, se non vorrà seguire il mio consiglio, comprale intanto queste medicine.

La speranza di vedere la mamma guarita diede una nuova forza alla bimba, che in fretta andò a comprare le medicine; dopo aver acquistato anche un pane fresco e due uova tornò di corsa dalla mamma per confortarla ed infonderle un po' della sua fiducia.

La povera donna sembrava veramente star meglio, aveva acquistato la volontà di reagire alla malattia e, pur faticando, si impose di mangiare quel pranzetto preparato con tanto amore dalla sua bambina. Questa intanto, memore dei discorsi e dei progetti fatti la sera precedente, cercò di consigliarsi con Grano di Sale, perchè l'aiutasse a vendere il carrozzone e, purtroppo, anche Palìcaro. Il padrone del Campo Guillot risolse il problema del carro acquistandolo lui stesso.

­ Per l'asino, invece, non posso proprio aiutarti, Posso accompagnarti mercoledì prossimo al mercato.

È una bestia molto malconcia, ma troverai di certo da venderlo.

Pierina decise poi di seguire il consiglio del dottore ed affittare una camera nella casa di Grano di Sale. Ma che squallore! Era piccola, polverosa, piena di ragnatele e non certo migliore del suo carrozzone, ma cercò ugualmente di adattarsi all'idea di abitarvi guardando il tetto solido e ricordando le parole del dottor Cendrier, nei riguardi della mamma.

Di buona lena cominciò a ripulire l'ambiente.

Il prato che attorniava il Campo era pieno di vivaci fiori: per ravvivare e profumare un po' la stanza ne raccolse diversi mazzetti e li sparse nei vari lati della camera che, cosi riordinata, sembrava un altra, più allegra e più salutare.

­ Quanto bene mi vuoi, Pierina... ­ esclamò la mamma orgogliosa quando vi entrò.

Veramente traspariva da quell'ordine, tutto l'amore con cui la bambina aveva svolto il suo lavoro. I vicini, che aveva conosciuto durante il suo lavoro, erano tipi veramente strani: la Marchesa, una vecchietta arzilla e stranamente agghindata, che ancora ogni giorno se ne andava ai lati delle strade a cantare per raccogliere danaro; Papà Carpa vecchietto così soprannominato perchè il suo lavoro consisteva nel demolire, instancabilmente, vecchie scarpe.

Durante la notte, la mamma non riuscì a riposare; la febbre la tormentò continuamente, per cui fu necessario richiamare il dottore. Il danaro stava consumandosi e Pierina ne era molto preoccupata, perciò ricominciò a pensare seriamente alla vendita di Palìcaro

­ Se tu solo potessi immaginare, caro Palìcaro...

Quante volte, con lo sguardo inumidito dalle lacrime, parlò al suo asinello, l'unico ricordo che ancora le rimaneva del suo passato e del suo papà! Ma Palìcaro non capiva quel dolore.

Qualche giorno dopo, Palìcaro fece amicizia con Grano di Sale. Questi stava lavorando attorno al suo Campo, con la sua immancabile bottiglia di vino accanto, quando si accorse con che sguardo implorante l'asino lo guardava.

­ Oh bella, non mi dirai che vuoi bere un goccetto di vino!? Ciò detto, gli accostò alla bocca la bottiglia e, quale fu lo stupore nel vedere che l'asino bevve tutto senza prendere fiato. La sonora risata di Grano di Sale fece accorrere la Marchesa e Carpa.

­ Oh, Grano di Sale, hai trovato chi ti fa compagnia; fate davvero una bella coppia!

Il fatto terminò in una allegria generale e bastò per fare entrare Palìcaro nelle simpatie del padrone del Campo, che si offrì anche di accompagnare e aiutare il mercoledì successivo Pierina a vendere l'asino al mercato.

Assieme partirono per Parigi; Grano di Sale seduto su di una sedia in groppa all'asino e la bimba di fianco.

Sperava solo che non cadesse in brutte mani, che trovasse un padrone capace di volergli bene.

Che confusione la città; per fortuna aveva una buona guida! Giunti davanti ad un recinto dove si trovavano tanti cavalli, Palìcaro si impuntò, quasi intuendo di trovarsi al mercato, e non volle oltrepassare il cancello, calciando a destra e a sinistra.

­ Su, da bravo Palìcaro, entra, non mi fare arrabbiare. ­ Le parole di Pierina, ora dolci, ora più dure non contarono molto e neppure le minacce di Grano di Sale riuscirono ad intimorire l'asino cocciuto.

­ Ora si vedrà come andrà a finire ­ disse una voce nel mezzo della folla che nel frattempo si era formata attorno al buffo gruppetto.

­ Fa solo un po' di capricci, ma ora vedrete che entrerà ­ cercò di dire Grano di Sale, per non compromettere, con quella ridicola scena, la vendita di Palìcaro. Tra la folla, una vecchia conoscenza di Grano di Sale, la Roqueric, burlando il vecchio, gli domandò se era suo quell'asino buffo e ribelle.

­ No, no, è di questa piccina, ma è un fenomeno e ci conosciamo da troppo tempo, lo sai, perchè lo mi burli di te.

­ Andiamocene a un bar, ne discuteremo meglio. Non avrei bisogno di un asino, ma...

­ Ma è formidabile, veramente: viene dalla Grecia e sopporta molto bene le fatiche.

Grano di Sale si allontanò chiacchierando con lo strano acquirente, che era una donna, ma così stranamente agghindata da non sembrarlo affatto.

Dopo aver discusso sulle virtù e sui difetti di Palìcaro, i due però non si trovarono d'accordo sul prezzo, per cui Grano di Sale decise di riportarlo al mercato.

­ Vedremo se stavolta riuscirete a farlo entrare ­ disse ridendo la donna.

Infatti Palìcaro, giunto davanti al cancello del mercato si impuntò ancora, e niente, nè carezze, nè minacce, riuscirono a fargli cambiare idea: così furono costretti ad accettare il prezzo della furba donna. Al momento della separazione, Pierina si sentì stringere la gola dalla commozione; abbracciò ed accarezzò l'asino e piangendo gli bagnò il collo di lacrime.

­ Trattatemelo bene, non maltrattatelo e vogliategli bene: noi ce ne volevamo tanto! ­ furono le accorate parole e raccomandazioni che la bimba rivolse a La Roquerie.

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