  "Filippo! Ehi, Filippo!"
  Isa corse verso l'amico seduto vicino ad un carro.
  Aveva lasciato 'Fior di granturco' ancora addormentato, stanco della lunga camminata notturna nella foresta e degli avvenimenti accaduti al ritorno.
  Infatti, quando aveva salutato Pao, con la promessa di ritrovarsi dopo due giorni, Paul era andato a parlare con un uomo giunto da poco e che tutti chiamavano rispettosamente "Andries". Era stato lungo tempo a parlare con lui; poi, ritornato a casa, s'era gettato sul letto. Ed ancora dormiva.
  Filippo sorrise.
  "Sapevo che eri tornato" disse.
  "Ho guardato ovunque con la speranza di vederti, ma..."
  "Potevi venire a casa mia."
  "A me... non  permesso."
  "Mio padre non avrebbe detto niente. Lo sai che  ritornato Paul?"
  "L'ho veduto. Sto con lui. E il dix-dix?"
  "L'ho legato nell'orto.  diventato grosso e vuol fuggire. "
  "Gi."
  "Andiamo al fiume?"
  "Se vuoi."
  "Mi fai riprovare l'arco?" 
  Isa sorrise.
  "Mi vuoi sempre come tuo compagno?" chiese a sua volta.
  "Sei l'unico amico mio. Paul  mio amico, ma  grande. Gil altri ragazzi non vengono con me perch..." abbass la testa e mormor "perch io non posso correre con loro."
  "Ma tu sei pi bravo di loro. Sai lanciare una freccia e colpire il bersaglio. E conosci il richiamo e il linguaggio del piccolo popolo. Ora imparerai molte altre cose. Ed io star con te."
  "Sempre?"
  "Sempre. L'ha detto 'Fior di granturco'. Star con lui, perci con te. Prima per ho da battere una pista. Ma non ci vorr molto tempo."
  "Andrai via nuovamente?"
  "No. Non ora."
  "Io non posso venire?"
  "Credo di no. Non  una lotta che ti riguarda. Tu sei un bianco."
  "Anche tu."
  "Io non so cosa sono. Sono Swazi, sono busheman, sono bianco. E forse non sono niente di tutti e tre o sono tutti e tre messi insieme. Ecco: sono come la grande pantera. Anche lei  una, ma il suo manto  di tre colori. Ecco, mi chiamer, 'pantera', 'agile pantera'. Ti piace?"
  "S. 'Agile pantera'... un bel nome. Ed io?"
  "Tu..."
  "Lupo! 'Grande lupo', ti place?"
  "'Lupo' si chiamano i migliori guerrieri Swazi. Non ti starebbe bene. Ti far dare un nome da Pao. Lo sapevi che egli  il Gran Re del piccolo popolo?"
  "No. E tu?"
  "A me lo ha detto 'Fior di granturco'."
  "E come lo ha saputo lui?" 
  "Lo sapeva."
  "Allora Pao non  pi tuo amico."
  "Egli  sempre mio amico. Anzi, di pi. Egli  mio padre."
  "Ma tu sei un bianco, non un busheman."
  "Egli m'ha eletto suo figlio. Il dente del leopardo parla. Guarda."
  Filippo osserv il dente dalle strane incisioni.
  "Ed  tuo padre anche se  il Gran Re?"
  "Anche se  il Gran Re."
  "Me lo farai conoscere?"
  "Lo vedr domani e ti porter da lui."
  "Son contento, Isa."
  "Ora andiamo al fiume. Attaccati al mio collo."
  Isa si volt di spalle e sent Filippo alzarsi sorreggendosi al carro.
  "Pronto?"
  "Avanti! Andiamo."
  "Ma..."
  Isa si volt e vide il compagno dritto di fronte a lui; si sorreggeva a due grossi bastoni fatti come delle forcelle.
  "Cosa sono? " chiese meravigliato.
  "Stampelle. Stampelle che fanno camminare chi ha una gamba sola come se le avesse tutte e due."
  "Stam...pelle?!" Isa guardava sbalordito. "E con quelle cammini? "
  "Andiamo!" rise Filippo.
  Procedeva con speditezza.
  Per giorni e giorni aveva provato in casa. La prima volta gli era parso che tutto gli girasse intorno e, se il babbo non fosse stato pi che pronto a sorreggerlo, sarebbe caduto.
  Poi aveva fatto il primo giro nella stanza; aveva provato nell'orto quando nessuno poteva vederlo.
  Isa era stupefatto. 
  Quando si riprese, batt le mani e grid:
  "Sei bravo, bravo, bravo!"
  E si mise al fianco del compagno che avanzava a 15 lunghi passi.
  "Non pare anche a te una bella invenzione?" chiese Filippo.
  "Invenzione?!"
  "S. Una cosa fatta bene."
  "Molto bene."
  "Lo sai chi me le ha regalate?""Chi?"
  "Leggi qua."
  Sul lato d'una stampella erano incise delle parole.
  Isa le osserv, poi disse:
  "Non so leggere i segni."
  "C' scritto: 'AL MIO AMICO, AFFINCH POSSA SEMPRE ANDARE AVANTI. PAUL.'
  "'Fior di granturco'?"
  "S. Proprio lui me le ha regalate."
  " un mago!"
  "Le ha vedute in citt e me le ha portate."
  " difficile correre con quelle?"
  "No. Ti far provare quando saremo al nostro posto."
  "Oh, si!"
  Isa era veramente felice.
  Il suo amico poteva andare con lui, ora. E l'avrebbe guidato per la foresta per fargli conoscere le cose che l'altro non aveva mai veduto.
  Avrebbero anche cacciato.
  Vagabondarono per la foresta tutta la mattina. Isa prov anche a camminare con le stampelle, ma capitombol diverse volte accolto dalle spensierate risate del compagno.
  Quel giorno Isa mangi a casa di Filippo, tutto vergognoso, in principio di trovarsi a tavola con gente estranea. Poi la vicinanza dell'amico lo aiut a vincere la timidezza e, forse per la prima volta, rise e scherz a lungo, contento di s e degli altri.
  Paul li venne a trovare pi tardi.
  E mentre parlava con i genitori di Filippo, s'univa ogni tanto ai giochi dei ragazzi, ridendo e scherzando con loro.
  "Ora andiamo, ranocchio!" disse, battendo scherzosamente la mano sulle spalle di Isa. "Filippo deve riposare e noi abbiamo da fare."
  "Ci vedremo domani?" chiese Filippo.
  Isa guard Paul, e questi rispose:
  "S, verr con te; se tuo padre  contento."
  "Contento?! E la prima volta che rivedo mio figlio ridere di cuore da quando gli  accaduto... quel che  accaduto. E il merito  tutto del..."
  Stava per dire "cafro", ma la parola gli mor in gola.
  "...di questo bravo figliolo. Da quando l'ha conosciuto, ha ricominciato a mangiare con appetito e a chiedermi se non c'era nulla che lo potesse far ricamminare. Per questo ti chiesi di prendergli le stampelle. Prima non ne voleva neppure sentir parlare. Ricordi?"
  "S; aveva perso la fiducia in se stesso."
  "Be', questo ragazzo" e indic Isa "gliel'ha ridata. Che sia benedetto! Pensare che un giorno l'ho frustato!... Ogni volta che vuoi venire da Filippo" disse rivolgendosi ad Isa "vieni pure. La nostra casa  la tua casa."
  Isa abbass il capo, confuso.
  Allora la madre di Filippo gli si avvicino.
  "Vorrei dirti di venire da noi e stare con noi. Ma so che vuoi stare con Paul. Mio marito t'ha detto che la nostra casa  la tua casa. Io aggiungo che in questa casa tu sei come un figlio. Grazie, caro ragazzo, grazie!"
  E strettolo al petto, lo baci.
  Allora Isa non resse pi e s'allontan correndo.
  Paul lo trov che piangeva.
  "Vieni" disse "dobbiamo andare. No, non asciugarti le lacrime. Piangi pure. Fa bene qualche volta. Il bacio della madre di Filippo era il bacio di tua madre."

  Pao li attendeva.
  "Questo  Filippo!" disse Isa indicando il suo amico.
  Il busheman l'osserv.
  "Un piccolo fiore bianco che saltella come il topo del deserto."
  "Egli  contento di stare con me!"
  "Perch tu sei contento di stare con lui. Il fiore che apre la sua corolla invita la farfalla. Tu l'hai accolto e lui  venuto."
  "Vuol conoscerti. Sa le nostre parole."
  "Sei stato un abile maestro. Vieni, ragazzo. Avvicinati. "
  Filippo avanz timorosamente.
  Bench di fronte a lui vi fosse un piccolo uomo giallognolo seminudo, dipinto di rosso e di nero, Filippo non riusciva a dimenticare che egli era un re.
  Ed un re, per un ragazzo, anche se di differente razza, anche se non portava ermellino, ma solo la tinta sulla pelle nuda; anche se, invece che su d'un trono, in una sfarzosa sala , era seduto tra la fitta vegetazione e colonne di bianco granito erano solo gli scuri tronchi che s'innalzavano al cielo; un re, dunque, per un ragazzo,  sempre un re.
  "Come ti chiami?" chiese Pao.
  "Filippo."
  "Egli sa tirare d'arco ed ora imparer anche a cacciare" disse Isa. "Ha imparato a camminare con i due legni e diventer un bravo guerriero. Tu che ne dici, Pao? "
  "Certo" afferm l'uomo "pu diventare bravo come tutti gli altri. Sedetevi."
  Filippo s'accucci in terra vicino ad Isa.
  "Ora che cammini nuovamente" disse Pao dopo un lungo silenzio "desideri lo stesso di stare con Isa? Non preferisci giocare con i tuoi compagni?"
  "Isa  il pi bravo di tutti."
  "Ora; nella foresta. Ma quando sarete nelle nuove case di pietra?"
  "Sar sempre il pi bravo."
  Trascorsero altri minuti in assoluto silenzio.
  Poi Pao grid e subito sbucarono dai cespugli, urlando, una decina di busheman. Ad un nuovo ordine di Pao presero di mira con i loro archi Filippo.
  Questi s'era sbiancato in volto ed osservava, tremando, Isa. Ma non grid.
  Rimase seduto al suo fianco, fiducioso; pur seguendo, trepido, ogni movimento dei piccoli uomini.
  Pao alz la mano e i guerrieri scomparvero.
  "Perch non hai gridato?" domand al ragazzo.
  "Ero certo che non mi avrebbero fatto del male" rispose Filippo. "Altrimenti Isa mi avrebbe difeso."
  "Hai fiducia in lui, e questo  molto. Sai tirar d'arco, vero?"
  "S. Isa mi ha insegnato."
  "Guarda quell'uccello, su quel ramo. Ecco il mio arco."
  Filippo prese l'arma e, poggiandosi alle stampelle, si alz.
  "La freccia deve passare fra le zampe della bestia, non colpire." 
  La freccia pass fra le zampe del pappagallo che vol via gridando.
  "Bene. Un leone, anche se zoppo,  sempre un leone. Son contento del tuo amico, Isa" e rivolgendosi nuovamente a Filippo disse:
  "L'arco  per te. Pao te lo dona."
  Filippo arross di gioia e strinse l'arco al petto come se qualcuno glielo stesse per portar via.
  In quel momento giunse Paul.
  "Il mio cavallo  tuo, come tua  la mia casa, o Pao!"
  "Il mio cuore  tuo" rispose il busheman. "Parla come il cuore ti dice, ch le tue parole mi fanno comprendere che hai molte cose da chiedere."
  "E cos. Mando via i ragazzi, per."
  "Rimarranno sempre ragazzi?" chiese Pao.
  Paul lo guard, meravigliato.
  Ma su quel volto impassibile da parer intagliato nel legno non riusc a legger nulla.
  "Perch?" domand a sua volta.
  "Rimarranno sempre ragazzi?" ripet Pao.
  "No. Fra pochi anni saranno degli uomini."
  "Quando il leopardo caccia non allontana i suoi piccoli. Fa' vedere loro come dovranno fare."
  "Ma non posso far conoscere loro cose che debbono rimaner segrete."
  "Che uomini saranno se non diamo loro fiducia? Ecco: saranno come i cani dei villaggi, che fanno solo ci che viene loro comandato. Una volta lasciati liberi nella foresta, muoiono."
  "Una sola parola ripetuta altrove, o Pao, metterebbe centinaia di persone in allarme causando forse disordini e guai."
  "Essi non parleranno."
  "La responsabilit sar tua, Pao."
  "La responsabilit  loro. Se credono di saper mantenere nei loro cuori ci che udranno, rimangano. Altrimenti vadano via."
  Paul guard i ragazzi.
  Questi non si mossero.
  "Parla, allora" disse Pao.
  "Devo narrarti prima alcuni fatti che ti faranno comprendere il perch di tante cose. Molto tempo fa, non so dirti quando, ma credo un centinaio d'anni, i primi bianchi sbarcarono su queste terre. Erano i nostri progenitori. Boeri. Essi si fecero amiche le trib ottentotte, si sparsero ovunque fino nei lontani campi; costruirono le loro case. La vita era dura, i pericoli immensi. Siccit, alluvioni, invasioni di animali, lotte contro i selvaggi. Eppure tutte queste difficolt furono vinte. Poi vennero gli Inglesi e la fecero da padroni. Ora la loro invadenza, il loro orgoglio, il loro disprezzo ci costringe ad abbandonare le terre dissodate dai nostri avi. Dobbiamo cercare nuovi pascoli, nuovi terreni. La stagione delle grandi piogge verr fra cinque mesi. Per quel tempo il gruppo che tu vedi attendato presso questo villaggio, deve aver raggiunto le nuove terre. Andries, il capo di questo gruppo, ha parlato con me. Io debbo cercare il luogo.
  "Cosa vuole da me il tuo capo?" chiese il busheman. "Ecco, i cafri..."
  "Chi sono?"
  "Gli zul. Essi sono stati finora nostri amici. Ciaka aveva dei patti con noi. Ma Ciaka  morto, cos m'ha detto Isa, e Dingaan non ha ancora parlato. Andries ha veduto delle cose che non gli piacciono. Interi villaggi indigeni sono stati abbandonati. Perch? C' la guerra forse? Cosa prepara Dingaan? Ecco che vuole il mio capo da te: sapere queste cose. Io gli ho detto che il tuo popolo  sul sentiero di guerra, che i vostri corpi sono dipinti per intimorire i nemici. Ho parlato delle 'Pantere rosse'. Ma Andries ha detto che forse  solo una guerra tra voi. Dingaan non attaccher i bianchi."
  "Dingaan pensa ed ordina. Ma Pao non  Dingaan e non pu conoscere ci che il Gran Re pensa ed ordina. Di' al tuo capo che io so solo che i guerrieri del Gran Re hanno attaccato i miei villaggi. E che debbo lottare per non far distruggere il mio popolo. Tu devi cercare il luogo per la tua gente. Cercalo. Pao ti augura che sia un buon luogo; altro non posso fare."
  "I tuoi uomini sono nella foresta. Essi vedono e ascoltano cose che noi non vediamo e non udiamo. Tu potresti farcele conoscere."
  "Altro chiedi?"
  "La foresta  il tuo regno. I sentieri che la percorrono son conosciuti da te come il palmo della tua mano. Quale via debbono seguire i carri? Dove possiamo andare?"
  "Oltre il fiume, alle grandi colline."
  "La via?"
  "Il sentiero della sete, vicino al guado,  ampio. I carri vi passano."
  "Ancora una cosa, Pao. Non molti giorni fa dei nostri villaggi sono stati assaliti. E vero?"
  "Il fumo degli incendi si vedeva ovunque e i lamenti dei feriti si perdevano nell'aria. Dei tuoi fratelli sono stati uccisi. "
  "Da chi?"
  "Gruppi isolati, credo. I miei uomini non incontrarono reggimenti."
  "Queste notizie" disse Paul rivolto ai ragazzi "non devono essere conosciute al villaggio. Grazie, Pao. Non ho da chiederti altro."
  "'Fior di granturco"' domand Isa, "perch fuggite di fronte a quelli che hai chiamato Inglesi? Sono di un altro colore, loro?" 
  "Sono bianchi" rispose Paul. "Bianchi come me e te. Ma parlano un'altra lingua; sono d'un altro popolo."
  "Se sono bianchi non sono un altro popolo."
  "Ecco, i Swazi sono negri, no?"
  "S."
  "Gli zul son negri, no?"
  "S."
  "Ma gli zul non sono Swazi, vero?"
  "S, ma sono lo stesso popolo. Altre trib, ma lo stesso popolo."
  "Cos gli Inglesi allora. Altra trib, ma stesso popolo."
  Paul cerc di spiegare, come meglio poteva, l'ardua questione. Disse anche che gli zul avevano combattuto i Swazi, eppure erano dello stesso popolo. Ma Isa non riusciva a convincersi.
  Allora parl Pao.
  "Ascolta, Isa. Possono cento bufali pascolare tutti insieme nel piccolo spazio che l'ombra d'un albero riesce a coprire? No; essi cercano perci un pascolo pi vasto. Ma in quello vasto, che l'ombra di mille e mille alberi non riesce a coprire, c' un bufalo solo. Ma ha mille corna e mille zampe. Tutti i bufali che gli si avvicinano sono vinti e scacciati. Allora il branco va e cerca un nuovo pascolo. Cos per 'Fior di granturco' e la sua gente. Ecco: l'uomo bianco fa molte cose, ha saputo fare e far ancora molte e molte cose. Ma non ha pi cuore. Non sa pi amare. Guarda noi, il popoio dei cespugli. Non abbiamo fatto molte cose. Viviamo cos, nudi come i padri dei nostri padri. L'unica nostra ricchezza  l'arco. In confronto con l'uomo bianco, siam privi di tutto. Spesso anche di carne. Dovremmo imparare dall'uomo bianco. Ma non vogliamo, perch non vogliamo perdere il cuore. Noi siamo pi felici di loro. Noi guardiamo al Gran Padre e Lui ci aiuta. E nessuno di noi lascerebbe morire il fratello di fame, quando avesse una sola radice da poter dividere con lui. Nessuno lo scaccerebbe. Se c' un posto, uno solo, libero, il fratello chiama il fratello. L'uomo bianco non fa pi cos. Egli ha perso la sua anima. Al suo posto ha messo le pietre che luccicano ed i fucili che uccidono. E con le pietre paga i suoi fratelli per farne degli schiavi e con i fucili uccide coloro che non vogliono farsi pagare. L'uomo bianco dovrebbe venire da noi e noi andare da loro. Solo cos, forse potremmo migliorarci entrambi."
  "Fior di granturco" abbass il capo.
  "E cos," disse "sei veramente saggio, o Pao. Il nostro popolo ha bisogno di gente come te."
  "No, il tuo popolo ha bisogno d'una sola cosa. Di ritornare ad avere fiducia nel fratello e amarlo; ha bisogno di ritrovare la sua anima."
  Un uomo apparve in quel momento sul sentiero e si ferm, ansando, di fronte a Pao.
  Isa s'alz di scatto. Anche "Fior di granturco" s'era voltato ad osservarlo.
  Il corpo del busheman luccicava per l'abbondante sudore che aveva sciolto le tinte mescolandole alla polvere, dando cos a quel volto, incavato e dolorante, un aspetto diabolico.
  Filippo aveva chiuso gli occhi, spaventato.
  Il fianco destro dell'uomo era squarciato; solo un colpo di lancia poteva averlo aperto cos. Malgrado la primitiva fasciatura, fatta con larghe foglie, il sangue si perdeva lungo il corpo.
  Isa riconobbe a stento in quella figura Hoomai, il capo del gruppo che viveva lungo il fiume.
  I guerrieri ch'erano con Pao s'erano avvicinati anche loro ed attendevano in silenzio.
  "Riposati" disse Pao "guarder la tua ferita." 
  "Molte cose sono accadute" rispose Hoomai con fatica. "Ascoltami."
  "Prima guarderemo il tuo corpo, poi ascolteremo" ripet Pao. "Sdraiati."
  "Ascoltami prima!"
  "Sdraiati."
  Hoomai obbed.
  Pao tolse le foglie e osserv la ferita.
  Mormor degli ordini ai suoi uomini e ben presto gli vennero consegnate delle foglie e dell'acqua.
  Con il sugo ottenuto pestando le foglie, Pao unse i bordi del lungo taglio; poi ve ne mise sopra delle altre, le leg ben strette con la camicia che Paul aveva offerto, fece bere al ferito un infuso di erbe che portava sempre seco e, sedendosi, disse:
  "Ora puoi parlare, Hoomai. T'ascoltiamo."
  "Oggi sono sei volte che il sole nasce da quando  accaduto ci che ti racconto. Io, con quindici del mio gruppo, seguivo la pista, come tu hai detto. Tutto il kraal delle 'Pantere' ha camminato a lungo finch non ha raggiunto i piedi delle montagne dal lato della 'grande valle'. Al tramonto un nuovo kraal le ha raggiunte."
  "Che segni portava?" chiese Isa.
  "Un leone in campo nero e su d'un lato quattro strisce bianche."
  "Il quarto reggimento!"
  "A notte venne un nuovo gruppo. Il grande scudo aveva un aj al centro e otto strisce nere. E all'alba il gruppo degli 'Gn', con sette strisce nere, s'un a loro. Lascio gli altri sulla pista e salgo sulla montagna. Gi, lontano, in fondo alla valle, vedo una nube bianca. Quando discendo, i guerrieri del Gran Re sono scomparsi. Leincio mi indica la foresta; si sono nascosti. Mando Leincio a vedere cos' la gran nube. Ritorna ch' notte. La gran nube sono bianchi. Bianchi che vengono con i loro carri. Tutti dormono nella notte. Il giorno dopo venti guerrieri zul vanno incontro alla colonna che avanza. Ma i loro corpi non portano i segni e i loro scudi sono bianchi."
  "Il segno dell'amicizia" interruppe Isa.
  "S. Il drappello raggiunge i carri. Uomini bianchi parlano con loro. E quando, a sera, giungono presso di noi, i bianchi accendono i fuochi, mangiano, cantano. E il drappello con loro. Poi le donne e i piccoli si ritirano sui carri. Pi tardi gli uomini li seguono. Solo pochi rimangono presso i fuochi. E il drappello con loro. Quando il sole ritorna, i carri si 
muovono. Il gruppo dei guerrieri del Gran Re  in testa. Uomini bianchi li seguono a cavallo. D'un tratto un urlo terribile. I carri si fermano; dal lato opposto ove siamo noi gli zul attaccano. I bianchi sparano. Uniti in forte gruppo respingono il primo assalto. Allora mi accorgo che ad attaccare non erano stati i kraal da noi seguiti, ma altri. La grande valle  piena di guerrieri del Gran Re. La battaglia dura molte ore. I bianchi hanno fatto indietreggiare i loro carri e si difendono bene. Anche loro sono molti. Con loro ci sono i guerrieri dalle giubbe rosse. Ecco che i 'Leoni' si lanciano; subito dopo gli 'Gn', e quelli dell"Aj'. Molti bianchi sono in terra, ormai. I 'Leoni', gli 'Gn', e gli 'Aj' li prendono di lato e i bianchi indietreggiano ancora. Ma i tre kraal sono terribili. Distruggono. Solo ora le 'Pantere' si muovono. Urlando si gettano contro i carri e fanno scempio delle donne e dei bimbi. Tutti vengono uccisi. Quando vedo i piccoli passati parte a parte dalle daghe, o gettati violentemente a terra e calpestati; quando vedo questo, dimentico che devo solo seguire la pista. Anche gli altri. Dimentichiamo di essere pochi, le nostre frecce parlano. Molte  'Pantere' cadono. 'Rosse' specialmente. Poi qualcosa mi colpisce e non comprendo pi nulla. Mi svegliano pi tardi gli urli degli sciacalli e le grida degli avvoltoi. La valle  disseminata di morti. I miei compagni hanno raggiunto il Gran Padre. Ora saranno felici."
  Pao non aveva battuto ciglio. Sembrava fissare un punto indefinito al di sopra degli alberi.
  Ma "Fior di granturco" non era riuscito a nascondere i suoi sentimenti ed aveva imprecato continuamente contro i barbari massacratori. Filippo aveva le lacrime agli occhi.
  "Puoi riposarti, Hoomai" disse Pao. Il suo viso era sempre impassibile. "Ma prima dimmi: chi guidava gli sciacalli?"
  Tutto il suo odio fu rivelato dalla parola "sciacalli", pronunciata in tono di cos alto disprezzo che Isa lo fiss in volto.
  Non l'aveva udito mai parlare cos.
  "Dingaan li guidava, il Gran Re" rispose Hoomai. "La grande valle ha visto la sua prima vittoria."
  "Non ne vedr altre" disse Paul.
  "I guerrieri del Gran Re sono dei forti combattenti. E Dingaan sa quello che vuole. La lotta sar dura e lunga. "
  Pao parlava lentamente, assorto.
  "Dingaan vincer. Egli distrugger i bianchi e chiunque s'opporr alla sua volont. Il suo piano  astuto. Attirare in tranelli organizzati i vari gruppi e distruggerli... Ascolta 'Fior di granturco'. Fatti nuovi, sanguinosi, che hanno turbato il tuo cuore, come hanno dilaniato il mio, sono accaduti. Credi che il tuo capo, quando sapr, vorr ancora mettersi in marcia?"
  "Credo di s. Dobbiamo cercare nuovi pascoli."
  "Il sentiero ti  stato indicato. Se udr qualcosa di nuovo, te lo dir."
  " un commiato?"
  "Se dovete andare, questo  il momento. Pi tardi Dingaan vi sbarrer la strada."
  "Non potremo muoverci prima di dieci giorni. E gi sar un far presto. Attendiamo un nuovo gruppo."
  Pao medit. Poi chiam i suoi uomini.
  "Con il nuovo sole sarete alla 'citt morta'. Attenderete l i nostri fratelli. Hoomai ed io rimarremo con l'uomo dai capelli dorati."
  "Ma io..." mormor Hoomai.
  "So. Ma le nostre frecce non rimarranno immobili. Credo che saremo noi a dare l'ordine di attaccare. Non troveremo pi le 'Pantere rosse' isolate. Dingaan s' mosso e con lui i suoi guerrieri. Attaccheranno. Ma chi, se non i bianchi? I nostri villaggi o sono distrutti o abbandonati. I Swazi, i Pondo, i Temb, i Mascona e tutti gli altri Bant sono sotto il dominio del Gran Re. Egli attaccher i bianchi. Ed essi sono qui in gran numero e si preparano a partire. Vedi, 'Fior di granturco', faremo pi di quanto richiesto: ti seguiremo!"
  Sorrise.
  Poi, rivolto ai suoi uomini, prosegu:
  "Amoe, Krofir, Simai, riprendete la pista. Altri vi seguiranno domani. Tutti voi potete andare, ora."
  Si allontanarono chi per seguire i guerrieri del Gran Re, chi per raggiungere la 'citt morta'.
  Quando tutti furono scomparsi, Paul chiese:
  "Vuole Pao venire nelle nostre case?"
  "Le case di pietra," fu la risposta "chiudono le orecchie. Grazie, ma non vengo. Parla al tuo capo e fammi sapere cosa decide.  importante."
  "Lo far. Addio; ci rivedremo al nuovo sole."
  "Al nuovo sole."