  "Dove sei stato?"
  Isa si volt di scatto.
  Aveva atteso apposta la notte per non farsi scoprire; era entrato senza far rumore nella casa di Anna, ed invece...
  "Vieni qua" disse la donna.
  Isa le si avvicin.
  "Non hai messo n i pantaloni, n la camicia. Prendi freddo cos."
  La donna si tolse lo scialle di lana, un grosso scialle marrone che portava sempre la notte, e lo mise con cura sulle spalle del ragazzo.
  "Non devi pi andar via senza dirmelo. Son due giorni che t'aspetto. Vai a dormire ora, che devi essere stanco."
  Isa era stupito.
  Non sapeva cosa dire. Amebais, la nutrice, l'avrebbe frustato per una scappata simile, sempre che Amebais se ne fosse accorta e preoccupata.
  Sent qualcosa vibrargli nel cuore e fu l l per abbracciare Anna.
  Ma la donna tese il braccio:
  "Vai,  tardi" disse.
  Lo slancio gli si smorz a met. Sussurr un "buona notte" e and a sdraiarsi.
  Ma non dorm. 
  Perch Anna lo aveva atteso?
  Perch gli aveva messo lo scialle sulle spalle?
  Forse perch gli voleva bene?
  Ma allora perch non aveva voluto abbracciarlo?
  Non sapeva cosa rispondere.
  Si rigir lungamente nel letto e appena fu giorno usc fuori.
  "Se vuoi," gli disse Anna ch'era gi in piedi a preparare la colazione, "se vuoi puoi aiutare gli uomini a scaricare i carri. Sono giunti ieri."
  Isa li aveva gi veduti; ma non disse nulla.
  "Il leopardo s' pi visto?" chiese.
  "No. Ma fanno sempre la guardia."
  "Non lo prenderanno."
  "Perch? "
  "Solo 'Fior di granturco' riuscirebbe a prenderlo." "Chi?!"
  "'Fior di granturco', il mio amico."
  La donna rise.
  "Non sapevo che Paul avesse anche un altro nome: 'Fior di granturco'!..."
  "Non devi canzonare. Egli  migliore di tutti voi. Se fosse un Swazi sarebbe gi un Ring-kop."
  "Non puoi proprio dimenticarli!" sospir Anna.
  Isa non rispose. Usc, avvicinandosi al carri.
  " ritornato il cafro!" grid Enrico, un giovanottone biondo.
  George si sporse da un carro.
  "Ehi, tu!" chiam rivolto ad Isa. "Dove sei stato? Lo sai che non ti devi muovere senza farmelo sapere?"
  "Lo so."
  "Se ci riprovi ancora sentirai la sferza!"
  "Lo so."
  "Anima nera! Che gli  saltato in mente a Paul, Dio solo lo sa! Metterci fra i piedi un selvaggio..." 
  Borbottando George rientr nel carro. Isa se ne and verso l'ultimo della colonna.
  L incontr Filippo.
  Accovacciato in terra guardava innanzi a s, immobile.
  Isa gli si ferm di fronte.
  Di quel viso butterato dal vaiolo, dal naso schiacciato e i capelli rossi che gli scendevano abboccolati fin sulle spalle, lo colpivano gli occhi.
  Occhi celesti, luminosi, che parevano rispecchiare il cielo. Lo scrut a lungo, senza che il ragazzo si muovesse o distogliesse lo sguardo dal punto indefinito che stava fissando.
  "Sei maschio o femmina?" chiese improvvisamente Isa.
  Solo allora l'altro lo guard.
  "E tu chi sei?"
  "Isa."
  "Maschio o femmina?"
  "Sono un guerriero, io!" rispose Isa gonfiando il petto.
  "Sei bianco?"
  Prima di rispondere ristette un attimo incerto, poi disse:
  "La mia pelle  bianca, ma io sono Swazi!"
  Provava gusto a dirsi Swazi tra i bianchi. Essi temevano i Swazi, pur disprezzandoli. E come fra la sua trib, dopo la grande prova, aveva gridato che lui era un bianco e gli altri degli sciacalli dipinti di nero, cos ora era felice di dirsi negro.
  I bianchi lo chiamavano cafro?
  Ebbene, sarebbe stato un cafro.
  "Io sono Filippo" disse l'altro "e mi piacerebbe essere un guerriero Swazi."
  Questo sconcert Isa. Era il primo ragazzo che udiva desiderare di essere come lui. Il primo a cui sarebbe piaciuto essere un Swazi.
  "Tu... un guerriero, tu?!"
  Non seppe dir altro; e per la sua stessa confusione gli venne da ridere.
  L'altro lo fiss con i suoi occhioni celesti ed Isa smise.
  "Volevo dire..."
  "Se sei Swazi, perch sei tra i bianchi?"
  "E stato 'Fior di granturco'; e Pao."
  "Chi sono?"
  "Non conosci 'Fior di granturco', Paul, il cacciatore? "
  "Ah, Paul! S,  mio amico.  lui che mi ha regalato questo."
  Sollev un lembo d'uno straccio che ricopriva una cesta ed il musetto aguzzo d'un dix-dix fece capolino belando.
  " molto piccolo" disse Isa.
  "Paul dice che non ha neppure otto giorni. Gli devo dare il latte con il cucchiaino. Vedi, ha come una stellina nera sulla fronte. Ti piace?"
  "S.  bello. Quando te lo ha portato 'Fior di granturco'?"
  "Sei giorni fa."
  "Allora  ritornato!"
  "No. Io ero alla mia fattoria. A cinque giorni di strada da qui."
  "E 'Fior di granturco'?"
  " ritornato indietro. Andava al villaggio dei Monrei."
  "A che fare?"
  "Non lo so."
  "Perch tu sei venuto qui?"
  "Paul ha parlato con mio padre e con gli altri della fattoria. Il giorno dopo siamo partiti. Prima per Paul m'ha portato il cucciolo."
  "Perch t'ha portato il dix-dix?"
  "Perch  mio amico. Mi vuole bene. Quando non ha da fare, viene sempre a trovarmi. E mi porta sempre qualcosa."
  Isa era desolato. Il suo unico amico bianco non voleva bene soltanto a lui. Fremeva: era geloso.
  Filippo ricopr il cucciolo, poi disse:
  "Mi piace il nome che gli hai dato."
  "Cosa?" domand Isa, distolto dalle sue riflessioni.
  "Dicevo che mi piace come hai chiamato Paul. 'Fior di granturco'. Un bel nome. Gli vuoi bene?"
  "Non lo so. Mi piace stare con lui."
  "Chi  Pao?"
  "Un grande guerriero."
  " un Swazi?"
  "No. Un uomo dei cespugli."
  "Uno del piccolo popolo! Oh, come vorrei conoscerlo!"
  "Cosa sai tu del piccolo popolo?"
  "Me l'ha detto Paul."
  "Ah!... Se non hai paura, un giorno te lo far conoscere. "
  "Non ho paura."
  "Sono stato ieri da lui. E mi ha detto che verr qui. Vedi, questo  l'arco che lui m'ha regalato."
  Filippo lo prese e l'osserv con curiosit.
  "Tu sai tirare?" chiese.
  Isa sorrise. Prese una freccia, l'incocc; poi disse: "Cosa vuoi che colpisca?"
  Filippo indic un ramo sottile d'una quercia.
  "Quello!"
  La freccia sibil nell'aria e si conficc nel ramo.
  "Sei bravo!"
  Disse solo queste parole. 
  Ma i suoi occhi esprimevano un'ammirazione vivissima.
  Era la prima volta che Isa si sentiva guardato cos. E ne fu felice.
  "Se vuoi" esclam allegramente "ti posso insegnare. Alzati!"
  "Un'altra volta, Isa."
  "Ora. Alzati."
  "Io..."
  "Alzati. O grider a tutti che sei una femmina e che hai paura di toccare l'arco. Avanti, su."
  Il ragazzo non si mosse.
  "O non vuoi perch l'arco  mio; d'un trovato?"
  "No, non  per questo.  che io..."
  "Alzati, allora."
  Isa si chin e strinse Filippo fra le sue braccia tentando di sollevarlo.
  In quel momento la frusta gli sibil sul capo e s'abbatt sulle sue spalle lasciandogli un lungo segno sanguinante. S'alz di scatto. E nuovamente la frusta lo colp. E questa volta in pieno viso. Il ragazzo barcoll; gli occhi gli si velarono di lacrime; ma strinse i denti e prepar l'arco.
  "No, Isa! No!"
  Una donna si slanci verso lui e si mise di fronte all'uomo che l'aveva colpito.
  "Ora, se vuoi, tira pure!" disse.
  Era Anna. Isa stette immobile, fremente d'ira, con l'arco teso. Poi tolse la freccia e si allontan.
  L'uomo che l'aveva colpito gli grid dietro: "Se oserai toccare ancora una volta mio figlio, sar la tua fine, bastardo!"

  Per tutto il giorno vagol lungo il fiume rimuginando tetri pensieri di vendetta. 
  Molte volte fu sul punto di ritornare al villaggio per colpire l'uomo che l'aveva frustato.
  Cosa aveva fatto per meritare ci?
  Aveva parlato con Filippo; aveva voluto insegnargli a tirar d'arco. Ecco come era stato ricompensato.
  E poi Pao diceva che doveva esser lui a voler bene!
  Ma come, se era stato gentile e la frusta l'aveva colpito?
  Le sue dita passavano leggere sulla ferita che il cuoio sottile gli aveva aperta sul viso. Raccolse delle erbe e ve le poggi per spegnere il bruciore.
  Ma non c'era nessuna erba che potesse spegnere il bruciore che gli ribolliva nel petto.
  La colpa era di Filippo. Solo sua. Perch non si era voluto alzare.
  "Ha paura dell'arco e di me. Bene. Far paura a tutti. Far vedere a tutti se sono un 'orzowei' o un guerriero. S! Ritorner al villaggio e lo vedranno. Ritorner anche da Amnai e lo far vedere anche a loro."
  Bastardo!
  Non comprendeva il significato della parola, ma dal tono con cui gli era stata detta, doveva significare la stessa cosa di "orzowei". Anche i Swazi la pronunciavano con quello stesso disprezzo.
  No; non sarebbe rimasto pi con i bianchi. Essi erano uguali al Swazi. Volevano solo la gente della loro trib, non i trovati.
  "Prendo le mie cose e ritorno nella foresta."
  Lo ripet a se stesso cento e cento volte. E quando la decisione gli si fu ben radicata nell'animo, ritorn al villaggio.
  Entr nella casa ove era stato con "Fior di granturco", si stracci di dosso gli abiti e rimise la pelle di leopardo. Proprio quella mattina ve l'aveva riportata per far contenta Anna. 
  Ora non avrebbe indossato pi i vestiti dei bianchi. Se ne andava. Sarebbe ritornato fra gli uomini dei cespugli. Erano piccoli, s, ma avevano il cuore grande.
  "Isa!"
  Sul vano della porta era comparsa Anna.
  "Isa, la cena  pronta."
  "Non mangio la tua roba. E non manger pi nulla che sia di voi tutti. Vattene!" disse.
  "Aspettiamo te, Isa.  tardi e i ragazzi hanno fare" mormor dolcemente la donna.
  "Vai via. Non voglio pi stare con te."
  "Ti fa molto male la ferita?"
  "Non sento nulla. Vattene e lasciami passare.
  "Come vuoi, Isa."
  Anna si trasse da parte lasciandogli il passaggio libero.
  "Quando vorrai ritornare la mia casa sar sempre aperta per te."
  "Non ritorner."
  "Come vuoi."
  La donna si avvicin lentamente alla finestra.
  "Ehi, Isa; guarda!"
  Nel piazzale c'era Filippo.
  Isa l'aveva udito poco prima chiamare qualcuno.
  Era accucciato in terra. Il sole che stava per scomparire nella foresta, dava dei riflessi di fuoco al lunghi riccioli.
  Stringeva fra le braccia qualcosa che zampettava. Il dix-dix. Filippo chiam ancora e dalla casa vicina un uomo usc correndo. Dissero qualcosa, poi l'uomo, chinatosi, lo sollev. In quel momento la coperta che ricopriva le gambe del ragazzo, cadde.
  Isa rimase impietrito dallo stupore.
  Filippo aveva una sola gamba.
  "Per questo stamane non si  alzato" mormor Anna come parlando a se stessa. "E gli sarebbe piaciuto farlo. M'ha raccontato tutto, quando tu sei andato via. Ed ha pianto tanto. Ma suo padre credeva che tu lo stessi insultando."
  "Quando gli  successo?" domand Isa.
  "La gamba? Molti mesi fa. Dieci o dodici. Portava da mangiare al padre e agli uomini dei campi, quando un serpente l'ha morso. Il dottore  riuscito a salvarlo, ma la gamba l'hanno dovuta amputare."
  "Perch non l'ha detto?"
  "Non lo dice mai a nessuno. Anzi, oggi sorrideva stando con te. Da quando gli  accaduto il terribile fatto non parla pi con nessuno, eccettuato Paul e i suoi genitori. Ha paura che i ragazzi lo canzonino e che i grandi lo compatiscano."
  "Suo padre m'ha frustato, per!"
  "Ma lui non voleva. Ed ha pianto."
  "Lo... lo posso salutare? Gli regaler una freccia. Sar contento? "
  "Credo di s. L'andremo a trovare domani mattina."
  Anna gli tese la mano. Isa vi poggi la sua, timoroso. Per la prima volta nella sua vita usc stretto per mano, come un bimbo accompagnato dalla mamma.
  Per la prima volta prov la pi dolce sensazione che ad un fanciullo c dato godere.

  "Ehi, l! Che succede?"
  Al grido Isa balz dal letto.
  Si udirono grida e passi precipitosi. Poi due colpi di fucile.
  Il ragazzo s'avvicin ad un uomo appostato dietro un muro.
  "Cosa accade?" domand.
  "Il ladrone  nella stalla di Hangens, quella l in fondo. "
  Il leopardo era venuto nuovamente. 
  Isa s'avvicin furtivamente alla stalla, come lui solo sapeva fare fra tutti quegli uomini, ed osserv.
  L'unica giovenca che vi si trovava giaceva sgozzata e dilaniata fra la paglia, ma il leopardo non c'era.
  Isa annuso l'aria.
  Il selvatico doveva essersi rintanato in qualche angolo. Si sentiva il suo odore.
  Bisognava attendere.
  Proprio vicino alla stalla una quercia s'ergeva maestosa.
  Isa si arrampic ed attese.
  Passarono delle ore. Lunghe, snervanti.
  Gli uomini avevano circondato il basso edificio ed acceso dei fuochi.
  No, non erano dei bravi cacciatori. Non sapevano attendere. Isa era sempre immobile con l'arco pronto. Sarebbe stato fermo cos, se fosse stato necessario, anche un giorno intero.
  La foresta gli aveva insegnato che la pazienza  la prima arma. Solo chi  paziente, vince.
  Gli uomini si stancarono.
  Qualcuno grid qualcosa. Il leopardo rugg.
  Gridarono ancora e i fuochi furono spenti.
  Isa guard.
  Vide gli uomini nascondersi dietro i cespugli che fiancheggiavano la strada, mentre due di essi si avvicinavano al suo albero. Con una corda legarono al tronco, dopo averlo tolto dal sacco, un piccolo animale che piangeva disperatamente.
  "Il dix-dix di Filippo" mormor Isa.
  "Andiamo, svelto!" disse uno dei due.
  "Non si scioglier?"
  "L'ho legato bene. Via ora! "
  "Una trappola" pens Isa "una trappola per la grande pantera!"
  I belati del cucciolo si facevano sempre pi insistenti e lamentosi.
  Aveva fiutato il pericolo e cercava di strappare il laccio che lo teneva prigioniero; e chiamava, chiamava per essere aiutato, difeso.
  Per la prima volta Isa pens ad un animale come ad un essere vivente. Il cucciolo era l, solo; stava per affrontare un nemico che con una sola zampata l'avrebbe schiantato.
  Se fosse stato con suo padre e sua madre, poteva sperare di salvarsi. Essi avrebbero fatto di tutto per difenderlo. Se non altro si sarebbero fatti sbranare loro, per dar la vita a lui. Sarebbe vissuto tranquillo, ruzzando fra l'erba alta, cozzando per gioco con gli altri cuccioli.
  Invece...
  Era proprio come lui. Solo, senza nessuno che lo aiutasse.
  Ma lui, Isa, aveva vinto.
  S; per lui non era mai stato legato ad un tronco di fronte ad un nemico pronto ad ucciderlo.
  Ma il cucciolo poteva star tranquillo. C'era Isa. Avrebbe evitato lui che la grande pantera lo toccasse. Scivol silenziosamente lungo il tronco e s'allung in terra.
  Il dix-dix gli si avvicin tremando.
  "Stai gi!" sibil Isa.
  Come se la bestiola avesse compreso, si strinse al corpo del ragazzo e smise di belare.
  In quello stesso momento un'ombra nera balz dalla cupa occhiaia della finestra e si raggomitol in terra.
  Isa prepar la freccia ed attese.
  Bisognava fare attenzione.
  Con un solo balzo, malgrado dall'albero alla stalla ci fossero pi di dodici passi, la grande pantera poteva raggiungerli. 
  Bisognava colpire mortalmente al primo colpo.
  Il dix-dix si mosse e bel.
  Qualcosa saett nell'aria.
  Rapido come un fulmine il ragazzo si gett di lato, mentre il leopardo toccava leggero terra.
  "Non tirate! Non tirate!" grid qualcuno. "C' un ragazzo!"
  La belva rugg e balz via.
  Tutto era accaduto cos rapidamente che solo in quell'istante Isa pot tirare. Dal ruggito di collera e di dolore del selvatico comprese d'aver colpito.
  Nello stesso tempo echeggiarono alcuni colpi di fucile.
  Ma la belva era ormai lontana.
  "Tutta colpa tua!" grid George accorrendo.
  "Lo dicevo io" esclam un uomo avvicinandosi.
  "Ma chi era il ragazzo?" chiese un altro.
  "Il cafro!"
  Tutti gli furono attorno.
  Isa slegava tranquillamente il cucciolo.
  "Volevi farci vedere la tua bravura, eh? E hai visto con quale risultato? Il ladrone  libero un'altra volta."
  "Pensare che era proprio a tiro del mio fucile!"
  "Se non c'era lui, a quest'ora..."
  "Dovremo proseguire a montare la guardia per te, muso nero. "
  "E finitela!" disse una voce. "Non  che un ragazzo, in fondo!"
  Isa alz gli occhi.
  L'uomo che aveva parlato era lo stesso che la mattina l'aveva colpito con la frusta.
  Prese fra le braccia il cucciolo e s'alz.
  "Tieni" disse " di Filippo, ed aveva paura." 
  Si fece largo tra gli uomini e s'allontan correndo nella stessa direzione del leopardo.
  "Ehi, tu! Fermati... fermati!"
  Ritorn la sera seguente.
  Buss alla porta del vecchio George.
  "Che vuoi?" chiese questi quando ebbe aperto.
  "Tieni."
  Sollev la mano mostrando ci che in essa stringeva.
  " la testa del ladrone. La sua. Era cieco da un occhio."
  Il vecchio la prese. Il sangue era raggrumato intorno al sangue recente.
  "Come hai fatto?"
  "Il veleno del piccolo popolo  lento, ma uccide. Basta aspettare. La grande pantera non verr pi. Addio!"
  "Ehi, ragazzo, senti!"
  Ma Isa era gi sulla porta di Anna ed entr senza voltarsi.