  Risvegliandosi, Isa trov al suo fianco l'arco e le frecce.
  "Fior di granturco" non aveva avuto paura.
  Egli dormiva ancora ed Isa gli si avvicin.
  E mentre lo osservava, si toccava il viso; e confrontava il colore della sua pelle con quella dell'uomo.
  Non c'era nessun dubbio. Era proprio un bianco.
  "Che fai?" chiese "Fior di granturco" improvvisamente, sedendosi sul letto. "Eh, ...ohi, ma vieni qui, fammi vedere!"
  Balz in piedi e, tenendolo per un braccio, si avvicin alla finestra.
  "Perbacco!"
  Non seppe dir altro. Lo scrut in ogni parte; gli tolse la pelle del leopardo; poi, scrollando il capo, esclam:
  "Non c' dubbio, ragazzo mio, tu sei un bianco. E, s! Mica sbaglio, io. O un bianco o un incrocio. Chi sei tu?"
  Isa sorrise.
  "Un bianco. Lo hai detto."
  "Lo sapevi?!"
  "S, da molte lune. Per questo i Swazi mi hanno scacciato dopo la grande prova."
  "La grande prova?!"
  "S." 
  Isa raccont brevemente ci che gli era accaduto; l'incontro con Pao; la cacciata dal villaggio ed il ritorno dai busheman.
  "Poi" disse "ho incontrato te. E ho detto: Ora debbo conoscere gli uomini bianchi, e sono venuto."
  "Va bene. La situazione  differente ora. Io non ho nulla in contrario a tenerti. Conosci il nome dei tuoi genitori?"
  "Anche Pao me lo ha chiesto. L'ha domandato anche ad Amnai, quando siamo andati a trovarlo. Ma nessuno conosce il loro nome. La foresta  mia madre."
  "Ascoltami, Isa. Io ti terrei volentieri, ma non posso. Debbo viaggiare e tu invece hai bisogno di restare al villaggio per imparare ci che un bianco deve sapere.
  "Io star con te, se no andr via!"
  "Se vuoi stare con me devi imparare a vivere come i bianchi. Vieni, ora."
  "Dove mi porti?"
  "Fra gli uomini di queste case."
  Malgrado l'ora mattutina la vita, nel modesto villaggio, gi ferveva.
  Gli uomini si affaccendavano attorno ai carri, pronti a recarsi nei campi lontani. Un gradevole profumo di carne arrostita si spandeva nell'aria.
  Tutti rimasero stupiti nel vedere Paul in compagnia del selvaggio e gli si strinsero attorno.
  "Questo" disse Paul " il ragazzo che ieri ha salvato Irghin dal cobra.  un bianco" soggiunse "vissuto con i Swazi ed i busheman... Vuol stare con me. Ma voi sapete che io non posso tenerlo."
  Gli uomini annuirono.
  Anche le donne ora si erano fatte da presso, mentre i ragazzi facevan capolino tra le loro vesti.
  "Perci" prosegu Paul "vi prego di tenerlo con voi. Quando avr imparato a vivere come un essere civile, lo porter con me."
  Si guardarono in faccia l'un con l'altro.
  Poi uno chiese:
  "Possiamo fidarci, Paul?"
  Isa non comprendeva la lingua boera, ma dall'espressione del viso di colui che aveva parlato, cap cosa era stato chiesto.
  Prese una freccia e la consegn all'uomo.
  "George" disse sorridendo Paul "ll ragazzo ha risposto. Potete fidarvi. Certo, sul principio sar un po' duro tenerlo a freno. Ma sembra un tipo in gamba."
  "Non sar stato mandato qui con il compito di spiarci?" domand un anziano.
  "Potrebbe anche darsi" rispose Paul. "Non lo sappiamo. Ma a gente accorta come voi non sfuggir se  una spia o meno. Comunque  un bianco..."
  "Un selvaggio!" interruppe uno.
  "S, selvaggio. Per questo dobbiamo rimetterlo in sesto."

  "Fior di granturco" si ferm due settimane.
  E per due settimane Isa fu la sua ombra.
  Nella foresta, nei campi, lungo il fiume, ovunque Paul andava egli lo seguiva.
  Cos il ragazzo impar mille piccole cose. A mangiare ad un tavolo e a dormire in un letto; ad usare le posate e a lavarsi con il sapone. A fare, insomma, tutto ci che un ragazzo bianco impara, senza accorgersene, nei primi anni della sua vita.
  Ma per Isa furono giorni duri.
  Solo per amore di "Fior di granturco" riusc ad imparare. Per "Fior di granturco" che, se pur duro di modi, era riuscito a conquistare il suo cuore. Per lui, dimenticava persino i busheman e Pao.
  Un giorno Paul gli dlsse: 
  " ora di togliere la pelle di leopardo, Isa."
  "Perch?"
  "Perch un bianco non pu girare vestito in quel modo. Devi mettere dei panni come i miei."
  "Ma il leopardo  mio. L'ho ucciso io!"
  "Ti ho fatto cucire un paio di pantaloni."
  "La pelle della grande pantera mi copre meglio."
  "Metterai i pantaloni, ora."
  "Ora?! Perch, 'Fior di granturco'? Mi hai detto di mangiare con questi arnesi, ed io ho mangiato; mi... "
  "S!" rise Paul "con la stessa grazia di uno scimmione."
  "Mi hai detto di dormire sul letto, e ci ho dormito. Ma ora tu vuoi togliermi la 'mia' pelle!"
  "Isa!"
  Il ragazzo tacque. Fiss negli occhi Paul; vi vide un segno dl rincrescimento, e si alz.
  "Dove sono i pantaloni?" chiese sommessamente.
  "Di l."
  Rientr poco dopo a testa china.
  I pantaloni gli giungevano a met ginocchio. Ed erano un po' stretti.
  Si ferm dinanzi a Paul senza dir nulla e senza guardarlo in viso.
  "C'era anche una camicia vicino al pantaloni" disse Paul. "Non l'hai vista?"
  L'assenza fu pi lunga; ma Isa entr ridendo, contento di s.
  "Ho messo la camicia," dlsse, e fiss negli occhi Paul.
  La camicia usciva fuori dei pantaloni e la pelle di leopardo la ricopriva tutta.
  "Isa!" sospir l'uomo.
  "C' qualcosa che non va?"
  Isa era sincero. Aveva obbedito a Paul e nello stesso tempo aveva ridato fiducia a se stesso. 
  "Isa, non puoi tenere la pelle sugli abiti."
  "Sono vestito come vuoi tu e come voglio io. Che c' di male?"
  "No, Isa. Se vuoi rimanere con me, devi togliertela."
  La pelle cadde ai suoi piedi.

  Una mattina, ai primi bagliori del giorno, "Fior di granturco" usc senza rumore dalla stanza. S'assicur un grosso fardello sulle spalle, mise in testa un cappellone a larghe falde e prese il fucile.
  Ma mentre si avvicinava all'abitazione di George, l'anziano, un pensiero improvviso lo fece tornare indietro.
  Sul pavimento dell'ingresso, con un pezzo di carbone, fece degli strani segni.
  Un cerchio; e nel cerchio una pelle di leopardo ed un cappellone simile a quello che portava. Poi, sorridendo, usc.
  Alcuni uomini l'aspettavano. Gli consegnarono delle lettere e Paul si allontan di buon passo sul sentiero dei carri.

  Aveva percorso s e no cinque miglia, quando una freccia gli sibil sul capo. Si gett a terra pronto a sparare.
  Un sibilo, ed una seconda freccia si conficc nel terreno a poche dita dalla sua testa.
  Allora rise e si alz.
  "Mi hai messo paura, Isa!" grid.
  Il ragazzo usc dai cespugli che lo nascondevano.
  "'Fior di granturco' non  leale" disse imbronciato.
  "No. Isa. Io..."
  "E non  neppure scaltro abbastanza" prosegu il ragazzo. I suoi piedi sembrano montagne ed il suo passo  pi pesante di quello di un elefante irritato.
  Avresti svegliato anche quella donnaccia di Amebais dopo il ballo dei 'grandi fiori'!"
  "Ma io..."
  "Non mi volevi salutare. Perch?"
  Isa s'accost all'uomo e timidamente gli tocc un braccio.
  "Mio piccolo selvaggio" rispose Paul mentre gli scarmigliava con un gesto affettuoso i capelli "non volevo dirti addio, perch mi dispiace andare. Ecco perch col mio passo da elefante irritato ho cercato di non far rumore. Ma tu sei come gli animali della foresta. Dormi, e le tue orecchie sentono e i tuoi occhi vedono."
  "Vengo con te?" supplic Isa.
  "Ritorner alla terza luna nuova. E ricorda: soffrirei moltissimo se non ti ritrovassi. E voglio che tu, allora, sii come lo desidero."
  "Saresti felice?"
  "Sarei fiero e felice."
  "Cercher di diventare come tu desideri. Ma ritorna presto."
  L'uomo l'abbracci.
  "Addio!" disse.
  "Torna presto."
  A casa Isa rimase a guardare lungamente il disegno di Paul. Quando George l'and a chiamare, lo trov accucciato in terra che fissava immobile il pavimento.
  "Ehi!" chiam.
  Isa non sent.
  "Ehi, cafro!"
  Segu lo sguardo del ragazzo e vide lo strano disegno.
  "L'ha fatto Paul?"
  Attese una risposta, poi mormor:
  "A volte  proprio pazzo quell'uomo. Andiamo, c' da lavorare! Il mistero di quei segnacci lo svelerai dopo, quando non avrai da fare."
  Ma per Isa non c'era mistero.
  Il cappello era "Fior di granturco"; la pelle di leopardo, lui, Isa. Ed il cerchio che il racchiudeva diceva chiaramente che ognuno era vicino all'altro, per sempre.