  L'albero sacro del villaggio, il vecchio colossale baobab, rosseggiava tutto sotto la carezza del sole nascente.
  Isa rimir con una certa emozione il villaggio: il gran piazzale, la capanna del Consiglio. Il suo sguardo corse fino in fondo ove, isolata, si drizzava la capanna di Amebais, la nutrice. S'aggiust sulle spalle la pelle del leopardo e s'avvicin correndo alle siepi di recinzione.
  Ecco il tucul. Entr.
  "Isa!... Lo sapevo che saresti tornato!"
  L'anziano Ring-kop lo strinse fortemente a s; poi disse:
  "Fatti vedere. Ti sei fatto un bel ragazzo. E... questa pelle? Le ferite? Racconta, su; parla... Sono stato molto in pensiero per te."
  Il ragazzo narr, colorandoli di tinte fosche, i pericoli in cui era incorso.
  Era orgoglioso di s. Si vedeva.
  Ma non parl di Pao e degli uomini dei cespugli. Sapeva che era vietato avvicinare i busheman.
  "Ti dovrai presentare al Gran Capo" disse Amnai. "Ma non portare la faretra e l'arco. Sono del piccolo popolo."
  "Chi te lo ha detto?"
  "Chi non conosce le loro frecce?"
  "Che mi dici di fare, Amnai?" 
  "Lascia nella capanna l'arco."
  "Ma  mio!"
  "Avrai la tua zagaglia, il tuo tucul; ma non potrai mai avere l'arco degli uomini dei cespugli.  la legge."
  Pi tardi Isa entr nella "Grande Casa". E come la prima volta lo stregone gli venne incontro.
  Nessuno dei guerrieri che gremivano la sala si alz. Amnai soltanto; e fu lui solo che inton il canto della vittoria dell'uomo sulla foresta. Nessuno gli fece coro.
  Isa, immobile nel centro della capanna, fissava un punto indefinito.
  Ricordava che quando gli altri ritornavano dalla grande prova, il canto dei guerrieri si spandeva sin nel folto della foresta, mentre il vento ne portava l'eco fino al fiammeggiante deserto.
  Perch ora a lui non era dato lo stesso onore?
  Perch il Gran Capo non si era alzato per abbracciarlo?
  Perch, perch tutto questo?
  "Grazie, Amnai," disse "ma non finire il canto. I prodi Swazi non mi hanno veduto entrare."
  Avrebbe voluto piangere per la rabbia, il dolore; impellente era il desiderio di fuggir via; d'esser solo.
  Invece prosegu con voce ferma, tagliente:
  "E allora lo dico forte:  ritornato Mohamed Isa, l"orzowei'. Egli s' guadagnato il suo posto. La giungla l'ha visto uscire vittorioso delle sue insidie, e la grande pantera ha pagato il suo tributo al giovane guerriero. Che i cacciatori, se cacciatori vi si pu chiamare, si alzino."
  Solo il Gran Capo si mosse.
  "La foresta t'ha restituito e hai pagato con il tuo sangue il tributo. I Swazi tutti, ed io, ammiriamo il tuo coraggio. Ma tu hai mancato."
  "Cosa ho fatto?" 
  "Parli Sem-husci."
  "Gi l'ho detto. Il ragazzo  amico del piccolo popolo. L'ho seguito. L'ho visto mangiare con loro. L'ho visto cacciare con loro. Per questo egli  sfuggito alla mia zagaglia. Era ben guardato."
  "Nessuno mi  mai stato intorno. Sem-husci mente! Si vergogna di dire che, incontrato il piccolo popolo sul suo cammino, ha avuto paura delle sue frecce e s' ritirato."
  "Ma tu" chiese il Capo "hai visto gli uomini dei cespugli?"
  "Li ho visti. Uno di loro mi ha curato. Ho mangiato e cacciato con questo uno. Egli  un bravo guerriero."
  "Conosci la legge?"
  "Chi non conosce la legge? Anche le pietre la conoscono. Ma essi sono stati buoni con me. Perch avrei dovuto uccidere?"
  "Perch questa  la legge. Un Swazi non pu vivere con i piccoli uomini. Noi e loro siamo nemici. Ma gi, tu non sei un Swazi!..."
  "Uno di loro m' stato amico; non potevo uccidere."
  "Hai agito cos solo perch sei un 'orzowei', un trovato. Ma come nella foresta sei stato trovato, cos nella foresta ora dovrai ritornare."
  "Perch? Che colpa ho io se la mia pelle  chiara, se mi chiamate trovato? Io ho amato il villaggio; voi. Ho obbedito alla legge. Ho superato la grande prova. Perch volete ora scacciarmi? Perch?" Isa urlava, piangeva, mentre si rivolgeva a tutti i guerrieri.
  Ma nessuno rispose. Era come se lui non ci fosse.
  "Vattene!" ordin il Gran Capo indicandogli l'uscita.
  Fu allora che in Isa si risvegli, per la prima volta, l'uomo bianco con tutta la sua violenza, la sua alterigia, il suo disprezzo per gli uomini di colore. Arretr fin sulla soglia; piant saldamente i piedi in terra, tese l'arco e fiss il Gran Capo e gli altri guerrieri.
  "Avete ragione" disse. "Sono un bianco. Ed un bianco non pu vivere tra gli sciacalli neri. Ma vi ricorderete di Isa. Un giorno ritorner per farvi pagare l'affronto... No, non vi muovete. Le frecce del mio arco hanno il veleno dell'aj... Ho cercato d'esser dei vostri, perch mi credevo vostro fratello. Ho sbagliato. Io sono un bianco. E sebbene non li abbia mai visti, so che voi avete paura di loro. Ora ritorner tra i bianchi. Non siete voi che mi scacciate, ma io che me ne vado. Non vi muovete, prima che io sia uscito. Tu, Amnai, che m'hai protetto e salvato, vieni con me, se vuoi. A voi, sciacalli paurosi, iene luride, addio!" Sput con disprezzo ai piedi del Capo e con un balzo fu fuori.
  Fugg verso la foresta, mentre le zagaglie gli sibilavano attorno.

  Era notte fonda quando Amnai lo aveva raggiunto alla Rupe Bianca. Era venuto per salutarlo.
  "Stai attento," gli aveva detto, "tra i Swazi c' chi ti odia, e perch sei bianco, e perch hai superato la gran prova. Oh, non credere che t'abbiano scacciato perch hai avvicinato il piccolo popolo. No, no! Ti avrebbero sempre scacciato. Perch tu sei un 'orzowei'. Stai attento, figlio. Se io fossi in te, raggiungerei gli uomini della mia razza. Addio!"
  Ed Isa era rimasto solo.
  Allora tutto gli parve nuovo, misterioso. Un nodo gli si form in gola, e pianse.
  Tre volte l'abbaiar dello sciacallo interrotto dalla risata sghignazzante della iena. 
  Questo era il segnale.
  Un uomo sbuc, come se spuntasse dalla terra, a pochi passi da lui.
  "Pao" sussurr Isa "voglio vedere Pao."
  "Ti riconosco. Tu sei il ragazzo dell'aj. Vieni."
  "Gi sei tornato?" chiese Pao, appena Isa ebbe varcata la soglia della grotta.
  "Il villaggio m'ha scacciato."
  Il busheman l'osserv in silenzio; poi disse:
  "Racconta."
  "Ho camminato a lungo nella foresta. Sono giunto fino al grande deserto. Ma non posso vivere solo, Pao. Non posso; ho paura!"
  "Paura di che? Sei un cacciatore, ormai!"
  "No, non  questo. Ho paura dei silenzio. Non parlare, non vedere altri uomini, non..."
  "Il silenzio ti fa paura; ti capisco. Questo accade perch sei un ragazzo. Io amo vivere solo... Ma perch il villaggio t'ha scacciato? Cosa hai fatto?"
  "Mi hanno lanciato dietro le loro zagaglie. Nessuno, eccetto Amnai, ha cantato per me la vittoria dell'uomo sulla foresta. Come un cane mi hanno trattato. Ma un giorno far vedere loro chi  Isa."
  "Se t'hanno gettato dei fango addosso, non fa nulla, figlio. Asciugati e sorridi. Il tempo parler in tuo favore."
  "Non posso aspettare il tempo. E perch dovrei asciugarmi? Non voglio dimenticare!"
  "La luna non avr ricominciato il suo giro, che tu avrai gi dimenticato. Ma non mi hai ancora detto perch ti hanno cacciato."
  "Perch..." il ragazzo abbass il capo vergognoso 
  "perch... ecco: perch sono un bianco. Ed ora mandami via anche tu. S, lo so, anche tu mi butterai fuori. Ma che colpa ne ho io se sono un bianco? Che colpa?" 
  "Non ho parlato, Isa."
  "Ma so gi quello che dirai; lo so. Anche tu odi i bianchi; anche tu mi disprezzi. Dillo, su! Dillo! chiamami anche tu 'orzowei'!... S, tutti odiate i bianchi perch avete rabbia di non essere come i bianchi. I Swazi perch sono neri, voi perch siete piccoli e gialli."
  "Non sai niente. Credi di essere grande, di conoscere tutto e invece non sei altro che un piccolo uomo che piange per il colore della sua pelle; un piccolo uomo che ancora non conosce se stesso. Vergognati! S, sei un bianco. Ed io lo sapevo. Lo compresi quando ti curavo dal veleno dell'aj. Ma che conta il colore della pelle se sotto di essa batte un cuore generoso a cui il coraggio d vita? Ma  che tu sei pi pauroso d'una timida gazzella. Non hai sangue, tu. Sei come lo sciacallo che urla e strepita quando  solo, ma urla e strepita soltanto per darsi coraggio. S, uno sciacallo sei; un povero, rognoso sciacallo. T'hanno scacciato? Prosegui per la tua via. E se credi che anch'io ti possa scacciare solo per la tinta della tua pelle, vattene!"
  Isa ascolt senza fiatare il rimprovero.
  Poi, quando l'uomo immobile, col braccio teso gli indic l'uscita, raccolse l'arco e rispose:
  "Ecco la mia arma, Pao. Tu me l'hai donata, ma io non son degno di portarla. Ritorner solo quando t'avr dimostrato che so vivere benissimo, anche se la mia pelle non  quella di un Swazi o di un uomo dei cespugli."
  "Non occorre" disse Pao. "Rimani. La mia capanna  la tua capanna. E quando deciderai di ritornare fra la tua gente, sarai libero di farlo."
  "Ma i tuoi compagni?"
  "Essi non badano al colore d'un uomo, ma guardano le azioni dell'uomo." 
  "Non ti lascer pi, Pao."
  "Un giorno dovrai farlo. Il tuo posto  fra la tua gente. Parler con quel vecchio che ti ha trovato. Come si chiama?"
  "Amnai."
  "S, con Amnai. M'accompagnerai tu stesso. Voglio sapere. Ed ora vieni presso di me, figlio."