  "No, non cos! Devi tenere conto anche del vento. Riprova."
  Pao era un maestro severo ed Isa impar pi cose nei giorni che fu con lui che in tanti anni di vita nel villaggio Swazi. Impar a riconoscere immediatamente qualsiasi impronta sul terreno; i vari tipi di erbe medicinali; a tirar d'arco; ad imitare, meglio di quel che gi facesse, i gridi dei vari animali; tutto, insomma, quel che poteva servire ad un ragazzo che doveva diventare un abile cacciatore, un forte guerriero, un perfetto esploratore.
  E Pao era instancabile nelle sue lezioni.
  Spesso aveva condotto il ragazzo nel proprio villaggio. I busheman vivevano in piccole buche scavate nel terreno attorno alle quali, a guisa di tetto, erano piantati rami di albero sormontati da una pelle di animale.
  Pao abitava in una piccola grotta, e sulla roccia, nelle parti lisce e piane, vi erano pitture ammirevoli di animali, e scene movimentate di caccia e di guerra.
  In una di queste Isa vide dipinta una grande pantera che uccideva un neonato.
  "Tuo figlio?" chiese.
  Pao fece cenno di s.
  "Perch tu abiti nella grotta?"
  "Son vecchio, ragazzo." 
  Non aveva aggiunto altro, limitandosi a sorridere.
  "Cosa sono queste?" chiese Isa indicando due pietre piramidali sulle quali erano incisi degli strani geroglifici.
  "Qui sacrifichiamo al nostro Dio. Non chiedere altro, ora; non potrei risponderti."
  Era stato strano il loro incontro; e pi strano era, per Isa, il piacere che provava ad essere in compagnia del busheman.
  Pao non l'aveva mai invitato a rimanere, ma neppure l'aveva scacciato.
  Erano andati a caccia insieme la mattina seguente all'arrivo nella "citt morta"; e da allora s'eran ritrovati ogni giorno, come se avessero avuto un appuntamento, al margine delle capanne di pietra.
  Altre volte Isa ritorn nel villaggio dei busheman ed una notte vi dorm persino.
  Nessuno gli aveva detto mai nulla, ma un giorno che volle andare a chiamare Pao, tre frecce si conficcarono nel terreno ad un passo da lui, facendogli chiaramente comprendere che non doveva proseguire oltre.
  Da quella volta dovette imparare il grido di richiamo del popolo dei cespugli.
  Tre volte l'abbaiar dello sciacallo interrotto dalla risata sghignazzante della iena.
  Pao sorrideva mentre Isa provava e riprovava.
  "Ma se ti vuoi salvare dalla puntura delle nostre frecce," diceva "devi imparare bene."
  La tinta andava scomparendo. La pelle bruna del ragazzo riaffiorava qua e l, apparendo molto pi scura nel contrasto con la bianca vernice.
  "Fra poco dovrai ritornare fra la tua gente" disse un giorno Pao, osservandolo. 
  Erano sdraiati ai piedi d'un grosso tronco:
  "Gi" rispose Isa.
  E pensava a quel giorno.
  "Fra i tuoi dimenticherai il vecchio, insignificante Pao. Ma io non ti dimenticher. Mi hai dato la felice illusione d'aver ancora mio figlio. Ti ringrazio. Isa."
  Il ragazzo non rispose subito. Voleva dire tante cose, ma non gli riusciva.
  "Ecco," disse. "Tu mi hai salvato dai nemici e m'hai insegnato cose che non dimenticher. Hai fatto per me ci che nessuno ha mai fatto. Io... io non dimenticher mai chi m'ha trattato come un figlio. 
  Perch tu questo hai fatto. Ed io ho imparato cosa significhi avere un padre."
  Cos dicendo prese la mano dell'uomo e la baci.
  "Le tue parole" disse Pao "sono per me come la pioggia durante la grande calura. Danno vita. Ma dimmi: hai detto di non aver avuto padre. Come mai?"
  "Il vecchio Amnai dice che  una storia lunga, ed io non la conosco. Dimentica il fatto, Pao."
  Non gli piaceva dire che tutto il villaggio gli rimproverava d'essere un bianco. E poi, perch dirlo quando lui si sentiva Swazi, un negro della grande trib?
  "Quando conti di ripartire?" domand Pao.
  "Al secondo spuntar del sole. Il viaggio  lungo e l'ultima vernice la perder lungo i sentieri. Il vecchio Amnai mi aspetta ai piedi dell'albero sacro. Devo essere puntuale."
  "T'accompagner sino al fiume. E nella fretta del ritorno, ricordati di aver prudenza. Gli esploratori desiderano ucciderti."
  "Lo so."
  Il giorno seguente accadde per qualcosa che ritard di molto la partenza di Isa.
  Era andato nella "citt morta", per riprendere l'assegai e lo scudo. Gir attorno ad un colonnato, penetr fra due enormi pietre e s'abbass per raccogliere le armi nascoste in un angolo. Ma la sua mano strinse qualcosa di viscido.
  La ritrasse di scatto, con ribrezzo, trattenendo a stento un grido d'orrore.
  Attorcigliato allo spiedo vi era un aspide dalla pelle verdiccia macchiata di bruno. Al tocco della mano si era rizzato di colpo gonfiando il collo e, rigido come una sbarra di ferro, fissava con occhi freddi colui che l'aveva disturbato.
  Nel vedere il cappuccio, formatosi dal rigonfio del collo, Isa, gridando, die' un balzo all'indietro.
  Il comportamento dell'uomo allarm il cobra. Guizz in avanti. Un saettar repentino e i denti dal possente veleno si conficcarono nel polpaccio di Isa.
  Con uno strattone, il ragazzo si liber dalla presa e prepar l'arco.
  La freccia stronc a met il secondo slancio del rettile, inchiodandolo al suolo.
  Allora, raccolto l'assegai e stringendo i denti, Isa allarg con questo i piccoli forellini rossi. Un fiotto di sangue usc.
  S'allontan correndo verso il villaggio dei busheman.
  "Cosa accade al mio piccolo cacciatore?" chiese Pao sbucando da un cespuglio. "Con la sua corsa pazza ha fatto fuggire la mia preda. Tutta la foresta l'ha inteso!"
  "Pao, un aj... un aj alla 'citt morta'... m'ha morso! Qui!"
  Pao si fece immediatamente serio.
  "Appoggiati al tronco" ordin.
  Con una liana strinse fortemente il polpaccio al di sopra della ferita e con l'assegai allarg la prima incisione fino a scarnificare l'osso. 
  Poi, inginocchiatosi, succhi, dal taglio, il sangue. Smise soltanto quando non ebbe pi forza.
  "Ora avanti, cammina!" ordin "Non devi rilasciarti."
  Nella grotta gli prepar un giaciglio d'erbe fresche; Isa vi si gett sopra.
  Vedeva tutte le cose offuscate, come rivestite di nebbia. Ud, confusamente, la voce di Pao chiamare degli uomini; vide delle ombre attorno a lui. Poi le ombre si fecero sempre pi indistinte, mentre le parole di Pao si smorzavano in quella nebbia fitta che lo circondava. Sent il suo corpo vibrare, scuotersi tutto e non comprese pi nulla.
  "Tutti i capi siano avvisati. Tutti devono sapere." Queste furono le prime parole che Isa riud.
  Sollev la testa e si guard d'attorno. Riconobbe la grotta di Pao.
  "Cosa  accaduto?" chiese.
  "Il giovane uomo rivive" rispose Pao sorridendo, mentre gli si accucciava vicino. " giorno di festa, questo."
  "Chi parlava?"
  "Hoomai. Non lo conosci."
  "Cos' accaduto ?"
  "L'aj t'ha morso, ma il tuo sangue ha vinto il veleno."
  "Ah, s! Mi sembrava che... quando  successo?"
  "Quattro volte il sole  spuntato. Tu hai sempre dormito, mentre il tuo corpo bruciava come il fuoco."
  "Ricordo vagamente, Pao. C'erano per delle ombre. Delle ombre che mi stavano vicino. Chi erano, Pao?"
  "Uomini che ti osservavano. Tre giovani cervi hanno offerto i loro cuori a te. E i loro cuori ancor caldi hanno succhiato il tuo sangue. Le piccole piante t'hanno aiutato poi, con il loro succo, a liberarti dal veleno. Io non ho fatto altro che guardarti."
  Sorrise.
  "Sono guarito, ora?"
  "Parli; e quando la lingua si muove e gli occhi ridono, anche se il corpo  come un cespuglio arso dal sole, si vive, Isa."
  "Vorrei alzarmi."
  "Prova. Ma prima bevi."
  Il latte acido della capra selvatica gli parve ancor pi acido del solito.
  Poi si rizz a sedere.
  "La tinta sta scomparendo, Isa."
  Il ragazzo si guard. Era scomparsa. Non ce n'era la minima traccia su tutto il corpo.
  "Te n' rimasta un'ombra leggera, leggerissima. Si direbbe che la pelle sia coperta di polvere sottile. Rassomigli pi a noi che ai Swazi."
  Isa non rispose.
  Quella era la sua pelle. Pelle di bianco, dicevano al villaggio. Non era polvere, n rimasuglio di tinta. Era la sua pelle e basta.
  Ma perch egli era bianco quando tutti erano neri intorno a lui, o giallastri come Pao e la sua gente?
  Per una settimana ancora fu costretto a rimanere disteso sul giaciglio. Poi le forze gli ritornarono pian piano e finalmente riprese l'arco per cacciare.
  Torn tardi, verso sera, trascinandosi dietro un capriolo.
  Aveva dovuto rincorrerlo per un paio di miglia per prenderlo, ch il veleno delle frecce agisce lentamente. Ma era orgoglioso di s.
  Si sentiva abbastanza forte per riprendere il sentiero verso la sua trib.
  Pao l'attendeva nel centro della piccola radura che formava la piazza del villaggio. Intorno a lui quattro uomini erano seduti vicini a delle ceste.
  "Siediti" gli ordin.
  "Cosa vuoi?"
  "Il serpente t'ha morso una volta e morder ancora, se non saprai affrontarlo. Tu hai paura di lui, vero?"
  "Non lo so. Non mi era mai capitato di sobbalzare al pi piccolo fruscio. Oggi  accaduto. Credi che questa sia la paura?
  "S. Questa  la paura. E chi ha paura, muore. Perch la paura fa fare cose sciocche e senza senso che ti fanno perdere. Siediti. Ti far vincere la paura."
  Una donna s'avvicin con un vaso ricolmo d'acqua. Pao vi vers alcune gocce d'olio. In quello stesso istante i quattro uomini, raccolti in cerchio, intonarono una nenia lieve, sussurrata quasi; e, strisciando in terra, danzarono attorno al vaso.
  "La canzone dell'aj, il cobra" mormor Pao, mentre Isa fissava i ballerini, attratto dalle loro movenze sinuose.
  "Ora l'olio della benedizione penetra nell'acqua e si mescola... si mescola... si mescola!"
  Pao urlava, mentre agitava il liquido. Il suo sguardo era fisso al cielo.
  "Bevi," disse poi.
  Isa tracann la pozione.
  Come ebbe posato il vaso, gli uomini cessarono di danzare, raccolsero le ceste e gli si avvicinarono.
  Dai coperchi sollevati quattro serpenti rizzavano il capo guardando fissamente il ragazzo.
  "Nooo!"
  Il grido di Isa era disumano.
  "Stai fermo. La bevanda ti ha reso immune. I serpenti non potranno pi farti del male. Avvicinati!" 
  Isa s'avvicin. Aveva fiducia in Pao che l'aveva salvato e guarito.
  Il busheman avvicin due rettili alle orecchie del ragazzo e questi vi si attaccarono con i denti e vi ristettero per pi di un quarto d'ora.
  Poi vi furono messi gli altri due, mentre i primi gli si attorcigliavano al collo.
  Isa non tremava pi. La pozione era stata efficace. La paura era scomparsa.
  Quando tutta la cerimonia ebbe termine, Pao gli disse:
  "Ora tu sei salvo. I serpenti potranno avvicinarsi a te e tu li tratterai con confidenza. Ed essi non colpiranno pi, perch comprenderanno che tu non fai loro del male."
  Alcune sere dopo i busheman erano riuniti nel gran piazzale per la cena d'addio. Quando la luna avrebbe illuminato la foresta Isa sarebbe partito.
  Pao parl poco, e quando tutti rientrarono nelle loro capanne fece cenno ad Isa di seguirlo.
  Nella grotta prese un arco ed una faretra artisticamente dipinta.
  "Tieni" disse. " il mio dono."
  "Tu sei stato buono con me, Pao, come un padre. Terr il tuo arco con la stessa cura con cui bado al mio corpo. Se vuoi, verr a trovarti spesso."
  "Sar come se venisse mio figlio. T'aspetto. Una cosa ancora. Un amuleto. Portalo su te. Era del mio piccolo. L'avevo preparato per lui. Non l'ha mai messo. Isa s'inginocchi. Il busheman gli leg al collo un dente di leopardo su cui erano incisi quattro cerchi concentrici dai quali partivano otto triplici raggi. Nel centro dell'incisione due piccole dita incrociate davano l'idea d'una spada.
  "Che gli spiriti buoni t'accompagnino, Isa. Vai, ch la luna  nata."
  "Addio, Pao. Non dimenticher."
  E dopo avergli baciato il palmo delle mani, Isa prese il sentiero che doveva riportarlo fra la sua gente.
  Giunto al limite del villaggio si volt. Pao era ancor fermo sulla soglia della grotta.
  In quel momento Isa comprese com' difficile staccarsi da chi si ama. Per la prima volta il cuore gli balz nel petto come a lacerarsi e le lacrime gli bagnarono il volto. Per la prima volta piangeva senza essere stato picchiato.
  Allora fugg nella foresta buia, piena di sussurri e di vita.