  "Dai, prendetelo!... prendetelo!..."
  Nella foga della corsa una pentola fu rovesciata e Amebais, la vecchia ubriacona, usc dalla capanna urlando imprecazioni contro quei demoni che buttavano tutto all'aria.
  "Non c' pi tranquillit, no! Ma se vi prendo vi far frustare tutti!" url rivolta al gruppo dei ragazzi che correvano verso la foresta.
  Ma questi non le badavano.
  Un po' perch Amebais era sempre stata una pazza brontolona; ma, maggiormente, perch la loro caccia era interessante.
  La selvaggina era rappresentata da Isa, il ragazzo che Amnai aveva portato dalla foresta.
  Amnai, il Ring-kop (che significa: il grande guerriero), l'aveva trovato nove, dieci anni prima, avvolto in una fascia rossa in una cesta appesa ad un grosso ramo. La cesta era stata legata in maniera che n serpenti, n belve potevano raggiungerla.
  L'aveva preso con s, e portato al villaggio.
  La vecchia Amebais aveva dovuto fargli da madre, ma ademp al suo compito fin quando il ragazzo non fu in grado di trovarsi qualcosa da mangiare tra i rifiuti del villaggio. La sua avarizia non le permetteva di pi.
  E fino a che Amnai fu il capo, Isa - questo era il nome che gli avevano dato - Isa, dunque, ebbe di che sfamarsi e fu trattato con rispetto.
  Ma allorch il Ring-kop perse il comando, Isa dovette arrangiarsi per vivere.
  Era trattato cos per un solo motivo: perch era un bianco; se bianca poteva dirsi quella pelle bruciata dal sole e dal vento.
  Isa era ora nel suo undicesimo anno di vita; et in cui i nostri ragazzi son capaci soltanto di portare la cartella a scuola e d'imparare qualche lezione a memoria.
  Ma per Isa la vita era stata dura; e se non sapeva leggere, n scrivere, sapeva per tante altre cose che gli permettevano di vivere, sia pure stentatamente, tra il disprezzo del villaggio e la "grande padrona": la foresta.
  Oltre tutto Isa era schernito e assalito dagli altri ragazzi. E doveva difendersi dalle loro crudelt, prendendone spesso a sangue, fino a che non sopraggiungeva a liberarlo qualche uomo del villaggio. Solo allora la masnada lo lasciava pesto e sanguinante sul terreno.
  Oppure fuggiva, se poteva.
  E mentre gli altri lo cercavano, egli se ne stava immobile acquattato in un cespuglio, respirando appena.
  Per questo Isa era un ribelle.
  Solo la frusta gli incuteva timore. Ma ormai si era assuefatto anche a quella.

  "Dai, dai, prendetelo!... prendetelo!..."
  I ragazzi lo stavano inseguendo.
  Quale gioco pi bello per dei futuri cacciatori che inseguire una preda viva?
  Isa correva velocemente su lo scosceso terreno.
  Aveva un buon distacco. Le lunghe cacce lo 
avevano reso veloce, pronto. Se avesse voluto, avrebbe distaccato di molto gli inseguitori per poi rifugiarsi tranquillamente su qualche albero e l giocare a tirar frutta e rami secchi alle scimmie.
  Ma non voleva.
  Anzi, rallent.
  Avanti a tutti veniva Msei, il nipote dello stregone. Msei che da anni lo tormentava; Msei che lo derideva sempre. Specialmente da quando non era considerato pi Um-fan, un ragazzo portatore, ma un aspirante guerriero.
  Fra poco egli avrebbe fatto la sua "prova" e se fosse riuscito avrebbe avuto la sua lancia e il suo tucul.
  Isa, invece, era stato scacciato persino dagli Um-fan.
  Non poteva seguire il villaggio alla guerra o alla caccia neppure come portatore.
  Egli era un "orzowei", uno sciacallo d'uomo, un niente.
  Era bianco.
  Rallent. Gli altri gridarono, certi della buona riuscita della caccia. Ma lui sorrise; voleva stancarli, farli cadere uno per volta con la lingua ciondoloni.
  Msei era ormai a pochi passi.
  "Sei preso!" grid. "Sei preso! Ti metteremo al palo, oggi!"
  Urlavano tutti di gioia.
  Improvvisamente Isa sent il terreno cedergli sotto i piedi; barcoll, cadde. Msei con due salti gli fu sopra e gli puntell le spalle con le magre ginocchia.
  "Sei preso" ansim. "Muoviti ora!"
  Isa si divincolava, ma l'avversario era robusto. Mangiava tutti i giorni, lui.
  Gli altri li avevano raggiunti, ma ad un cenno di Msei si fermarono in circolo.
  "Oggi  la mia preda. Mi voglio divertire io. Alzati, 'orzowei'!" 
  Lentamente Isa si alz.
  Con mossa fulminea Msei gli piomb addosso facendolo rotolare nuovamente in terra.
  Un coro di risate salut il ruzzolone.
  "Alzati, su!" grid ridendo Msei.
  Isa doveva aver battuto contro qualche sasso.
  Sentiva un forte dolore alla schiena.
  Si tir su pian piano, ma l'avversario fu lesto a colpirlo con un pugno. Barcoll; ma pur venendo colpito nuovamente, riusc ad afferrarlo. Si avvinghiarono rotolando sul terreno.
  E come uno riusciva a metter l'altro con le spalle a terra, colpiva, coi pugni stretti, sugli occhi, sul naso, ovunque.
  Quando Isa riusc a rimanere a lungo su Msei, qualcuno, raccolta della sabbia, gliela gett negli occhi.
  Abbandon la presa e Msei ne approfitt.
  Con un sasso lo colp ripetutamente, finch non lo vide esanime, mentre un rivolo di sangue usciva dalle ferite.
  Allora tutti fuggirono.

  Solo a notte tarda Isa rientr nel villaggio.
  La luna era gi alta nel cielo ed illuminava le capanne conferendo loro un aspetto fiabesco.
  Il ragazzo si trascin fin verso il tucul del vecchio Amnai.
  "Sono io" mormor.
  "Entra. Cosa ti  accaduto?"
  "Il pugno di Msei mi ha colpito" rispose. "Nel pugno stringeva una pietra. Ora la testa mi fa molto male."
  "Fai vedere."
  Il vecchio s'alz dal giaciglio e ravviv il fuoco. Poi osserv la ferita.
  "Un bel colpo. Potevi morire. Chi ti ha aiutato?" 
  "Nessuno. Non ho compreso nulla fin che il freddo non m'ha svegliato. E son venuto da te."
  "Hai perso molto sangue."
  Gli fasci la ferita dopo avergliela medicata con un decotto di erbe.
  "Domani sarai a posto, se gli spiriti del male non ti verranno a trovare. Dormi, ora."

  "Ehi, cialtrone alzati!"
  Una ruvida mano scosse bruscamente Isa.
  "Che c'?" chiese balzando a sedere sul giaciglio.
  "Il Consiglio  nella 'Grande Casa'. T'aspettano."
  "A me?!"
  "S, te L"orzowei', hanno detto. Sei tu, no?" 
  L'uomo rise ed usc.
  La lama della zagaglia riflett sul ragazzo un raggio di sole.
  Poco dopo Isa correva verso la "Grande Casa".
  Era questa una capanna di vaste proporzioni ove potevano stare comodamente una sessantina di 
persone.
  Isa non vi era mai stato; come tutti i ragazzi dei villaggio. La "Grande Casa" era "tab" per loro e per le donne.
  Solo i guerrieri potevano varcarne la soglia.
  Sull'uscio Isa sost. Tremava.
  Qualche grave decisione era stata presa dal Consiglio nei suoi riguardi, per essere stato chiamato.
  Ieri non aveva fatto nessun danno; ne era sicuro.
  Era stato nei campo di Uf-nain, ma non aveva rubato il granturco. Ah, ecco! la lotta. S, aveva colpito, ricordava bene; ma chi aveva sofferto pi danni era stato lui. Aveva ancora la testa fasciata. Poi, il Consiglio non si era mai interessato delle liti dei ragazzi.
  Be', era meglio entrare.
  Scost la pelle di bufalo e rimase immobile. Nel centro dell'ampia capanna, tutta addobbata di pelli e di trofei di caccia, vi era lo stregone del villaggio rivestito con i sacri paludamenti.
  Una maschera grottesca e dall'aspetto terribile, gli ricopriva il volto.
  Seduti su pelli di bufalo, in circolo, vi erano tutti i guerrieri e i vari Ring-kop dalla testa ornata dal cerchio piumato.
  I vecchi, audaci "lupi" (i migliori fra tutti i guerrieri) erano seduti in fondo alla capanna e, in mezzo a loro, era il Gran Capo.
  La pelle striata d'una tigre gli scendeva dalle spalle fin sui fianchi. Un cerchio d'oro, su cui ondeggiavano molte penne di struzzo, gli ornava il capo.
  La lunga lancia e lo scudo giacevano ai suoi piedi.
  Lo stregone s'avvicin al ragazzo danzando ed urlando.
  Isa non si mosse. Malgrado il ghigno terribile, egli sapeva bene che sotto la maschera si celava Ao-sam, un vecchio tutto tremante, che un giorno aveva avuto paura del piccolo Sci-sci, il porcospino.
  Nessuno sapeva ci, ma Isa aveva veduto e da quel giorno aveva perso ogni stima e rispetto per lo stregone.
  Questi gli danz attorno per dieci minuti; poi, fermandoglisi di fronte, lo tocc col bastone sacro e ritorn al suo posto.
  Allora il Gran Capo si alz.
  Nella capanna si fece silenzio.
  "Vieni avanti" ordin.
  Isa avanz lentamente fin che il suo petto tocc la punta della lancia che il Gran Capo tendeva nella sua direzione.
  "Mohamed Isa, ch questo  il tuo nome," disse "il Consiglio ha deciso. Compirai la gran prova. Il vecchio Ring-kop che ti ha trovato nella foresta ha parlato in tuo favore. Partirai questa notte. E finch la tinta bianca che coprir il tuo corpo non sar scomparsa, il villaggio sar per te 'tab'. I cacciatori ti inseguiranno, ti cacceranno. Non dovrai farti prendere. Se riuscirai, il tuo posto sar tra i guerrieri. Allora avrai la tua zagaglia e il tuo tucul."
  "Io insisto nuovamente" grid Unguasci, uno fra i pi forti guerrieri, "egli non deve fare la prova. L"orzowei' non  del nostro villaggio."
  "Che importa?" l'interruppe sorridendo malignamente un altro. "Tanto morir!"
  "Sar cos. Ma anche se dovesse riuscire" prosegu Unguasci "non deve essere ammesso tra i guerrieri. Ricordatevi:  un 'orzowei', un trovato!"
  "Io ho parlato" l'interruppe il Gran Capo" ed ho deciso. Isa far la prova. Se riuscir, sar un guerriero del nostro villaggio."
  Nessuno replic.
  In silenzio si alzarono mentre lo stregone urlava qualcosa. Un canto triste, solenne, si lev nella capanna; man mano crebbe d'intensit fino a tramutarsi in coro possente.
  Era il canto di caccia; il canto della vittoria dell'uomo sulla giungla.
  Isa era sempre immobile nel centro della capanna.
  Non credeva ancora a quanto gli stava accadendo.
  Era questo il giorno che aveva atteso con ansia, che aveva temuto non giungesse mai per lui.
  Gli si dava l'occasione di mostrare la sua forza, la sua abilit. Gli si dava, soprattutto, il riconoscimento d'essere uno del villaggio, non pi un "trovato".
  Quando il canto cess, il Gran Capo gli consegn lo scudo e l'assegai, un piccolo spiedo che sarebbe stata l'unica arma per tutto il tempo della grande prova. 
  "Partirai questa notte, quando la luna avr raggiunto la cima dell'albero sacro. Buona caccia!"
  Il Capo usc. Con lui, molti guerrieri.
  Ma la cerimonia non era ancora terminata.
  Lo stregone pest le radici che gli uomini gli avevano portate; vi vers sopra del cocco e un liquido resinoso, e mise tutto a bollire in un'ampia pentola.
  Ogni tanto, pronunciando delle strane parole, versava nella caldaia polvere d'incenso.
  Pi tardi Isa, denudato, fu fatto immergere nel pentolone. Ne usc con tutto il corpo dipinto di bianco; d'un bianco avorio.
  Sapeva che la tinta non sarebbe scomparsa presto e che n l'acqua, n il sole l'avrebbero tolta.
  Era la gran prova.
  Tutti dovevano superarla. Questa era la legge.
  Quando un ragazzo era diventato abbastanza grande da poter essere ammesso nei guerrieri, veniva preso, denudato, dipinto e lasciato libero nella foresta. Chiunque lo vedeva poteva dargli la caccia ed ucciderlo.
  Nessuno poteva aiutarlo, pena la morte.
  Doveva vivere solo, fino a che il tempo non avesse cancellato la bianca vernice; se riusciva a tornare era nominato guerriero.
  Se non tornava, il villaggio sapeva di aver perso un ragazzo che non sarebbe mai stato un ottimo cacciatore; e non piangeva.
  Isa sorrise quando lo stregone lo fece inginocchiare dinanzi a s per benedirlo.
  Era felice come mai lo era stato sino allora.
  Fuori, tutti i ragazzi lo guardarono ammutoliti, invidiandolo.
  "Creperai" sibil Msei. "La foresta ti uccider e gli avvoltoi si ciberanno del tuo immondo corpo!"
  Isa non lo degn neppure di uno sguardo. 
  And a salutare tutta la gente del villaggio nelle loro capanne, come voleva la legge.
  Ma solo la vecchia Amebais gli strinse la mano.
  Il padre di Msei lo fiss con una strana luce negli occhi, poi disse:
  "Hai preso il posto di mio figlio. Toccava a lui la gran prova. Questo  un affronto che ci umilia dinanzi al villaggio. Ma attento, 'orzowei'. Il bianco, nel verde della foresta, si nota immediatamente. Ed ogni cacciatore ha diritto di ucciderti."
  Isa, per tutta risposta, sorrise.
  Si rec ai piedi dell'albero sacro, che s'ergeva solitario poco distante dal villaggio ed attese la notte.
  Non riusc a dormire.
  Con gli occhi semichiusi osserv il sole fare il suo giro; il breve crepuscolo; la notte.
  Quando la luna cominci ad argentare le nere chiome degli alberi, un uomo gli si avvicin.
  "L'ora  prossima, figlio!"
  "Lo vedo, Amnai."
  Si guardarono senza parlare. Poi Isa disse:
  "Ti ringrazio di essere venuto."
  "So" mormor il vecchio Ring-kop "di non averti allevato come un figlio; n ho mai fatto qualcosa che potesse aiutarti."
  "Mi salvasti la vita."
  "S, quand'eri piccolo. Ma ti ho fatto vivere poi peggio di uno dei cani del villaggio."
  "Non fa niente, Amnai."
  "Son venuto a salutarti. E ricorda: il bianco risalta e la tua tinta  nuova. C' chi avrebbe piacere di pungerti con la sua lancia. Sii prudente! Il sole ti  nemico, ricorda. Muoviti solo quando le ombre nascondono ogni cosa. Sii svelto come il capriolo e audace come il leopardo. Che la tua caccia sia fortunata, figlio!" 
  "Grazie padre."
  Il vecchio guerriero tossicchi. Cercava di nascondere la sua commozione
  "Ritorna presto al villaggio. T'aspetter qui, quando la nuova luna sar nata. E... non mi fare attendere invano!"
  "Non ti far attendere a lungo, se posso."
  Ristettero silenziosi uno accanto all'altro fino a che parve loro che la punta dell'albero sacro, ondeggiante al vento, toccasse la luna.
  Allora Isa si alz. Raccolse lo scudo e l'assegai, salut con un cenno il Ring-kop e s'allontan nella foresta.
  In quello stesso momento il tamburo rull.
  Dapprima con un ritmo lento; poi i colpi si fecero pi frequenti, assordanti.
  Era il segnale della caccia all'uomo.
  L'inizio d'una lunga battuta dietro le orme di un ragazzo dipinto di bianco.